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domenica 16 febbraio 2014

Goya 2014 - vincitori.




Più di tre milioni e mezzo di telespettatori hanno seguito la cerimonia di premiazione dei Premi Goya l'altra sera, sintonizzati su La 1 di TVE ad assistere al trionfo della pellicola di David Trueba, che partecipava all'evento per la sesta volta dopo i cinque anni in cui non aveva ottenuto niente con i suoi documentari. Il suo Vivir Es Fácil Con Los Ojos Cerrados ottiene sei premi: miglior film, regia, sceneggiatura originale, colonna sonora, attrice rivelazione (Natalia de Molina) e attore protagonista, Javier Cámara (nella foto), anche per lui alla sesta candidatura e al primo premio vinto come attore. L'altro film che Cámara vedeva in gara, Gli Amanti Passeggeri di Almodóvar, non conquista nemmeno l'unico premio a cui era candidato (costumi). Neanche La Grande Bellezza ce la fa, contro il capolavoro Amour giustamente imbattibile, né riesce ad essere eletto miglior film iberico Gloria di Sebastián Lelio, dal Cile, non candidato all'Oscar, contro Azul Y No Tan Rosa. Solo due premi per La Herida (regista esordiente, attrice protagonista) e due per La Gran Familia Española (canzone originale, attore non protagonista) che contava ben undici nominations.
Qui il sito ufficiale con tutti i vincitori e i candidati delle altre categorie mentre di seguito, dopo l'interruzione, le categorie principali.

miglior film spagnolo
15 Años Y Un Día [15 Years And One Day] di Gracia Querejeta
Caníbal [Cannibal] di Manuel Martín Cuenca
La Gran Familia Española [Family United] di Daniel Sánchez Arévalo
La Herida [Wounded] di Fernando Franco
 Vivir Es Fácil Con Los Ojos Cerrados  di David Trueba

miglior film ibero-americano
 Azul Y No Tan Rosa  di Miguel Ferrari (Venezuela)
Gloria di Sebastián Lelio (Chile)
Il Medico Tedesco di Lucía Puenzo (Argentina)
La Gabbia Dorata di Diego Quemada-Diez (Guatemala and Mexico)

miglior film europeo
 Amour  di Michael Haneke (Austria)
Il Sospetto di Thomas Vinterberg (Danimarca)
La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino (Italia)
La Vita Di Adèle di Abdellatif Kechiche (Francia)

venerdì 25 ottobre 2013

il film cileno.



Gloria
id., 2013, Cile, 110 minuti
Regia: Sebastián Lelio
Sceneggiatura originale: Sebastián Lelio & Gonzalo Maza
Cast: Paulina García, Sergio Hernández, Diego Fontecilla,
Fabiola Zamora, Coca Guzzini, Hugo Moraga
Voto: 8/ 10
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Ma dov'è stata questa Paulina García in tutti questi anni?, perché mai l'hanno relegata a una carriera di serie televisive cilene e l'hanno fatta arrivare al cinema solo adesso?, come abbiamo fatto a stare senza?
Un film che non è un film ma che è un personaggio che lei si sobbarca dalla prima all'ultima scena senza mai sparire dal campo e che le è valso l'Orso d'Argento per l'interpretazione femminile a quest'ultima Berlinale.
Un film che non è un film ma un romanzo di formazione traslato dalla giovinezza di Holden, di Törless, di Werther a una divorziata cinquantenne che porta avanti un lavoro macchinoso per cui non salta di gioia, una serie di telefonate ai figli che non rispondono, una sequela di uscite in locali per single, separati, piacioni dove balla e beve e rimorchia una bottarella semplice di cui non vedrà futuro. E procede così scandita questa vita agra mentre una figlia incinta parte per la Svezia dove il non-marito l'attende e un gatto-pipistrello entra dalla finestra scendendo dal piano di sopra esasperato dalle urla di un ubriachetto. Tutto qua: perché il finale è prevedibile e non ve lo racconto e perché l'uomo che si inserisce nella vita di Gloria cerca di essere fisso ma non ci riesce, per volontà generali, e anche questo è un buon personaggio psicologicamente analizzato, e gl'impulsi sessuali di entrambi non c'infastidiscono.
Qualche sbadiglio in sala per una quasi assenza di trama ma anche molti sorrisi: «l'avranno fatta fumare davvero?» ci si domanda, perché la faccia dell'erba Gloria ce l'ha sul serio, quando trova un pacchetto e si mette comoda sul divano. «Avrà bevuto?» viene da chiedere a questi occhi spenti, mentre in giostra un'uomo le fa venire i brividi nell'unico modo con cui può riuscirci. Ma la consapevolezza, l'accettazione della propria solitudine è sempre dietro l'angolo: basta pensare ai lati positivi della tristezza e concedersi un ballo senza cavaliere.
Sebastián Lelio certo triste non lo sarà: l'ex-candidato all'Oscar per il Cile (Pablo Larraín) gli produce un film meraviglioso e meravigliosamente scritto che viene mandato nell'altra America in rappresentanza di uno stato che rischia di candidarsi per il secondo anno di fila dopo sedici film ignorati (ché il Cile è solo dal 1990 che concorre per gli Oscar) e un errore (non mandare La Nana nel 2009) – e giustamente dovrebbe vedere premiata la sua attrice, in una di quelle candidature estere che non fanno di solito la storia (ma che questa volta forse potrebbe).

i film stranieri.



I cinema sono proibiti in Arabia Saudita e i film si guardano in dvd o se passano in televisione; per cui è la prima volta nella storia che il Paese manda una pellicola in lizza per gli Oscar – e per di più è diretto da una donna (Haifaa Al-Mansour). Il film in questione, La Bicicletta Verde, oltre ai tre premi veneziani nel 2012 ha riscosso successi a Dubai, Vancouver, Sidney, Oslo, Los Angeles, ed è uno dei molti film di ritorno da grandi festival che aspirano alla nomination più importante dell'anno. Che sarà annunciata il 16 gennaio 2014, durante la lettura dei candidati agli 86esimi Academy Awards. Gli Oscar al Miglior Film Straniero, però, vengono sempre anticipati da una scrematura di nove titoli pubblicati circa otto giorni prima della data ufficiale, in cui le speranze vengono perse o rafforzate. Sono 76 quest'anno i film a gareggiare; Repubblica Ceca e Libano hanno all'ultimo momento cambiato idea sul film da spedire oltreoceano, mentre l'Italia ha grazie a Dio orientato la propria scelta sull'unico film che poteva avere speranze, La Grande Bellezza, tanto elogiato quanto criticato allo scorso Cannes dove Paolo Sorrentino è ormai di casa. Da Cannes ne arrivano altri 12, tra cui il Renoir che a sorpresa la Francia schiera senza grassi entusiasmi, dopo la disdetta (giustificata) del Quasi Amici dell'anno scorso, partito per essere uno dei Migliori Film in assoluto dopo la precedente vittoria di The Artist. Renoir, di Gilles Bourdos, biopic sulla vita del pittore analizzata al suo crepuscolo, odora di seconda scelta dietro alla Palma d'Oro La Vita Di Adele, ora nelle nostre sale e da troppo poco in Francia (9 ottobre), motivo per cui non ha potuto rappresentare lo Stato. Potrà farlo l'anno prossimo, ma già questa volta Adèle Exarchlopoulos e Léa Seydoux potrebbero ricevere la nomination per l'interpretazione femminile (e la prima lo meriterebbe come poche). Stessa sorte toccò l'anno scorso a Il Sospetto di Vinterberg, mandato quest'anno, e distribuito in Italia da BiM che si ritrova in sala due pellicole di questa lista, Il Passato del già Oscar Farhadi (Palma alla Béjo) e The Grandmaster di Wong Kar-Wai, di ritorno sul grande schermo dopo l'americano Un Bacio Romantico del 2007. È la prima volta anche per la Moldavia ed è la prima volta che il Montenegro spedisce un film come stato indipendente; rinunciano alla gara invece il Vietnam e la Macedonia.
Sussurri sull'alta probabilità nostrana di farcela almeno quest'anno e grida sulle possibili più grasse nominations per La Migliore Offerta di Tornatore (recitato in inglese). La Grande Bellezza uscirà negli Stati Uniti il 15 novembre distribuito da Criterion e Janus. La competizione più agguerrita: sicuramente il bel Gloria (altra formidabile attrice, Orso a Berlino), il tedesco Zwei Leben, la solita Polonia, appena applaudita a Venezia per Walesa di Andrzej Wajda, il romeno Child's Pose (Orso d'Oro al Miglior Film) e l'inglese Metro Manila, recitato però in tagalog, la più diffusa lingua delle Filippine.
Di seguito, tutti i titoli in corsa per la candidatura.