lunedì 12 marzo 2012

Cannes revival/ 3.





Marina Cicogna, produttrice di pochi film tra cui Indagine Su Un Cittadino Al Di Sopra Di Ogni Sospetto (che vinse l'Oscar al miglior film straniero e che lei non andò a ritirare - era il 1971), ospite di Simona Ventura nel programma post-Oscar che Sky ha voluto mettere in mano alla naufraga col fattore X (non commento la scelta), stizzita dalla vittoria di così tanti francesi ha però ammesso: «non dimentichiamo che i francesi ci sanno fare, se non fosse stato per il Festival di Cannes, Antonioni non avrebbe fatto altri film dopo L'avventura».
Partiamo da questo spunto per proseguire la carrellata di memoriali pre-Cannes e mettere in evidenza sbagli e vittorie di un festival che, ad oggi, in fatto di qualità artistica, organizzativa e mondana, non ha eguali (siete mai stati a Venezia? Avete riso scoprendo che tutto si svolge in una via e due palazzi?).
1960. Presidente di giuria al 13esimo Festival di Cannes è lo scrittore francese Georges Simenon (autore di dozzine e dozzine di libri tutti pubblicati in Italia da Adelphi, tra cui le indagini di Maigret). Fuori concorso viene presentato Ben Hur. In concorso c'è un film di cui abbiamo già parlato, il greco Mai Di Domenica, che vinse la Palma all'interpretazione della Mercouri ex aequo con Jeanne Moreau per Moderato Cantabile. La Palma d'Oro va a un film fischiato dal pubblico, La Dolce Vita di Federico Fellini. Il Premio della Giuria va ad un altro film fischiato, fischiatissimo, come mai s'era sentito: L'avventura di Michelangelo Antonioni. Quando il pubblico proseguì a contestare, durante la cerimonia di premiazione, Roberto Rossellini disse: «L'avventura è il più bel film mai presentato a un festival». Oggi, sappiamo che è vero, e il Festival di Cannes ce l'ha voluto ricordare usando un'immagine di quel film per il poster dell'edizione 2009 (la 62esima, immagine a destra).
Prima parte della "trilogia con epilogo" sull'incomunicabilità e inizio del sodalizio artistico tra Monica Vitti e Antonioni e debutto ufficiale al cinema di Monica Vitti, L'avventura è un quadro, non è un film. E se ognuna delle tre pellicole rimane impressa, stampata nella testa per anni, per una sua peculiarità (La Notte, il secondo episodio, considerata la summa registica di Antonioni, è un capolavoro di silenzi e dialoghi nonsense per dipingere la crisi di una coppia a cui apparentemente non manca niente; L'eclisse, l'ultimo dei tre film, tra le urla debilitanti degli agenti di cambio dentro alla Borsa di Roma, oltre che per queste immagini colossali di valute e folle animalesche che si contrappongono al deserto bianco dell'esterno, non si può non ricordare per la disturbante e catastrofica scena finale), L'avventura è in assoluto quella davanti alla quale si sta in silenzio per qualche minuto, per la perfezione simmetrica e di fuochi di tutte le scene, per l'eleganza con cui si muove la telecamera, per l'ambientazione della storia: durante una gita alle isole Eolie, un gruppo di amici, tra cui Monica Vitti nel ruolo di Claudia, fa sosta sull'isola deserta della Lisca Bianca, capolavoro naturale di protuberanze e aridità, e si perde un membro del viaggio, tale Anna, che più volte aveva dato cenni di insofferenza e di difficoltà col moroso, Sandro. Nel panico generale, tutti iniziano le disperate ricerche della giovane donna, senza arrivare a un risultato per giorni. Sandro e Claudia, i più vicini alla dispersa, continuano i sopralluoghi perdendo lentamente l'interesse nella causa e spostando l'attenzione su una sottesa tensione erotica che si è instaurata tra loro. Di Anna, non sapremo mai più niente.
L'avventura arrivò in Inghilterra, dove si candidò a due BAFTA, per l'interpretazione straniera e il film. Ma fu col successivo La Notte che Antonioni ebbe il suo riscatto, vincendo l'Orso d'Oro al Festival di Berlino e in Italia il David e il Nastro d'Argento come miglior regista, sperando anche nella candidatura all'Oscar come miglior film straniero. Per la statuetta americana, ha dovuto aspettare sei anni (nominations per la sceneggiatura e la regia di Blow-Up), per l'attenzione del pubblico è ancora in attesta. A Cannes ci sarebbe tornato poi altre quattro volte, vincendo un altro Premio della Giuria per L'eclisse, la Palma d'Oro per Blow-Up e il Premio Speciale per Identificazione Di Una Donna. Di quella drammatica prima volta al festival francese, Monica Vitti ne parla in questo video.

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