sabato 8 ottobre 2011

il film colombiano.

Dimenticate Sofia Vergara - unica colombiana figa che si conosca - ma prendete per buoni i riferimenti alle sue origini in Modern Family (e iniziate a guardare Modern Family se già non lo fate); prendete delle altre donne e degli altri uomini, che somiglino tutti agli aiutanti di Zorro, e mettete loro addosso felpe e sombreros che solo un paio di benzinai negli anni '90 avevano nell'armadio.
Avrete questo film, I Colori Della Montagna, inviato colombiano agli Oscar 2012, che racconta le abitudini di un villaggio, o un paese, in cui i maschi mungono le mucche e fanno la guerriglia e le donne preparano le pagnotte in casa senza il permesso di parlare. C'è una scuola, i cui muri sono prima tappezzati da slogan di propaganda e poi da un disegno gigante quanto naïf, i cui studenti sono bambini che non si accorgono delle lotte interne e dei morti ammazzati e ridono se la maestra piange, giocano a calcio nei vasti campi e sgranocchiano finocchietto selvatico; il protagonista, Manuel, riceve per il suo compleanno un pallone, e al primo giorno che lo usa coi compagni finisce ai piedi di un albero dove, poco dopo, una scrofa salta in aria per colpa di una mina. Da quel momento, l'unico pensiero dei ragazzini sarà recuperare quel pallone senza mettere i piedi sul suolo pericoloso, e partoriranno idee geniali.
Il primo film di questo regista Carlos César Arbeláez mischia giochi d'infanzia e problemi d'adulti, muovendo la telecamera a volte in maniera originale a volte in maniera scontata, con troppe dissolvenze al nero alla fine delle scene. Comincia male, si riprende, la storia non incalza, ma ne vale la pena anche solo per la penultima scena.

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