mercoledì 28 settembre 2011

il film italiano.

Prendete Nuovomondo e togliete Charlotte Gainsbourg per metterci dentro una sbarcata africana, scambiate un viaggio della speranza per raggiungere il Nuovo Continente con un viaggio della speranza che parte da sotto l'equatore, abbandonate le musiche impeccabili di Antonio Castrignanò per quelle basse e silenziose di Franco Piersanti, ma soprattutto dimenticate ogni peripezia registica e ogni rallentamento, e avrete Terraferma, che tra gli otto film in lizza è stato scelto per rappresentare l'Italia agli Oscar 2012.
È allo stesso tempo una scelta giusta e una scelta sbagliata; sbagliata perché Emanuele Crialese, il regista, era riuscito a portare verso la candidatura anche il Nuovomondo già citato, senza riuscirci, per cui sembra impossibile poterci sperare con questo film, che non brilla né per trama né per tecnicismo, ma solo per l'interpretazione di Filippo Puscillo (che devo ancora capire se è proprio scemo o ci fa) e l'umanità del tema, ed è quindi scelta giusta perché tra le altre pellicole italiane, questo è forse quello che più può essere capito e apprezzato oltreoceano, sebbene la genialità del soggetto fosse di Habemus Papam e quella dei dialoghi di Corpo Celeste.
Raccontando la storia dei pescatori siciliani che non riescono a lasciare in mare aperto gli spossati clandestini, Terraferma è stato classificato tredicesimo, dai giornalisti, tra i film in concorso a Venezia68, dove ha logicamente vinto il Premio Unicef e il Premio Speciale della Giuria.

Nessun commento:

Posta un commento