sabato 31 maggio 2014

pumpin' blood.



Un Amore Senza Fine
Endless Love, 2014, USA, 104 minuti
Regia: Shana Feste
Sceneggiatura non originale: Shana Feste & Joshua Safran
Basata sul romanzo di Scott Spencer
Cast: Alex Pettyfer, Gabriella Wilde, Bruce Greenwood,
Joely Richardson, Robert Patrick, Rhys Wakefield
Voto: 2/ 10
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La domanda è sempre la stessa: e cioè perché certi film arrivino al cinema quando sono fatti apposta e proprio per il pomeriggio di Italia 1, d'estate, quando fa troppo caldo per accendere il televisore. E ce lo si domanda da una parte perché al cinema si pretende di trovare: alienazione, spettacolo, poesia, meraviglia; dall'altra parte, in un film che nel 2014 esce con il titolo Endless Love che già è appartenuto ad altri in passato (ma sono esistiti Un Amore Senza Tempo, Un Amore Senza Confini...) ci si aspetti questo tarlo dell'umanità che è l'originalità, la novità, la sorpresa. Invece Un Amore Senza Fine ci propina la solita ragazza figlia di ricchi bionda magrissima isolata a scuola perché il fratello le è morto precocemente, ce la presenta l'ultimo giorno di liceo, per mezzo della voce di Alex Pettyfer che se era inarrivabilmente bello in Magic Mike adesso tra capelli e mento pare una figurina di calciatore degli anni '80. Questa ragazza l'ha sempre amata, ha sempre desiderato parlarle, baciarla, averla, ma è figlio di meccanico con madre scappata e soprattutto molto timido. Il caso li vorrà sullo stesso marciapiedi: lei con la famiglia a cena in un ristorante di lusso dove il padre ordina per tutti come fa da vent'anni, lui fuori a parcheggiare le macchine, lavoretto per arrotondare. Non ha aspettative per il college né il futuro, lei invece vede un radioso avvenire nella Medicina a partire dall'intership che sta per arrivare. Per farla breve: si amano e hanno due settimane prima che lei parta. Dell'amore frettoloso ci aveva già parlato, infinitamente bene, Like Crazy. Poi però accecata da questa cotta (hanno entrambi diciassette anni), decide di disfare le valigie e resta. Della carriera buttata alle ortiche ci aveva già parlato, infinitamente bene, An Education. Il padre non è molto favorevole né alla sbandata né alla figura di lui e fa di tutto perché i due stiano separati, mentre la madre, come tutte le madri (dei film, a meno che non siano interpretate da Virna Lisi), acconsente e si innamora dell'amore. Della famiglia altolocata che interrompe la relazione ci aveva già parlato, infinitamente bene, Splendore Nell'erba.
In sostanza: perché fare un film i cui temi avevano già riempito la generazione di Dawson's Creek? In questo caso la risposta pare essere nel volto della protagonista Gabriella Wilde, classe 1989, non dotata di particolari capacità interpretative ma così regalata al pubblico, a partire dalla locandina: nei suoi quaranta chili e nelle sue treccine laterali che non si usano più dal 1979 è sempre inquadrata, sempre presente, pare che il film sia un pretesto per lanciare la sua carriera che ha visto, finora, piccoli ruoli ne Lo Sguardo Di Satana e I Tre Moschettieri; che si deve fare per campare, invece, viene da riflettere guardando Joely Richardson, due nominations ai Golden Globes per Nip/Tuck e poi un po' persa in se stessa. La colpa di tutto ciò però non è nella regista Shana Feste, ma si suppone, nel romanzo da cui parte a scrivere la sceneggiatura. La Feste aveva già donato al mondo due titoli: nel primo c'era l'incredibile Carey Mulligan (Gli Ostacoli Del Cuore), nel secondo un cast ricco che aveva portato alla nomination all'Oscar (per la canzone originale, Country Strong). A proposito della Mulligan: anche lei era anima e scheletro di An Education: sempre inquadrata e protagonista assoluta e indiscussa. La performance le valse una nomination all'Oscar – ma soprattutto, confrontiamo lo sviluppo di quel film e di questo.

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