Art. 6, si legge: non possono assegnarsi premi ad attori italiani e stranieri doppiati in film italiani; Adam Driver quindi deve abbandonare le speranze (…) di vincere il David di Donatello 2015 per la migliore interpretazione maschile in Hungry Hearts di Saverio Costanzo, dopo aver vinto la Coppa Volpi a Venezia 71 per lo stesso ruolo; al contrario potrebbe incrociare le dita la sua compagna (sul set) Alba Rohrwacher, pure Coppa Volpi, che di David ne ha già due (Giorni E Nuvole, 2008: non protagonista; Il Papà Di Giovanna, 2009: protagonista; e altre due nominations), ma nell'Art. 7 del regolamento dei giurati del premio si legge: nel caso si venga candidati per più di un film, si entra in cinquina solo con il film per il quale si è ottenuto il maggior numero di voti. L'interpretazione americana, quindi, potrebbe essere calpestata da quella albanese di Vergine Giurata, dove il protagonismo è assoluto e la performance camaleontica: le spettatrici albanesi della prima hanno ammesso di non aver notato l'accento italiano nel dialetto gheg della Rohrwacher, burrnesh in un villaggio montuoso ai confini col Kosovo che rinuncia alla propria identità per poter essere riconosciuta socialmente, col nome di Mark. Laura Bispuri, autrice dell'opera, potrebbe (dovrebbe!) rientrare nella cinquina dei migliori esordi (insieme a Short Skin di Duccio Chiarini e The Repairman di Paolo Mitton, ci auguriamo – e al campioncino di incassi Se Dio Vuole, ci aspettiamo) ma non nella categoria più succosa: sempre all'Art. 6: il miglior regista esordiente non può essere votato anche come migliore regista. Ad ogni modo, se la devono vedere tutti col mostro sacro Nanni Moretti, furbescamente uscito in sala sfiorando la conclusione delle votazioni (mentre Sorrentino e Garrone, in concorso a Cannes con lui, vengono spediti all'anno prossimo); Mia Madre, oltre ad odorare di Miglior Film, ha due intense performances delle navigate Margherita Buy protagonista e di Giulia Lazzarini non protagonista. Eppure questo è l'anno degli esordienti: non solo dietro alla macchina da presa ma anche davanti. Sacrosante sarebbero le candidature di Giulia Salerno per Incompresa (vista anche con meno spessore ne Il Nome Del Figlio, dove però il resto del cast splende), Maria Alexandra Lungu e Agnese Graziani, Gelsomina e Marinella, due delle quattro sorelle ne Le Meraviglie della Rohrwacher jr., Alice; lo ammettiamo: è questo il film per cui facciamo il tifo – già un Nastro d'Argento Speciale alla regista, alla seconda opera dopo Corpo Celeste, e il Gran Premio Speciale della Giuria di Cannes 2014. Ma il versante femminile si riempie anche delle numerose interpreti di Latin Lover della Comencini, tra cui la compianta Virna Lisi cui arriverà, probabilmente, la solita nomination postuma: ebbe due David, nell'80 e nell'83, per La Cicala e il discutibile Sapore Di Mare; non lo ricevette per La Regina Margot, che le valse la Palma a Cannes e il César, e fu premiata due volte alla carriera: nel '96 e nel 2009. Senza dimenticare la straziata Ambra Angiolini del dubbioso La Scelta e l'algida Micaela Ramazzotti del dubitante Ho Ucciso Napoleone. Il versante maschile invece, sempre meno interessante, conta sul pluricandidato Marco Giallini e sul vincitore (per Caos Calmo; un'unica altra nomination) Alessandro Gassmann alla sua rinascita cinematografica – ma è Elio Germano a farci ben sperare, per il suo Leopardi a testa in giù ne Il Giovane Favoloso di Mario Martone (regista del Miglior Film Noi Credevamo), che farà incetta di nominations tecniche e artistiche dividendosele con Maraviglioso Boccaccio dei Taviani, di cui Kim Rossi Stuart è interprete di supporto senza rivali. Di seguito l'elenco di tutti i film in gara per ottenere le candidature – a pochi giorni dal limite ultimo perché la pellicola esca in sala, nonostante Diario Di Un Maniaco Perbene sia programmato per maggio; il sito ufficiale li riporta in un ordine alfabetico che tiene conto dell'articolo, e noi ci atteniamo all'originale iniziativa; con l'asterisco prima del nomesogno segnalati i registi esordienti.
Visualizzazione post con etichetta The Repairman. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta The Repairman. Mostra tutti i post
giovedì 30 aprile 2015
David di Donatello 2015 - in concorso.
Art. 6, si legge: non possono assegnarsi premi ad attori italiani e stranieri doppiati in film italiani; Adam Driver quindi deve abbandonare le speranze (…) di vincere il David di Donatello 2015 per la migliore interpretazione maschile in Hungry Hearts di Saverio Costanzo, dopo aver vinto la Coppa Volpi a Venezia 71 per lo stesso ruolo; al contrario potrebbe incrociare le dita la sua compagna (sul set) Alba Rohrwacher, pure Coppa Volpi, che di David ne ha già due (Giorni E Nuvole, 2008: non protagonista; Il Papà Di Giovanna, 2009: protagonista; e altre due nominations), ma nell'Art. 7 del regolamento dei giurati del premio si legge: nel caso si venga candidati per più di un film, si entra in cinquina solo con il film per il quale si è ottenuto il maggior numero di voti. L'interpretazione americana, quindi, potrebbe essere calpestata da quella albanese di Vergine Giurata, dove il protagonismo è assoluto e la performance camaleontica: le spettatrici albanesi della prima hanno ammesso di non aver notato l'accento italiano nel dialetto gheg della Rohrwacher, burrnesh in un villaggio montuoso ai confini col Kosovo che rinuncia alla propria identità per poter essere riconosciuta socialmente, col nome di Mark. Laura Bispuri, autrice dell'opera, potrebbe (dovrebbe!) rientrare nella cinquina dei migliori esordi (insieme a Short Skin di Duccio Chiarini e The Repairman di Paolo Mitton, ci auguriamo – e al campioncino di incassi Se Dio Vuole, ci aspettiamo) ma non nella categoria più succosa: sempre all'Art. 6: il miglior regista esordiente non può essere votato anche come migliore regista. Ad ogni modo, se la devono vedere tutti col mostro sacro Nanni Moretti, furbescamente uscito in sala sfiorando la conclusione delle votazioni (mentre Sorrentino e Garrone, in concorso a Cannes con lui, vengono spediti all'anno prossimo); Mia Madre, oltre ad odorare di Miglior Film, ha due intense performances delle navigate Margherita Buy protagonista e di Giulia Lazzarini non protagonista. Eppure questo è l'anno degli esordienti: non solo dietro alla macchina da presa ma anche davanti. Sacrosante sarebbero le candidature di Giulia Salerno per Incompresa (vista anche con meno spessore ne Il Nome Del Figlio, dove però il resto del cast splende), Maria Alexandra Lungu e Agnese Graziani, Gelsomina e Marinella, due delle quattro sorelle ne Le Meraviglie della Rohrwacher jr., Alice; lo ammettiamo: è questo il film per cui facciamo il tifo – già un Nastro d'Argento Speciale alla regista, alla seconda opera dopo Corpo Celeste, e il Gran Premio Speciale della Giuria di Cannes 2014. Ma il versante femminile si riempie anche delle numerose interpreti di Latin Lover della Comencini, tra cui la compianta Virna Lisi cui arriverà, probabilmente, la solita nomination postuma: ebbe due David, nell'80 e nell'83, per La Cicala e il discutibile Sapore Di Mare; non lo ricevette per La Regina Margot, che le valse la Palma a Cannes e il César, e fu premiata due volte alla carriera: nel '96 e nel 2009. Senza dimenticare la straziata Ambra Angiolini del dubbioso La Scelta e l'algida Micaela Ramazzotti del dubitante Ho Ucciso Napoleone. Il versante maschile invece, sempre meno interessante, conta sul pluricandidato Marco Giallini e sul vincitore (per Caos Calmo; un'unica altra nomination) Alessandro Gassmann alla sua rinascita cinematografica – ma è Elio Germano a farci ben sperare, per il suo Leopardi a testa in giù ne Il Giovane Favoloso di Mario Martone (regista del Miglior Film Noi Credevamo), che farà incetta di nominations tecniche e artistiche dividendosele con Maraviglioso Boccaccio dei Taviani, di cui Kim Rossi Stuart è interprete di supporto senza rivali. Di seguito l'elenco di tutti i film in gara per ottenere le candidature – a pochi giorni dal limite ultimo perché la pellicola esca in sala, nonostante Diario Di Un Maniaco Perbene sia programmato per maggio; il sito ufficiale li riporta in un ordine alfabetico che tiene conto dell'articolo, e noi ci atteniamo all'originale iniziativa; con l'asterisco prima del nomesogno segnalati i registi esordienti.
Etichette:
Alba Rohrwacher,
David di Donatello,
Elio Germano,
Il Giovane Favoloso,
Kim Rossi Stuart,
Latin Lover,
Le Meraviglie,
Maraviglioso Boccaccio,
Mia Madre,
Short Skin,
The Repairman,
Vergine Giurata,
Virna Lisi
mercoledì 4 dicembre 2013
31TFF: storia di un riparatore.
The Repairman
id., 2013, Italia, 89 minuti
Regia: Paolo Mitton
Sceneggiatura originale: Paolo Mitton & Francesco Scarrone
Cast: Daniele Savoca, Hannah Croft, Paolo Giangrasso,
Francesca Porrini, Fabio Marchisio, Irene Ivaldi
Voto: 8.1/ 10
_______________
Commedia brillante – come si usa dire a teatro; opera prima (tenerissima la presenza in sala degli amici dell'attore protagonista) di un regista piemontese (Paolo Mitton) che ha scelto il manifesto sbagliato e il titolo sbagliato per un film che promette poco e regala allo spettatore tantissimo, e il pubblico di Torino ha apprezzato. Storia a incastri ben stesa, con un gioco di livelli narrativi multipli che stanno in piedi senza sbavature e anzi, con non pochi piccoli dettagli che rendono deliziosa la confezione. Si comincia con la telefonata di un decesso, mentre un uccello pure muore, colpito dalle scariche elettriche dei fili sopra alla strada; fili che saranno protagonisti della parte finale. Scanio (un azzeccatissimo Daniele Savoca tutto barba e focaccine), voce fuori campo e titolo del primo capitolo e nome del protagonista, chiamato universalmente A-scanio a cui lui strappa ogni volta la A, ha lasciato Ingegneria perché gli è morto il padre e adesso lavora come riparatore (da qui il titolo) di complessi marchingegni tipo la multi-macchina da caffè di una ditta. Ha una combriccola di amici, che tendenzialmente ridono della sua nullafacenza e della sua solitudine. Lui è un ingegnere, quindi un po' perennemente fuori luogo, impacciato con le donne. Nella prima metà, ci si sganascia dal ridere: una battuta dopo l'altra, ogni scena è comica (ma senza scadere mai nella gag nonsense e assolutamente mai volgare, come il nostro cinema crede invece debba essere una commedia). Poi la storia si fa seria, e il tono si abbassa un po': arriva una ragazza, una convivenza a sorpresa, il lavoro se ne va ma lo spirito gaio di affrontare la vita, più o meno, resta. Il tutto narrato attraverso scatole cinesi da cui si entra e si esce, sempre col sorriso, sebbene lentamente l'ilarità diminuisca con l'avvicinarsi della prevedibile rottura (sul lavoro, in amore, in casa). I problemi della vita, quando si sommano, demotivano e abbassano gli angoli della bocca. In questo esordio silenziosissimo tutto sorprende: la bravura e la naturalezza degli attori, sconosciutissimi fino ad oggi; la fotografia coerente e non amatoriale; la trama, realistica e attuale (che a Virzì è forse piaciuta per la vicinanza vicinissima con Tutti I Santi Giorni) sulla precarietà del lavoro, del denaro, degli affetti, sulla quale (precarietà) comunque si sorride senza sangue amaro. Ma soprattutto la sceneggiatura, quasi impeccabile, ben pensata e ben portata a termine.
Non si incastrano perfettamente la prima e l'ultima scena; ma è un difetto che lasciamo correre in quello che è stato unanimemente considerato il più interessante esordio dell'anno.
Iscriviti a:
Post (Atom)

