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venerdì 12 giugno 2015

David di Donatello - vincitori.



Settimo David di Donatello per Margherita Buy, protagonista indiscussa di Mia Madre di Nanni Moretti («dei 70 giorni di riprese, non è venuta sul set solo una volta, per una scena che poi ho tagliato» ha dichiarato il regista), che si accontenta di questo premio e di quello all'immensa Giulia Lazzarini, non protagonista, facendosi rubare la mormorata Migliore Regia da Francesco Munzi che, capofila con 16 candidature per il suo Anime Nere, non viene penalizzato dall'incasso (sei milioni e mezzo) di Martone e fa incetta: 9 statuette, film, regia, sceneggiatura, produzione (dov'era candidato Le Meraviglie, sigh), fotografia, montaggio, sonoro, colonna sonora, canzone originale addirittura (niente da fare per Sei Mai Stata Sulla Luna? di Francesco De Gregori, vincitore già col nome, e Wrong Skin di Marialuna Cipolla, under25 senza etichetta discografica vincitrice del concorso “Una Canzone per il Ragazzo Invisibile” – film che incassa i previsti Effetti Digitali della Visualogie). Tutto il resto va a Il Giovane Favoloso: Elio Germano ispirato miglior attore, terza vittoria, è il più importante premio davanti alla scenografia, ai costumi, al trucco e alle acconciature. I pochi premi rimanenti, sono per Edoardo Falcone regista esordiente di Se Dio Vuole, prevedibile dato il successo di pubblico e la candidatura per Giallini, che batte la Bispuri di Vergine Giurata e il Ciak d'Oro Bello&Invisibile N-Capace. Noi E La Giulia è il film scelto dai giovani e si porta a casa il David per l'attore non protagonista – che non è, come si poteva pensare, Claudio Amendola il comunistello che chiude i camorristi in cantina ma Carlo Buccirosso, il camorrista chiuso in cantina. Ovviamente il miglior film straniero è Birdman perché guai a non rispettare la decisione degli Oscar e il film europeo è La Teoria Del Tutto – ma il premio lo ritirano i distributori italiani. Miglior cortometraggio: Thriller, del pugliese Giuseppe Marco Albano, doppia storia di un padre con un figlio adolescente e della comunità di operai dell'ILVA di Taranto in difficoltà – sopra alle note di Michael Jackson. La cerimonia, in diretta su Rai Movie, è stata mandata in differita su Rai 1 alle undici circa perché «quello dei David non è uno show da prima serata», presentato ancora una volta da Tullio Solenghi, dopo il disastro delle scorse edizioni (Lillo & Greg fecero meno di due milioni di spettatori e Paolo Ruffini s'impelagò in una gaffe dopo l'altra arrivando a decretare Sophia Loren «bella topa»). Di seguito e dopo l'interruzione, tutti i candidati e i vincitori.

miglior film
Anime Nere di Francesco Munzi
Hungry Hearts di Saverio Costanzo
Il Giovane Favoloso di Mario Martone
Mia Madre di Nanni Moretti
Torneranno I Prati di Ermanno Olmi

migliore regista
Francesco Munzi per Anime Nere
Saverio Costanzo per Hungry Hearts
Mario Martone per Il Giovane Favoloso
Nanni Moretti per Mia Madre
Ermanno Olmi per Torneranno I Prati

mercoledì 27 maggio 2015

il brasiliano.



Banana
id., 2015, Italia, 86 minuti
Regia: Andrea Jublin
Sceneggiatura originale: Andrea Jublin
Cast: Marco Todisco, Anna Bonaiuto, Giorgio Colangeli,
Giselda Volodi, Camilla Filippi, Gianfelice Imparato,
Beatrice Modica, Andrea Jublin, Marco Todisco, Ascanio Balbo
Voto: 6.8/ 10
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Candidato a un David di Donatello:
miglior regista esordiente
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Sono una commedia campioncina d'incassi e un'opera autoriale intensa e matura (distribuita dall'Istituto Luce) a contendersi il David di Donatello 2015 per il miglior esordio: gli altri tre nominati non hanno grandi speranze; certo ci sarebbe piaciuto vedere i microscopici Short Skin (prodotto dalla Biennale) e l'ormai antico The Repairman, e invece insieme al non-film di Eleonora Danco hanno la meglio Cloro, pure festivaliero ma arrivato in una manciata di sale, e Banana: che di sale ne ha viste ancora meno nonostante il suo regista, esordiente al lungometraggio, sia stato candidato all'Oscar per il corto Il Supplente. Accomunati dalla presenza di Giorgio Colangeli, sono un altro dramma e un'altra commedia: ma una commedia «dolorosissima», scrive Paola Casella, dalla cattiveria di Mario Monicelli. «Bella la maglia, Banana: che me la presti, ché devo fare una figura di merda?» domanda una delle ragazzine della gang della classe a Giovanni – che tutti chiamano Banana per il piede incapace di calciare in rete, motivo per cui è costretto alla porta, in un ruolo che gli sta stretto e che spesso ottiene attraverso mazzette, acquisto di posizione per trenta euro scarsi che un compagno raccoglie da ogni dove per comprarsi la city car («venti euro per spremermi il limone negli occhi – tu hai pagato?, vuoi vedermi soffrire gratis?»). E ogni volta che la palla gli si avvicina eccolo immaginarsi in un campo sudamericano, la folla in tripudio, «cosa succede amici sportivi?», si toglie i guanti e davanti ai colleghi, dentro e fuori alla squadra, parte spedito verso la porta avversaria, raccontandosi la radiocronaca, sfiorando il goal e, poi, lanciando il pallone oltre il muretto, di filo spinato, per riceverla indietro inutilizzabile. Tutti lo detestano, per questo, e ogni tanto torna a casa insanguinato: a casa, la madre Giselda Volodi si domanda se mettere il peperoncino nel sugo oppure no e il padre, che non l'ascolta, risponde «sì tesoro», ormai stanco di essere marito, di essere uomo, di essere vivo. Hanno un'altra figlia: con due lauree e un lavoro da tesista che consiste nel scrivere le tesi altrui senza quasi esser pagata, con un amore eterno a cui deve rinunciare e uno nuovo che le fa rinunciare a tutto. A scuola: Anna Bonaiuto è stanca di essere insegnante, di essere donna, di essere viva e le lusinghe del preside non serviranno a non farle desiderare che qualcuno muoia ogni giorno, magari se stessa. Dalla sua penna e dal suo registro dipenderà la bocciatura di Jessica: tanti colori nei capelli, tanti uomini nel letto e nessuna capacità di memorizzare tutto il (o parte del) programma: Banana si offre volontario, desideroso d'altro, di aiutarla meticolosamente nello studio del Piccolo Principe, del Romanticismo in Italia, comprando il banco più vicino alla cattedra e rischiando l'espulsione per suggerire. Andrea Jublin, che si ritaglia il ruolo del primo fidanzato di Emma, conosce come le sue tasche sicuramente due cose: la scuola italiana (a cui in un'insegna profeticamente sono cadute la C e la U) e i suoi studenti, che già avevano costruito Il Supplente. Sotto questo punto di vista non trova spiraglio: il sistema è fatiscente, i ragazzi sono disinteressati, totalmente incapaci, ebeti, eppure si prendono gioco degli insegnanti e questi risultano impotenti, incapaci perché presi da altro, anche loro, persa la vocazione – persa la vocazione in tutto, in tutti i ruoli: in quello di genitori ma anche in quello di figli. E chi la scuola l'ha già fatta, si sente schiacciato da un altro sistema: quello sociale, lavorativo, e si riduce a rinunciare all'Amleto per mettere in scena il teatrino degli animaletti coi bambini. L'impianto e la regia apparentemente semplici, e la sceneggiatura serrata di frasi a effetto e qualche strafalcione, nascondono una disillusione debilitante, un'amarezza nel guardarsi intorno, un'incapacità di trovare redenzione, speranza in quello che ci circonda. Eppure tutto questo pessimismo è nascosto sotto la patina del film per la TV che fagocita l'attenzione dei meno trascendentali, sotto le battute (che non sono poche) e quell'alone di apparente già visto. Dal 23 giugno in DVD a € 14,90.

domenica 17 maggio 2015

David di Donatello - candidati.



Annunciate dall'Accademia del Cinema Italiano le candidature ai più importanti premi cinematografici nostrani giunti oggi alla 59esima edizione, i premi David di Donatello. Una vergogna: di una lunghissima lista sono stati presi una manciata di titoli e replicati in ogni cinquina senza cognizione di causa, a partire dal capofila Anime Nere, 16 candidature per il terzo lungometraggio di Francesco Munzi, già nominato al David all'esordio Saimir, che conta anche un posto per Barbara Bobulova come attrice non protagonista, unica a parlare in italiano – seguito subito dopo da Il Giovane Favoloso di Mario Martone, vincitore con Noi Credevamo quattro anni fa, 14 nominations che ci aspettavamo (scene, costumi, che se la devono vedere con Maraviglioso Boccaccio; la magnifica musica di Apparat) a cominciare dalla sacrosanta performance di Elio Germano, attore senza rivali nonostante in gara contro i previsti Marco Giallini, Riccardo Scamarcio e Alessandro Gassmann. Quest'ultimo ritrova tutto il cast de Il Nome Del Figlio fra i nominati, Scamarcio soltanto la compare Jasmine Trinca per Nessuno Si Salva Da Solo. Sul versante femminile il disastro: causa morte, nomination d'obbligo per Virna Lisi come protagonista in un film senza protagonisti e di cui ogni attrice meritava la considerazione; Paola Cortellesi ci piace sempre tanto ma all'Accademia ancora di più, seconda nomination di fila dopo Sotto Una Buona Stella scorso (vinse nel 2011, per Nessuno Mi Può Giudicare), Margherita Buy era ovvia ma dovrebbe essere Alba Rohrwacher a trionfare, con Hungry Hearts del compagno Saverio Costanzo – 7 nomine –  anche se quella di Vergine Giurata è la sua performance più riuscita; una sola candidatura per Laura Bispuri: regista esordiente contro il comedy Se Dio Vuole e il non-film N-Capace. Niente Short Skin, niente The Repairman: c'è Cloro, l'intenso dramma di una nuotatrice schiacciata dai problemi familiari, e a sorpresa il minuscolo Banana. Accanto alle 10 nominations di Mia Madre, appena proiettato a Cannes, tra cui quella giustissima per Giulia Lazzarini e quella un po' regalata a Nanni Moretti, Torneranno I Prati chiude il ciclo degli eterni candidati – ultimo film di Ermanno Olmi che promette sempre di essere giunto all'ultimo film (8 candidature); 7 invece per la commedia dell'anno Noi E La Giulia che addirittura fa doppietta di attori non protagonisti rubando ciò che spetterebbe a Kim Rossi Stuart e concorre al David Giovani che però, in quanto tale, potrebbe preferire Il Ragazzo Invisibile di Salvatores (10). Più vergognosa di ogni altra cosa è l'assenza de Le Meraviglie, colpevole di essere uscito ormai un anno fa, candidato solo alla produzione: Gran Premio a Cannes scorso, è in assoluto il miglior film italiano dell'anno. Invece i candidati secondo l'Accademia sono:

miglior film
Anime Nere di Francesco Munzi
Hungry Hearts di Saverio Costanzo
Il Giovane Favoloso di Mario Martone
Mia Madre di Nanni Moretti
Torneranno I Prati di Ermanno Olmi

migliore regista
Francesco Munzi per Anime Nere
Saverio Costanzo per Hungry Hearts
Mario Martone per Il Giovane Favoloso
Nanni Moretti per Mia Madre
Ermanno Olmi per Torneranno I Prati


giovedì 30 aprile 2015

David di Donatello 2015 - in concorso.



Art. 6, si legge: non possono assegnarsi premi ad attori italiani e stranieri doppiati in film italiani; Adam Driver quindi deve abbandonare le speranze (…) di vincere il David di Donatello 2015 per la migliore interpretazione maschile in Hungry Hearts di Saverio Costanzo, dopo aver vinto la Coppa Volpi a Venezia 71 per lo stesso ruolo; al contrario potrebbe incrociare le dita la sua compagna (sul set) Alba Rohrwacher, pure Coppa Volpi, che di David ne ha già due (Giorni E Nuvole, 2008: non protagonista; Il Papà Di Giovanna, 2009: protagonista; e altre due nominations), ma nell'Art. 7 del regolamento dei giurati del premio si legge: nel caso si venga candidati per più di un film, si entra in cinquina solo con il film per il quale si è ottenuto il maggior numero di voti. L'interpretazione americana, quindi, potrebbe essere calpestata da quella albanese di Vergine Giurata, dove il protagonismo è assoluto e la performance camaleontica: le spettatrici albanesi della prima hanno ammesso di non aver notato l'accento italiano nel dialetto gheg della Rohrwacher, burrnesh in un villaggio montuoso ai confini col Kosovo che rinuncia alla propria identità per poter essere riconosciuta socialmente, col nome di Mark. Laura Bispuri, autrice dell'opera, potrebbe (dovrebbe!) rientrare nella cinquina dei migliori esordi (insieme a Short Skin di Duccio Chiarini e The Repairman di Paolo Mitton, ci auguriamo – e al campioncino di incassi Se Dio Vuole, ci aspettiamo) ma non nella categoria più succosa: sempre all'Art. 6: il miglior regista esordiente non può essere votato anche come migliore regista. Ad ogni modo, se la devono vedere tutti col mostro sacro Nanni Moretti, furbescamente uscito in sala sfiorando la conclusione delle votazioni (mentre Sorrentino e Garrone, in concorso a Cannes con lui, vengono spediti all'anno prossimo); Mia Madre, oltre ad odorare di Miglior Film, ha due intense performances delle navigate Margherita Buy protagonista e di Giulia Lazzarini non protagonista. Eppure questo è l'anno degli esordienti: non solo dietro alla macchina da presa ma anche davanti. Sacrosante sarebbero le candidature di Giulia Salerno per Incompresa (vista anche con meno spessore ne Il Nome Del Figlio, dove però il resto del cast splende), Maria Alexandra Lungu e Agnese Graziani, Gelsomina e Marinella, due delle quattro sorelle ne Le Meraviglie della Rohrwacher jr., Alice; lo ammettiamo: è questo il film per cui facciamo il tifo – già un Nastro d'Argento Speciale alla regista, alla seconda opera dopo Corpo Celeste, e il Gran Premio Speciale della Giuria di Cannes 2014. Ma il versante femminile si riempie anche delle numerose interpreti di Latin Lover della Comencini, tra cui la compianta Virna Lisi cui arriverà, probabilmente, la solita nomination postuma: ebbe due David, nell'80 e nell'83, per La Cicala e il discutibile Sapore Di Mare; non lo ricevette per La Regina Margot, che le valse la Palma a Cannes e il César, e fu premiata due volte alla carriera: nel '96 e nel 2009. Senza dimenticare la straziata Ambra Angiolini del dubbioso La Scelta e l'algida Micaela Ramazzotti del dubitante Ho Ucciso Napoleone. Il versante maschile invece, sempre meno interessante, conta sul pluricandidato Marco Giallini e sul vincitore (per Caos Calmo; un'unica altra nomination) Alessandro Gassmann alla sua rinascita cinematografica – ma è Elio Germano a farci ben sperare, per il suo Leopardi a testa in giù ne Il Giovane Favoloso di Mario Martone (regista del Miglior Film Noi Credevamo), che farà incetta di nominations tecniche e artistiche dividendosele con Maraviglioso Boccaccio dei Taviani, di cui Kim Rossi Stuart è interprete di supporto senza rivali. Di seguito l'elenco di tutti i film in gara per ottenere le candidature – a pochi giorni dal limite ultimo perché la pellicola esca in sala, nonostante Diario Di Un Maniaco Perbene sia programmato per maggio; il sito ufficiale li riporta in un ordine alfabetico che tiene conto dell'articolo, e noi ci atteniamo all'originale iniziativa; con l'asterisco prima del nomesogno segnalati i registi esordienti.

sabato 14 giugno 2014

David di Donatello - vincitori.



Non sono bastati l'Oscar al Film Straniero alla Grande Bellezza né le polemiche che tempestarono i giornali prima dell'uscita in sala a far trionfare Il Capitale Umano ai David di Donatello 2014, premi che il cinema italiano si dà ogni anno con qualche sorpresa internazionale (Wes Anderson batte 12 Anni Schiavo, Philomena vince contro La Vita Di Adèle) e sempre i soliti nomi: Giuseppe Battiston era doppiamente candidato (per Zoran e La Sedia Della Felicità), Ozpetek ha racimolato le solite poche candidature mai andate in porto, Paolo Sorrentino con la sua squadra (il direttore della fotografia in primis) ha raccattato quasi tutti i premi tecnici e artistici che hanno fatto de La Grande Bellezza, uscito troppo tardi l'anno scorso per capitanare l'edizione 2013 ma abbastanza elogiato ai Nastri, il cult del popolo. Paolo Virzì (in foto con il conduttore della serata Paolo Ruffini) non ha ritirato il premio alla regia ma ha visto sfilare praticamente tutti i suoi attori sul palco, a cominciare dall'emozionatissima Valeria Bruni Tedeschi protagonista, Valeria Golino (pluri-candidata anche per Miele) e Fabrizio Gifuni non protagonista. Sette David per il film brianzoleggiante e nove per la pellicola di Sorrentino, Toni Servillo incluso, musiche escluse che sono andate a Song'e Napule insieme al brano originale. Questi due premi, insieme all'esordio alla regia de La Mafia Uccide Solo D'estate, sono stati gli unici intrusi di una serata-battaglia a due, che si è pure macchiata del ricordo di Carlo Mazzacurati, morto poco prima che La Sedia Della Felicità approdasse in sala, del Premio Speciale a Sophia Loren, al maestro Marco Bellocchio e alla Lucky Red rappresentata dal veterano Andrea Occhipinti.
Di seguito, dopo il salto, tutti i candidati e i vincitori per i lungometraggi di finzione; rimando qui per i corti e qui per i documentari.

miglior film
La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino
La Mafia Uccide Solo D'estate di Pierfrancesco Diliberto
Il Capitale Umano di Paolo Virzì
Smetto Quando Voglio di Sydney Sibilia
La Sedia Della Felicità di Carlo Mazzacurati

migliore regista
Paolo Sorrentino per La Grande Bellezza
Ettore Scola per Che Strano Chiamarsi Federico
Paolo Virzì per Il Capitale Umano
Ferzan Ozpetek per Allacciate Le Cinture
Carlo Mazzacurati per La Sedia Della Felicità

domenica 23 giugno 2013

David di Donatello - vincitori.



Sei David di Donatello per La Migliore Offerta che dopo la scivolata di Baarìa porta di nuovo Giuseppe Tornatore al Miglior Film («ringrazio tutte le persone che nonostante la crisi continuano a fare questo mestiere») e alla Migliore Regia (quarta volta, dopo L'uomo Delle Stelle, il Pianista Sull'oceano e La Sconosciuta). Il film in inglese del regista siciliano vince anche i Costumi, le Scene, il David Giovani e la Colonna Sonora di Ennio Morricone che, commosso, ringrazia «Peppuccio» dicendo «è come se fosse la prima volta». Secondo classificato è Diaz con quattro statuette: Miglior Produttore (Domenico Procacci), Montaggio, Sonoro ed Effetti Digitali; e subito dopo il sottovalutato Reality, che non figurava nemmeno nella cinquina più importante – porta a casa il Trucco, le Acconciature e la Fotografia di Marco Onorato, scomparso qualche mese fa: ritira il premio il figlio, con le lacrime agli occhi. La sorpresa dell'anno, Viva La Libertà, porta lo scrittore e regista Roberto Andò a ritirare il premio alla Sceneggiatura («siamo partiti dall'idea che il cinema è la vita senza le parti noiose») e il suo attore Valerio Mastandrea a fare la doppietta in una sera: entrambe le interpretazioni maschili sono sue e alla seconda, per Gli Equilibristi, ha detto: «questa non me l'aspettavo... Non che quella di prima me l'aspettassi...». Inaspettate anche le attrici: Maya Sansa, incinta e felicissima, porta al film di Marco Bellocchio l'unico premio delle pochissime nominations ricevute, mentre Margherita Buy, sesto David e quindicesima nomination, riceve la statuetta da Carlo Verdone che l'annuncia gridando «maledetto il giorno che t'ho incontrata». Premio alla carriera per Vincenzo Cerami, che non c'è: salgono allora sul palco Roberto Benigni e Nicola Piovani, coppia da Oscar de La Vita È Bella; «Cerami mi ha insegnato che l'ispirazione l'aspettano i principianti» dice Benigni, «quelli bravi si mettono a lavoro».
La cerimonia, in diretta su Rai 1 condotta da Greg («sono onorato di presentare da solo, per la prima volta, in diretta televisiva»), partita alle 21:30 di giovedì, si è conclusa poco dopo mezzanotte con il passaggio del David più importante dalla mano dei fratelli Taviani, vincitori l'anno scorso.
Tutti i candidati e i vincitori, di seguito dopo l'interruzione.

Miglior Film
Diaz di Daniele Vicari
Educazione Siberiana di Gabriele Salvatores
Io E Te di Bernardo Bertolucci
 La Migliore Offerta  di Giuseppe Tornatore
Viva La Libertà di Roberto Andò

Miglior Regista
Bernardo Bertolucci per Io E Te
Matteo Garrone per Reality
Gabriele Salvatores per Educazione Siberiana
 Giuseppe Tornatore  per La Migliore Offerta
Daniele Vicari per Diaz

giovedì 13 giugno 2013

David di Donatello - nominations.



Se il mediocre Venuto Al Mondo ottiene solo due nominations (canzone originale e David Giovani), il mediocre Educazione Siberiana se la spassa in un tripudio di candidature (11) di cui potremmo salvare le esotiche scene e il tatuato trucco, ma certo non il Miglior Film, la Regia, la Produzione... Si tratta però del “premio Oscar” Gabriele Salvatores che se la deve contendere coi premi Oscar Giuseppe Tornatore e Bernardo Bertolucci nelle categorie più importanti – e se La Migliore Offerta è un film con qualche problema ma tanta maestria, Io E Te ha praticamente solo problemi. Fanno decisamente meglio i mostri non-sacri che vengono gettati là tra i maestri del cinema italiano: Daniele Vicari, scampato alla cerimonia dell'anno scorso ma inghiottito dai Nastri d'Argento, con il fortissimo e ben fatto Diaz guadagna 13 nominations, le stesse di Viva La Libertà, piccola pellicola passata quasi inosservata, basata su un libro anche passato inosservato – che mentre Gramellini scalava le classifiche, vinceva il Campiello all'Opera Prima  – che schiera tutti i suoi attori: Toni Servillo, Valeria Bruni Tedeschi, Anna Bonaiuto e Valerio Mastandrea; quest'ultimo fa doppietta e si candida anche come protagonista per il bel Gli Equilibristi insieme al Luca Marinelli di un film che ci è piaciuto tanto, Tutti I Santi Giorni, che porta ai David anche la sua protagonista Federica Victoria Caiozzo, Thony quando ha la chitarra in mano, che si accontenta poi della Canzone senza fare mostra del nazional-popolare regista Paolo Virzì. Ancora peggio va a Bella Addormentata, difficilissimo ritratto dell'Italia spezzata dalla malattia terminale, dalla politica e dalla religione, contestatissimo a Venezia, che vede Maya Sansa nominata a Miglior Attrice non Protagonista e Gaetano Garito come Miglior Fonico, senza contare Marco Bellocchio che c'è dietro. Tre attoroni, poi, come registi esordienti (Alessandro Gassman, Luigi Lo Cascio e Laura Morante) perché la vincitrice morale Valeria Golino non fa in tempo, insieme a Paolo Sorrentino, a tornare da Cannes per vedersi candidata. 12 nominations infine per Reality, capolavoro un po' fischiato di Matteo Garrone, col detenuto Aniello Arena immenso protagonista e una schiera di modi e colori e napoletanate sullo sfondo di un sogno neorealista. Anija e L'esecuzione vincono rispettivamente il Miglior Documentario e il Cortometraggio nostrani mentre sul fronte straniero abbiamo una perfetta cinquina europea in cui giustamente rientra il manierista Anna Karenina, il film più sottovalutato dell'anno (ma vincerà Amour), mentre pari pari dagli Oscar è stata copiata e incollata la selezione statunitense (senza il Leone d'Oro Pietà).
Tutti i candidati di tutte le categorie dopo l'interruzione.

Miglior Film
Diaz di Daniele Vicari
Educazione Siberiana di Gabriele Salvatores
Io E Te di Bernardo Bertolucci
La Migliore Offerta di Giuseppe Tornatore
Viva La Libertà di Roberto Andò

Miglior Regista
Bernardo Bertolucci per Io E Te
Matteo Garrone per Reality
Gabriele Salvatores per Educazione Siberiana
Giuseppe Tornatore per La Migliore Offerta
Daniele Vicari per Diaz