lunedì 26 settembre 2011

voce del verbo guidare.

Un silenzioso meccanico d'officina che a volte s'incappotta come stunt-man per le star nei film, un giorno incappa nella sua vicina di casa e scopre che ha la bellezza e il candore di Carey Mulligan (che, se non avete visto brillare in An Education, vedrete brillare in Shame), e scopre anche che ha un figlio concepito a diciott'anni con un tale che ora è in carcere e che quando uscirà porterà solo guai al povero meccanico d'officina, che per amore della sua vicina deciderà di aiutarlo. Drive è particolare già dai titoli di testa (rosa su musica synth anni '80 tra scene di grattacieli e luci tipicamente americane); è ancora più particolare perché racconta di inseguimenti in macchina e rapine e borse piene di soldi e tanti, tantissimi morti ammazzati con picchi splatter - tutto accompagnato da una fotografia incredibilmente di classe, delicata, fatta di luci interne e di tantissime ombre - tutto accompagnato da un montaggio incalzante e velocissimo negli inseguimenti quanto rallentato all'estremo nelle scene di tenerezza che precedono quelle di crudeltà. La telecamera non sta ferma neanche quando sembra. Ryan Gosling non cambia mai faccia. Christina Hendricks compare per cinque minuti ma è bellissima anche con i pantaloni e senza fare la segretaria per i Mad Men. Ottavo film per Nicolas Widing Refn dopo la trilogia di Pusher e il cattivissimo Bronson, migliore regia a Cannes, segna il sodalizio d'amicizia e non di lavoro con Goslin attore e un cult annunciato. Meritatamente.

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