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venerdì 12 giugno 2015

David di Donatello - vincitori.



Settimo David di Donatello per Margherita Buy, protagonista indiscussa di Mia Madre di Nanni Moretti («dei 70 giorni di riprese, non è venuta sul set solo una volta, per una scena che poi ho tagliato» ha dichiarato il regista), che si accontenta di questo premio e di quello all'immensa Giulia Lazzarini, non protagonista, facendosi rubare la mormorata Migliore Regia da Francesco Munzi che, capofila con 16 candidature per il suo Anime Nere, non viene penalizzato dall'incasso (sei milioni e mezzo) di Martone e fa incetta: 9 statuette, film, regia, sceneggiatura, produzione (dov'era candidato Le Meraviglie, sigh), fotografia, montaggio, sonoro, colonna sonora, canzone originale addirittura (niente da fare per Sei Mai Stata Sulla Luna? di Francesco De Gregori, vincitore già col nome, e Wrong Skin di Marialuna Cipolla, under25 senza etichetta discografica vincitrice del concorso “Una Canzone per il Ragazzo Invisibile” – film che incassa i previsti Effetti Digitali della Visualogie). Tutto il resto va a Il Giovane Favoloso: Elio Germano ispirato miglior attore, terza vittoria, è il più importante premio davanti alla scenografia, ai costumi, al trucco e alle acconciature. I pochi premi rimanenti, sono per Edoardo Falcone regista esordiente di Se Dio Vuole, prevedibile dato il successo di pubblico e la candidatura per Giallini, che batte la Bispuri di Vergine Giurata e il Ciak d'Oro Bello&Invisibile N-Capace. Noi E La Giulia è il film scelto dai giovani e si porta a casa il David per l'attore non protagonista – che non è, come si poteva pensare, Claudio Amendola il comunistello che chiude i camorristi in cantina ma Carlo Buccirosso, il camorrista chiuso in cantina. Ovviamente il miglior film straniero è Birdman perché guai a non rispettare la decisione degli Oscar e il film europeo è La Teoria Del Tutto – ma il premio lo ritirano i distributori italiani. Miglior cortometraggio: Thriller, del pugliese Giuseppe Marco Albano, doppia storia di un padre con un figlio adolescente e della comunità di operai dell'ILVA di Taranto in difficoltà – sopra alle note di Michael Jackson. La cerimonia, in diretta su Rai Movie, è stata mandata in differita su Rai 1 alle undici circa perché «quello dei David non è uno show da prima serata», presentato ancora una volta da Tullio Solenghi, dopo il disastro delle scorse edizioni (Lillo & Greg fecero meno di due milioni di spettatori e Paolo Ruffini s'impelagò in una gaffe dopo l'altra arrivando a decretare Sophia Loren «bella topa»). Di seguito e dopo l'interruzione, tutti i candidati e i vincitori.

miglior film
Anime Nere di Francesco Munzi
Hungry Hearts di Saverio Costanzo
Il Giovane Favoloso di Mario Martone
Mia Madre di Nanni Moretti
Torneranno I Prati di Ermanno Olmi

migliore regista
Francesco Munzi per Anime Nere
Saverio Costanzo per Hungry Hearts
Mario Martone per Il Giovane Favoloso
Nanni Moretti per Mia Madre
Ermanno Olmi per Torneranno I Prati

lunedì 23 febbraio 2015

#VanityOscar.



Senza badare a spese né sprechi, Vanity Fair Italia ha fatto ciò che ogni cinefilo (under 30 diciamo, e la discriminazione è puramente narcolettico-lavorativa) sognerebbe: una diretta dal Kodak Theatre di Los Angeles mediata da quelli-di-Sky Cinema per la cerimonia di premiazione ultima e più importante dell'inverno: gli Academy Awards a.k.a. premi Oscar. Addio quindi ricerche spasmodiche di amici muniti di decoder pay, di connesioni a fibra ottica per streaming salterini, posticipati, non-sync, chiusi all'improvviso, ridoppiati in portoghese, a qualità bassa, con commenti invadenti di lato, con commenti pubblicitari intorno. Per l'edizione 87 della premiazione Vanity non si limita a portare lo show al cinema: ma costruisce intorno a questo un cineforum, diremmo, una marathon, hanno detto loro, in cui proiezione dopo proiezione si poteva assistere – gratuitamente – agli otto film candidati alla maggiore statuetta, in versione originale e con sottotitoli in italiano, al cinema Odeon di Milano da cui si vedrebbe il Duomo se non ci fosse il soffitto. Ultimo nell'elenco, guarda un po', è stato Birdman O (L'imprevedibile Virtù Dell'ignoranza) – proiettato profeticamente ieri sera intorno alle 22:00 tra le gioie generali. Ma prima del film, piccolo e composto siparietto orchestrato da un sorprendente Luca Dini, direttore della testata, che forse ispirato dal recente Ariston ha saputo magistralmente ospitare sul palco ospiti di livello sempre crescente: da Valentina Lodovini, che ha ripassato le nomine più importanti lasciandosi scappare i favoritismi, a cinque dei doppiatori delle pellicole più di cassetta (Valentina Favazza e Davide Perino per La Teoria Del Tutto, Christian Iansante per American Sniper, Myriam Catania e il-fu-Riccardo Niseem Onorato per The Imitation Game), tutti protagonisti di un bizzarro e interessante servizio fotografico a opera di Reed Young che ha ri-vestito i panni dei personaggi addosso alle voci e non agli interpreti; poi: Gabriele Salvatores, senza accennare mai al suo Ragazzo Invisibile né al precedente Italy In A Day, ha ricordato l'annuncio della sua candidatura al miglior film straniero per Mediterraneo, negli anni '90 del non-Web, e alla successiva vittoria, durante la quale ha invitato a evitare le guerre ed è stato invitato a evitare discorsi politici. Tappa d'obbligo sui look delle star con chi il red carpet l'ha vissuto (o l'ha fatto) sotto il nome di Max Mara e poi saluti dalla sempre più fortunata Paola Jacobbi in differita da L.A. pronta al Vanity Party e prima ancora al tappeto rosso. Dalle 18:00 di ieri alle 7:00 di questa mattina, come in Non Si Uccidono Così Anche I Cavalli, si giocava a chi restava per più tempo in piedi: siamo arrivati in una ventina a colazione, e tutti abbastanza giovani. Nonostante l'impossibilità che ci sentissero, battevamo le mani come se fossimo lì, sotto Neil Patrick Harris la cui pungenza è stata colta così poco da far sorgere dubbi sulla platea e non sulla conduzione. Orgoglio patriottico per Milena Canonero prima e per Virna Lisi poi mentre gli allievi di Gianni Canova presenti, intanto lui in diretta dagli studi di Sky che commentava à salotto le numerose intermittenze pubblicitarie, si disperavano per i pochi premi a Interstellar e American Sniper (di cui io gioivo) e l'assenza di Francesco Rosi nel memoriam. Quando si dice che le cose belle arrivano alla fine: corsi via i mondani giunti a ritirare il plaid griffato (vedi foto) o lo champagne Pommery, alle quattro del mattino chi esultava per il primo Oscar polacco della storia lo faceva con sincerità, e senza il visone addosso.

lunedì 9 febbraio 2015

BAFTA 2015 - vincitori.



Un potente, lungo, serio, ironico discorso di Mike Leigh ha chiuso la cerimonia dei 68esima BAFTA, i British Academy Film And Television Awards che sono serviti, a due settimane dagli Oscar, a indirizzare meglio le nostre previsioni. Il Turner di Leigh è chiaramente fuori dalla competizione (nonostante una fotografia splendida e una cura maniacale per i costumi), e proprio su questo il regista inglese ha ironizzato, ringraziando comunque i BAFTAs per il premio “dei membri” potremmo dire, presentato da due emozionatissime delle sue attrici: «non ero mai salito su questo palco, è carino». Boyhood rimane il miglior film anche se il sindacato dei produttori ha premiato Birdman, e Richard Linklater il miglior regista – ma non c'è, e ritira il premio Ethan Hawke. Non c'è nemmeno Wes Anderson, miglior sceneggiatore originale per Grand Budapest Hotel, che vince anche la miglior scenografia, i costumi di Milena Canonero (che manco c'è), trucco & acconciature e colonna sonora: Alexandre Desplat la stessa sera ha vinto anche il Grammy per la stessa categoria per cui il Jóhann Jóhannsson de La Teoria Del Tutto scende al secondo posto nella scala dei favoriti insieme a – rullo di tamburi – Michael Keaton sconfitto anche questa volta, come Birdman tutto: unico premio, la sacrosanta fotografia di Emmanuel Lubezki, il genio, tra gli altri film, dietro The Tree Of Life. A La Teoria Del Tutto invece tre awards: la sceneggiatura non originale, strappata all'altro inglese dell'anno infinitamente meno meritevole, The Imitation Game, il miglior attore Eddie Redmayne (nella foto, con Felicity Jones e David Beckham) e il miglior film inglese. Degli inglesi, il miglior debutto è stato quello del produttore e dello sceneggiatore di Pride, cult anche nelle nostre affollate sale – e per il resto tutto come previsto, Julianne Moore, i Lego miracolati almeno in Inghilterra, Citizenfour tra i documentari e poi Ida che si riprende ciò che era suo fino a prima dell'incursione di Leviathan. Gioia infinita per Whiplash, ben tre premi: oltre al prevedibile J.K. Simmons anche miglior montaggio e miglior sound – ma l'Oscar andrà ad American Sniper. A sorpresa si accaparra un premio anche Interstellar, gli effetti visivi che avrebbero dovuto essere del Pianeta Delle Scimmie, e sempre a sorpresa Jack O'Connell, guardacaso inglese, protagonista di Unbroken, batte i ben più celebri Shailene Woodley e Miles Teller (furono insieme in The Spectacular Now) e Gugu Mbatha-Raw, che ha quattro film usciti solo quest'anno. Questo il sito ufficiale della cerimonia mentre di seguito e dopo l'interruzione tutti i candidati e i rispettivi vincitori.

miglior film
Birdman
Boyhood
Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
La Teoria Del Tutto


miglior film inglese
'71
The Imitation Game
Paddington
Pride
La Teoria Del Tutto
Under The Skin


venerdì 30 gennaio 2015

SAG Awards 2015 - vincitori.



Con una Naomi Watts cadente ma non troppo, il cast di Birdman O (Le Imprevedibili Virtù Dell'ignoranza) ha ritirato l'ultimo Screen Actors Guild Award, il premio del sindacato degli attori americani – quasi a volersi scusare di non aver premiato Edward Norton, come ci saremmo aspettati qualche mese fa, prima che il J.K. Simmons di Whiplash gli rubasse, meritatamente, il trofeo, e soprattutto aver snobbato Michael Keaton, chiamato a ringraziare a nome di tutti, in favore dello Stephen Hawking di Eddie Redmayne, visibilmente sorpreso ed emozionato, ma subito pronto col discorso che ci si aspetta. Né sorpresa né emozionata Julianne Moore, la certezza di tutte le serate, presa poi di mira per il suo esordio, giunta finalmente al premio con un filmetto, peccato – e Patricia Arquette, potremmo dire, attricetta con un filmone, nel senso dimensionistico del termine. Boyhood non ritira il premio maggiore forse anche per il ridotto cast nonostante front-runner agli Oscar e set di dodici anni. Ma adesso le previsioni si ribaltano perché, considerando i premi dei sindacati come grandi anticipatori della statuetta d'oro, Birdman e La Teoria Del Tutto se la devono spareggiare – staremo a vedere in queste ultime due settimane di premiazioni. Nessun premio neanche per Grand Budapest Hotel, con una serie sconfinata di nomi, né per il tremendo The Imitation Game, gli altri super-favoriti dell'Academy. Sorprendono gli stunt di Unbroken, che hanno la meglio sui giocattoloni Marvel. Mark Ruffalo non porta a casa né a Foxcatcher il suo trofeo ma vince come miglior attore in un film TV per The Normal Heart – assente, gli canterà le lodi Julia Roberts. La lista dei vincitori per la televisione è sul sito ufficiale mentre di seguito, dopo l'interruzione, tutti i premi cinematografici.

performance
di un cast in un film
Birdman O (Le Imprevedibili Virtù Dell'ignoranza):
Zach Galifianakis, Michael Keaton, Edward Norton, Andrea Riseborough,
Amy Ryan, Emma Stone, Naomi Watts
Boyhood:
Patricia Arquetta, Ellar Coltrane, Ethan Hawke, and Lorelei Linklater
Grand Budapest Hotel:
F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe, Ralph Fiennes, Jeff Goldblum,
Harvey Keitel, Jude Law, Bill Murray, Edward Norton, Tony Revolori, Saorise Rona,
Jason Schwartzman, Léa Seydoux, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, and Owen Wilson
The Imitation Game:
Matthew Beard, Benedict Cumberbatch, Charles Dance, Matthew Goode,
Rory Kinnear, Keira Knightley, Allen Leech and Mark Strong
La Teoria Del Tutto:
Charlie Cox, Felicity Jones, Simon McBurney, Eddie Redmayne, David Thewlis, and Emily Watson

domenica 11 gennaio 2015

Golden Globes 2015 - vincitori.


«One can get in trouble for saying anything these days, so I’m just going to say thank you». Con queste sole parole Billy Bob Thornton ha ricevuto il premio come miglior attore per Fargo, la miniserie che battendo True Detective ha portato a casa due trofei; si sono aperti con queste e con satirici riferimenti alle accuse di Bill Cosby e alla vicenda Sony-Columbia sugli attacchi virtuali subiti a causa del film The Interview i 72esimi Golden Globes, macchiati anche qua e là dalle politically correct standing ovations sulle attuali vicende parigine – ricordate dal presidente della Hollywood Foreign Press Association e da Jared Leto, prima che George Clooney ritirasse il Premio alla Carriera. Alla terza e ultima conduzione di fila, Tina Fey e Amy Poehler si sono fatte accompagnare da una finta rappresentante nord-coreana che ha minacciato nuove ripercussioni sul sistema cinematografico americano a meno che non fosse stata fotografata con Meryl Streep (ma è saltato dentro anche Benedict Cumberbatch). Entrambi questi due attori sono rimasti a bocca asciutta – non che la Streep abbia di questi problemi; a Cumberbutch è stato giustamente preferito Eddie Redmayne per la sua coinvolta e intensa interpretazione di Stephen Hawking ne La Teoria Del Tutto, che si aggiudica anche il premio alla colonna sonora di Jóhan Jóhanson. La canzone è per Selma, e la presenta a sorpresa Prince. Altre sorprese: il film d'animazione che non è Lego ma Dragon Trainer 2; il film straniero che non è Ida ma Leviathan; il miglior film comedy che non è Birdman ma Grand Budapest Hotel. (In realtà in questo caso Anderson e Iñárritu si scambiano i globes previsti a uno per la pellicola e all'altro per la sceneggiatura). Birdman vince anche per il miglior attore comedy, Michael Keaton, presentato da Amy Adams vincitrice nella stessa categoria l'anno scorso e quest'anno, per Big Eyes. Ma è prevedibilmente Boyhood ad avere la meglio: Richard Linklater e Patricia Arquette si fanno capofila del miglior film drammatico. Presenti in sala: Jennifer Lopez mezza nuda, Rosamunde Pike sfacciatamente a suo agio, Julianne Moore consapevole dell'Oscar imminente e Mark Ruffalo, doppiamente candidato come Bill Murray, ringraziato dal partner-on-screen Matt Bomer, miglior attore non protagonista in The Normal Heart. Qui il sito ufficiale, che include i premi per la televisione mentre di seguito, dopo l'interruzione, i candidati e i vincitori cinematografici.

miglior film
drama
Boyhood
Foxcatcher
The Imitation Game - L'enigma Di Un Genio
Selma
La Teoria Del Tutto

miglior film
comedy o musical
Birdman (O L'imprevedibile Virtù Dell'ignoranza)
Grand Budapest Hotel
Into The Woods
Pride
St. Vincent

BAFTA 2015 - nominations.



Siccome tutto è sempre in funzione dei premi Oscar: i British Academy Film & Television Awards (also known as BAFTAs) sono serviti l'anno scorso a prevedere l'entrata di Christian Bale per American Hustle, Philomena come film e Sally Hawkins come attrice di Blue Jasmine negli allori della più famosa Academy americana, film e interpreti che prima erano fuori dalle previsioni. Si alza, per cui, l'attenzione quest'anno, ora che lo storico presentatore Sthephen Fry ha annunciato le 68esime candidature: Grand Budapest Hotel capofila della coda se ne sta in cima con ben 11 nominations (sorpresa: Ralph Phiennes candidato come attore), seguito da Birdman e La Teoria Del Tutto (dieci ciascuna) davanti al vergognoso The Imitation Game, con nove. Non manca però il futuro piglia-tutto Boyhood, candidato al Miglior Film, alla Regia e alla Sceneggiatura oltre che ai due interpreti non protagonisti, mentre Lo Sciacallo e Whiplash racimolano un po' di nominations inaspettate – inclusa una per il regista. Essendo inglesi e premiando l'industria inglese, non sorprende se compaiano spesso '71, Pride, addirittura Paddington oltre ad Under The Skin (meritatissima la sua incredibile colonna sonora); ma a questi si aggiunge Trash di Stephen Daldry – il regista di Billy Elliot, The Hours, The Reader – inspiegabilmente buttato nella categoria del Film Straniero. Non compaiono il tanto celebrato Selma (per un ritardo nella distribuzione inglese o per un basso interesse verso la Storia americana?) e l'Unbroken di Angelina Jolie che ha appena visto anche il Papa, mentre il candidato Mr. Turner non riconosce onori né al suo regista né al suo straordinario attore protagonista.
Presentati ancora una volta da Fry la sera dell'8 febbraio, i BAFTA premieranno anche la televisione inglese e internazionale. Qui il sito ufficiale mentre di seguito e dopo l'interruzione tutte le nominations cinematografiche.

miglior film
Birdman
Boyhood
Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
La Teoria Del Tutto


miglior film inglese
'71
The Imitation Game
Paddington
Pride
La Teoria Del Tutto
Under The Skin


venerdì 12 dicembre 2014

Golden Globes 2015 - nominations.



Birdman (O L'imprevedibile Virtù Dell'ignoranza) conduce le aspettative di questi 72esimi Golden Globes con 7 nominations in tutte le più importanti categorie, per una doppietta del regista Alejandro González Iñárritu, celebratissimo col potente esordio Amores Perros, volato poi a Hollywood per 21 Grammi e Babel e tornato alla lingua madre per Biutiful – sempre candidandosi a qualche Oscar e ora autore della commedia dell'anno (da noi il 5 febbraio 2015); buon per lui che non è contro Boyhood, l'altro film dell'anno, 5 nominations in categorie drammatiche e il Miglior Film e l'Attrice Non Protagonista praticamente certi. In dubbio è invece la Regia: per la prima volta nella storia la Foreign Press Association che stila le candidature ha nominato una regista afroamericana, Ava DuVernay, per il mediocre Selma su Martin Luther King e la marcia verso i diritti civili: a sorpresa tra i migliori film, gli attori e la canzone. Con 5 candidature anche L'enigma Di Un Genio, che risponde al nome di Alan Turing, contro le 4 de La Teoria Del Tutto, leggi Stephen Hawking: due delle menti più brillanti del secolo si sfidano per la musica e tutti gli attori – a noi piacciono un sacco Eddie Redmayne e soprattutto Felicity Jones ma questo è l'anno di Benedict Cumberbatch: la categoria è tutta aperta però, perché il super-favorito Michael Keaton è dall'altra parte contro il Joaquin Phoenix di Vizio Di Forma, il film super-assente in questa lista. Chi altro manca: sicuramente Mommy tra i Film Stranieri (e il Canada ne aveva mandati tre!), manca la Francia nella stessa categoria (che ne aveva mandati sei!) e manca la Palma d'Oro Il Regno D'inverno. E manchiamo noi, ma la cosa non ci sorprende. Manca giustamente Interstellar, che si accontenta della Migliore Musica di Hans Zimmer, dove manca la straordinaria Mica Levi. Torniamo a chi c'è: L'amore Bugiardo, assente da tutti i premi della critica, colleziona tre nomine, ma non quella al Film; Julianne Moore prontissima a tornare sul palco dopo il premio televisivo per Game Change, quest'anno doppiamente candidata per Still Alice e il tremendo Maps To The Stars, dove è magnifica (ma qualcuno si spiega perché è nelle commedie?); Pride, inspiegabilmente Miglior Film e nient'altro; Helen Mirren tanto per cambiare (nel 2007 vinse due Globes per due regine); Annie, remake del musical degli anni '80, stroncato dalla critica e con una candidatura alla undicenne Quvenzhané Wallis per scusarsi di quella mancata de Le Terre Selvagge; e infine, immancabile, per la ventinovesima volta, l'onnipresente Meryl Streep che si trascina Emily Blunt con Into The Woods.
Presentati per la terza volta consecutiva da Tina Fey e Amy Poehler campionesse d'ascolti, i Golden Globes 2015 si svolgeranno l'11 gennaio in diretta televisiva dal Beverly Hilton Hotel, dove saranno dati i premi anche alla televisione (grandi assenti lì: The Big Bang Theory, Modern Family, Mad Men) di cui potete vedere i candidati qui. Di seguito e dopo il salto, le nominations cinematografiche.

miglior film
drama
Boyhood
Foxcatcher
The Imitation Game - L'enigma Di Un Genio
Selma
La Teoria Del Tutto

miglior film
comedy o musical
Birdman (O L'imprevedibile Virtù Dell'ignoranza)
Grand Budapest Hotel
Into The Woods
Pride
St. Vincent


giovedì 11 dicembre 2014

SAG Awards 2015 - nominations.



Il più interessante – il più glamour sindacato cinematografico è quello sicuramente degli attori: attori e attrici che si candidano e si premiano agli Screen Actor Awards, le statuette che l'80% delle volte anticipano il più celebre Oscar. Sono venti ogni cento i membri che fanno parte anche dell'Academy e queste candidature sono il primo grande passo verso la notte di febbraio: Birdman, senza sorprese, si mantiene avanti con la candidatura al cast, all'attore Michael Keaton praticamente ormai vincitore certo, all'attrice non protagonista Emma Stone e al non protagonista Edward Norton. Gli stanno dietro, con tre candidature a testa, Boyhood (e la sua frontrunner Patricia Arquette), La Teoria Del Tutto coi mini mostri sacri Felicity Jones e Eddie Redmayne e The Imitation Game che in italiano si chiamerà L'enigma Di Un Genio. Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe arrivata a calcare questi palchi Jennifer Aniston (per Cake), insieme alla navigata navigatissima Meryl Streep (sedicesima candidatura) per l'ennesimo fairy film targato Disney. Tutti contenti per Jake Gyllenhaal che non si pensava fino alla fine ce la facesse ma ancora di più per Julianne Moore, undicesima nomination dopo l'unica vittoria l'anno scorso per il televisivo Game Change. Premio alla carriera per Debbie Reynolds, la Kathy di Cantando Sotto La Pioggia, la Berenice di In & Out. Di seguito e dopo l'interruzione tutti i candidati.

performance
di un cast in un film
Birdman (O L'imprevedibile Virtù Dell'ignoranza):
Zach Galifianakis, Michael Keaton, Edward Norton, Andrea Riseborough,
Amy Ryan, Emma Stone, and Naomi Watts
Boyhood:
Patricia Arquetta, Ellar Coltrane, Ethan Hawke, and Lorelei Linklater
Grand Budapest Hotel:
F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe, Ralph Fiennes, Jeff Goldblum,
Harvey Keitel, Jude Law, Bill Murray, Edward Norton, Tony Revolori, Saorise Rona,
Jason Schwartzman, Léa Seydoux, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, and Owen Wilson
The Imitation Game:
Matthew Beard, Benedict Cumberbatch, Charles Dance, Matthew Goode,
Rory Kinnear, Keira Knightley, Allen Leech and Mark Strong
La Teoria Del Tutto:
Charlie Cox, Felicity Jones, Simon McBurney, Eddie Redmayne, David Thewlis, and Emily Watson

venerdì 28 novembre 2014

32TFF: il fisico.



La Teoria Del Tutto
The Theory Of Everything, 2014, UK, 123 minuti
Regia: James Marsh
Sceneggiatura non originale: Anthony McCarten
Basata sul romanzo di Jane Hawking
Cast: Eddie Redmayne, Felicity Jones, Harry Lloyd, Emily Watson,
Michael Marcus, Alice Orr-Ewing, David Thewilis
Voto: 7/ 10
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Stephen si alza al mattino quando gli altri hanno già seguito la prima lezione, mette su Wagner, beve il caffè che non rovescia sugli appunti sparsi in fogli sulla scrivania, esegue gli esercizi di Fisica dietro al libretto degli orari dei treni in mancanza di altri supporti, il giorno prima di consegnarli, senza aver letto le tracce per i sei giorni precedenti. Divide la stanza con Harry Lloyd che è al Festival di Torino anche in Big Significant Things, insipidamente in concorso, e con lui ride e bivacca e beve birra e corre in bici verso le feste di Cambridge durante le quali non ha tempo né modo di pensare al tema della sua tesi, né al suo dottorato. Pensa però a Jane, che incontra all'improvviso, vede tra la folla, come solo nei film succede o che solo i film ci sanno raccontare in questo modo. Jane, religiosissima studentessa di Lettere, Francese e Spagnolo, Poesia medievale, e Stephen, che riuscirà a corteggiarla con l'eleganza degli anni '60 e la tenacia delle persone argute, prenderanno dopo il matrimonio il di lui cognome: Hawking. Ma il matrimonio arriverà solo dopo la malattia che tutti conosciamo: un atrofizzarsi dei muscoli degenerativo, una incipiente capacità di camminare, muovere le mani, poi anche parlare – solo un organo funzionerà benissimo, perché «automatico», e darà loro tre figli nonostante l'aspettativa di due anni diagnosticata dai medici. Ma essere giovani negli anni '70 e avere tre figli e non essere una famiglia normale nonostante la fama in tutto il mondo «per i buchi neri e non per i concerti rock» non sarà facile, soprattutto per Jane, una Felicity Jones finalmente protagonista assoluta di una grossa produzione che la lancia alla mercé del pubblico e dei colleghi, dopo l'immenso ruolo da protagonista passato inosservato in Like Crazy. Ed è questa la maggiore lode al film: che mette in scena le doti interpretative altissime di due giovanissimi attori british, a cominciare da Eddie Redmayne sempre non-protagonista nei recenti Les Misérables e My Week With Marilyn e nel primo Savage Grace, immenso, devoto al ruolo fin nelle più piccole espressioni, nella postura, nelle patate lanciate fuori dal piatto, nell'articolazione degli arti: per lui il lavoro è stato lento e profondo, come racconta ricevendo il premio Maserati (accettandolo dicendo: «siete un Paese famoso per le sculture e si vede in queste splendide statuette»): dopo studi sul vero Stephen Hawking è arrivato a incontrarlo impedendogli di parlare per quarantacinque minuti, parlando soltanto di Stephen Hawking a Stephen Hawking, che ha visto il film sulla sua vita ai tempi del college e del primo matrimonio, concedendo l'utilizzo della sua voce elettronica, «così iconica», che è protetta da copyright. Il film, sembrerebbe, la trasposizione romanzata di una dolorosa fiaba d'amore – dove l'amore, come nelle fiabe tradizionali, finisce e diventa altro. Eppure di romanzato c'è poco, essendo la storia vera della longeva coppia. Ma la romanzazzione è sottolineata da tutti quegli ingredienti cinematografici d'intrattenimento a cui l'industria USA ci ha abituato (però questo è un film UK, e lo sappiamo dal solito cameo di Emily Watson, che dice «la cosa più inglese che si possa dire», e cioè risolvere i propri problemi andando al coro della chiesa): mai la musica fu così presente in un film, diciamo, sulle Scienze Matematiche, dai tempi di The Proof. Di Jóhann Jóhannsson, autore della colonna sonora di Prisoners, l'accompagnamento musicale sfiora la potenza del John Williams disneyano e si concede lunghe iperboli narrative fatte, per esempio, di filmini familiari, scene oniriche e sfuocate, titoli di coda un po' fuori luogo che però ci riempiono di quella sensazione cinematografica ruffiana con cui si esce dalla sala annuendo. James Marsh è però il regista di Man On Wire, e sappiamo che è capace di ben altro: si affida ai due interpreti in odore di Oscar che fanno dimenticare tutto il resto e si dimentica lui per primo come si confeziona un film originale.