lunedì 26 settembre 2011

il film irlandese.

L'Oscar al miglior film straniero è dato a quei film mandati da Paesi non americani che non parlano la lingua inglese; l'Irlanda quest'anno, nonostante anglofona, candiderà un film recitato in serbo, As If I Am Not There della già candidata all'Oscar Juanita Wilson per il miglior cortometraggio, nel 2008, con The Door, che esordisce qui al lungometraggio.
Non so da dove sia uscita questa Natasha Petrovic, attrice protagonista che si sobbarca il film intero essendo presente in ogni scena, ma la sua bellezza è debilitante al punto che copre le poche inespressività della sua comunque convincente interpretazione di Samira, ragazza appena ventinovenne che si sveglia una mattina e da Sarajevo parte per andare ad insegnare in una classe di bambini in un paese della Bosnia Herzegovina in cui, dopo il primo giorno di lezione, verrà presa e portata insieme ad altre donne ad assistere al massacro della popolazione maschile e poi alla lenta decomposizione di quella femminile; una Masseria Delle Allodole in cui le donne, rinchiuse prima in capannoni e poi in strane soffitte, vengono tenute senza cibo e senza coperte, vengono a turno violentate, maltrattate, in scene dalle quali Monica Bellucci dovrebbe imparare molto. Samira un giorno decide di truccarsi, e facendosi notare dai soldati diventa "la preferita dell'harem", venendo condotta ogni sera dal capitano che la inviterà prima a fumare, poi a restare per cena.
Il film, per quanto imperfetto, è una perla di crudeltà e silenzi, e la lentezza di alcune scene, comunque ben dirette, viene riempita da un'azzeccatissima colonna sonora. La trovata geniale: raccontare tutto nella prima scena tramite un incomprensibile montaggio a scatti che bisogna ricordare fino al penultimo minuto.

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