martedì 25 ottobre 2011

il film norvegese.

AH! In mezzo a tutte queste storie di immigrazione, di violenze durante la guerra, di morti ammazzati, la Norvegia beve fuori dal coro e manda agli Oscar 2012 una specie di commedia amara, un dramma surrealmente spassoso, di cui la locandina già dice tutto: Kaja è una sempliciotta sposata a un silenzioso Erik e innamorata (abituata, più che altro) e con un figlio; arriveranno, un giorno, nelle valli deserte e innevate in cui vive, i nuovi vicini di casa, avvocatessa bionda e uomo altissimo e bambino nero adottato (al quale il figlio di Kaja dirà «se vivessimo nei tempi antichi, tu saresti il mio schiavo», iniziando un'amicizia fatta di servo-padrone e aiutandolo a trovare la sua vera madre nera sui video documentari di YouTube), vicini che sembrano incarnare l'emblema della perfezione. Inizieranno a cenare insieme, giocare al Pictionary e al gioco delle coppie, verrà fuori la frustrazione della protagonista ché non fa sesso col marito da un anno, scoppierà a piangere, il vicino Sigve la consolerà, le rivelerà di avere due belle corna, si farà fare un pompino e quando il marito di Kaja andrà a caccia (dice lui) scoperanno in tutte le stanze, anche fuori, nudi sulla neve, e lei riscoprirà la gioia di vivere. Sigve si trasferirà da lei vedendo dalla finestra sua moglie e poi Erik tornerà dalla caccia (dice lui) e lo bacerà, ribaltando anche quest'altra formazione di coppia.
La Norvegia non ha mai vinto un Oscar e si è candidata solo quattro volte in ottantaquattro anni; non ha molte speranze di vincere con questo Happy, Happy, ma ha il mio tifo: racconta una storia originale, semplice ma interessante, simpatica, senza la pateticità con cui ogni stato cerca di vincere premi.

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