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venerdì 12 giugno 2015

David di Donatello - vincitori.



Settimo David di Donatello per Margherita Buy, protagonista indiscussa di Mia Madre di Nanni Moretti («dei 70 giorni di riprese, non è venuta sul set solo una volta, per una scena che poi ho tagliato» ha dichiarato il regista), che si accontenta di questo premio e di quello all'immensa Giulia Lazzarini, non protagonista, facendosi rubare la mormorata Migliore Regia da Francesco Munzi che, capofila con 16 candidature per il suo Anime Nere, non viene penalizzato dall'incasso (sei milioni e mezzo) di Martone e fa incetta: 9 statuette, film, regia, sceneggiatura, produzione (dov'era candidato Le Meraviglie, sigh), fotografia, montaggio, sonoro, colonna sonora, canzone originale addirittura (niente da fare per Sei Mai Stata Sulla Luna? di Francesco De Gregori, vincitore già col nome, e Wrong Skin di Marialuna Cipolla, under25 senza etichetta discografica vincitrice del concorso “Una Canzone per il Ragazzo Invisibile” – film che incassa i previsti Effetti Digitali della Visualogie). Tutto il resto va a Il Giovane Favoloso: Elio Germano ispirato miglior attore, terza vittoria, è il più importante premio davanti alla scenografia, ai costumi, al trucco e alle acconciature. I pochi premi rimanenti, sono per Edoardo Falcone regista esordiente di Se Dio Vuole, prevedibile dato il successo di pubblico e la candidatura per Giallini, che batte la Bispuri di Vergine Giurata e il Ciak d'Oro Bello&Invisibile N-Capace. Noi E La Giulia è il film scelto dai giovani e si porta a casa il David per l'attore non protagonista – che non è, come si poteva pensare, Claudio Amendola il comunistello che chiude i camorristi in cantina ma Carlo Buccirosso, il camorrista chiuso in cantina. Ovviamente il miglior film straniero è Birdman perché guai a non rispettare la decisione degli Oscar e il film europeo è La Teoria Del Tutto – ma il premio lo ritirano i distributori italiani. Miglior cortometraggio: Thriller, del pugliese Giuseppe Marco Albano, doppia storia di un padre con un figlio adolescente e della comunità di operai dell'ILVA di Taranto in difficoltà – sopra alle note di Michael Jackson. La cerimonia, in diretta su Rai Movie, è stata mandata in differita su Rai 1 alle undici circa perché «quello dei David non è uno show da prima serata», presentato ancora una volta da Tullio Solenghi, dopo il disastro delle scorse edizioni (Lillo & Greg fecero meno di due milioni di spettatori e Paolo Ruffini s'impelagò in una gaffe dopo l'altra arrivando a decretare Sophia Loren «bella topa»). Di seguito e dopo l'interruzione, tutti i candidati e i vincitori.

miglior film
Anime Nere di Francesco Munzi
Hungry Hearts di Saverio Costanzo
Il Giovane Favoloso di Mario Martone
Mia Madre di Nanni Moretti
Torneranno I Prati di Ermanno Olmi

migliore regista
Francesco Munzi per Anime Nere
Saverio Costanzo per Hungry Hearts
Mario Martone per Il Giovane Favoloso
Nanni Moretti per Mia Madre
Ermanno Olmi per Torneranno I Prati

lunedì 23 febbraio 2015

#VanityOscar.



Senza badare a spese né sprechi, Vanity Fair Italia ha fatto ciò che ogni cinefilo (under 30 diciamo, e la discriminazione è puramente narcolettico-lavorativa) sognerebbe: una diretta dal Kodak Theatre di Los Angeles mediata da quelli-di-Sky Cinema per la cerimonia di premiazione ultima e più importante dell'inverno: gli Academy Awards a.k.a. premi Oscar. Addio quindi ricerche spasmodiche di amici muniti di decoder pay, di connesioni a fibra ottica per streaming salterini, posticipati, non-sync, chiusi all'improvviso, ridoppiati in portoghese, a qualità bassa, con commenti invadenti di lato, con commenti pubblicitari intorno. Per l'edizione 87 della premiazione Vanity non si limita a portare lo show al cinema: ma costruisce intorno a questo un cineforum, diremmo, una marathon, hanno detto loro, in cui proiezione dopo proiezione si poteva assistere – gratuitamente – agli otto film candidati alla maggiore statuetta, in versione originale e con sottotitoli in italiano, al cinema Odeon di Milano da cui si vedrebbe il Duomo se non ci fosse il soffitto. Ultimo nell'elenco, guarda un po', è stato Birdman O (L'imprevedibile Virtù Dell'ignoranza) – proiettato profeticamente ieri sera intorno alle 22:00 tra le gioie generali. Ma prima del film, piccolo e composto siparietto orchestrato da un sorprendente Luca Dini, direttore della testata, che forse ispirato dal recente Ariston ha saputo magistralmente ospitare sul palco ospiti di livello sempre crescente: da Valentina Lodovini, che ha ripassato le nomine più importanti lasciandosi scappare i favoritismi, a cinque dei doppiatori delle pellicole più di cassetta (Valentina Favazza e Davide Perino per La Teoria Del Tutto, Christian Iansante per American Sniper, Myriam Catania e il-fu-Riccardo Niseem Onorato per The Imitation Game), tutti protagonisti di un bizzarro e interessante servizio fotografico a opera di Reed Young che ha ri-vestito i panni dei personaggi addosso alle voci e non agli interpreti; poi: Gabriele Salvatores, senza accennare mai al suo Ragazzo Invisibile né al precedente Italy In A Day, ha ricordato l'annuncio della sua candidatura al miglior film straniero per Mediterraneo, negli anni '90 del non-Web, e alla successiva vittoria, durante la quale ha invitato a evitare le guerre ed è stato invitato a evitare discorsi politici. Tappa d'obbligo sui look delle star con chi il red carpet l'ha vissuto (o l'ha fatto) sotto il nome di Max Mara e poi saluti dalla sempre più fortunata Paola Jacobbi in differita da L.A. pronta al Vanity Party e prima ancora al tappeto rosso. Dalle 18:00 di ieri alle 7:00 di questa mattina, come in Non Si Uccidono Così Anche I Cavalli, si giocava a chi restava per più tempo in piedi: siamo arrivati in una ventina a colazione, e tutti abbastanza giovani. Nonostante l'impossibilità che ci sentissero, battevamo le mani come se fossimo lì, sotto Neil Patrick Harris la cui pungenza è stata colta così poco da far sorgere dubbi sulla platea e non sulla conduzione. Orgoglio patriottico per Milena Canonero prima e per Virna Lisi poi mentre gli allievi di Gianni Canova presenti, intanto lui in diretta dagli studi di Sky che commentava à salotto le numerose intermittenze pubblicitarie, si disperavano per i pochi premi a Interstellar e American Sniper (di cui io gioivo) e l'assenza di Francesco Rosi nel memoriam. Quando si dice che le cose belle arrivano alla fine: corsi via i mondani giunti a ritirare il plaid griffato (vedi foto) o lo champagne Pommery, alle quattro del mattino chi esultava per il primo Oscar polacco della storia lo faceva con sincerità, e senza il visone addosso.

domenica 22 febbraio 2015

Oscar 2015 - vincitori.



Sono patriottico fino alle lacrime ma non m'importa: apro l'articolo con la nostra(na) Milena Canonero (nella foto), che porta avanti la tradizione di Piero Gherardi, ma anche di Dante Ferretti, ritirando la quarta statuetta della sua ormai decennale carriera per Grand Budapest Hotel (è stata la costumista di Kubrick ma anche della Coppola), agli 87esimi Academy Awards dove la pellicola indie-hypster di Wes Anderson ha raccattato i quattro premi che si erano pronosticati – scenografia, la colonna sonora del due-volte-candidato Alexandre Desplat, trucco e, appunto, costumi – pareggiando con l'invece imprevedibile (virtuoso) Birdman; Alejandro González Iñárritu, nominato nel miglior film straniero col capolavoro Amores Perros e poi con Biutiful e regista anche degli americani 21 Grammi e Babel, in lizza per tre categorie questa sera fa en plein (miglior film, regia e sceneggiatura originale) e fa fare doppietta al chico Emmanuel Lubezki (già Oscar l'anno scorso per Gravity), e poi si lamenta della condizione degli immigrati negli USA. Sono anni ormai che, apparte Argo, non vince la statuetta per il miglior film (ma nemmeno la regia) un americano – si sono susseguiti l'inglese Tom Hooper, il francese Michel Hazanavicious, il coreano Ang Lee e, appunto, Alfonso Cuarón. Sono stati discorsi molto politici, quelli dei vincitori: l'accettazione della propria diversità dall'omosessuale giovanissimo Graham Moore, immeritatamente miglior sceneggiatore per The Imitation Game, che ricalca lo stesso figuro che fu di Milk, che ha accennato al proprio tentato suicidio a sedici anni, ma soprattutto Patricia Arquette, capace di far saltare dalla sedia Lady Oscar Meryl Streep lamentandosi dell'ineguaglianza degli stipendi delle donne, sempre inferiori rispetto a quelli degli uomini. Lei e gli altri tre attori non nascondono sorprese – l'unica sorpresa è che Boyhood torna a casa con una statua. La malattia premia sempre e Julianne Moore reincontra Eddie Redmayne dopo il di-lui esordio in Savage Grace, dove lei interpretava la sua incestuosa madre, e ci offrono due ringraziamenti opposti: di donna matura, accasata, devota al proprio marito la prima; di giovane adulto, ancora bambino, incontenibilmente entusiasta il secondo. Entrambi salutano coloro che affrontano la malattia. Quarta certezza di quattro, J.K. Simmons è solo il primo premio che arriva a casa Whiplash: dopo il premio al mixaggio sonoro e con quello al montaggio abbiamo capito che il 12-years-a-movie di Richard Linklater non avrebbe incassato più niente – perché i Sindacati hanno sempre ragione. Fa una discutibile doppietta la Disney, col suo secondo Oscar di fila per il film animato, dopo Fronzen, cioè Big Hero 6, e col suo corto d'apertura Feist, mentre non fa doppietta Guardiani Della Galassia con le sue due candidature – una delle quali, gli effetti speciali, ancora una volta non va al Pianeta Delle Scimmie ma a Interstellar, premio contentino. È stata un'edizione musicale e musicata come al solito grazie anche a Edwig il presentatore, Neil Patrick Harris, che ha aperto lo show in maniera egregia (insieme ad Anna Kendrick, in Into The Woods, e Jack Black) e si è poi concesso qualche frecciatina (a Oprah su tutte, «because you're rich»). Oltre alle cinque canzoni candidate, tutte performate (due standig ovations per John Legend & Common), Jennifer Hudson ha cantato il tributo ai cineasti scomparsi, in cui mancava Francesco Rosi ma faceva capolino Virna Lisi, e Lady Gaga ha tributato Julie Andrews e Tutti Insieme Appassionatamente che cinquant'anni fa vinceva cinque Oscar. Sul sito ufficiale tutti i dettagli mentre di seguito, dopo il salto, ogni candidato e ogni vincitore.

film
American Sniper prodotto da Clint Eastwood, Robert Lorenz, Andrew Lazar, Bradley Cooper e Peter Morgan
Birdman o (Le Imprevedibili Virtù Dell'ignoranza) prodotto da Alejandro G. Iñárritu,
John Lesher e James W. Skotchdopole
Boyhood prodotto da Richard Linklater e Cathleen Sutherland
Grand Budapest Hotel prodotto da Wes Anderson, Scott Rudin, Steven Rales e Jeremy Dawson
The Imitation Game prodotto da Nora Grossman, Ido Ostrowsky e Teddy Schwarzman
Selma prodotto da Christian Colson, Oprah Winfrey, Dede Gardner e Jeremy Kleiner
La Teoria Del Tutto prodotto da Tim Bevan, Eric Fellner, Lisa Bruce e Anthony McCarten
Whiplash prodotto da Jason Blum, Helen Estabrook e David Lancaster

sabato 21 febbraio 2015

Oscar 2015 - i film.



Le mie previsioni per gli Oscar, quest'anno, hanno visto la luce su un altro sito (QUESTO) – e io ho anche dimenticato di dichiarare il trasferimento di indirizzo; lo faccio adesso, ad articoli tutti usciti, il giorno prima della cerimonia finale della stagione di premi cinematografici, la notte degli Independent Spirits e dei Razzie, e lo faccio allegando una cosa che mi è sempre piaciuta: l'elenco di tutti i film candidati, dai documentari ai front-runner Grand Budapest Hotel e Birdman. Proprio quest'ultimo è il film dei dubbi: se Wes Anderson ha dalla sua scene, costumi, sicuramente la colonna sonora e il trucco, Alejandro G. Iñárritu potrebbe non vincere come sceneggiatore quando il suo fotografo Emmanuel Lubezki dovrebbe ritirare l'unica statuetta sicura. Ma può il film che ha preso il PGA, il DGA e l'Actor, vincere un solo Oscar, alla fotografia? Seconda possibilità sarebbe il mixaggio sonoro – ma io azzardo: se non vince la sceneggiatura, sorpresa delle sorprese, vince il film, mentre a Boyhood andranno la solita regia, l'attrice non protagonista e il montaggio. Azzardo ancora: la scatola di latta di Anderson non vince il trucco che se lo becca Guardiani Della Galassia, insieme agli effetti speciali. È stato troppo celebrato dalla critica e ha incassato troppo al botteghino: o li vince entrambi o non ne vince nessuno. Altri dubbi sugli effetti speciali, come ogni anno, si parte dicendo «ah no sicuro Le Scimmie» e ogni volta – e siamo al settimo film – le scimmie non vincono. Fa capolino Interstellar che, stroncato dalla critica, potrebbe effettivamente accaparrarsi questa categoria. Ricordiamo in silenzio Zero Dark Thirty, il miglior film degli ultimi dieci anni, che prese un solo Oscar, parimerito con Skyfall, al sonoro, che ci insegna che la meritocrazia non esiste e che tutto può succedere. L'altra coppietta che sgomita è nel film straniero: Ida da una parte e Leviathan dall'altra, premi da tutta Europa per il primo, critica e Golden Globe per il secondo. Seguono le coppie sgomitanti Eddie Redmayne/ Michael Keaton (attori), Alexandre Desplat/ Jóhann Jóhannsonn (compositori), Graham Moore/ Damien Chazelle (sceneggiatori). L'unica preghiera è proprio questa: che The Imitation Game rimanga senza niente, visto che per Song Of The Sea e Marion Cotillard è inutile tifare. E i film candidati agli 87esimi Academy Awards, con rispettive recensioni, sono:

giovedì 19 febbraio 2015

premi dei sindacati - vincitori/ 3.



Emmanuel Lubezki continua ad odorare di Oscar per il suo egregio lavoro in Birdman O (L'imprevedibile Virtù Dell'ignoranza); il cinquantenne messicano direttore della fotografia di Terrence Malick e Alfonso Cuarón si avvicina sempre di più alla seconda statuetta consecutiva (l'anno scorso vinse per Gravity) dopo le cinque nominations accumulate dal '96 al 2012 (inclusa quella, ignorata, per The Tree Of Life). L'American Society of Cinematographer lo onora quindi del premio alla migliore fotografia cinematografica del 2014, sotto votazione del sindacato. Ma la pellicola di Alejandro G. Iñárritu fa incetta, oltre che in generale, anche in altre due categorie. La prima è il sonoro, la cui associazione dei Motion Picture Sound Editors decreta che il suo è il miglior montaggio musicale. Nello stesso ambito vincono poi i dialoghi di Unbroken e gli effetti di American Sniper – vero favorito per la categoria agli Academy Awards di domenica; il biopic Get On Up ottiene il miglior montaggio sonoro per un musical, e fin qui niente sorprese, e Big Hero 6 arraffa un altro premio che toglie ai Lego e a Dragon Trainer. Assegnati anche i 17esimi Costume Design Guild Awards: vince ancora l'italiana Milena Canonero per Grand Budapest Hotel, tre volte premio Oscar e probabilmente prossima al quarto; vince ancora Colleen Atwood per il musical Disney Into The Woods, anch'ella tre premi Oscar ma meno favorita dall'Academy e a sorpresa Albert Wolsky, che di Oscar ne ha due e non è candidato quest'anno, per il Birdman di cui prime e che, come dicevo, ha la meglio anche in questa seconda categoria. Di seguito, dopo l'interruzione, tutti i candidati.

lunedì 16 febbraio 2015

premi dei sindacati - vincitori/ 2.



Se per i premi del sindacato dei migliori truccatori & acconciatori (2015 Make-up Artists & Hair Stylists Guild Awards) non ci sono grasse sorprese – cioè a sorpresa Birdman vince per le capigliature contemporanee ma Guardiani Della Galassia e Grand Budapest Hotel arraffano gli altri quattro premi, come previsto, spartendoseli equamente, fra genere contemporaneo e in costume – sorprendono i riconoscimenti del sindacato cinematografico del sonoro: il Cinema Audio Society Award 2015 infatti è andato al proto-pianosequenza di Alejandro G. Iñárritu e non al super-favorito American Sniper di Eastwood, candidato all'Oscar in entrambe le categorie del sonoro (montaggio e mixaggio); sul versante animato Big Hero 6 ha battuto Dragon Trainer 2, sarà per l'eclettismo delle sue scene (anche d'azione) e The Lego Movie, sempre meno considerato dalle giurie. Neanche quella finale è una sorpresa, semmai una conferma, che porta sempre più vicino all'Oscar Wes Anderson come sceneggiatore, ma in dubbio per la statuetta perché se qui non era contro le otto mani dietro Le Imprevedibili Virtù Dell'ignoranza (chiamiamolo così per non essere ripetitivi), con l'Academy sarà una lotta dura, in cui i quattro poliglotti di Birdman hanno dalla loro anche un Golden Globe. Il giovane Graham Moore (nella foto a sinistra, con Anderson) prosegue il nostro timore che The Imitation Game venga riconosciuto anche solo in una categoria – ma attenzione ché Whiplash gli sta alle calcagna, per quel premio, estromesso invece da questo. La ricostruzione della vita e soprattutto della morte di Aaron Schwartz in The Internet's Own Boy invece ha la meglio senza nemmeno la corsa contro il super-favorito CITIZENFOUR; insomma i Writers Guild Awards 2015 erano abbastanza prevedibili visto che non avevano concorrenza. Di seguito, dopo l'interruzione, tutti i candidati in tutte le categorie dei tre circoli di premiazione.

lunedì 9 febbraio 2015

BAFTA 2015 - vincitori.



Un potente, lungo, serio, ironico discorso di Mike Leigh ha chiuso la cerimonia dei 68esima BAFTA, i British Academy Film And Television Awards che sono serviti, a due settimane dagli Oscar, a indirizzare meglio le nostre previsioni. Il Turner di Leigh è chiaramente fuori dalla competizione (nonostante una fotografia splendida e una cura maniacale per i costumi), e proprio su questo il regista inglese ha ironizzato, ringraziando comunque i BAFTAs per il premio “dei membri” potremmo dire, presentato da due emozionatissime delle sue attrici: «non ero mai salito su questo palco, è carino». Boyhood rimane il miglior film anche se il sindacato dei produttori ha premiato Birdman, e Richard Linklater il miglior regista – ma non c'è, e ritira il premio Ethan Hawke. Non c'è nemmeno Wes Anderson, miglior sceneggiatore originale per Grand Budapest Hotel, che vince anche la miglior scenografia, i costumi di Milena Canonero (che manco c'è), trucco & acconciature e colonna sonora: Alexandre Desplat la stessa sera ha vinto anche il Grammy per la stessa categoria per cui il Jóhann Jóhannsson de La Teoria Del Tutto scende al secondo posto nella scala dei favoriti insieme a – rullo di tamburi – Michael Keaton sconfitto anche questa volta, come Birdman tutto: unico premio, la sacrosanta fotografia di Emmanuel Lubezki, il genio, tra gli altri film, dietro The Tree Of Life. A La Teoria Del Tutto invece tre awards: la sceneggiatura non originale, strappata all'altro inglese dell'anno infinitamente meno meritevole, The Imitation Game, il miglior attore Eddie Redmayne (nella foto, con Felicity Jones e David Beckham) e il miglior film inglese. Degli inglesi, il miglior debutto è stato quello del produttore e dello sceneggiatore di Pride, cult anche nelle nostre affollate sale – e per il resto tutto come previsto, Julianne Moore, i Lego miracolati almeno in Inghilterra, Citizenfour tra i documentari e poi Ida che si riprende ciò che era suo fino a prima dell'incursione di Leviathan. Gioia infinita per Whiplash, ben tre premi: oltre al prevedibile J.K. Simmons anche miglior montaggio e miglior sound – ma l'Oscar andrà ad American Sniper. A sorpresa si accaparra un premio anche Interstellar, gli effetti visivi che avrebbero dovuto essere del Pianeta Delle Scimmie, e sempre a sorpresa Jack O'Connell, guardacaso inglese, protagonista di Unbroken, batte i ben più celebri Shailene Woodley e Miles Teller (furono insieme in The Spectacular Now) e Gugu Mbatha-Raw, che ha quattro film usciti solo quest'anno. Questo il sito ufficiale della cerimonia mentre di seguito e dopo l'interruzione tutti i candidati e i rispettivi vincitori.

miglior film
Birdman
Boyhood
Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
La Teoria Del Tutto


miglior film inglese
'71
The Imitation Game
Paddington
Pride
La Teoria Del Tutto
Under The Skin


martedì 3 febbraio 2015

premi dei sindacati - candidati & vincitori.



I sindacati cinematografici americani sono quella cerchia di esperti, persone competenti e del settore, che di anno in anno si candidano e si premiano nelle varie sezioni di cui è composta la settima arte – dalle acconciature al trucco fino ai dialoghi dedotti da materiale preventivamente pubblicato e ancora montaggio e mixaggio sonoro, effetti visivi di tutti i tipi e per tutte le nature di pellicole, sceneggiature originali e adattate, scenografie, fotografie, costumi – e rappresentano, sempre, il faro maggiore da seguire se si vuole anticipare la fatidica notte finale degli Oscar, dato che spesso la giuria è composta da gran parte degli stessi elementi. Dopo gli Screen Actors Guild, un altro premio è stato consegnato ed è quello ai produttori (per film, animazione e documentario), e il premio ai produttori è il premio al film, perché i produttori sono quelli che ci mettono i soldi, e sorprendentemente il vincitore non è il tanto celebrato Boyhood ma Birdman – il vero, l'unico film dell'anno – per cui adesso le nostre previsioni si spostano in attesa di conferme future (dai BAFTA ad esempio, dove scopriremo anche se Birdman continuerà a vantare il suo miglior attore oppure se avrà la meglio Eddie Redmayne), e in attesa di tutte le altre consegne dei settori. The Imitation Game (Scripter Award), Gone Girl, La Teoria Del Tutto, spesso Whiplash, a volte Vizio Di Forma, i film sono sempre gli stessi e si susseguono nelle loro categorie (per i fantasy capeggiano Captain American, Il Pianeta Delle Scimmie, Guardiani Della Galassia, Interstellar; per l'animazione The Lego Movie, Boxtrolls, Big Hero 6 – eppure Dragon Trainer 2 è il front-runner), compare addirittura Il Capitale Umano per il miglior montaggio sonoro in un film non in lingua inglese. Ma l'attenzione va alle cose serie, e cioè la regia: senza il Bennett Miller di Foxcatcher e con il Clint Eastwood di American Sniper, il DGA è il più grande anticipatore dell'Oscar (fece eccezione Ben Affleck per Argo, l'anno in cui Kathryn Bigelow era stata osannata – non fu candidato nessuno dei due) e verrà annunciato il 7 febbraio. Assegnato anche il premio ai montatori: Boyhood da una parte e Grand Budapest Hotel dall'altra, che si becca anche le migliori scenografie d'epoca; tra i documentari senza particolari sorprese continua la sua avanzata Citizenfour. Di seguito, dopo l'interruzione, la lunga lunghissima lista di tutti i sindacati e di tutti i candidati e di quei vincitori già annunciati.

il fantasma dell'opera.



Birdman
O (L'imprevedibile Virtù Dell'ignoranza)
Birdman Or (The Unexpected Virtues Of Ignorance),
2014, USA/ Canada, 119 minuti
Regia: Alejandro González Iñárritu
Sceneggiatura originale: Alejandro González Iñárritu,
Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris e Armando Bo
Cast: Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Amy Ryan,
Andrea Risebourgh, Emma Stone, Naomi Watts, Merritt Wever, Kenny Chin
Voto: 9.7/ 10
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Candidato a 9 Premi Oscar:
film, regia, sceneggiatura originale, attore,
attrice non protagonista, attore non protagonista,
fotografia, montaggio sonoro, mixaggio sonoro
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La ormai centenaria tradizione cinematografica si staccò dall'eredità teatrale per poi tornarci, e imbastire opere di meta-cinema o anche meta-teatro a partire, mi viene in mente, da Eva Contro Eva e dal suo più recente pronipote Sils Maria, passando per, mi viene in mente, Tutto Su Mia Madre che pure gli era parente o anche La Sera Della Prima di Cassavetes. Il lavoro dell'attore, che è interpretato da un attore cinematografico che si cala nei panni di un attore teatrale, vive così su un binario doppio, sempre sull'orlo del biografismo, della confusione tra personaggio e interprete, e in questo senso il meta-cinema qui tocca le vette del dubbio perché il protagonista Riggan Thompson è reduce da anni di silenzio post-successo della trilogia di un supereroe, il Birdman del titolo, mascherato e alato e con poteri speciali di cui Riggan si porta dietro uno strascico, insieme a uno strascico di voce di coscienza. Il suo interprete Michael Keaton, Golden Globe come miglior attore ma non Actor Award, e con un Oscar in dubbio, fu Batman quando i supereroi al cinema non erano pane quotidiano e quel ruolo gli diede fama e successo e lo costrinse pure a un isolamento, interrotto adesso dalla volontà di dimostrare di saper recitare in un'opera autoriale, e così Riggan scrive l'adattamento per il palcoscenico di Di Cosa Parliamo Quando Parliamo D'amore di Carver, e se lo dirige e se lo interpreta chiamando a produrre un caro amico e a interpretare una calda amante e a sovraintendere una difficile figlia; succede che alla sera dell'anteprima viene meno un attore, bisogna sostituirlo in fretta, e qui entra in scena Edward Norton: quell'Edward Norton che fu Hulk con grossi disagi e si tirò fuori dalle produzioni Marvel dei Fantastici 4: qui fa lo stesso, semina tempesta, palesa il suo talento ma lo annaffia con spasmi erotici, erezioni in scena, botte nei camerini, vanità nei bar frequentati dai più rinomati critici teatrali. Addirittura inizierà una tresca con big-eyes Emma Stone, la “figlia d'arte”, uscita fresca dalla riabilitazione e con trattini sulla carta igienica come passatempo, figlia dei fenomeni virali che si spostano da YouTube a Twitter tra like e followers. Questo film non poteva uscire in un periodo migliore, in una condizione e in un contesto migliori: i mostri di ferro che minacciano le strade americane e i personaggi in tuta che volando salvano il mondo, gli attori meteora che sopravvivono con ridicoli video in mutande tra la folla, la decadenza del teatro relegato alla borghesia adulta snob a priori, l'importanza della stampa, di Broadway, dove chiunque sogna di mettere piede sapendo che il suo nome verrà dimenticato ma quello del Fantasma Dell'opera, in cartellone da lustri, e ovunque in queste strade, no. Perché il film è tutto in queste strade: nei camerini, sul palco, nella piazzetta retrostante, sul tetto. Perché il film si consuma in due, tre giorni e si costruisce su un unico pianosequenza sempre facendo riferimento a quella centenaria tradizione cinematografica che ha visto tentativi hitchcockiani (mi viene in mente, Nodo Alla Gola) non portati a termine per problemi tecnici o più recentemente esotici (L'arca Russa) quando forse l'esempio più calzante è, mi viene in mente, nelle Nove Vite Da Donna di Rodrigo Garcìa che sapientemente analizzava le giornate umane in riprese uniche che se la sbrigavano, ad esempio, con molti specchi. Tutto quindi è un contrasto: il cinema e il teatro, il teatro e i supereroi, l'essere e l'apparire e il farsi amare o farsi apprezzare che si confondono, in questa sete infinita di attenzioni che tutti in questo film hanno, perfino Naomi Watts, piccola parte ma brillante, desiderosa di dimostrare al pubblico che merita quel posto ma disgustata dall'essere adulata fisicamente. Il pianosequenza non è ovviamente reale, ma attraverso una meticolosa regia studiata a tavolino durante la scrittura a otto mani da Alejandro G. Iñárritu & Co., regia che ricorda quella a puzzle di Gravity dell'anno scorso, unisce lunghe riprese che hanno costretto gli interpreti a imparare pagine e pagine di copione e riporta quella condizione effettivamente teatrale dell'interruzione che non c'è, dell'assente montaggio – montaggio che invece c'è ma non si vede, aiutato da qualche effetto speciale. Finalmente un film originale – originale nel senso di diverso dal solito e originale nel senso di non scritto su un personaggio reale, un evento storico, un fumetto – finalmente un film americano ma non americanocentrico, un film sul film non come  che pure aveva un dilemma di protagonista ma un film sulla messa in scena che è universale, universalmente riconosciuta e comprensibile, con una serie di epiloghi, come , che sottolineano il dubbio e il grado di finzione dell'opera.

venerdì 30 gennaio 2015

SAG Awards 2015 - vincitori.



Con una Naomi Watts cadente ma non troppo, il cast di Birdman O (Le Imprevedibili Virtù Dell'ignoranza) ha ritirato l'ultimo Screen Actors Guild Award, il premio del sindacato degli attori americani – quasi a volersi scusare di non aver premiato Edward Norton, come ci saremmo aspettati qualche mese fa, prima che il J.K. Simmons di Whiplash gli rubasse, meritatamente, il trofeo, e soprattutto aver snobbato Michael Keaton, chiamato a ringraziare a nome di tutti, in favore dello Stephen Hawking di Eddie Redmayne, visibilmente sorpreso ed emozionato, ma subito pronto col discorso che ci si aspetta. Né sorpresa né emozionata Julianne Moore, la certezza di tutte le serate, presa poi di mira per il suo esordio, giunta finalmente al premio con un filmetto, peccato – e Patricia Arquette, potremmo dire, attricetta con un filmone, nel senso dimensionistico del termine. Boyhood non ritira il premio maggiore forse anche per il ridotto cast nonostante front-runner agli Oscar e set di dodici anni. Ma adesso le previsioni si ribaltano perché, considerando i premi dei sindacati come grandi anticipatori della statuetta d'oro, Birdman e La Teoria Del Tutto se la devono spareggiare – staremo a vedere in queste ultime due settimane di premiazioni. Nessun premio neanche per Grand Budapest Hotel, con una serie sconfinata di nomi, né per il tremendo The Imitation Game, gli altri super-favoriti dell'Academy. Sorprendono gli stunt di Unbroken, che hanno la meglio sui giocattoloni Marvel. Mark Ruffalo non porta a casa né a Foxcatcher il suo trofeo ma vince come miglior attore in un film TV per The Normal Heart – assente, gli canterà le lodi Julia Roberts. La lista dei vincitori per la televisione è sul sito ufficiale mentre di seguito, dopo l'interruzione, tutti i premi cinematografici.

performance
di un cast in un film
Birdman O (Le Imprevedibili Virtù Dell'ignoranza):
Zach Galifianakis, Michael Keaton, Edward Norton, Andrea Riseborough,
Amy Ryan, Emma Stone, Naomi Watts
Boyhood:
Patricia Arquetta, Ellar Coltrane, Ethan Hawke, and Lorelei Linklater
Grand Budapest Hotel:
F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe, Ralph Fiennes, Jeff Goldblum,
Harvey Keitel, Jude Law, Bill Murray, Edward Norton, Tony Revolori, Saorise Rona,
Jason Schwartzman, Léa Seydoux, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, and Owen Wilson
The Imitation Game:
Matthew Beard, Benedict Cumberbatch, Charles Dance, Matthew Goode,
Rory Kinnear, Keira Knightley, Allen Leech and Mark Strong
La Teoria Del Tutto:
Charlie Cox, Felicity Jones, Simon McBurney, Eddie Redmayne, David Thewlis, and Emily Watson

venerdì 16 gennaio 2015

Oscar 2015 - nominations.



Sono state annunciate in diretta live stream le nominations agli 87esimi Academy of Motion Picture Arts & Sciences Awards, i premi Oscar per l'anno solare 2014, per la prima volta con quattro “conduttori” – la direttrice dell'Academy Cheryl Boone Isaacs, Chris Pine, Alfonso Cuarón e J.J. Abrams – che hanno dato per la prima volta l'elenco completo dei candidati nelle 24 categorie in due tempi. Birdman e Grand Budapest Hotel conducono il gioco con 9 nominations a testa, solo che Birdman ha dalla sua tre attori – ma invece di parlare di chi c'è, come al solito, parliamo di chi manca. Già che siamo in tema: manca la colonna sonora di Antonio Sanchez, sempre per il film di Iñárritu, categoria in cui la lacuna maggiore è per la Mica Levi di Under The Skin, rimasto a bocca asciutta. Come quasi a bocca asciutta inaspettatamente è Gone Girl: anche qui niente colonna sonora, niente sceneggiatura adattata, niente regia né montaggio; solo la performance di Rosamunde Pike per un film che, all'uscita, era quotato come un arraffatutto. Arraffano tutto The Imitation Game, 8 candidature regalate – a partire da Keira Knightley considerata non protagonista, che si scontra a sorpresa con Laura Dern per Wild (dopo i due attori di Dallas Buyers Club Jean-Marc Vallée vede schierarsi questa attrice e Reese Witherspoon), la sorpresa più grande forse insieme a Bradley Cooper terzo anno di fila miglior attore (per colpa sua non c'è il buon Jake Gyllenhaal de Lo Sciacallo, né c'è la sua co-star Rene Russo; ma il film ha la nomination alla sceneggiatura) (settima volta, invece, per Robert Duvall, dopo Il Padrino e Apocalypse Now – erano quindici anni che non veniva considerato), con American Sniper quotatissimo più delle aspettative, anch'esso a 6 nomine. Al contrario, perde quota Selma, ridicolmente ridotto a due candidature: la splendida canzone originale e addirittura il miglior film. Nella canzone fanno capolino Adam Levine per Tutto Può Cambiare, Rita Ora per Beyond The Lights e i Lego di Everything Is AWESOME!!! che anche qui, come ai Golden Globes, non si vedono candidati al film d'animazione; c'è però come previsto la Principessa Splendente, insieme al tenero Song Of The Sea del già candidato (per The Secret Of Kells) Tomm Moore. Sono felicissimo (e attenzione uso la prima persona) per Whiplash, finalmente un film che non ci racconta dell'America (leggi: Boyhood – che resta il capofila, nonostante le sole 6 nominations), dell'americanismo (leggi: Clint Eastwood), o di un genio sepolto di cui c'eravamo dimenticati – eppure la sua viene considerata sceneggiatura non originale visto che è il rifacimento di un corto (oltre a quella, 4 nomine); finalmente un film per tutti e per pochi, e sono felicissimo anche per Marion Cotillard, fino alla fine ultima speranza di vedere Due Giorni, Una Notte e la sua immensa performance sotto giudizio dell'Academy dopo la dimenticanza nella shortlist del miglior film straniero. Niente sorprese invece qua: Ida adesso se la vede con Leviathan e forse incuriosisce Storie Pazzesche al posto di Turist ma all'Argentina va sempre bene (leggi: Il Segreto Dei Suoi Occhi). Se la vede bene anche Foxcatcher (5 candidature, Steve Carrell surclassato ad attore protagonista e Mark Ruffalo che arriva alla seconda volta dopo I Ragazzi Stanno Bene) e senza preavviso il Mr. Turner di Mike Leigh, che non vede Timoty Spall nella cinquina degli interpreti ma altre 4 nominations artistiche, tra cui la colonna sonora, dove fa doppietta Alexandre Desplat nella tiritera dei soliti nomi – e chiudiamo il cerchio. Qui il sito ufficiale mentre di seguito tutti i candidati di tutte le categorie; la cerimonia di premiazione si svolgerà la notte del 22 febbraio in diretta sulla Abc e su Sky Cinema.

film
American Sniper prodotto da Clint Eastwood, Robert Lorenz, Andrew Lazar, Bradley Cooper e Peter Morgan
Birdman o (Le Imprevedibili Virtù Dell'ignoranza) prodotto da Alejandro G. Iñárritu,
John Lesher e James W. Skotchdopole
Boyhood prodotto da Richard Linklater e Cathleen Sutherland
Grand Budapest Hotel prodotto da Wes Anderson, Scott Rudin, Steven Rales e Jeremy Dawson
The Imitation Game prodotto da Nora Grossman, Ido Ostrowsky e Teddy Schwarzman
Selma prodotto da Christian Colson, Oprah Winfrey, Dede Gardner e Jeremy Kleiner
La Teoria Del Tutto prodotto da Tim Bevan, Eric Fellner, Lisa Bruce e Anthony McCarten
Whiplash prodotto da Jason Blum, Helen Estabrook e David Lancaster

domenica 11 gennaio 2015

Golden Globes 2015 - vincitori.


«One can get in trouble for saying anything these days, so I’m just going to say thank you». Con queste sole parole Billy Bob Thornton ha ricevuto il premio come miglior attore per Fargo, la miniserie che battendo True Detective ha portato a casa due trofei; si sono aperti con queste e con satirici riferimenti alle accuse di Bill Cosby e alla vicenda Sony-Columbia sugli attacchi virtuali subiti a causa del film The Interview i 72esimi Golden Globes, macchiati anche qua e là dalle politically correct standing ovations sulle attuali vicende parigine – ricordate dal presidente della Hollywood Foreign Press Association e da Jared Leto, prima che George Clooney ritirasse il Premio alla Carriera. Alla terza e ultima conduzione di fila, Tina Fey e Amy Poehler si sono fatte accompagnare da una finta rappresentante nord-coreana che ha minacciato nuove ripercussioni sul sistema cinematografico americano a meno che non fosse stata fotografata con Meryl Streep (ma è saltato dentro anche Benedict Cumberbatch). Entrambi questi due attori sono rimasti a bocca asciutta – non che la Streep abbia di questi problemi; a Cumberbutch è stato giustamente preferito Eddie Redmayne per la sua coinvolta e intensa interpretazione di Stephen Hawking ne La Teoria Del Tutto, che si aggiudica anche il premio alla colonna sonora di Jóhan Jóhanson. La canzone è per Selma, e la presenta a sorpresa Prince. Altre sorprese: il film d'animazione che non è Lego ma Dragon Trainer 2; il film straniero che non è Ida ma Leviathan; il miglior film comedy che non è Birdman ma Grand Budapest Hotel. (In realtà in questo caso Anderson e Iñárritu si scambiano i globes previsti a uno per la pellicola e all'altro per la sceneggiatura). Birdman vince anche per il miglior attore comedy, Michael Keaton, presentato da Amy Adams vincitrice nella stessa categoria l'anno scorso e quest'anno, per Big Eyes. Ma è prevedibilmente Boyhood ad avere la meglio: Richard Linklater e Patricia Arquette si fanno capofila del miglior film drammatico. Presenti in sala: Jennifer Lopez mezza nuda, Rosamunde Pike sfacciatamente a suo agio, Julianne Moore consapevole dell'Oscar imminente e Mark Ruffalo, doppiamente candidato come Bill Murray, ringraziato dal partner-on-screen Matt Bomer, miglior attore non protagonista in The Normal Heart. Qui il sito ufficiale, che include i premi per la televisione mentre di seguito, dopo l'interruzione, i candidati e i vincitori cinematografici.

miglior film
drama
Boyhood
Foxcatcher
The Imitation Game - L'enigma Di Un Genio
Selma
La Teoria Del Tutto

miglior film
comedy o musical
Birdman (O L'imprevedibile Virtù Dell'ignoranza)
Grand Budapest Hotel
Into The Woods
Pride
St. Vincent

Golden Globes 2015 - predictions.


BAFTA 2015 - nominations.



Siccome tutto è sempre in funzione dei premi Oscar: i British Academy Film & Television Awards (also known as BAFTAs) sono serviti l'anno scorso a prevedere l'entrata di Christian Bale per American Hustle, Philomena come film e Sally Hawkins come attrice di Blue Jasmine negli allori della più famosa Academy americana, film e interpreti che prima erano fuori dalle previsioni. Si alza, per cui, l'attenzione quest'anno, ora che lo storico presentatore Sthephen Fry ha annunciato le 68esime candidature: Grand Budapest Hotel capofila della coda se ne sta in cima con ben 11 nominations (sorpresa: Ralph Phiennes candidato come attore), seguito da Birdman e La Teoria Del Tutto (dieci ciascuna) davanti al vergognoso The Imitation Game, con nove. Non manca però il futuro piglia-tutto Boyhood, candidato al Miglior Film, alla Regia e alla Sceneggiatura oltre che ai due interpreti non protagonisti, mentre Lo Sciacallo e Whiplash racimolano un po' di nominations inaspettate – inclusa una per il regista. Essendo inglesi e premiando l'industria inglese, non sorprende se compaiano spesso '71, Pride, addirittura Paddington oltre ad Under The Skin (meritatissima la sua incredibile colonna sonora); ma a questi si aggiunge Trash di Stephen Daldry – il regista di Billy Elliot, The Hours, The Reader – inspiegabilmente buttato nella categoria del Film Straniero. Non compaiono il tanto celebrato Selma (per un ritardo nella distribuzione inglese o per un basso interesse verso la Storia americana?) e l'Unbroken di Angelina Jolie che ha appena visto anche il Papa, mentre il candidato Mr. Turner non riconosce onori né al suo regista né al suo straordinario attore protagonista.
Presentati ancora una volta da Fry la sera dell'8 febbraio, i BAFTA premieranno anche la televisione inglese e internazionale. Qui il sito ufficiale mentre di seguito e dopo l'interruzione tutte le nominations cinematografiche.

miglior film
Birdman
Boyhood
Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
La Teoria Del Tutto


miglior film inglese
'71
The Imitation Game
Paddington
Pride
La Teoria Del Tutto
Under The Skin


venerdì 12 dicembre 2014

Golden Globes 2015 - nominations.



Birdman (O L'imprevedibile Virtù Dell'ignoranza) conduce le aspettative di questi 72esimi Golden Globes con 7 nominations in tutte le più importanti categorie, per una doppietta del regista Alejandro González Iñárritu, celebratissimo col potente esordio Amores Perros, volato poi a Hollywood per 21 Grammi e Babel e tornato alla lingua madre per Biutiful – sempre candidandosi a qualche Oscar e ora autore della commedia dell'anno (da noi il 5 febbraio 2015); buon per lui che non è contro Boyhood, l'altro film dell'anno, 5 nominations in categorie drammatiche e il Miglior Film e l'Attrice Non Protagonista praticamente certi. In dubbio è invece la Regia: per la prima volta nella storia la Foreign Press Association che stila le candidature ha nominato una regista afroamericana, Ava DuVernay, per il mediocre Selma su Martin Luther King e la marcia verso i diritti civili: a sorpresa tra i migliori film, gli attori e la canzone. Con 5 candidature anche L'enigma Di Un Genio, che risponde al nome di Alan Turing, contro le 4 de La Teoria Del Tutto, leggi Stephen Hawking: due delle menti più brillanti del secolo si sfidano per la musica e tutti gli attori – a noi piacciono un sacco Eddie Redmayne e soprattutto Felicity Jones ma questo è l'anno di Benedict Cumberbatch: la categoria è tutta aperta però, perché il super-favorito Michael Keaton è dall'altra parte contro il Joaquin Phoenix di Vizio Di Forma, il film super-assente in questa lista. Chi altro manca: sicuramente Mommy tra i Film Stranieri (e il Canada ne aveva mandati tre!), manca la Francia nella stessa categoria (che ne aveva mandati sei!) e manca la Palma d'Oro Il Regno D'inverno. E manchiamo noi, ma la cosa non ci sorprende. Manca giustamente Interstellar, che si accontenta della Migliore Musica di Hans Zimmer, dove manca la straordinaria Mica Levi. Torniamo a chi c'è: L'amore Bugiardo, assente da tutti i premi della critica, colleziona tre nomine, ma non quella al Film; Julianne Moore prontissima a tornare sul palco dopo il premio televisivo per Game Change, quest'anno doppiamente candidata per Still Alice e il tremendo Maps To The Stars, dove è magnifica (ma qualcuno si spiega perché è nelle commedie?); Pride, inspiegabilmente Miglior Film e nient'altro; Helen Mirren tanto per cambiare (nel 2007 vinse due Globes per due regine); Annie, remake del musical degli anni '80, stroncato dalla critica e con una candidatura alla undicenne Quvenzhané Wallis per scusarsi di quella mancata de Le Terre Selvagge; e infine, immancabile, per la ventinovesima volta, l'onnipresente Meryl Streep che si trascina Emily Blunt con Into The Woods.
Presentati per la terza volta consecutiva da Tina Fey e Amy Poehler campionesse d'ascolti, i Golden Globes 2015 si svolgeranno l'11 gennaio in diretta televisiva dal Beverly Hilton Hotel, dove saranno dati i premi anche alla televisione (grandi assenti lì: The Big Bang Theory, Modern Family, Mad Men) di cui potete vedere i candidati qui. Di seguito e dopo il salto, le nominations cinematografiche.

miglior film
drama
Boyhood
Foxcatcher
The Imitation Game - L'enigma Di Un Genio
Selma
La Teoria Del Tutto

miglior film
comedy o musical
Birdman (O L'imprevedibile Virtù Dell'ignoranza)
Grand Budapest Hotel
Into The Woods
Pride
St. Vincent


giovedì 11 dicembre 2014

SAG Awards 2015 - nominations.



Il più interessante – il più glamour sindacato cinematografico è quello sicuramente degli attori: attori e attrici che si candidano e si premiano agli Screen Actor Awards, le statuette che l'80% delle volte anticipano il più celebre Oscar. Sono venti ogni cento i membri che fanno parte anche dell'Academy e queste candidature sono il primo grande passo verso la notte di febbraio: Birdman, senza sorprese, si mantiene avanti con la candidatura al cast, all'attore Michael Keaton praticamente ormai vincitore certo, all'attrice non protagonista Emma Stone e al non protagonista Edward Norton. Gli stanno dietro, con tre candidature a testa, Boyhood (e la sua frontrunner Patricia Arquette), La Teoria Del Tutto coi mini mostri sacri Felicity Jones e Eddie Redmayne e The Imitation Game che in italiano si chiamerà L'enigma Di Un Genio. Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe arrivata a calcare questi palchi Jennifer Aniston (per Cake), insieme alla navigata navigatissima Meryl Streep (sedicesima candidatura) per l'ennesimo fairy film targato Disney. Tutti contenti per Jake Gyllenhaal che non si pensava fino alla fine ce la facesse ma ancora di più per Julianne Moore, undicesima nomination dopo l'unica vittoria l'anno scorso per il televisivo Game Change. Premio alla carriera per Debbie Reynolds, la Kathy di Cantando Sotto La Pioggia, la Berenice di In & Out. Di seguito e dopo l'interruzione tutti i candidati.

performance
di un cast in un film
Birdman (O L'imprevedibile Virtù Dell'ignoranza):
Zach Galifianakis, Michael Keaton, Edward Norton, Andrea Riseborough,
Amy Ryan, Emma Stone, and Naomi Watts
Boyhood:
Patricia Arquetta, Ellar Coltrane, Ethan Hawke, and Lorelei Linklater
Grand Budapest Hotel:
F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe, Ralph Fiennes, Jeff Goldblum,
Harvey Keitel, Jude Law, Bill Murray, Edward Norton, Tony Revolori, Saorise Rona,
Jason Schwartzman, Léa Seydoux, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, and Owen Wilson
The Imitation Game:
Matthew Beard, Benedict Cumberbatch, Charles Dance, Matthew Goode,
Rory Kinnear, Keira Knightley, Allen Leech and Mark Strong
La Teoria Del Tutto:
Charlie Cox, Felicity Jones, Simon McBurney, Eddie Redmayne, David Thewlis, and Emily Watson