sabato 22 ottobre 2011

il film dei Paesi Bassi.

Vincitori di soli tre Oscar per il film straniero (nel 1986, '95 col meraviglioso L'albero Di Antonia e '97), i Paesi Bassi aspirano al riscatto mandando agli Oscar di quest'anno un filmone di due ore e un quarto che partendo dagli anni '20 fino al '45 racconta la storia di Rika, casalinga sposata a un uomo burbero e donnaiolo che decide di lasciare portandosi dietro i quattro figli e andando a vivere da sola, costretta ad affittare le camere agli estranei per poter pagare l'affitto; le entrerà prima in casa, poi nel cuore, poi in camera da letto un tale Waldemar, ventenne di colore scappato dal Suriname verso l'Olanda per poter finire gli studi, con il quale il film comincia e prosegue, mischiando la sua storia attuale a scene di vita passata con sua madre morente e sua sorella arcigna. Iniziato come Mildred Pierce, il film prosegue come Chocolat, togliendo a entrambi la pasta di mandorle e le ciambelle al cioccolato: lei si innamorerà di lui e gli darà un figlio, mentre in città mormoreranno alle loro spalle mulatte, mentre il marito indignato le toglierà i bambini e mentre la guerra incombente li farà finire entrambi in campo di concentramento. In comune con i due film citati, questo Sonny Boy ha una protagonista femminile che gestisce gran parte delle scene, ma a differenza di quelle altre due, entrambe vincitrici di svariati premi, questa Ricky Koole non si afferma, non esplode, non urla quando vede allontanarsi in macchina i figli né quando la trascinano via da casa sua. Un bel film che racconta una bella storia (vera) che però la vuole raccontare tutta, facendo un po' un'accozzaglia. Il merito più grande è di Bho Roosterman, costretto a disegnare costumi per i poveri, per i neri, per le ballerine, per le SS, per le donne, per i laureandi, per gli anni '30, per i '40.

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