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martedì 7 gennaio 2014

National Society Of Film Critics Awards - vincitori.



Quando pensavamo che il film arraffa-tutto dell'anno fosse 12 Anni Schiavo e che Gravity ormai fosse campione d'incassi dimenticato, ecco che arriva una cerimonia di premiazione, quella della National Society Of Film Critics (una sessantina di membri, critici e giornalisti, che oltre a pubblicare periodicamente articoli su carta rappresentano anche la parte americana della FIPRESCI), in cui viene ripescato un film senza speranza che invece a me era piaciuto più di tutti, Inside Llewyn Davis col poco coerente titolo italiano A Proposito Di Davis, ultima opera dei fratelli Coen che si sono aperti la strada del musical. Per la pellicola di McQueen, che comunque prosegue la scalata all'Oscar senza intoppi pronosticati, neanche un premio: terzo classificato come miglior film, terzo miglior regista, seconda attrice, addirittura secondo attore, battutto da Oscar Isaac (nella foto). Gravity compare solo per Alfonso Cuarón, immenso regista ma non ai livelli di Joel ed Ethan, mentre pure l'attore non protagonista è una sorpresa, perché James Franco batte, con Spring Breakers, il super favorito Jared Leto (e in questa categoria l'attore non protagonista di 12 Years non compare nemmeno...). La musica folk pre-Bob Dylan si porta a casa anche la migliore fotografia, ma non la sceneggiatura, vinta da Before Midnight che i critici americani pare abbiano amato molto. Non si può dire lo stesso per La Grande Bellezza, terzo miglior film straniero dietro la Cina e la Francia di Adèle, le cui attrici sono state più che elogiate.
Dopo l'interruzione, tutti i vincitori e i classificati.

miglior film: A Proposito Di Davis (23)
Runners-up: American Hustle - L'apparenza Inganna (17); 12 Anni Schiavo (16); Her (16)

venerdì 3 gennaio 2014

classifiche/ 2.




Sei primi migliori film diversi, secondo il maggiore sito cinematografico internazionale (Sight & Sound, rivista nata nel 1932 e attualmente diretta da Nick James); i Quaderni del Cinema francese fondati da André Bazin nel '51 sul giornale Revue Du Cinéma oggi anche in versione italiana; il settimanale di attualità, politica, economia e finanza TIME statunitense; l'organizzazione no-profit American Film Institute (AFI), che ogni anno segnala le dieci migliori serie televisive e i migliori film e assegna un premio alla carriera (ricevuto questa volta da Mel Brooks); il sito di informazione cinematografica Film.com che ci regala, insieme alla lista scritta, un video-countdown dei 25 migliori film dell'anno; il più ricercato Rotten Tomatoes, che somma le recensioni dei giornalisti, dei critici e del pubblico per arrivare a una votazione in percentuale da incastrare in una classifica spesso differente dalle altre e piena di pareggi (qui l'intero elenco delle 100 pellicole, che subirà infinite variazioni nei prossimi giorni); il nostrano Cineblog, sito-blog che mischia critica a informazione, tanto televisiva quanto cinematografica. E se i francesi si auto-elogiano incoronando d'alloro il provocatorio Lo Sconosciuto Del Lago, David Erhlich mette sul podio Before Midnight, Si Alza Il Vento e A Proposito Di Davis, dimenticandosi di 12 Anni Schiavo (assente anche per Cineblog, che si limita alle uscite in Italia del 2013, e il film di McQueen arriverà in sala il 20 febbraio), che mette quarto, e soprattutto di Gravity, che non mette proprio, ed è l'unico punto di contatto tra il Time e l'elenco di Antonio Maria Abate; Sight & Sound lo etichetta secondo, i Cahiers quarto ed è forse la pellicola che ne esce vittoriosa da queste classifiche tanto differenti. Tra i molti documentari (The Act Of Killing comunque il più importante), i film dell'anno scorso (Oltre Le Colline, Lincoln) e gli sbagli (Fast And Furious, Pain & Gain e il contrastato Spring Breakers), la nostra Grande Bellezza brilla al secondo posto nel Time e Cineblog e cinquantunesimo per RT, prima volta dopo tanti anni che la cosa accade, nonostante il capolavoro dei Taviani l'anno scorso. Con gioia compare anche il piccolo Frances Ha, altrettanto elogiato dall'altra metà di critica.
Di seguito, dopo l'interruzione, tutti gli elenchi.

mercoledì 4 dicembre 2013

Film Independent Spirit Awards - nominations.




Sono state annunciate mercoledì scorso le nominations ai 29esimi Independent Spirit Awards che, come da titolo, premiano il miglior cinema indipendente d'America e del mondo anche se, col passare degli anni, hanno cominciato a considerare indipendente un po' troppa roba; perciò vediamo il drammone biografico di Steve McQueen 12 Years A Slave (7 nominations) che dopo il successo mondiale di Shame proprio un piccolo film non è, così come Nebraska di Alexander Payne, 6 candidature, reduce dal successo e dall'Oscar per Paradiso Amaro – e quanto è meraviglioso questo nuovo, prima sceneggiatura di Bob Nelson, candidato contro Joseph Gordon-Levitt per Don Jon; già si riducono le dimensioni con All Is Lost, 4 nominatons tra cui l'azzeccata fotografia che resta coerente nelle scene sopra e sotto l'acqua (i direttori sono due diversi). Ma forse il meno indipendente è anche il più incredibile, Inside Llewyn Davis, perla dei fratelli Coen con un bravissimo Oscar Isaac che recita e canta e rincorre i gatti; anche qui nomination alla fotografia contro Computer Chess che era fuori concorso a Torino (candidato al miglior film a basso budget) e a sorpresa Spring Breakers di Harmony Korine. Il mio Frances Ha si ritrova nella cinquina dei migliori film e poi soltanto nel montaggio: niente elogi per l'interpretazione della Gerwig o la sua sceneggiatura; la sovrasta Cate Blanchett, elogiatissima in Blue Jasmine di Woody Allen (insieme a Sally Hawkins) che pure si ritrova ad essere indipendente al fianco di, per esempio, Short Term 12 di Destin Cretton (incetta di premi a Locarno, soprattutto per Brie Larson) e The Spectacular Now con una nuova Shailene Woodley premiata al Sundance. Ma soprattutto: ci siamo anche noi. La Grande Bellezza è uno dei migliori film stranieri insieme a La Vita Di Adèele, l'ormai antico Il Sospetto, il cinese Il Tocco Del Peccato attualmente nelle nostre sale e soprattutto il bel Gloria cileno. Si accende una speranza, soprattutto dopo la conversazione agli Oscar che il nostro Toni Servillo ha tenuto poco fa.
Di seguito, dopo l'interruzione, tutti i candidati.

miglior film
12 Years A Slave di Steve McQueen
All Is Lost di J.C. Chandor
Frances Ha di Noah Baumbach
Inside Llewyn Davis di Joel & Ethan Coen
Nebraska di Alexander Payne

miglior regista
Shane Carruth per Upstream Color
J.C. Chandor per All Is Lost
Steve McQueen per 12 Years A Slave
Jeff Nichols per Mud
Alexander Payne per Nebraska

martedì 12 marzo 2013

quattro passerotte.



Spring Breakers
id., 2012, USA, 94 minuti
Regia: Harmony Korine
Sceneggiatura originale: Harmony Korine
Cast: Selena Gomez, Vanessa Hudgens, Ashley Benson,
Rachel Korine, James Franco, Thurman Sewell, Gucci Mane
Voto: 6.9/ 10
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Il Festival di Venezia l'anno scorso ha visto un film che cominciava così: musica di Skrillex in sottofondo e immagini rallentate di statue di muscoli maschili in pantaloncini variopinti e tubi di silicone dalla bocca alle taniche di birra, ragazze messe non peggio fisicamente con bikini ora alzato ora abbassato, culi al vento sventolanti, sventole spudorate e arrapatoni eterissimi che stanno a guardare le donzelle limonare tra loro, limonare con le onde, limonare con le bottiglie di alcolici che compaiono sotto ogni arto. E, prima di questa scena, titoli di testa con una bizzarra font per le lettere maiuscole.
Poi, dopo questa sorta di videoclip americano d'apertura, inizia la storia. L'attuale generazione di adolescenti maschi e femmine del pianeta s'annoia: è stanca di vedere ogni giorno le stesse persone che compiono ogni giorno le stesse cose. Tra di loro, Selena Gomez reduce dai telefilm Disney e da un disco di discreto successo (di pubblico) è la più annoiata di tutte, e accetta di partire con il gruppo di amiche che conosce «da una vita» sebbene le sue compagne di diocesi (sì, diocesi) le dicano di fare attenzione e pregare molto per quel tipo di cattiveria femminile. Le tre tipe si presentano così alla porta della Bieber-girl in cerca dei soldi per il viaggio, viaggio-rito di ogni collegiale americano, che per la pausa primaverile tra un semestre e l'altro se ne va a bivaccare nel mar di Florida nei costumini e tra le birre di cui sopra. Del gruppetto, fanno parte: la Rachel Korine moglie del regista di questo film; la Ashley Benson scheletrica protagonista di Pretty Little Liars; la Vanessa Hudgens che accompagnava Zac Efron nelle danze e nelle canzoni di High School Musical e che definitivamente si stacca dal marchio (pure su di lei) disneyano passando il film intero a fare, diciamo così, la sfacciata, ecco. Il clan, perenne pezzo di sopra diverso dal pezzo di sotto che all'occorrenza è un micro short, continua a non avere il denaro sufficiente per partire, e allora cosa fa?, Selena “diocesi” Gomez esclusa, con passamontagna in testa e pistole ad acqua nelle mani svaligia un fast food e s'accaparra denaro da annusare e spendere. Si parte: la Hudgens fa la sfacciata, la Benson fa la frivola, la Korine fa il tavolo su cui sniffano strisce i maschi in sospensorio, la Gomez chiama la nonna e le dice che sta trovando se stessa in questo paradiso dal quale non vorrebbe mai più andarsene, e l'anno prossimo ce la porta. Ma il paradiso finisce presto, perché al quarto festino in casa fatto di tequila e tetto sfondato, arriva la pula e li mette tutti dentro. A pagare la cauzione per il quartetto sarà un James Franco che non vorreste vedere mai nella vita: treccine sfocianti in dread terminanti in perline stile Sean Paul, denti davanti ricoperti d'argento, pancia da birra e tatuaggi a caso sparsi sul corpo fino ai polpacci appena visibili nei pinocchietti larghi. Il tipico bianco anneritosi col malaffare che vive in una casa fatta di armi e oggetti in più.
Selena non accetta la nuova comitiva e decide di ritornarsene a casa e come lei se ne torna anche il pubblico di metà sala. Eppure il film non è proprio una porcheria: la scena della rapina è, infatti, esempio magistrale di come si può rendere una sequenza trita e ritrita nella storia del cinema, in modo originalissimo. E, prendendo sempre come esempio questa scena, poi ci verrà fatta di nuovo vedere da un'altra parte, perché alla fine il film su questo si basa: sull'ordine non cronologico delle immagini (vediamo una pistola, un braccio ferito e poi uno sparo) e sulla ripetizione quasi ossessiva di alcuni dialoghi, che in certi punti anche asfissiano («hai paura?», «sì», «ti fotti di paura»). Dialoghi che sono il punto debole del film. Che cercano di essere teen & cool & gangsta ma che come sempre fanno la figura del posticcio e del surreale, per quanto si compongano di espressioni come «un botto di soldi» e «la doppia penetrazione mi fa strippare».
E in tutto questo, siamo ben lontani dai film su questo tema: dai film a tema droga, dai film a tema college&sballo (mi viene in mente Le Regole Dell'attrazione), dai film a tema ghetto e sparatorie, dai film con le protagoniste lolite ex candide e mezze nude. Peccato però che non tutto vada sempre per il verso giusto; neanche con questa pellicola, dopo aver messo insieme nello stesso film Marilyn e Michael Jackson e il Papa e Cappuccetto Rosso, dopo essere passato per Cannes e per Venezia, il baby-regista Harmony Korine convince del tutto la critica. E ancora meno il pubblico.