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domenica 16 febbraio 2014

Goya 2014 - vincitori.




Più di tre milioni e mezzo di telespettatori hanno seguito la cerimonia di premiazione dei Premi Goya l'altra sera, sintonizzati su La 1 di TVE ad assistere al trionfo della pellicola di David Trueba, che partecipava all'evento per la sesta volta dopo i cinque anni in cui non aveva ottenuto niente con i suoi documentari. Il suo Vivir Es Fácil Con Los Ojos Cerrados ottiene sei premi: miglior film, regia, sceneggiatura originale, colonna sonora, attrice rivelazione (Natalia de Molina) e attore protagonista, Javier Cámara (nella foto), anche per lui alla sesta candidatura e al primo premio vinto come attore. L'altro film che Cámara vedeva in gara, Gli Amanti Passeggeri di Almodóvar, non conquista nemmeno l'unico premio a cui era candidato (costumi). Neanche La Grande Bellezza ce la fa, contro il capolavoro Amour giustamente imbattibile, né riesce ad essere eletto miglior film iberico Gloria di Sebastián Lelio, dal Cile, non candidato all'Oscar, contro Azul Y No Tan Rosa. Solo due premi per La Herida (regista esordiente, attrice protagonista) e due per La Gran Familia Española (canzone originale, attore non protagonista) che contava ben undici nominations.
Qui il sito ufficiale con tutti i vincitori e i candidati delle altre categorie mentre di seguito, dopo l'interruzione, le categorie principali.

miglior film spagnolo
15 Años Y Un Día [15 Years And One Day] di Gracia Querejeta
Caníbal [Cannibal] di Manuel Martín Cuenca
La Gran Familia Española [Family United] di Daniel Sánchez Arévalo
La Herida [Wounded] di Fernando Franco
 Vivir Es Fácil Con Los Ojos Cerrados  di David Trueba

miglior film ibero-americano
 Azul Y No Tan Rosa  di Miguel Ferrari (Venezuela)
Gloria di Sebastián Lelio (Chile)
Il Medico Tedesco di Lucía Puenzo (Argentina)
La Gabbia Dorata di Diego Quemada-Diez (Guatemala and Mexico)

miglior film europeo
 Amour  di Michael Haneke (Austria)
Il Sospetto di Thomas Vinterberg (Danimarca)
La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino (Italia)
La Vita Di Adèle di Abdellatif Kechiche (Francia)

mercoledì 8 gennaio 2014

Goya 2014 - nominations.



Sono state annunciate le nominations ai 28esimi Premi Goya del cinema spagnolo, privati per la prima volta completamente del maestro Pedro Almodóvar che con Gli Amanti Passeggeri ha puntato più a rivangare il suo passato che conquistare qualche altra statuetta; compaiono molti volti nuovi e moltissimi film non ancora distribuiti nel nostro Paese, a partire da 15 Años Y Un Día, che ha rappresentato la Spagna agli Oscar senza successi (ha qui 7 candidature), passando per La Gran Familia Española (10 nominations) e Caníbal (8). Arrivata alla decima candidatura, Maribel Verdú (Blancanieves, Il Labirinto Del Fauno) potrebbe ritirare il terzo Goya, mentre per Javier Cámara (Fuori Menù, Parla Con Lei) sarebbe il primo dopo cinque tentativi. Compare la nostra Grande Bellezza, candidata al miglior film europeo contro gli imbattibili Amour di Haneke, Il Sospetto di Vinterberg e La Vita Di Adèle di Kechiche; la sana competizione si fa sentire meno per la regia esordiente di Neus Ballús, per cui facciamo il tifo, con La Plaga in concorso al Festival di Torino. Compare anche Gloria, tra i migliori film sud-americani in lingua spagnola, ma sarà difficile battere La Gabbia Dorata (uscito tra l'altro da noi un paio di mesi fa) e Il Medico Tedesco (da noi ad aprile), fresco di dieci premi dell'Academia Argentina.
La cerimonia di premiazione si svolgerà il 9 febbraio all'Hotel Auditorium di Madrid, presentata da Manuel Fuentes. Qui il sito ufficiale, con tutti i candidati nelle diverse categorie (dai cortometraggi ai documentari al sonoro e trucco), mentre di seguito le nominations per i premi principali.

miglior film spagnolo
15 Años Y Un Día [15 Years And One Day] di Gracia Querejeta
Caníbal [Cannibal] di Manuel Martín Cuenca
La Gran Familia Española [Family United] di Daniel Sánchez Arévalo
La Herida [Wounded] di Fernando Franco
Vivir Es Fácil Con Los Ojos Cerrados di David Trueba

miglior film ibero-americano
Azul Y No Tan Rosa di Miguel Ferrari (Venezuela)
Gloria di Sebastián Lelio (Chile)
Il Medico Tedesco di Lucía Puenzo (Argentina)
La Gabbia Dorata di Diego Quemada-Diez (Guatemala and Mexico)

miglior film europeo
Amour di Michael Haneke (Austria)
Il Sospetto di Thomas Vinterberg (Danimarca)
La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino (Italia)
La Vita Di Adèle di Abdellatif Kechiche (Francia)

venerdì 22 febbraio 2013

BAFTA 2013 - vincitori.



I British Academy Film And Television Awards che si distinguono ogni anno – giustamente – per la tendenza a premiare anche il cinema inglese e non solo quello americano, si allineano a tutto ciò che è stato finora e regalano a Ben Affleck la statuetta per la Migliore Regia e per il Miglior Film (come produttore; foto) per Argo. Lo candidano anche – ingiustamente – alla performance da protagonista ma né lui né l'invisibile Alan Arkin grazie a Dio riescono a farcela; il primo perché battuto dal palese Daniel Day-Lewis (quarto BAFTA da attore protagonista così commentato) e il secondo perché battuto da Christoph Waltz, uno dei tre migliori attori non protagonisti di quest'anno che non si sa più ormai chi si contende l'Oscar (Waltz ha vinto anche il Golden Globe, Tommy Lee Jones il SAG, Philip Seymour Hoffman tutti gli altri premi). La sorpresa delle sorprese è il tocco di classe: Emmanuelle Riva batte la più probabile Jennifer Lawrence visibilmente delusa e vince un premio che non ritira perché non c'è per la performance in Amour che – giustamente – è il Miglior Film Straniero (e qui si tremava: l'anno scorso, contro Una Separazione, i BAFTA fecero vincere Almodóvar). Argo vince anche il Montaggio mentre i premi artistico-tecnici se li spartiscono Les Misérables e Vita Di Pi – il primo, inglesissimo, mette i piedi in testa al più originale Anna Karenina che s'accontenta dei costumi – e su tutti trionfa Skyfall, Miglior Film Inglese e Miglior Musica. Il film di David O. Russell, quindi rimasto a bocca asciutta nell'unica categoria in cui aveva speranze, si becca la Sceneggiatura Non Originale mentre quella Originale va a Quentin Tarantino, e qua proprio non si possono fare pronostici per gli Oscar di domenica. Senza niente in mano se ne vanno solo Zero Dark Thirty, e – candidato in molte meno categorie – anche Lo Hobbit.
Tutti i candidati e i vincitori, di seguito e dopo l'interruzione.

Miglior Film
 Argo 
Les Misérables
Vita Di Pi
Lincoln
Zero Dark Thirty

Miglior Film Britannico
Anna Karenina
Marigold Hotel
Les Misérables
Sette Psicopatici
Skyfall

lunedì 14 gennaio 2013

Golden Globes 2013 - vincitori



Non era neanche finita la cerimonia di premiazione che subito i TG flash americani hanno cominciato a parlarne, lei è diventata trend topic sia col cognome che senza su Twitter e comparivano video appena registrati su YouTube: il discorso di Jodie Foster, premiata col Cecil B. DeMille Award alla carriera, che oltre ad aver orgogliosamente dichiarato di avere cinquant'anni (e da trentasei è sullo schermo) ha anche preparato la platea al suo «discorso di coming-out» in cui avrebbe rivelato qualcosa che non ha mai rivelato nella sua vita e che è giunta l'ora di dire: è single. Poi, scherzando, ha colto l'occasione per interrogarsi (e interrogarci) sul motivo per cui i personaggi dello spettacolo diventano protagonisti di reality show, sull'importanza e il senso della privacy, sottolineando la difficoltà con cui si conduce una vita privata. A questo punto il discorso prende una svolta che fa commuovere il pubblico perché si affronta il tema del cinema indipendente, quello che si fa per emozionare, non per far soldi, i ruoli che si interpretano per la loro bellezza che sono sempre meno, motivo per il quale potrebbe lasciare le scene (insieme alla malattia della madre).
Il secondo grande avvenimento di questi 70esimi Golden Globes è stata la presenza quasi nulla di Bill Clinton che è stato poi chiamato da una delle due conduttrici, Tina Fey, «il marito di Hillary», e proprio le due conduttrici (la Fey e Amy Poheler) hanno mantenuto la promessa di rendere la cerimonia una sorta di Saturday Night Live di satira cinematografica («Taylor Swift sta' lontana dal figlio di Jamie Foxx»). La Swift, candidata per la Canzone Originale, ha dovuto vedere quel premio andare ad Adele, senza nascondere il disappunto durante il discorso di ringraziamento della più celebre cantante inglese, mentre Michael Danna, il compositore di Little Miss Sunshine, vince la Colonna Sonora alla sua prima nomination, unico premio per Vita Di Pi.
Nessuna sorpresa ai piani alti: Argo è il Miglior Film Drammatico con un gioioso Ben Affleck che vince anche la Migliore Regia (foto) riscattando la non-nomination di tre giorni fa agli Oscar, dall'altra parte è stato Les Misérables a vincere come Film Comedy o Musical – premio che forse sarebbe dovuto andare a Il Lato Positivo, che si accontenta della Migliore Attrice. Il musical di Tom Hooper basato sul romanzone di Victor Hugo fa vincere anche Hugh Jackman come Miglior Attore e Anne Hathaway come Miglior Attrice Non Protagonista aumentando la probabilità di quest'ultima di raggiungere il suo primo Oscar, mentre è chiaro che il Miglior Attore sarà, come qui, Daniel Day-Lewis per la sua metamorfosi in Lincoln. Curioso il successo di Quentin Tarantino: Miglior Sceneggiatura (l'unica completamente originale candidata) e Miglior Attore Non Protagonista, di nuovo, per Christoph Waltz. Mentre torna a casa a bocca asciutta Kathryn Bigelow se non per la sua protagonista Jessica Chastain. La Poheler, all'inizio della cerimonia, ha detto di capire bene perché la Bigelow fa film sulle torture dato che è stata sposata per tre anni con James Cameron. Eppure quattro anni fa i Globes premiarono Avatar e neanche candidarono The Hurt Locker.
Un altro premio dovuto e uno regalato: il primo è per il nostro Film Straniero, Amour, il secondo per Ribelle - The Brave, che batte indicibilmente Ralph Spaccatutto e regala l'ennesimo premio alla Pixar.
Tutti i vincitori, evidenziati in blu, di seguito e dopo il salto, e per la lista dei premi televisivi (in cui di routine vince Homeland per il drama e a sorpresa il bel Girls per la comedy) rimando al sito ufficiale.


Miglior Regia
 Ben Affleck  per Argo
Kathryn Bigelow per Operazione Zero Dark Thirty
Ang Lee per Vita Di Pi
Steven Spielberg per Lincoln
Quentin Tarantino per Django Unchained

Miglior Sceneggiatura
Mark Boal per Operazione Zero Dark Thirty
Tony Kushner per Lincoln
David O. Russell per Il Lato Positivo
 Quentin Tarantino  per Django
Chris Terrio per Argo

giovedì 10 gennaio 2013

Academy Awards - nominations.



E così, è accaduto l'impossibile: partendo dall'annuncio delle candidature, non più dato da dietro al leggio da un'ex candidato/a insieme al direttore dell'AMPAS (attualmente Hawk Koch, eletto l'anno scorso), fino alla nomination per il Miglior Film Straniero, premio che agli americani interessa molto poco, che vede l'assenza di Quasi Amici – così come in tutte le altre categorie, nonostante le dicerie.
Puntando alla comicità che ha caratterizzato gli ultimi Golden Globes (saranno condotti, a fine mese, dalle mattatrici Tina Fey e Amy Poehler del Saturday Night Live) gli Oscar 2013 chiamano a sé l'amatissima Emma Stone e il Seth MacFarlane creatore de I Griffin nonché voce di quel capofamiglia e regista di Ted che scopre, durante la lettura dei candidati, di avere una nomination per la Canzone Originale – categoria che non era mai stata data alle sei e mezzo del mattino, ora americana, ma sempre alla sera, con la seconda mandata di premi.
E se tra le canzoni ci si aspetta sempre qualche presenza di troppo (chi ha mai sentito parlare del film Chasing Ice?), dove mancano Elisa & Ennio Morricone ma dove troviamo l'Adele di Skyfall e Suddenly, le due certezze, non ci si aspettava questa potente assenza tra i migliori registi: l'ex vincitrice Kathryn Bigelow, data per certa vincitrice, viene schiacciata dai suoi colleghi maschi, tra cui l'inatteso David O. Russell e l'insperato Benh Zeitlin per il suo Beasts Of The Southern Wild che si rivela il film indipendente dell'anno candidato anche alla Sceneggiatura, al Miglior Film e soprattutto all'Attrice Protagonista, Quvenzhané Wallis di soli 9 anni, che si rivela la più giovane candidata di sempre nella stessa categoria di Emmanuelle Riva, di 85, la più anziana. Il suo Amour, grazie a Dio, è sia tra i Film Stranieri che tra i Film e basta, è tra le Migliori Regie e Sceneggiature. Manca tra i registi anche Paul Thomas Anderson, sebbene il suo The Master abbia avuto le nominations a tutt'e tre i fantastici attori, e sul fronte dell'animazione la sorpresa è Pirati! che ruba il posto a Le 5 Leggende, dato per scontato candidato e possibile vincitore.
Con 12 nominations, come previsto, è comunque Lincoln di Spielberg ad avere la meglio dopo la disdetta dell'anno scorso con War Horse, che pure aveva il botto ma era tornato a casa con niente; essendo un filmone in costume che, oltre alle candidature tecniche prese anche da Les Misérables (scenografia, costumi, trucco, mixaggio sonoro) ottiene anche quelle importanti per dialoghi e regia.
Entrambe le Biancaneve dell'anno ottengono la nomination ai costumi (Biancaneve E Il Cacciatore anche quella agli effetti visivi), Lo Hobbit si accontenta di 3 (scenografia, costumi, effetti) I Simpson per la prima volta sono tra i cortometraggi animati, ma per la lista completa delle categorie rimando al sito ufficiale dell'Academy.
I premi saranno consegnati la notte del 24 febbraio, come ogni anno, dal Kodak Theatre di Los Angeles. E adesso cominciano le previsioni. Di seguito, e dopo il salto, tutti i candidati annunciati quest'oggi, nello stesso ordine.

Attore non Protagonista
Christoph Waltz in Django
Phillip Seymour Hoffman in The Master
Robert De Niro in L'orlo Argenteo Delle Nuvole
Alan Arkin in Argo
Tommy Lee Jones in Lincoln

lunedì 24 dicembre 2012

London Film Critics' Circle - nominations.



«Scegliere i vincitori sarà un'impresa più ardua rispetto agli altri anni; mai come questa volta sono tutti meritevoli» annuncia la stampa inglese alla lettura delle nominations per i 33esimi Premi della Critica Cinematografica di Londra, e quanto hanno ragione. Un'altro fattore che il “British Group” ci tiene a sottolineare è la presenza di così tanti film stranieri. Certo, sono come sempre ormai tutti in lingua francese, ma sono effettivamente le perle di questi passati festival; su tutti, il mio Amour, che sbaraglia qualsiasi film inglese e ottiene 7 nominations, dal Film al Film straniero finanche all'Attrice non Protagonista, una gratuita Isabelle Huppert, candidata proprio per far fare il botto al film di Haneke.
7 nominations anche per l'americano The Master, inclusa la candidatura alle scene; 4 per Lincoln, quasi tutte per gli attor, 4 per Argo e 4 anche per il monumentale Vita Di Pi, di cui due alla tecnica; 3 per Operazione Zero Dark Thirty.
Dei numerosi film stranieri sparsi per tutte le categorie di cui prima, salta all'occhio sicuramente la Cotillard di Ruggine E Ossa, che si sta facendo sempre più prendere sul serio e rischia la seconda nomination all'Oscar, di nuovo per un film francese. C'è poi l'attore danese de Il Sospetto, il regista turco di C'era Una Volta In Anatolia, il trucco del francese Holy Motors.
C'è anche, poco ma c'è, Beasts Of The Southern Wild mentre manca, grande escluso dalle categorie più importanti, L'orlo Argenteo Delle Nuvole, insieme a Lo Hobbit per le categorie tecniche, tutti scavalcati  dal documentario inglese The Imposter insieme ai compatrioti Skyfall e Les Misérables.
Il Premio Dilys Powell per l'Eccellenza nei Film sarà consegnato a Helena Bonham Carter il 20 gennaio al May Fair Hotel, giorno e luogo della cerimonia di premiazione ufficiale.
Qui il sito dell'evento e di seguito, dopo l'interruzione, tutte le nominations.

Film dell'Anno
Amour
Argo
Beasts Of The Southern Wild
Vita Di Pi
The Master

Film Inglese dell'Anno
Berberian Sound Studio
The Imposter
Les Misérables
Sightseers
Skyfall


venerdì 21 dicembre 2012

Oscar 2013 - il film straniero.



È con le lacrime agli occhi che scrivo.
Neanche quest'anno l'Italia riesce ad arrivare alla cinquina del Miglior Film Straniero; c'era andata vicina, nel 2007, con La Sconosciuta di Tornatore (capolavoro indiscusso del regista), dopo che nel 2005 era riuscita ad ottenere addirittura una nomination, per un'ubriacatura della giuria, grazie a La Bestia Nel Cuore, che fu battuta da Tsotsi, dopo che nel 1998 Benigni fece arraffatutto con La Vita È Bella, portando alla statuetta anche Nicola Piovani. Quello fu il nostro ultimo Oscar, il decimo ufficiale dal '56 (anno in cui la categoria fu istituita; prima di allora venivano assegnati dei premi onorari che De Sica e Clément hanno ottenuto con Sciuscià, Ladri Di Biciclette e Le Mura Di Malapaga). Noi, che siamo stati i primi a vincere questo premio. Noi che siamo stati anche i secondi. Che abbiamo record di candidature. Che abbiamo avuto due attori vittoriosi per un film in lingua straniera. Che adesso siamo stati raggiungi, in questo record, da una rinata Francia, capace l'anno scorso di scavalcare la categoria “minore” e portare The Artist dritto dritto al Miglior Film. E quest'anno scendono di nuovo in campo: Quasi Amici, come previsto, è tra le nove pellicole appena annunciate tra cui l'Academy il 10 gennaio sceglierà i cinque candidati al Miglior Film Straniero 2013.
Gli fanno compagnia, con immenso diritto, i capolavori Amour e Oltre Le Colline, insieme a Sister della Meier, il canadese Rebelle (quarto film in lingua francese, quindi), il cileno No con Gael García Bernal e a sorpresa un trittico di nordici: l'islandese The Deep, il norvegese Kon-Tiki e il danese A Royal Affair, epopee storiche (su una zattera in pieno oceano, sui reali di Danimarca) che non hanno niente a che vedere col nostro incredibile Cesare.
Sono fuori anche À Perdre La Raison, Barbara, La Sposa Promessa, Después De Lucía e Pietà. E se neanche quest'anno, con un film così potente e originale ce l'abbiamo fatta, non vedo in cosa sperare ancora.

Amour di Michael Haneke (Austria)
Rebelle [War Witch] di Kim Nguyen (Canada)
No di Pablo Larraín (Cile)
A Royal Affair [En Kongelig Affære] di Nikolaj Arcel (Danimarca)
Quasi Amici di Olivier Nakache & Eric Toledano (Francia)
The Deep [Djúpio] di Baltsar Kormákur (Islanda)
Kon-Tiki di Joachim Rønnig & Espen Sandberg (Norvegia)
Oltre Le Colline di Cristian Mungiu (Romania)
Sister [L'enfant D'en Haut] di Ursula Meier (Svizzera)

mercoledì 19 dicembre 2012

Luis-Delluc - vincitori.



Amour e Ruggine E Ossa stanno conquistando nominations e apprezzamenti in tutto il mondo; il primo, vanta anche un magistrale regista e due immense interpretazioni; il secondo, il cui regista è quello de Il Profeta, vanta un successo passato e una stella francese ora internazionale, Marion Cotillard. Concorrono insieme per il premio più prestigioso del cinema francese, il Louis Delluc, e concorrono insieme ad un reduce di Cannes, Holy Motors, tanto bizzarro quanto discusso ma anche accettato, e insieme a un reduce di Venezia, Après Mai, che lì vinse l'Osella alla Sceneggiatura tutta basata su ricordi sessantottini e degli anni a seguire (qui recensito). Ma tra tutti questi, e tra altri, ne esce vincitore Gli Addii Alla Regina Maria Antonietta di Benoît Jacquot, regista parigino i cui film, una quarantina tra pellicole per la televisione e documentari, non sono praticamente mai arrivati in Italia. Les Adieux À La Reine, in inglese Farewell, My Queen, racconta – di nuovo – la storia di Maria “dategli le brioches” Antonietta inquadrandola nel primo giorno della Rivoluzione Francese (1789) quando tutta la corte abbandona la vita di tutti i giorni per mettersi al riparo, e si focalizza sul rapporto di devozione tra Sidonie Laborde (Léa Seydoux, la sorella maggiore nascosta tra strati di cappotti in Sister) e la sovrana (interpretata da una magrissima Diane Kruger).
In concorso all'ultimo Festival di Berlino insieme al nostro Cesare, Les Adieux era anche in lizza per il Satellite ai migliori costumi, dove non ha vinto, ed è stato preso in considerazione da pochissime altre cerimonie, incredibilmente anche da questa.
La vincitrice dell'Opera Prima, invece, Cyril Mennegun, non è proprio una matricola: ha diretto cinque documentari e un corto ed è attiva dalla fine degli anni '90. Con Louise Wimmer approda al cinema (il film è uscito a gennaio in Francia) con il primo lungometraggio di finzione, storia drammatica di una cinquantenne che si ritrova senza soldi e senza casa, considerato nel 2011 la «scoperta del Festival di Venezia».

Miglior Film
38 Témoins di Lucas Belvaux
Amour di Michael Haneke
Après Mai di Olivier Assayas
Camille Redouble (Camille Rewinds) di Noémie Lvovsky
Un Sapore Di Ruggine E Ossa (De Rouille Et D'os) di Jacques Audiard
Holy Motors di Leo Carax
La Désintégration di Philippe Faucon
 Les Adieux À La Reine  (Farewell, My Queen) di Benoît Jacquot

Miglior Opera Prima
Louise Wimmer di Cyril Mennegun

venerdì 14 dicembre 2012

Golden Globes 2013 - nominations.



La fama dei Golden Globes è inversamente proporzionale alla sua dignità: col passare degli anni è diventata la cerimonia del popolo, ma del popolo più vasto, al punto che detiene il primato per la migliore serata condotta l'anno scorso (da Ricky Gervais) e il numero più alto di premi ridicoli assegnati - per non parlare di quelli non dati.
Chris Colfer miglior attore non protagonista per la serie tv musical Glee; Julie Bowen assente per tre anni di fila (e anche quest'anno) dopo aver vinto due Emmy con Modern Family a discapito di Sofía Vergara (da tre anni presente); Eva Longoria candidata come miglior attrice insieme alle altre tre colleghe di Desperate Housewives nell'anno in cui la serie era all'apice del successo, fortuna che non le ripiomberà mai più nella vita; Johnny Depp doppiamente candidato come miglior attore per le più grandi porcherie che la storia abbia mai prodotto: Alice In Wonderland e The Tourist, e quest'ultimo film, si dice a causa delle pressioni fatte in sala il giorno prima, venne nominato alla migliore pellicola comedy. Insomma, lontano dai fasti degli anni '90, quando La Sirenetta riusciva a scavalcare i film con le “persone vere” e prendere il Globo alla migliore pellicola musical, adesso i premi dati dalla Foreign Press Association accontentano i fan di Avatar, di The Social Network, e abbassano il capo di fronte a Kathryn Bigelow candidandola quest'anno dappertutto dopo averla ignorata due anni fa.
E ignorano, quest'anno, quest'anno che festeggiano il 70esimo, la colonna sonora di Beasts Of The Southern Wild e la maestria di Paul Thomas Anderson che vede il suo The Master candidato solo per gli attori. Ignorano l'Italia, senza Taviani per il Miglior Film Straniero (caso strano dato che ebbero il coraggio di nominare Baarìa con Gli Abbracci Spezzati nel 2009), ignorano la Romania di Cristian Mungiu, ignorano soprattutto Javier Bardem, che secondo i miei pronostici farà doppietta di Academy Awards per il suo ruolo in Skyfall. Ignorano, ahinoi, la regia di Michael Haneke e le interpretazioni dei suoi due magistrali, immensi, incredibili protagonisti.
Però candidato Il Pescatore Di Sogni, Taylor Swift e Adele e Jon Bon Jovi per la canzone originale, Meryl Streep per la cinquantesima volta, Richard Gere che ormai non ci ricordiamo più che faccia abbia e Quasi Amici al Film Straniero.
La cerimonia, che si terrà il prossimo 13 gennaio, sarà condotta dalla vincitrice (per il geniale 30 Rock) Tina Fey e dalla sua ex collega nel Saturday Night Live Amy Poehler (candidata per Parks & Recreation), insieme nella foto. Andrà in onda durante la nostra notte del 14 sulla NBC come ogni anno.
Le nominations per le categorie cinematografiche, di seguito e dopo l'interruzione, mentre per tutte le altre candidature televisive rimando al sito ufficiale.

Miglior Regia
Ben Affleck per Argo
Kathryn Bigelow per Operazione Zero Dark Thirty
Ang Lee per Vita Di Pi
Steven Spielberg per Lincoln
Quentin Tarantino per Django Unchained

Miglior Sceneggiatura
Mark Boal per Operazione Zero Dark Thirty
Tony Kushner per Lincoln
David O. Russell per L'orlo Argenteo Delle Nuvole
Quentin Tarantino per Django Unchained
Chris Terrio per Argo

giovedì 13 dicembre 2012

Critics' Choice - nominations.



La Broadcast Film Critics Association è l'organizzazione più vasta tra gli Stati Uniti e il Canada, che raccoglie più di 270 critici della televisione, della radio, del Web e del cinema. Ogni anno, nella branchia “Movie” celebra la migliore produzione della stagione con questi premi, e negli ultimi cinque anni il Miglior Film qui è stato anche il Miglior Film agli Oscar; in tutto, “hanno azzeccato” dieci volte su diciassette.
Perché questa è solo la 18esima edizione del premio, che si terrà il 10 gennaio in una cerimonia di due ore trasmessa sul CW Television Network.
Esiste, dentro a queste copiose nominations, un'altra lista di candidati, anzi più liste, divise in film d'azione, commedie, sci-fi/ horror, con rispettivi migliori attori eccetera; per questo motivo, posterò solo le categorie principali rimandando a questo sito, quello ufficiale della cerimonia, per l'elenco completo. Rimando anche alla possibilità di votare, per la prima volta, il Favorite Film Franchise, il Miglior Film “Da Cassetta”, senza bisogno di registrarsi né niente, senza limitarsi ai film di quest'anno, cliccando qui.
E ora le solite considerazioni sui candidati: Lincoln di Spielberg sbanca tutto e ottiene 13 nominations (film, attore, attrice non protagonista, attore non protagonista, cast, regia, sceneggiatura non originale, fotografia, scenografia, montaggio, costumi, trucco e colonna sonora) ma non lasciamoci impressionare: un po' è un dovere verso un regista che lentamente sta decadendo (per lavorare solo come produttore) un po' è il destino di tutti i filmoni americani in costume; infatti subito dopo c'è Les Misérables, con 11 candidature: film, attore, attrice non protagonista, cast, regia (per la prima volta), fotografia, scenografia, montaggio, costumi, trucco, canzone originale (la solita Suddenly). La cosa curiosa è che al terzo posto tra i più nominati c'è una commedia, L'orlo Argenteo Delle Nuvole di David O. Russell (10 nominations) che qua era già andato bene con gli attori di The Fighter. Seguono: Vita Di Pi (9) e poi Argo, The Master e Skyfall (7).
Doppietta per la Francia che con Amour e Ruggine E Ossa occupa due posti sia nel Film Straniero che nell'Attrice Protagonista - una Marion Cotillard quest'anno totalmente ignorata eppure letteralmente gambizzata da questa interpretazione; ma nel Film Straniero c'è un terzo francese, Quasi Amici, che lascia poche speranze al danese A Royal Affair.
Categoria interessante perché poco nota è quella dell'Attore Emergente: Quvenzhané Wallis è super-favorita essendo anche tra le cinque migliori attrici, ma sicuramente Elle Fanning la batte in notorietà e Tom Holland in bravura.
La prima parte di nominations, dopo l'interruzione:

Miglior Film
Argo
Beasts Of The Southern Wild
Django Unchained
Vita Di Pi
Lincoln
The Master
Les Misérables
Moonrise Kingdom
L'orlo Argenteo Delle Nuvole
Operazione Zero Dark Thirty

martedì 11 dicembre 2012

Los Angeles Film Critics Association - vincitori.



Per la Los Angeles Film Critics Association i film dell'anno sono quelli ormai noti ai più, ma in diverso ordine: L'orlo Argenteo Delle Nuvole ha solo la Migliore Attrice e Operazione Zero Dark Thirty il Miglior Montaggio (ma la Bigelow era una possibile Miglior Regista). Si fanno largo, tra questi maggiori, le pellicole meno considerate come The Master, che accalappia la Scenografia, l'Attrice non Protagonista (una splendida Amy Adams già tre volte candidata all'Oscar), l'Attore Protagonista Joaquin Phoenix, la regia di Paul Thomas “Magnolia” Anderson e soprattutto sfiora il Miglior Film. Che va, udite udite, all'austro-francese Amour, insieme alla Migliore Attrice (un parimerito che non profuma di buono) e che quindi, essendo la ciliegina del dolce, non si candida nemmeno come Film Straniero, dove figura l'Holy Motors presentato a Cannes tra gli sbalordimenti generali. Il suo attore Denis Lavant, interpretazione surreale di cui forse avremo modo di parlare, per la prima volta viene candidato a qualcosa.
Una giustissima Migliore Colonna Sonora per Beasts Of The Southern Wild che si becca anche l'attore non protagonista (!!!) e il New Generation Award.
Il terzo premio più importante, la Sceneggiatura, va a ciò che credevo sbaragliasse la concorrenza, Argo. Ma evidentemente mi sbagliavo.
Tutti i vincitori dopo l'interruzione.

Miglior Film
Amour di Michael Haneke
Altro candidato: The Master di Paul Thomas Anderson

Miglior Regia
Paul Thomas Anderson per The Master
Altro candidato: Kathryn Bigelow per Operazione Zero Dark Thirty

sabato 8 dicembre 2012

NYFCC - vincitori.



La Bigelow colpisce ancora.
Dopo aver stracciato l'ex marito agli Oscar di tre anni fa con The Hurt Locker, la regista-con-le-palle (come amano definirla dall'altra sponda del mare), capace di girare film “da maschio” più dei maschi, gira un altro film “da maschio” e dopo essere stata quasi ignorata per venticinque anni diventa la regista dalle mani d'oro. Dopo aver parlato di un disinnescatore di mine incapace di (soprav)vivere senza l'adrenalina del suo mestiere, facendo vincere ad Avatar solo i premi per gli effetti, le scene e la fotografia, Kathryn Bigelow si rimette a lavorare con il co-premio Oscar Mark Boal già autore della pellicola precedente e manda nelle sale Zero Dark Thirty, in italiano con “Operazione” davanti al titolo, cronaca decennale della ricerca, della cattura e dell'uccisione di Osama Bin Laden. Attrice protagonista, la figura cardine dell'anno scorso, Jessica Chastain, in un'interpretazione idolatrata ma che non è bastata a farle vincere il premio come Migliore Attrice. Ci pensa infatti Rachel Weisz a ritirarlo, Academy-Award-winners per The Constant Gardener e unico nome bisbigliato per i prossimi Oscar. In The Deep Blue Sea interpreta la moglie di un giudice inglese che intraprende una relazione extra-coniugale con un pilota dell'Air Force che la consumerà dall'interno. Mentre il film della Bigelow è programmato per uscire da noi il prossimo gennaio (qui il trailer), quest'ultimo non ha ancora data italiana programmata.
Uscirà sempre a gennaio da noi, il 24, l'altro film pluri-vincitore, Lincoln di Steven Spielberg che ritorna serio dietro la macchina da presa dopo il disneyano War Horse, Miglior Attore il bravo Daniel Day-Lewis e Migliore Attrice la due volte Oscar Sally Field, Norma Rae, M'Lynn Eatenton, Mrs. Gump, Nora Walker, insomma un'attrice poco nominata ma che tutti abbiamo visto almeno due volte.
E prosegue l'affermazione - finalmente - di Matthew McConaughey proprio ora che l'età avanza e il suo corpo si inflaccidisce, ma lui fa vedere come sta messo bene in Magic Mike che miracolosamente arriva ai premi per la sua interpretazione bizzarra, insieme a quella ancora meglio di Bernie.
How To Survive A Plague, documentario sulla lotta all'AIDS da parte di due coalizioni particolarmente volenterose, non vince il premio per il film non-fiction ma per l'Opera Prima, mentre il Miglior Documentario è The Central Park Five, storia dei cinque latino-americani che violentarono una donna bianca in Central Park nel 1989.
Tim Burton se ne torna a casa contento perché per una volta si mette a dirigere un cartone animato (e non solo a produrlo come i precedenti) e vince dato che per Dark Shadows non possono mica dargli niente, mentre Amour meritatamente trionfa anche qui.

Miglior Film
Operazione Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow

Miglior Regia
Kathryn Bigelow per Operazione Zero Dark Thirty

venerdì 7 dicembre 2012

European Film Awards - vincitori.



Michael Haneke fa il botto e noi ne gioiamo; per la quarta volta è il Miglior Regista agli European Film Awards 2012 e insieme a quel premio ne colleziona altri tre: il suo Amour infatti vince come Miglior Film Europeo dell'anno, Miglior Attore per Jean-Louis Trintignant che si era ritirato dalle scene e ci è tornato solo per onorare il maestro e la Migliore Attrice Emmanuelle Riva, la protagonista di Hiroshima Monamour di Resnais di tanti anni fa. Perde nella categoria della Sceneggiatura, facendo largo a Thomas Vinterberg per il suo script simbolico e importante de Il Sospetto, già Palma all'Interpretazione Maschile a Cannes, e perde anche alla Fotografia, dove stranamente ha la meglio un film dell'anno scorso. Capita sempre, data la precoce data di candidature degli EFA, che ci siano residui dell'anno passato, e questi, poveretti, non vincono mai; basta guardare La Talpa, il Faust e C'era Una Volta In Anatolia di questa cerimonia, tutti pluri-candidati e quasi tutti a bocca asciutta - eccetto Alberto Iglesias, il compositore-di-Almodóvar già candidato all'Oscar e già vincitore di tutti i Goya ai quali era stato candidato (nove). Shame di Steve McQueen, Coppa Volpi a Michael Fassbender a Venezia 68, se la cava anche con il montaggio, rubando l'unico premio minore che il nostro Cesare Deve Morire poteva accaparrarsi. Certo è che in tutto questo Quasi Amici se ne torna da dov'è venuto senza dare fastidio a nessuno, senza vincere neanche il Premio del Pubblico - e gioiamo anche di questo.
I discorsi più significativi della serata sono stati quello di Helen Mirren, premiata per il contributo mondiale che dà all'industria cinematografica, per l'importanza e il rigore, e quello di Bernardo Bertolucci per la commozione. Il regista italiano, che ha appena collezionato lo stesso premio a Venezia e a Cannes, si è presentato come al solito sulla sedia a rotella sopra alla quale è recluso ma pieno di spirito di comicità.
Soprendente la scelta degli spettatori: Come As You Are (titolo originale: Hasta La Vista), recitato in olandese e francese e spagnolo, batte gli Oscar di The Artist, The Iron Lady, La Talpa, In Darkness e per assurdo anche il film che ha incassato di più quest'anno. Altra scelta importante è quella del pubblico giovane, che premia Kauwboy, piccola gemma in lizza per l'Oscar di cui ho postato recensione e streaming, anche premio FIPRESCI.
Al solito, tutti i vincitori dopo l'interruzione.


Miglior Film: Amour di Michael Haneke (Austria/ Francia/ Germania)
Barbara | Cesare Deve Morire | Quasi Amici | Il Sospetto | Shame

Miglior Regista: Michael Haneke per Amour
Nuri Bilge Ceylan | Steve McQueen | Paolo & Vittorio Taviani | Thomas Vinterberg

martedì 6 novembre 2012

British Independent Film Awards - nominations.



L'anno scorso aveva trionfato il meraviglioso Tyrannosaur prima che lo premiasse anche l'Orange Academy ai BAFTA, e gli altri quattro candidati insieme a quello erano film di tutto rispetto e di fama internazionale: We Need To Talk About Kevin era passato a Cannes, La Talpa a Venezia con Shame, e l'anno prima Il Discorso Del Re aveva pregustato l'antipasto degli Oscar.
Quest'anno - Marigold Hotel escluso - ci sono film di cui non abbiamo mai sentito parlare dai generi più disparati: l'horror Berberian Sound Studio, la commedia Sightseers, il documentario biografico su Frédéric Bourdin The imposer, e il film che al momento è il più quotato, il drammatico Broken, dell'ex attore di serie B Rufus Norris, con 9 nominations in tutto (film, regia, debutto alla regia, sceneggiatura, attore, due attori non protagonisti, attore emergente, colonna sonora). Ma per l'elenco completo dei candidati, rimando al sito ufficiale.
L'aspetto bizzarro di queste nominations ai 14esimi BIFA o British Independent Film Awards è che, essendo inglesi, considerano “stranieri” anche gli americani, e vediamo nominati: Beasts Of The Southern Wild (recitato in inglese), il documentario Searching For Sugar Man sul musicista Steven Segerman (recitato in inglese), il film dell'anno Amour franco-austriaco (recitato in francese), Ruggine E Ossa grande escluso dagli EFA (recitato in francese) e Il Sospetto, annunciato capolavoro a fine mese nelle nostre sale. Ancora un residuo dell'anno scorso: The Iron Lady, nominato per la tremenda sceneggiatura di Abi Morgan - autrice anche di Shame - e per l'attrice Meryl Streep che con quel ruolo ha ricevuto il terzo Oscar e se la deve vedere con la protagonista di Ginger & Rosa della brava Sally Potter (regista di Lezioni Di Tango).
I candidati sono:

Miglior Film Indipendente
Berberian Sound Studio di Peter Strickland
Broken di Rufus Norris
Sightseers di Ben Wheatley
Marigold Hotel di John Madden
The Imposer di Bart Layton

Miglior Regista
Brt Layton per The Imposer
Ben Wheatley per Sightseers
John Madden per Marigold Hotel
Peter Strickland per Berbian Sound Studio
Rufus Norris per Broken

Miglior Attrice
Alice Lowe in Sightseers
Andrea Risenborough in Shadow Dancer
Elle Fanning in Ginger & Rosa
Judi Dench in Marigold Hotel
Meryl Streep in The Iron Lady

Miglior Attore
Riz Ahmes in Ill Manors
Steve Oram in Sightseers
Terence Stamp in Song For Marion
Tim Roth in Broken
Toby Jones in Berberian Sound Studio

Miglior Attrice Non Protagonista
Alice Englert in Gigner & Rosa
Eileen Davies in Sightseers
Maggie Stmith in Marigold Hotel
Olivia Colman in Hyde Park On Hudson
Vanessa Redgrave in Song For Marion

Miglior Attore Non Protagonista
Billy Connolly in Quartet
Cillian Murphy in Broken
Domhnall Gleeson in Shadow Dancer
Rory Kinnear in Broken
Tom Wilkinson in Marigold Hotel

Miglior Film Straniero Indipendente
Amour di Michael Haneke (Austria/ Francia)
Beasts Of The Southern Wild di Benh Zeitlin (USA)
Un Sapore Di Ruggine E Ossa [De Rouille Et D'os] di Jacques Audiard (Francia)
Searching For Sugar Man di Malik Bendjelloul (Svezia/ UK)
Il Sospetto [Jagten] di Thomas Vinterberg (Danimarca)

sabato 3 novembre 2012

Louis-Delluc - candidati.



Il premio cinematografico più prestigioso di Francia (più addirittura dei César) si chiama Prix Louis Delluc (in onore del cineasta capostipite dell'arte francese) e sarà consegnato il prossimo 14 dicembre a Parigi. A scegliere il miglior film del Paese, una giuria presieduta da Gilles Jacob.
L'anno scorso è stato premiato il bel Miracolo A Le Havre del folle Aki Kaurismäki che poi non ottenne neanche la nomination all'Oscar e, per l'opera prima, l'anonimo Donoma. Quest'anno questa seconda categoria non c'è. E tra gli otto film candidati per la prima, ovviamente non compare Quasi Amici (che tanto si mormora arriverà ai più grossi premi americani).
Compaiono, invece, film usciti da tutti i festival. Innanzitutto, l'Amour di Haneke che odora di vittoria, insieme a Un Sapore Di Ruggine E Ossa e il visionario Holy Motors (che esce la prossima settimana negli USA e da noi probabilmente mai dato il visionario plot) che gli facevano compagnia a Cannes; i veneziani Après Mai (titolo internazionale poco azzeccato Something In The Air) e La Désintégration (il cui regista ha esordito, guarda un po', con un film che si chiamava L'amour); il berlinese Gli Addii Alla Regina già uscito in terra americana e ancora non previsto da noi, che racconta l'ennesima storia di Maria Antonietta (interpretata da Diane Kruger);  38 Témoins (letteralmente: “38 Testimoni”; titolo inglese: One Night) che ha aperto il Festival di Rotterdam.
Belvaux e la Lvovsky hanno già vinto questo premio, nel 2003, insieme parimerito, lei con Les Sentiments e lui con la trilogia Un Couple Épatant / Cavale / Après La Vie. Carax invece ha ottenuto il riconoscimento nel 1986 con Rosso Sangue (Mauvais Sang). Audiard, più recentemente, con l'osannato Il Profeta (2009). Per Haneke, che quasi mai gira film interamente in francese (lo scorso era tedesco e il precedente americano), sarebbe la prima volta.
Rimando alle recensioni, ove i titoli sono in blu, per scoprire chi ha la vittoria in pugno. Ricapitolando, i candidati al 59° Prix Louis Delluc sono:

38 Témoins di Lucas Belvaux
Amour di Michael Haneke
Après Mai di Olivier Assayas
Camille Redouble (Camille Rewinds) di Noémie Lvovsky
Un Sapore Di Ruggine E Ossa (De Rouille Et D'os) di Jacques Audiard
Holy Motors di Leo Carax
La Désintégration di Philippe Faucon
Les Adieux À La Reine di (Farewell, My Queen) di Benoît Jacquot

giovedì 4 ottobre 2012

i film stranieri/ 1.



Cesare Deve Morire entra ufficialmente nelle liste di tutto il mondo (tipo questa) e diventa il cinquantacinquesimo film scelto per rappresentare l'Italia agli Oscar 2013 (escludendo i dieci anni, dal '47 al '56 in cui furono consegnati annualmente premi onorari, e che vincemmo con Siuscià, Ladri Di Biciclette e Le Mura Di Malapaga). Si tratta della seconda corsa alla statuetta per Paolo e Vittorio Taviani, che nel 1982 vennero scelti con La Notte Di San Lorenzo (Premio Speciale della Giuria a Cannes) ma non furono candidati. Speriamo che, quest'anno, l'Orso d'Oro vinto a Berlino gli porti bene, sulla scia della vittoria dell'anno scorso del capolavoro Una Separazione - e raramente è “il capolavoro” che vince l'Oscar. A proposito di Iran, vittorioso un anno fa, quest'anno lo Stato ha deciso di non partecipare alla gara: il ministro della cultura Mohammad ha optato per il boicottaggio (e la partecipazione a un festival locale) accusando l'Academy di non essere intervenuta nella diffusione del trailer di Innocence Of Muslims, film americano girato in terra americana (a Hollywood) che sarebbe «blasfemo verso il profeta dell'Islam», e sarebbe stato diretto da tale Alan Roberts, ex regista pornografico.
Un anno senza Iran, ma un anno ancora con la Francia. Dopo la tranquillità con cui mandarono La Guerra È Dichiarata l'anno scorso, totalmente a caso, agli 84esimi Academy Awards, tranquilli che tanto c'era The Artist a fare piazza pulita in tutte le categorie, quest'anno ci riprovano (e mi chiedo perché non ci abbiano provato con Piccole Bugie Tra Amici) mandando dalla ruffiana strada del film straniero Quasi Amici (titolo originale: Intouchables) (titolo americano: The Intouchables), film-evento-campione di incassi-record mondiali-vette raggiunte-parole spese, a cui abbiamo regalato pure un David di Donatello, il film «più visto di sempre in Francia dopo Amélie», il film «francese più visto in Italia dal 1997», il film «non in lingua inglese che ha incassato di più nel mondo subito dopo La Città Incantata». Parentesi: alla fiaba del ricco e del povero piaciuta tanto ai francofoli e non, la critica estera e non dà un voto medio di 5.7 su 10 (io avevo arrotondato quasi a sei e mezzo, quanta bontà) mentre il pubblico esagera con 8.3. Dove sta il problema? Il distributore americano Harvey Weinstein ha dichiarato: «mi piacerebbe se Quasi Amici si candidasse anche all'Oscar per il miglior film». Anche solo l'idea mi fa rabbrividire ma a 'sto mondo tutto po' esse.
Troviamo, in questa prima parte dell'infinita lista di film stranieri che sono stati mandati a lottare per la candidatura di gennaio di nove pellicole e successivamente quella di febbraio, la Palma d'Oro Amour, forse il più bel film dell'anno, che meriterebbe la statuetta a entrambi gli attori, la regia, la sceneggiatura.  Ma una giustizia non esiste.
Troviamo, poi, le migliori attrici del veneziano Fill The Void appena recensito, del berlinese Rebelle e di À Perdre La Raison (Un Certain Regard a Cannes), e i pluri-premiati film, il tedesco Barbara e il cileno No con Gabriel García Bernal.

Afghanistan: Syngue Sabour (The Patience Stone) di Atiq Rahimi
Albania: Pharmakon di Joni Shanaj
Algeria: Zabana! di Saïd Ould Khelifa
Argentina: Infancia Clandestina (Clandestine Childhood) di Benjamín Ávila
Armenia: If Onlfy Everyone di Nataliya Belyauskene
Australia: Lore di Cate Shortland
Austria: Amour (Love) di Michel Haneke
Azerbaijan: Buta di Ilgar Najaf
Bangladesh: Ghetuputra Komola (Pleasure Boy Kamola) di Humayun Ahmed
Belgio: À Perdre La Raison (Our Children) di Joachime Lafosse
Bosnia Erzegovina: Djeca (Children Of Sarajevo) di Aida Begic
Brasile: O Palhaço (The Clown) di Selton Mello
Bulgaria: Kecove (Sneakers) di Ivan Vladimirov & Valeri Yordanov
Cambogia: Lost Loves di Chhay Bora
Canada: Rebelle (War Witch) di Kim Nguyen
Cile: No di Pablo Larraín
Cina: Caught In The Web di Chen Kaige
Colombia: El Cartel De Los Sapos di Carlos Moreno
Croazia: Ljudozer Vegetarijanac (Cannibal Vegetarian) di Branca Schmidta
Repubblica Ceca: Vé Stínu (In The Shadow Of The Horse) di David Ondricek
Danimarca: En Kongelig Affære (A Royal Affair) di Nikolaj Arcel
Repubblica Dominicana: Jaque Mate (Check-Mate) di José María Cabral
Estonia: Seenlkäik (Mushrooming) di Toomas Hussar
Finlandia: Puhdistus (Purge) di Antti Jokinen
Francia: Intouchables (Quasi Amici) di Olivier Nakache & Eric Toledano
Georgia: Keep Smiling di Rusudan Chkonia
Germania: Barbara di Christian Petzold
Grecia: Adikos Kosmos (Unfair World) di Filippos Tsitos
Groenlandia: Inuk di Mike Magidson
Hong Kong: Duo Mingjin (Life Without Principle) di Jonnie To
Ungheria: Csak A Szél (Just The Wind) di Benedek Fliegauf
Islanda: Djúpiõ (The Deep) di Balstar Kormákur
India: Barfi! di Anurag Basu
Indonesia: Sang Penari (The Dancer) di Ifa Isfansyah
Israele: Lemale Et Ha'Chalal (Fill The Void) di Rama Burshtein
Italia: Cesare Deve Morire (Cæsar Must Die) di Paolo & Vittorio Taviani

mercoledì 13 giugno 2012

Cannes65: Amour.



Amour
id., Francia/ Austria, 2012, 125 minuti
Regia: Michael Haneke
Sceneggiatura originale: Michael Haneke
Cast: Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva, Isabelle Huppert
Voto: 9.7/ 10

Cannes65: Palma d'Oro al miglior film
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Dopo una serie di titoli di testa parenti di quelli di Woody Allen, ma completamente muti, una squadra di non si capisce bene cosa (polizia?, pompieri?) irrompe in una casa sigillata da nastro adesivo marrone e tra una stanza vuota e l'altra, piena del solo tanfo di decomposizione, trova una vecchina morta, adagiata su un letto e circondata di fiori freschi. Un attimo dopo, quella vecchina, immersa in una platea elegante di gente benvestita che assiste ad un concerto per solo piano, farà notare al marito quanto la spaventerebbe se qualcuno entrasse in casa sua mentre lei dorme, mentre loro sono a letto. Loro, si chiamano Anne e Georges, hanno più o meno settant'anni, sono sposati da tutta una vita, hanno una figlia, interpretata da Isabelle Huppert, che è sposata con un inglese, il pianista di prima, Alexander Tharaud, che interpreta se stesso e musica mezzo film.
La vita dell'anziana coppia scorre così, in una grande casa di legno e libri, di cui vediamo poche stanze, per abitudini e qualche tenero complimento, fino alla mattina della colazione turbolenta: Anne serve l'uovo alla coque al marito seduto a tavola e poi si disperde guardando il vuoto, ferma, immobile, muta. Lui le chiede «cos'hai?, cosa non va?» e lei non risponde. Lui apre l'acqua, le bagna una pezza e gliela tampona sulla fronte, e lei non si scompone. Le parla, le urla contro, ma niente. Va a mettersi la giacca per scendere a chiamare aiuto e sente, dall'altra stanza, che il rubinetto è stato chiuso. Torna in cucina e la moglie è là, normalissima, che lo rimprovera: «perché hai lasciato l'acqua che scorreva?».
È l'inizio della fine: dopo un primo ictus, la povera Anne entrerà nel tunnel della malattia che la renderà impotente, immobile, dipendente, incosciente, bisognosa di continue cure e attenzioni. In questo difficilissimo periodo, il marito le sarà vicino sempre, continuamente, indistintamente, senza mai cedere allo sconforto né al pianto, senza mai rassegnarsi, combattendo con la figlia che la vorrebbe far chiudere in un centro specializzato perché «io in casa le posso dare le stesse cose che le darebbero lì». La fa esercitare nella camminata, quando ormai è bloccata sulla sedia a rotelle, e le fa cantare “Sur Le Pont D'Avignon” quando la paralisi le blocca mezza bocca. L'“amour” del titolo è la devozione totale di lui per lei.
Con perfida maestria, Michael Haneke ci fa vedere svariati momenti di vita di questa attempata ma solidissima coppia attraverso scene e inquadrature lunghissime, estenuanti, che come il film intero ci aumentano il fastidio; noi siamo là, spettatori costretti alla claustrofobia (ma non come per Funny Games), e ci chiediamo quanto debba durare ancora, quanto ancora dobbiamo soffrire, noi, con lei? La demenza prosegue, aumenta, ma la donna e il marito non perdono mai la propria dignità: lui non permette mai che lei perda la dignità, anche quando sputa l'acqua, anche mentre si sbrodola con l'omogeneizzato. Al rigore tecnico dei silenzi, della fotografia, della regia e delle scene, dei quadri e delle stanze inquadrate, della musica che compare solo quattro volte, si aggiungono due interpretazioni che non rivedremo mai più nella vita: quella di Emmanuelle Riva, già in Hiroshima Mon Amour, incredibile quando la malattia ormai è all'ultimo stadio, credibilissima, vera, immensa; e soprattutto quella di Jean-Louis Trintignant, che diciassette anni fa si è ritirato dalle scene ma che per questo film, già capolavoro su carta, ha fatto uno strappo alla regola, fidandosi di Haneke che gli affida praticamente tutte le scene.
Una meritata e applauditissima Palma d'Oro per un film che è bellissimo già così com'è, a quasi due ore dall'inizio e che poi, nella scena pre-finale, si fa capolavoro.

lunedì 28 maggio 2012

Cannes65 - vincitori.





Un applauso che sarebbe durato un quarto d'ora (intero) se il regista non fosse intervenuto parlando al microfono ha accolto la vittoria di Michael Haneke, per la seconda volta Palma d'Oro (dopo il precedente Il Nastro Bianco), momento che l'autore ha voluto condividere con gli attori protagonisti del film (nella foto, a sinistra Emmanuelle Riva e a destra Jean-Louis Trintignant), citati da Nanni Moretti presidente di giuria all'annuncio della Palma per la loro splendida interpretazione che ha ancora di più valorizzato la pellicola.
Tutto secondo i piani, con una sorpresa nostrana: Matteo Garrone vince il Gran Premio e ringrazia nel più corto dei discorsi, forse perché inaspettato, forse perché abituato (anche per lui la seconda volta: la prima fu per Gomorra). Secondo me, ad ogni modo, c'è lo zampino dell'italiano in giuria, perché Reality non è stato largamente apprezzato.
Doppio premio per un altra ex Palma, Cristian Mungiu: miglior sceneggiatura e migliori attrici (Cristina Flutur e Cosmina Stratan) per Beyond The Hills, mentre il miglior attore (accolto pure lui con un altro lunghissimo applauso) è il bravissimo Mads Mikkelsen per l'intenso Jagten di Thomas Vinterberg.
Ma pure Ken Loach (Palma d'Oro per Il Vento Che Accarezza L'erba), se ne poteva andare senza niente?, e allora gli hanno dato il Premio della Giuria, mentre il regalo della sera è stata la migliore regia a Carlos Reygadas per Post Tenebras Lux.
La Palma d'Oro per il miglior corto è andata al muto Sessiz-Be Deng di L. Rezan Yesilbas mentre la Camera d'Or (premio per l'opera prima ad un film presentato in una delle competizioni) è stata data a Benh Zeitlin per il suo americano Beasts Of The Southern Wild, presentato nell'Un Certain Regard.
Per l'Un Certain Regard, invece, il miglior film è stato Déspues De Lucia di Michel Franco, il Premio della Giuria (presieduta da Tim Roth) al bizzarro Le Grand Soir e due premi per la migliore attrice, alla Suzanne Clément di Lawrence Anyways e alla Emille Dequenne di À Perdre La Raison.
Di seguito, tutta la lista di tutti i vincitori nelle varie categorie; per vedere i video di buona parte della premiazione cliccate qui.

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Concorso

Palma d'Oro:
Amour di Michael Haneke

Gran Premio:
Reality di Matteo Garrone

Premio per la Migliore Regia:
Carlos Reygadas per Post Tenebras Lux

Premio della Giuria:
The Angels' Share di Ken Loach

Premio per il Migliore Attore:
Mads Mikkelsen per Jagten (The Hunt) di Thomas Vinterberg

Premio per la Migliore Attrice:
Cristina Flutur e Cosmina Stratan per Beyond The Hills di Cristian Mungiu

Premio per la Migliore Sceneggiatura:
Cristian Mungiu per Beyond The Hills

Palma d'Oro al Miglior Corto:
Sessiz-Be Deng di L. Rezan Yesilbas

Camera d'Or:
Beasts Of The Southern Wild di Benh Zeitlin
presentato nell'Un Certain Regard

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Un Certain Regard

Miglior Film:
Después De Lucia di Michel Franco

Premio Speciale della Giuria:
Le Grand Soir di Benoît Delépine & Gustave Kervern

Miglior Attrice:
Suzanne Clément per Lawrence Anyways di Xavier Dolan

Miglior Attrice:
Emille Dequenne per À Perdre La Raison di Joachim Lafosse

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Premi della Cinefondazione

Primo Posto:
Doroga Na (The Road To) di Taisia Igumentseva

Secondo Posto:
Abigail di Matthew James Reilly

Terzo Posto:
Los Anfitriones (The Hosts) di Miguel Angel Moulet