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mercoledì 2 settembre 2015

VENEZIA72.



Presentato senza successo, prima di vincere poi ogni Oscar, qualche anno fa, Gravity, Alfonso Cuarón torna al Lido per la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia 2015 a presiedere una giuria di molti registi (Hou Hsiao-hsien, Lynne Ramsay e il nostro Francesco Munzi fresco di tutti i premi ricevuti da Anime Nere), le attrici Diane Kruger ed Elizabeth Banks e lo scrittore Emmanuel Carrère: una Mostra che si prospetta eclettica in tutte le sue parti: il Concorso Ufficiale vanta i soliti molteplici italiani, il nostalgic rock di Luga Guadagnino per A Bigger Splash, remake de La Piscina di Deray (nel cast: Matthias Schoenaerts, Tilda Swinton, Dakota Johnson e Ralph Fiennes), L'attesa di Piero Messina, esordiente alle prese con Juliette Binoche, Giuseppe Gaudino con Per Amor Vostro – dopo diciotto anni dall'ultimo lungometraggio di finzione e un ritrovato Marco Bellocchio, di nuovo alle prese con la sua città natale, Bobbio, a cavallo tra il passato e il presente di Sangue Del Mio Sangue. Poi ancora: un film targato Netflix (Beasts Of No Nation) e un lungometraggio animato in stop-motion finanziato via Kickstarter (Anomalisa, del geniaccio Charlie Kaufman con Duke Johnson), e i nomi di rilievo – Amos Gitai, il Leone d'Oro 2011 Aleksandr Sokurov, che dopo l'Ermitage di Pietroburgo va ad esplorare il Louvre durante l'occupazione nazista, fino al Premio Oscar Tom Hooper che racconta, col Premio Oscar Eddie Redmayne, la prima trans della storia, del 1930, Lili Elbe (The Danish Girl). Leone d'Oro alla Carriera per Bertrand Tavernier: il maestro francese, classe 1941, ha scelto le quattro pellicole di Venezia Classici: a queste si aggiungeranno i capolavori restaurati (che gareggiano per il premio tecnico) formando una rosa che spazia da Kurosawa (Barbarossa, 1965) a Chabrol (Le Beau Serge, 1958), Ejzenstein (Aleksandr Nevskij, 1938) e Pasolini (Salò O Le 120 Giornate Di Sodoma, 1975). Ci sarà anche l'immancabile Fellini, presentato da Giuseppe Tornatore, con Amarcord (1973). Fuori concorso i film-evento più attesi: dal kolossal Everest, film di apertura in 3D di Baltasar Kormákur che racconta le spedizioni del 1996, a Black Mass – L'ultimo Gangster di Scott Cooper, con il solito irriconoscibile Johnny Depp, questa settimana sulle copertine di tutti i giornali, stempiato, ingrassato per interpretare James Bulger nella Boston degli anni '70; altri tre italiani: Franco Maresco con Gli Uomini Di Questa Città Io Non Li Conosco, documentario su Franco Scaldati (che va ad affiancarsi ai documentari su De Palma di Baumbach & Paltrow e quello su Jackson Heights di Wiseman), I Ricordi Del Fiume di Gianluca e Massimiliano De Serio e Non Essere Cattivo di Claudio Caligari, sulla mafia ostense degli anni '90. La sezione Orizzonti, invece, è presieduta nientemeno che da Jonathan Demme, con le attrici Anita Caprioli e Paz Vega, i registri Fruit Chan e Alix Delaporte: la carrellata più innovativa della kermesse conta di nuovo Renato De Maria, già lo scorso anno con La Vita Oscena che non vide particolare fortuna distributiva (Italian Gangster, sulla celebre banda Cavallero degli anni '50), e il discusso Shia LaBeouf, con Kate Mara in Man Down, nei panni di un marine nel futuro alla ricerca della moglie. Dopo le due Coppe Volpi dello scorso anno per Hungry Hearts, Saverio Costanzo decreterà il miglior esordio per il Premio De Laurentiis. Dopo le due esperienze a Cannes spunta a Venezia anche Alice Rohrwacher con un cortometraggio, De Djess, in cui dirige sua sorella Alba che gioca a fare la vamp. Di seguito e dopo l'interruzione, tutti i film e i giurati del cartellone ufficiale.

concorso
11 Minuit (11 Minutes) di Jerzy Skolimowski (Polonia & Irlanda)
A Bigger Splash di Luca Guadagnino (Italia & Francia)
Abluka (Frenzy) di Emin Alper (Turchia, Francia e Qatar)
Anomalisa di Charlie Kaufman & Duke Johnson (USA) [animazione]
Beasts Of No Nation di Cary Fukunaga (USA & Ghana)
Behemoth di Zhao Liang (Cina & Francia) [documentario]
Desde Allá di Lorenzo Vigas (Venezuela & Messico)
El Clan di Pablo Trapero (Argentina & Spagna)
Equals di Drake Doremus (USA)
Francofonia di Aleksandr Sokurov (Francia, Germania e Paesi Bassi)
Heart Of A Dog di Laurie Anderson (USA)
L'attesa (The Wait) di Piero Messina (Italia & Francia)
L'hermine di Christian Vincent (France)
Looking For Grace di Sue Brooks (Australia)
Marguerite di Xavier Giannoli (Francia, Republica Ceca e Belgio)
Per Amor Vostro di Giuseppe M. Guadino (Italia & Francia)
Rabin, The Last Day di Amos Gitai (Israele & Francia)
Remember di Atom Egoyan (Canada & Germania)
Sangue Del Mio Sangue (Blood Of My Blood) di Marco Bellocchio (Italia, Francia e Svizzera)
The Danish Girl di Tom Hooper (UK & USA)
The Endless River di Oliver Hermanus (Sud Africa & Francia)

lunedì 24 settembre 2012

Venezia 69: Daniele Ciprì.



È Stato Il Figlio
id., 2012, Italia, 90 minuti
Regia: Daniele Ciprì
Sceneggiatura non originale: Massimo Gaudioso & Daniele Ciprì
Soggetto: Roberto Alajmo, Daniele Ciprì, Miriam Rizzo
Basato sul romanzo omonimo di Roberto Alajmo (Mondadori)
Cast: Toni Servillo, Giselda Volodi, Fabrizio Falco, Aurora Quattrocchi,
Benedetto Raneli, Alfredo Castro, Pier Giorgio Bellocchio
Voto: 7.7/ 10
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Venezia 69
Miglior fotografia: Daniele Ciprì
Miglior attore emergente: Fabrizio Falco
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In una Puglia travestita da Sicilia (leggere il seguito per approfondimento) c'è un attempato popolano che passa le sue giornate in fila alla Posta in attesa del turno per non fare quasi niente, perché tra i sedili della Posta c'è sempre qualcuno ben disposto ad ascoltare una storiella. A questo signore dalla dizione quasi immacolata piace tantissimo raccontare aneddoti, e ce ne regala subito due. Del primo, non ho già più memoria; del secondo, se ne occupa poi tutto il film.
Negli anni Settanta travestiti da Novanta con qualche camicia in più e con assolutamente nessun ideale né nessun movimento politico né nessun interesse a qualcosa diverso dal campare, il camaleonte Toni Servillo si porta dietro padre e figlio per raccattare pezzi in rame da navi dismesse che potrebbero venir buoni. E mentre i suoi fanno poco o niente, il nipote acquisito Riccardo Scamarcio Jr carica furgoncini interi; lui, che ha vent'anni appena, è capace (chissà in che modo) di mantenere la famiglia intera, mentre Tancredi, il figlio di Servillo, che di anni ne ha ventuno, non è capace nemmeno di sintonizzare il televisore, di prendere due bulloni, di guidare una macchinina. Passa le giornate a reggere il moccolo facendosi mettere i piedi in testa quasi anche da sua sorella minore, la quale un giorno...
E dopo quest'accaduto, la famiglia di Servillo vive la magra e la grassa. Durante la magra, succedono cose di un folkloristico quasi felliniano, a cominciare da un elegante prestasoldi con alter-ego cameriere che ama la musica e le spiegazioni taciute, fino ai treni che passano nel bel mezzo dei discorsi e alla telecamera che va indietro, e poi ritorna. Durante la grassa, con duecentoventi milioni di lire in casa, la moglie di Servillo Giselda Volodi meno siciliana di tutte continua a condurre la vita di sempre tra la cucina e il salotto, con però in più uno specchio nell'ingresso, e il figlio Tancredi è sempre scemo, e il nonno sempre mezzo sordo.
E quando il racconto dell'attempato signore povero si interrompe nella Posta perché è il turno di Pier Giorgio Bellocchio di essere servito, quasi speriamo che il film finisca, ma grazie a Dio non lo fa: il monologo di Aurora Quattrocchi, lucidissima nonna di casa, vecchissima ma con tutta la parlantina dei vivi, vale quasi la pellicola intera. Al fattaccio, il secondo morto, trova subito una soluzione e un colpevole, e convince noi tanto quanto lui.
Si respira l'odore della salsedine di Terraferma anche se Palermo in realtà è molto lontana: non avendo dato il permesso di girare nell'isola, per paura di dover elargire anche fondi, la Sicilia è stata ricreata in accento e bagnasciuga sulle strade e le spiagge della mia Puglia - che pur di comparire in un film farebbe di tutto - e regista e produttori, alla prima palermitana, hanno esplicitamente dichiarato che «Palermo non merita neanche la nostra presenza». Daniele Ciprì, il regista e sceneggiatore, è anche direttore della fotografia, ed è anche direttore di fotografia in Bella Addormentata di Bellocchio (e di Vincere) e arriva in concorso a Venezia e nei nostri cinema per la prima volta senza Franco Maresco come co-regista. Il film, pare che voglia essere qualcos'altro, di altri tempi; si vede che Ciprì sa bene di cosa sta parlando (le scene apparentemente inutili della spiaggia e del bagno nel cinema, le urla per l'acqua che manca al balcone e per le scale, le bombolette scoppiate nei falò giù al parcheggio) ma pare anche che effettivamente qualcosa gli manchi, che sia incerto, e se non finisce con l'essere poco chiaro finisce con l'impazzire. E ci dona dei ralenty di cui faremmo volentieri a meno.

giovedì 6 settembre 2012

solo Dio può decidere, le persone no.



Bella Addormentata
id., 2012, Italia, 110 minuti
Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura originale: Marco Bellocchio, Veronica Raimo, Stefano Rulli
Soggetto: Marco Bellocchio
Cast: Toni Servillo, Isabelle Huppert, Alba Rohrwacher, Maya Sansa,
Michele Riodino, Pier Giorgio Bellocchio, Gian Marco Tognazzi,
Fabrizio Falco, Roberto Herlitzka
Voto: 8/ 10
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Eh.
E come comincio?
Allora. L'anno scorso il Festival di Venezia numero 68, ancora diretto da Marco Müller e pieno di filmoni e attoroni e aspettativone, aveva deciso di assegnare il Leone d'Oro alla Carriera a un regista vivissimo e attivissimo e manco tanto vecchio - cosa decisamente insolita: Marco Bellocchio, che cominciò a far cinema quando ancora c'era il bianco e nero obbligato e che più di tutti, forse, si porta addosso gran parte della tradizione nostrana, sia sul campo tematico (basti pensare ai film sempre italianissimi come L'ora di Religione e Vincere e anche questo) sia su quello stilistico (basti pensare all'ombra di Fellini che si cela dietro Il Regista Di Matrimoni). Ero su un vaporetto prima di andare ad assistere alla premiazione (Bertolucci dava il Leone mentre in sala c'erano Nicola Piovani e Filippo Timi ed echeggiava un discorso sulla coerenza da far venire i brividi) e una ragazza commenta così: «che ridere, il premio alla carriera a Bellocchio, vorrei andare a fischiare: avanti, mica quello è un regista».
Bellocchio, a mio avviso, è uno dei migliori registi che l'Italia abbia mai avuto e forse quello che si può amare con più difficoltà. Ha la capacità di fare cinema partendo da un articolo di giornale, un episodio di cronaca, una fotografia, una leggenda. E fa del cinema vero, rigoroso ed elegante, di classe, sempre ben musicato, che purtroppo per lui (o per fortuna) si trascina poi dietro un bagaglio di polemiche di cui ne sa molto Nanni Moretti. S'era preso una specie di pausa dopo la triste capatina francese di Vincere, aveva portato in sala l'antologia Sorelle Mai, raccolta di cortometraggi girati a Bobbio in vent'anni con i suoi alunni e la sua famiglia e i suoi attori di sempre, e adesso torna non solo al cinema ma anche a Venezia, in concorso, dove forse aveva detto che non sarebbe tornato - come dice sempre Olmi.
E il film parte da ciò di cui si parlò per mesi nel 2009, e cioè i diciassette anni di coma vegetativo di Eluana Englaro, per poi spostarsi però (attenzione!) su altro, e cioè sull'approccio e la considerazione che si ha della morte in base a dove ci si trova, cosa si fa, cosa si ha subito.
Toni Servillo e Alba Rohrwacher guardano lo stesso filmato girato a Lecco mentre un gruppo di estremisti religiosi assale un'autoambulanza che trasporta il corpo della bella addormentata a Udine, nella clinica La Quiete, e assistono alle scene con approccio diverso: Servillo è deputato parlamentare di destra con qualche ripensamento, la Rohrwacher è una fanatica religiosa che mette zaino in spalla e raggiunge la morta viva per cantare il Gloria in strada con altri suoi simili. Qui conoscerà il poco utile Michele Riodino col fratello mezzo pazzo, mentre un'ex tossica tenterà furti e suicidi come fossero acqua fresca per venire sempre fermata dallo stesso medico, mentre un'ex attrice celeberrima sposata a un ex attore mediocre coltiveranno la speranza e le foglie secche di un matrimonio fallito nella casa con il figlio vivo e la figlia in coma.
Tutti questi personaggi così umani, così scavati, così psicologicamente approfonditi, così disperati, così diversi e uguali, hanno alle spalle televisioni e radio e voci di politici e presentatori che parlano del caso Englaro mentre davanti c'è la vita vera, i giorni da affrontare, le decisioni da prendere. La posizione politica e religiosa del regista (a noi comunque notissima) qua non è messa in mostra se non nella scelta degli stralci di discorsi mandati in onda qua e là.
Il risultato, comunque, è un film a cui non si potrebbe neanche dare un voto, un coinvolgimento emotivo, un'esperienza, che non è né cinema politico o religioso né pura arte visiva come era L'ora Di Religione (che parlava di un altro tipo di santi e, a mio avviso, il capolavoro inarrivato).
Maya Sansa ci regala un'ultima scena fortissima, ben scritta e ben interpretata insieme a Pier Giorgio Bellocchio, azzeccatissima, una messa a nudo dell'animo umano sui due fronti, mentre per tutto il film si susseguono interpretazioni magistrali di un'inspiegabile Isabelle Huppert, un sempre impeccabile Roberto Herlitzka, che cascano sull'approfondimento della famiglia di attori con un pessimo Brenno Placido.
Applaudito dalla stampa alla proiezione di ieri, ha poi subito i prevedibili attacchi dagli esaltati che «avete ucciso Eluana due volte!» gridavano. In realtà, loro non riflettono, morirà ad ogni spettacolo di ogni città, più volte al giorno.

venerdì 10 agosto 2012

Venezia69: aggiornamenti.



Prima locandina per Bella Addormentata di Marco Bellocchio (non vi ricorda un po' i Numeri Primi) e data di uscita nei cinema italiani: il 6 settembre. È già possibile anche vedere un primo spot televisivo (cliccando qui) e conoscerne la trama: attorno a Eluana Englaro, figura realmente esistita che ha scosso l'opinione pubblica e non solo con la sua condizione e quella dei suoi familiari, Bellocchio lascia sfilare tutta una serie di grandi attori che esprimono il proprio parere sull'eutanasia (tema cardine del film), favorevoli o contrari o indifferenti, e sono Toni Servillo deputato del PDL, Alba Rohrwacher attivista per la vita, il suo fidanzato Michele Riondino con opinioni opposte, l'aspirante suicida Maya Sansa e Isabelle Huppert attrice disperata per la figlia in coma. A completare il cast un annunciato e immenso Roberto Herlitzka che dopo il bellissimo Sette Opere Di Misericordia torna al cinema quest'autunno anche in Il Rosso E Il Blu.
Insieme al film di Bellocchio, si aprono anche altre porte sulla 69esima Mostra del Cinema di Venezia: il film a sorpresa, come previsto e annunciato, è The Master di Paul Thomas Anderson, altra storia incentrata su una figura realmente esistita, e cioè Ron Hubbard, fondatore di Scientology nel 1954; nel cast figurano Philip Seymour Hoffman e Amy Adams (di nuovo insieme dopo l'immenso Il Dubbio), Joaquin Phoenix, Jesse Plemons e Rami Malek.
Il Premio Persol 2012 va a Michael Cimino, un «cineasta visionario, una delle voci più intense e originali del cinema americano degli ultimi quarant'anni, progressivamente ridotto al silenzio dopo l'insuccesso commerciale di un capolavoro al quale contribuirono gli stessi produttori con tagli insensati». Il capolavoro andato male di cui Alberto Barbera (direttore di questa mostra) parla è I Cancelli Del Cielo, originario del 1980 e proiettato a Venezia nell'82 dove fu fischiato e non trovò a lungo un distributore - che verrà riproposto in versione restaurata per Venezia Classics.
Nonostante il vecchio annuncio di abbandonare il Lido e il ritorno contraddittorio dell'anno scorso (con Il Villaggio Di Cartone) c'è quest'anno un altro veterano del festival, Ermanno Olmi, che si aggiunge alle proiezioni speciali fuori concorso con Come Voglio Che Sia Il Mio Futuro? insieme a un altro italiano, Pasquale Scimeca, che presenta Convitto Falcone fuori concorso e alla tedesca Alex Schmidt con l'horror Du Hast Es Versprochen. E mentre la Fnac di Milano celebra l'eterna fiaba di Carlo Collodi con ristampe, mostre e contest, il Festival lo fa proiettando Pinocchio, film animato diretto da Enzo D'Alò e scritto con Umberto Marino con le musiche di Lucio Dalla.

giuria
direttore: Michael Mann - regista, sceneggiatore, produttore (USA)
Marina Abramovic - artista, performer (Serbia)
Laetitia Casta - attrice (Francia)
Peter Ho-Sun Cha - produttore, regista (Hong Kong)
Ari Folman - regista, sceneggiatore (Israele)
Matteo Garrone - regista, sceneggiatore (Italia)
Ursula Meier - regista, sceneggiatrice (Svizzera)
Samantha Morton - regista (UK)
Pablo Trapero - regista, produttore (Argentina)

mercoledì 1 agosto 2012

Venezia69: line-up.



Cominciamo dal manifesto: finalmente! La sigla tremenda che l'anno scorso ha accompagnato l'inizio delle proiezioni veneziane è stata ben sostituita da una piccola perla firmata dal vincitore del David (quest'anno, per il corto Dell'ammazzare Il Maiale) Simone Massi, ormai una celebrità, che sarà celebrato con la proiezione dei suoi sedici cortometraggi animati realizzati dal 1995 ad oggi durante la 69esima Mostra del Cinema di Venezia che si svolgerà al Lido Casinò dal 29 agosto all'8 settembre. Per questo, che dura 30 secondi, sono serviti più di 300 disegni (fatti tutti a mano) in cui omaggia il cinema di Fellini (riconoscete il rinoceronte di E La Nave Va...?), Angelopulos, Wenders, Olmi, Tarkovskij, Dovzenko, tutti autori di pellicole importanti per il disegnatore e regista “a passo uno”, rimasto unico nel suo genere. La sigla, dopo il manifesto, è stata presentata il 26 luglio a Roma durante la conferenza stampa dell'evento, quando è stato anche annunciato che il film d'apertura del festival sarà The Reluctant Fundamentalist di Mira Nair, regista Leone d'Oro nel 2001 con Monsoon Wedding e che torna al Lido per la quinta volta, questa volta fuori concorso. Basato sul best-seller omonimo di Mohsin Hamid e con nel cast Kate Hudson e Kiefer Sutherland, racconta la storia di un giovane pakistano che lavora a Wall Street e che si ritrova la vita sconvolta dopo l'attentato alle Torri Gemelle del 2001, causate dalla sua patria contro l'America di cui vive il sogno.
Insieme alla pellicola indo-americana, fuori concorso, ci saranno anche Spike Lee, Manoel De Oliveira, Robert Redford e la Susanne Bier premio Oscar per In Un Mondo Migliore - un sacco di registe donne, alla faccia di Cannes - oltre a Michael Mann (che l'anno scorso ha accompagnato sua figlia) e il Daniele Vicari di Diaz che ha sconvolto tutti, fuori concorso in sezione speciale.
Per 11 dei 17 registi in concorso (ma si aspetta l'annuncio del film-sorpresa) è la prima volta a Venezia, col ritorno di Marco Bellocchio che l'anno scorso ha ricevuto dalle mani di Bernardo Bertolucci il Leone d'Oro alla Carriera (mentre io stavo a guardare). Gli fanno compagnia, sul fronte italiano, Daniele Ciprì (che per Bella Addormentata è direttore della fotografia), noto per Il Ritorno Di Cagliostro e qualcosa in tv, e Francesca Comencini di ritorno dopo Lo Spazio Bianco. E c'è il regista cardine del 2011, Terrence Malick, che sarebbe volentieri tornato a Cannes a maggio ma To The Wonder (con Rachel Weisz, Rachel McAdams, Javier Bardem, Ben Affleck) non era pronto.
Gli altri nomi di quest'anno: Kasia Smutniak è stata scelta come madrina del Festival (presenterà le due cerimonie d'apertura e chiusura e affiancherà il direttore nella consegna dei vari premi), Pierfrancesco Favino sarà il presidente di giuria della sezione Orizzonti mentre Michael Mann il presidente della giuria per il concorso; il Leone alla Carriera di quest'anno sarà per un altro italiano, Francesco Rosi, che accompagnerà la proiezione del suo Il Caso Mattei del '72. E Marco Müller, spedito a Roma, lascia il posto ad Alberto Barbera, che già per tre anni ha assunto l'incarico di direttore artistico del Festival e che promette una rassegna meno grassa, meno ricca, ma lodevole. Si mormora che quindi, con Venezia alleggerita e Müller a Roma, potremmo avere due festival allo stesso livello.
I film annunciati per la 69esima Mostra del Cinema di Venezia sono:

concorso
Apres Mai di Olivier Assayas
At Any Price di Ramin Barhani
Bella Addormentata di Marco Bellocchio
La Cinquieme Saison di Peter Brosens & Jessica Woodworth
Lemale Et Ha'Chalal di Rama Burshtein
È Stato Il Figlio di Daniele Ciprì
Un Giorno Speciale di Francesca Comencini
Passion di Brian De Palma
Superstar di Xavier Giannoli
Pieta di Kim Ki-DukOutrage Beyond di Takeshi Kitano
Spring Breakers di Harmony Korine
To The Wonder di Terrence Malick
Sinapupunan di Brillante Mendoza
Linhas De Wellington di Valeria Sarmiento
Paradies: Glaube di Ulrich Seidl
Izmena di Kirill Serebrennikov

fuori concorso
L'homme Qui Rit di Jean-Pierre Ameris
Love Is All You Need? di Susanne Bier
Cherchez Hortense di Pascal Bonitzer
Sur Un Fil... di Simon Brook
Enzo Avitabile Music Life di Jonathan Demme
Tai Chi 0 di Stephen Fung
Lullaby To My Father di Amos Gitai
Shokuzai di Kiyoshi Kurosawa
Bad 25 di Spike Lee
The Reluctant Fundamentalist di Mira Nair
O Gebo E A Sombra di Manoel De Oliveira
The Company You Keep di Robert Redford
Shark (Bait 3D) di Kimble Rendall
Disconnect di Henry-Alex Rubin
The Iceman di Ariel Vromen

fuori concorso - proiezioni speciali
Anton Tut Ryadom di Lyubov Arkus
Ya Man Aach di Hinde Boujemaa
Clarisse di Liliana Cavani
Sfiorando Il Muro di Silvia Giralucci & Luca Ricciardi
Carmel di Amos Gitai
El Impenetrable di Daniele Incalcaterra & Fausta Quattrini
Witness: Libya di Michael Mann
Medici Con L'Africa di Carlo Mazzacurati
La Nave Dolce di Daniele Vicari

orizzonti
Wadjda di Haifaa Al Mansour
Khaneh Pedari di Kianoosh Ayari
Ja Tozhe Hochu di Alexey Balabanov
Gli Equilibristi di Ivano de Matteo
L'intervallo di Leonardo Di Costanzo
El Sheita Elli Fat di Ibrahim El Batout
Tango Libre di Frederic Fonteyne
Menatek Ha-Maim di Idan Hubel
Gaosu Tamen, Wo Cheng Baihe Qu Le di Li Ruijun
Kapringen di Tobias Lindholm
Leones di Jazmin Lopez
Bellas Mariposas di Salvatore Mereu
Low Tide di Roberto Minervini
Boxing Day di Bernard Rose
Yema di Djamila Sahraoui
Araf di Yesim Ustaoglu
Sennen No Yuraku di Koji Wakamatsu
San Zi Mei di Wang Bing