sabato 10 marzo 2012

Cannes revival/ 2.





Oci Ciornie
1987, Italia, 117 minuti, colore
regia: Nikita Michalkov
sceneggiatura: Aleksandr Adabashyan,
Nikita Michalkov, Suso Cecchi D'amico
soggetto: Anton P. Chekhov
cast: Marcello Mastroianni, Silvana Mangano,
Yelena Safonova, Vsevolod Larionov
voto: 7.4/ 10
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Fu il film che portò a Mastroianni la terza nomination all'Oscar (le precedenti erano state per Divorzio All'italiana nel 1963 - il film era del '61 e vinse solo la statuetta alla sceneggiatura originale - e per Una Giornata Particolare nel 1978), la seconda Palma all'interpretazione al Festival di Cannes (la precedente era stata per Dramma Della Gelosia), il quinto David (i precedenti non ve li elenco), il sesto Nastro d'Argento. E sebbene il film sia stato candidato al Golden Globe e al BAFTA come miglior film straniero, diciamocelo: sta in piedi solo per Marcello. Costumi di quel primo Novecento de I Vicerè, completi bianchi e assurdità intorno a una fontana come la migliore tradizione felliniana ha lasciato, la pellicola racconta la storia di Romano, italiano seduto al tavolo del ristorante di una nave in viaggio che beve vino bianco e guarda una delle ultime foto fatte insieme alla moglie. Un baffuto russo accaldato e disidratato gli compare di fianco e lo impietosisce per la sua sete; Romano lo invita a sedersi, iniziano a parlare, iniziano i flashback: sulla terraferma ha lasciato la figlia, in una casa gigantesca appartenente a sua moglie e ai di lei genitori, e una serie di giorni tristi e allegri e di storie vere e inventate. Celebre racconta-balle, non si capisce se le cose che Romano stia dicendo siano reali o finte, ma queste sono: lavorando a un progetto di moderna urbanistica da venticinque anni e trasferitosi nella villa della consorte contro la volontà dei suoceri, si ritrova a gestire la follia della moglie data dai problemi finanziari, che sfocia(no) in urla e frasi di cui poi si pentirà. Romano la lascia, se ne va, se ne va in un albergo bizzarro e assurdo dove tutti sono vestiti di bianco o panna e dove l'acqua della piscina è nera e fa fumo, i vecchietti sulla sedia a rotelle vengono spinti in simultanea dagli inservienti e lui se ne sta sempre tutto solo al tavolo a far colazione. Il riflesso di un diadema sul cappello di una signora lo cattura, e poi lo cattura la signora: è una russa (pure lei) con cui passeggia, parla, ride, balla, fa sesso orale. Il loro rapporto si sgretolerà e si riformerà nel tempo, e il flashback andrà avanti fino alla fine.
Nikita Michalkov è il russo-degli-Oscar: si candidò al miglior film straniero nel 1992 con Urga - Territorio D'amore, l'anno successivo lo vinse con Burnt By The Sun, fu l'inviato nazionale nel 1998 con Il Barbiere Di Siberia ma fu squalificato perché la pellicola non arrivò in tempo a Los Angeles e poi fu candidato ancora per 12, nel 2007. Nonostante il successo del Faust e i fischi in sala a Burnt By The Sun 2, sperando in un'ennesima, miracolata candidatura, i russi si son tenuti in patria il film di Sokurov (che avrebbe potuto ricevere nominations artistiche) e c'hanno rimesso il doppio. "Oci Ciornie" non vuol dire "oggigiorno" come ho pensato per ventidue anni, ma è la pronuncia per il russo "occhi neri", ed è anche il nome celebre di una celebre canzone popolare gitana che in realtà fu scritta da un ucraino e musicata da un tedesco, e dà il nome al film perché Mastroianni ne accenna il ritornello verso i tre quarti della pellicola. Pellicola che comincia un po' lentamente e decolla molto tardi, ma alla fine, più o meno, decolla. Ad appesantire la trama - una storia diluita in una vita quasi intera - c'è la doppia lingua (italiano e russo) e la presenza di troppi scenari, troppi costumi, troppi effetti pirotecnici della macchina da presa che sa sempre come muoversi, sa sempre inquadrare ciò che è utile o lo sarà, ma si diletta in peripezie davvero felliniane. Meravigliosa Silvana Mangano, un pelo attempata, nella sua ultima interpretazione (sarebbe morta due anni dopo).

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