sabato 25 febbraio 2012

l'attrice & l'attrice.





Marilyn
My Week With Marilyn, 2011, UK, 99 minuti
Regia: Simon Curtis
Sceneggiatura non originale: Adrian Hodges
Basata sui romanzi Il Principe, La Ballerina Ed Io e
La Mia Settimana Con Marilyn di Colin Clark (Mondadori)
Cast: Michelle Williams, Kenneth Branagh, Eddie Redmayne,
Judi Dench, Emma Watson
Voto: 7.6/ 10
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Candidato a 2 premi Oscar
attrice, attore non protagonista
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Poco più di un anno fa, quando uscì sul web questa immagine che ritraeva Michelle Williams nei panni di Marilyn Monroe, ci fu il muso arricciato a livello generale; «ecco» dicevamo, «dopo una serie di piccoli capolavori indipendenti (Brokeback Mountain, Wendy & Lucy, Synecdoche, New York, Blue Valentine), Michelle Williams scivola sul mito di Marilyn senza somigliarle nemmeno, e si brucerà l'ascesa dopo due nominations all'Oscar». (Il muso arricciato derivava anche dal fatto che il regista, Simon Curtis, pareva essere il suo omonimo cantante pop). Poi sono comparse queste altre foto e abbiamo capito che la metamorfosi era in atto, e Michelle Williams forse era la scelta giusta. Poi le è arrivata la terza nomination all'Oscar e adesso lo possiamo dire: è perfetta. La Repubblica aveva scritto di Meryl Streep “ma sa di non essere Margaret Thatcher?”; bene, io adesso giro la domanda alla Williams: sa di non essere Marilyn?
Tormentata, fiera delle attenzioni del pubblico, amante della sua fama, amante dell'amore, Marilyn Monroe scende dall'aereo che da Hollywood l'ha portata a Londra a girare The Sleeping Prince con sir Laurence Olivier attore e regista che tanto ha voluto averla al suo fianco per questo adattamento dell'omonima pièce teatrale che vedeva sul palco nel ruolo di protagonista sua moglie Vivien Leigh, che ci dirà poi di essere troppo vecchia per il ruolo, mentre Marilyn è perfettamente giovane e famosa. Scende dall'aereo in un tripudio di fotografi e giornalisti che a malapena la lasciano camminare, arriva nella sua casa affittata in campagna perché non sia scovata, è sempre infilata sotto al braccio di suo marito e quando suo marito non c'è è sulla spalla della sua assistente Paula. È, insomma, una confezione di insicurezze. Che esplodono nel momento in cui, al primo giorno di riprese, si presenta sul set con l'abito da sera bianco che avrà addosso per tutto il film e il respiro tra i presenti si spezza: tutti la ammirano come si ammira il David, mentre lei avanza, e soffocata da queste attenzioni scappa dicendo che non ce la farà. La sua assistente la chiama, le parla, le spiega il ruolo, sir Laurence s'infuria perché il regista c'è già ed è lui, iniziano col primo ciak e dopo venti tentativi ancora lei è seduta immobile sulla sedia senza spiccicare parola. Lei gli dice: «non capisco il personaggio, non è reale»; lui le risponde: «e allora semplicemente fingi». Lei sbarra gli occhi, perché si sente un'attrice vera, non ha mai finto, ha sempre interpretato conoscendo appieno la psicologia del suo ruolo. Il film si girerà con difficoltà sempre maggiori e ritardi sul set sempre costanti e uscirà al cinema con un titolo diverso: Il Principe E La Ballerina (e guardare quella commedia prima di questa è un piacere maggiore del sesso al mattino), mentre qualche anno dopo il terzo assistente alla regia, Colin Clark, pubblicherà le sue memorie sulla settimana passata su quel set e nel letto della Monroe, con il titolo Il Principe, La Ballerina Ed Io.
Il protagonista della pellicola in realtà è lui, che in un'Inghilterra degli anni '50 si divincola tra genitori che non lo vogliono, albergetti in campagna pieni di ubriaconi, sogni di lavoro non troppo alti; prima di essere stregato dalla migliore amica dei diamanti, inizia una relazione con Hermione Granger addetta ai costumi e si guadagna l'antipatia del bel Dominic Cooper che era già antipatico e bello in An Education.
Candidato a sei BAFTA senza averne vinto nessuno (nemmeno uno per lo sforzo fatto nella ricostruzione del set del film di Olivier, o nella riproduzione minuziosa di quei costumi), come Il Principe E La Ballerina era stato candidato a cinque restando a bocca asciutta, arriva agli Oscar dopo aver ricevuto il Golden Globe per la migliore attrice; Kenneth Branagh si stravolge accento e gentilezza per interpretare una specie di dittatore nazista ma la Williams brilla incontrastata al fianco delle labbra e delle lentiggini di Eddie Redmayne (che abbiamo visto, tra gli altri, in Savage Grace) (che ha trent'anni e ne dimostra la metà), piange sulle scale, canta e balla con mezzo fiato, fa il bagno nuda al lago. Io, adesso, non mi esprimo sul personaggio di Marilyn né sul suo mito perché assolutamente non lo conosco; mi esprimo sul film, che peccato ha a disposizione tutta una serie di belle scene e begli accessori e bei personaggi che si rovinano in un montaggio troppo veloce e un inizio troppo affrettato in cui i mesi passano in poche scene perché non si vede l'ora di vedere arrivare la star con cui una settimana sarà lunga quanto un mese.

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