domenica 2 ottobre 2011

il film greco.

L'anno scorso a Venezia erano in concorso, tra gli altri, La Solitudine Dei Numeri Primi, che poi ha guadagnato il Nastro d'Argento alla migliore attrice, e Black Swan, che per la migliore attrice ha vinto tutto il resto. Ma a Venezia l'anno scorso la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile è andata a tale Ariane Labed, esordiente in un tale film greco, Attenberg, diretto da una tale Athina Rachel Tsangari che quell'anno aveva anche prodotto tale Kynodontas (titolo inglese: Dogtooth) che si candidò all'Oscar e aveva la regia di tale Giorgos Lanthimos, che quest'anno era a Venezia con un film, Alpeis, nel cui cast figurava questa Ariane Labed.
In poche parole, una Coppa Volpi regalata.
Attenberg (titolo intelligente se si guarda il film, film che non poteva avere altro titolo) non racconta una storia né parla di personaggi; fellinianamente mette insieme episodi di vita e di follia di Marina, clone di Paola Cortellesi, che accompagna il padre in ospedale, con lui fa il verso del pollo sul letto, con l'amica impara a limonare, poi a camminare saltellando per i viali, con uno sconosciuto impara che il pene si può muovere da solo, il tutto dicendo cose che non stanno né in cielo né in terra a questi tre personaggi che solamente compaiono oltre a lei nel film. Le assurdità iniziali sembrano spiegarsi verso la metà e poi riprendono fino a un finale che non lascia in bocca l'amaro né nessun altro sapore, perché mentre si mangiava questo dolce si stava pensando ad altro.
La Grecia lo manda agli Oscar in rappresentanza dello Stato: il problema è che potrebbe candidarsi davvero; ricordiamo che due anni fa a vincere il miglior film straniero è stato Il Segreto Dei Suoi Occhi.

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