sabato 3 marzo 2012

le tentazioni di San Daniele.





Mentre cercavamo un'immagine per la campagna pubblicitaria del mio libro (di cui farò un po' di spam, che è uscito il 29 febbraio e si può già acquistare qua, su Amazon), ci siamo imbattuti in due manifesti, una sorta di "locandina ufficiale" e "teaser", de Le Tentazioni Del Dottor Antonio, terzo episodio del ben più lungo Boccaccio '70 firmato da Federico Fellini di cui abbiamo spesso parlato male, e mi sono detto che questa poteva essere un'occasione per parlarne ancora, ma non male, semplicemente parlarne, e parlare della tendenza di quegli anni (era il 1962) a mandare al cinema film a episodi, di più registi (Fellini firmò anche un episodio de L'amore In Città in cui c'erano dietro la macchina da presa, tra gli altri, il bell'Antonioni e Dino Risi; I Nuovi Mostri si candidò all'Oscar con il titolo Viva L'Italia! firmato da Risi, Monicelli e Scola; la Vitti si fece dirigere da Luciano Salce in Le Fate in cui c'erano Monicelli e Pietrangeli). Sono rimasto incredibilmente sorpreso dalla bellezza e dall'arguzia di questi manifesti, realizzati da Daniele Troiani, che rendono quasi perfettamente il sapore di quel corto; a Peppino De Filippo, il "dottor Antonio", montano di fronte alla finestra di casa un pannello pubblicitario immenso, e nella più alta tradizione felliniana i lavori di costruzione di questo monumento diventano longevi e circensi: si trasportano lastre dell'immagine pubblicitaria, si seguono file di operai. Alla fine, il poster compare: Anita Ekberg, stesa, vestita di un attillato e scollato abito nero, regge un bicchiere di latte che le ha appena lasciato un baffo sopra alle labbra. Per il dottor Antonio questo manifesto è immorale, lascivo, osé, e si scaglia contro la direzione con tutte le forze, notte e giorno, mentre la città ammira incantata sopra alle estenuanti note del jingle promozionale di Nino Rota (che potete ascoltare qua). L'apice della sua ossessione è negli incubi notturni, in cui immagina che Anita viene giù dal cartellone e, alta tre metri, lo insegue per tutta Roma...
Credo non ci sia bisogno di sottolineare che l'episodio di Fellini è il più lungo, il più lento, il più difficile da digerire, ma non se la cava meglio neanche Visconti, certo elegantissimo, aristocratico, altolocato, molto silenzioso. Il segmento che rimane più impresso nella memoria e che scorre più realistico e leggiadro dei quattro è sicuramente il primo, Renzo E Luciana, dell'ormai andato Mario Monicelli, capace di dirigere le donne in maniera pazzesca e che qui si supera, con in mano una sceneggiatura di Italo Calvino. Il tutto si conclude con l'assodata coppia De Sica - Loren che ne La Riffa si ripetono bravo regista e brava napoletana in una storiella di corna e malizia.
Per quanto io non sia un amante dei film a episodi, ve lo consiglio, magari da vedere a pezzi (dura 205 minuti), un segmento ogni sera.

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