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lunedì 9 febbraio 2015

BAFTA 2015 - vincitori.



Un potente, lungo, serio, ironico discorso di Mike Leigh ha chiuso la cerimonia dei 68esima BAFTA, i British Academy Film And Television Awards che sono serviti, a due settimane dagli Oscar, a indirizzare meglio le nostre previsioni. Il Turner di Leigh è chiaramente fuori dalla competizione (nonostante una fotografia splendida e una cura maniacale per i costumi), e proprio su questo il regista inglese ha ironizzato, ringraziando comunque i BAFTAs per il premio “dei membri” potremmo dire, presentato da due emozionatissime delle sue attrici: «non ero mai salito su questo palco, è carino». Boyhood rimane il miglior film anche se il sindacato dei produttori ha premiato Birdman, e Richard Linklater il miglior regista – ma non c'è, e ritira il premio Ethan Hawke. Non c'è nemmeno Wes Anderson, miglior sceneggiatore originale per Grand Budapest Hotel, che vince anche la miglior scenografia, i costumi di Milena Canonero (che manco c'è), trucco & acconciature e colonna sonora: Alexandre Desplat la stessa sera ha vinto anche il Grammy per la stessa categoria per cui il Jóhann Jóhannsson de La Teoria Del Tutto scende al secondo posto nella scala dei favoriti insieme a – rullo di tamburi – Michael Keaton sconfitto anche questa volta, come Birdman tutto: unico premio, la sacrosanta fotografia di Emmanuel Lubezki, il genio, tra gli altri film, dietro The Tree Of Life. A La Teoria Del Tutto invece tre awards: la sceneggiatura non originale, strappata all'altro inglese dell'anno infinitamente meno meritevole, The Imitation Game, il miglior attore Eddie Redmayne (nella foto, con Felicity Jones e David Beckham) e il miglior film inglese. Degli inglesi, il miglior debutto è stato quello del produttore e dello sceneggiatore di Pride, cult anche nelle nostre affollate sale – e per il resto tutto come previsto, Julianne Moore, i Lego miracolati almeno in Inghilterra, Citizenfour tra i documentari e poi Ida che si riprende ciò che era suo fino a prima dell'incursione di Leviathan. Gioia infinita per Whiplash, ben tre premi: oltre al prevedibile J.K. Simmons anche miglior montaggio e miglior sound – ma l'Oscar andrà ad American Sniper. A sorpresa si accaparra un premio anche Interstellar, gli effetti visivi che avrebbero dovuto essere del Pianeta Delle Scimmie, e sempre a sorpresa Jack O'Connell, guardacaso inglese, protagonista di Unbroken, batte i ben più celebri Shailene Woodley e Miles Teller (furono insieme in The Spectacular Now) e Gugu Mbatha-Raw, che ha quattro film usciti solo quest'anno. Questo il sito ufficiale della cerimonia mentre di seguito e dopo l'interruzione tutti i candidati e i rispettivi vincitori.

miglior film
Birdman
Boyhood
Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
La Teoria Del Tutto


miglior film inglese
'71
The Imitation Game
Paddington
Pride
La Teoria Del Tutto
Under The Skin


sabato 31 gennaio 2015

l'elefante di Annibale.



Turner
Mr. Turner, 2014, UK/ Francia/ Germania, 150 minuti
Regia: Mike Leigh
Sceneggiatura originale: Mike Leigh
Cast: Timothy Spall, Paul Jesson, Dorothy Atkinson,
Marion Bailey, Karl Johnson, Ruth Sheen, Sandy Foster,
Amy Dawson, Lesley Manville, Martin Savage
Voto: 8/ 10
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Candidato a 4 Premi Oscar:
fotografia, scenografia, costumi, colonna sonora
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L'arte contemporanea si può così riassumere: Joseph Mallord William Turner con conseguenze, Marcel Duchamp con conseguenze. E molto prima che Marcel Duchamp abbandonasse la tela, William Turner «si congedava dalla forma», premonendo quello che avrebbero fatto gli impressionisti in seguito allo scoppio della fotografia e alla decadenza dell'arte accademica – ormai inutile rappresentazione del vero già rappresentabile. E il processo di anticipazione che ha portato Turner all'allontanamento delle barche vere, delle tempeste vere, è stato lento come il secolo in cui è vissuto, e puntellato da fattori umani che di volta in volta hanno contribuito a far esplodere l'impeto, a far emergere l'impulso, a superare lo scoglio. Ci viene presentato, all'inizio, come curioso esploratore di paesaggi, di mondi altri, sempre col taccuino in mano e sempre immerso nella natura quasi incontaminata illuminata dalla luce, dono del Signore che già produce metà dell'opera – ci viene poi presentato in un'altra veste, quella di figlio, figlio di William Turner sir., quasi devoto a un padre che è a lui devoto, una squadra vincente su più fronti, quello del commercio delle opere, quello della loro preparazione. E una domestica in casa, una «damigella», che nonostante la malattia all'epidermide galoppante sarà la testimone di tutta la narrazione. Turner ha due figlie che nasconde al mondo, non esige la solitudine per dipingere, considera quell'atto come l'ultimo di una lunga preparazione mentale; non vive nemmeno isolato dal mondo, anzi è socialmente inserito soprattutto nell'ambito pittorico, che gli riconosce il primordiale talento, fatta eccezione per quel Constable a cui viene data piccolissima parte e che rappresenta quel rivale “già battuto”, quel tentativo non completamente andato in porto di raggiungere gli stessi scopi. Timothy Spall vaga all'interno di paesaggi praticamente già dipinti, lavoro magistrale del direttore della fotografia Dick Pope (fedele al suo regista e già nominato all'Oscar per The Illusionist) che raggiunge vette cinematografiche esemplari, vaga alla ricerca di ispirazione continua soprattutto ora che la minaccia della camera sta incombendo su mestieri come il suo; vaga, grugnendo e borbottando e avendo amplessi come i maiali, alla ricerca di una trama che il film non ha, una vicenda narrativa burrascosa o sentimentale (eppure c'è una moglie teneramente conquistata) che il pubblico si aspetta, e che lo fa uscire dalla sala sospirando che «dal trailer sembrava più avvincente». Mike Leigh è un regista inglese sopraffino, accusato di andare sul set senza una vera sceneggiatura, di averci appena dato il minore dei suoi film – eppure all'interno di un percorso che spazia tra il passato e il presente, tra le famiglie e tutti gli altri tipi di relazione umana, tra le profonde depressioni e le felicità incontenibili, Mr. Turner trova il suo posto di animo pienamente analizzato, sviscerato dal profondo, e pretesto per raccontare una società che si muove più lentamente del suo spirito. Il pressappochismo della messa in scena è confutato dai movimenti di camera, dagli interni costruiti come nature morte, dai salotti, dai paesaggi cercati perché colossali. Eppure non si tratta di kolossal, non si tratta di un ampio budget; ma «eravamo ossessionati dai dettagli: i costumi (di Jaqueline Durran, Oscar per Anna Karenina, n.d.r.) sono repliche esatte del periodo e gli attori indossano perfino copie di mutande d'epoca». È curatissimo il linguaggio, è curato l'atteggiamento e il modo di dipingere di Spall, un atto viscerale, di cui sente l'esigenza anche colpito dalla polmonite, anche privato delle forze. Quello di Leigh è un profondo atto d'ammirazione verso un genio della sua terra e lo rende senza orpelli, senza romanzi. Ecco perché il pubblico in sala sbuffa dopo due ore: siamo lontani dagli alti e bassi di Frida o dai sentimentalismi alcolici de I Colori Dell'anima. Nella tradizione difficile, difficilissima della biografia d'artista, che quasi mai ha avuto ampio consenso (basti guardare ai due Caravaggio, al più recente film su Goya, a Big Eyes adesso in sala e ai futuri Mordecai ed Effie Gray), l'unico paragone che si può pescare è quel I Colori Della Passione, in originale The Mill And The Cross, che come questo si sforzava di rendere il mondo nel modo in cui il pittore lo guardava, di filtrare l'esterno attraverso i suoi occhi. Palma d'Oro al suo protagonista, che è il film, era già stato dimenticato e grazie a questi Oscar riportato alla luce.

sabato 3 maggio 2014

Cannes 2014 - selezione ufficiale.



Molti documentari, soprattutto fuori concorso (il più atteso è quello di Wim Wenders, di cui si festeggia anche il restauro di Paris, Texas), un film d'animazione osannato prima ancora di essere girato, qualche ritorno (il più atteso è quello di Jean-Luc Godard, doppiamente presente, con il film in concorso Adieu Au Langage e con l'episodio nel collettivo I Ponti Di Sarajevo), e molti soliti nomi che frequentano, ogni anno o ogni due, il lungomare del Festival di Cannes. Una sola regista in gara per la Palma d'Oro che verrà assegnata dalla giuria capitanata da una regista donna, Jane Campion: e l'unica donna è Alice Rohrwacher, alla seconda direzione e alla seconda volta a Cannes, dopo la Quinzane in cui aveva presentato lo splendido Corpo Celeste. Le Meraviglie racconta la storia di tre sorelle, tra cui Alba Rohrwacher, sorella della regista, e Monica Bellucci, in un'estate caldissima di spettacoli televisivi e fate magiche, mentre le api fanno il miele. Altra italiana spedita in Francia è Asia Argento, anche lei di casa, regista di Incompresa, dove dirige Gabriel Garko e Charlotte Gainsbourg. Per il resto: i ritorni dei fratelli Dardenne, vincitori con Rosetta e ri-celebrati con Il Ragazzo Con La Bicicletta di qualche anno fa, Ken Loach decretato morto dopo la Palma per Il Vento Che Accarezza L'erba, l'inglesissimo e magistrale Mike Leigh, forse il regista più sottovalutato del suo tempo (Segreti & Bugie, Happy-Go-Lucky, Another Year), il premio Oscar Michel Hazanavicius dopo la sfiorata Palma per The Artist, David Cronenberg a due anni da Cosmopolis, ancora una volta direttore di Robert Pattinson, Tommy Lee Jones in veste di regista con The Homesman in cui dirige Meryl Streep a cui i Chaiers Du Cinéma dedicano un numero speciale proprio adesso – e poi dalla Francofonia con furore il baby-autore Xavier Dolan, Bertrand Bonello col suo biopic Saint Laurent già nelle nostre sale e nell'Un Certain Regard Mathieu Amalric, amatissimo in patria, ora regista ora attore. Aprirà la kermesse fra undici giorni, il 14 maggio, ormai fuori competizione, Grace Di Monaco, controversa storia della principessa Grace Kelly interpretata da Nicole Kidman; la 67esima edizione del Festival si chiuderà con un lieve anticipo il 24 maggio a causa delle Elezioni Parlamentari Europee, con l'annuncio della Palma d'Oro, mentre l'Un Certain Regard avrà il suo vincitore il 23. Di seguito e dopo il salto, tutti i film nella sezione ufficiale.

in concorso
Adieu Au Langage (Goodbye To Language 3D) di Jean-Luc Godard, (Svizzera)
Captives di Atom Egoyan (Canada)
Deux Jours, Une Nuit di Jean-Pierre & Luc Dardenne (Belgio)
Foxcatcher di Bennett Miller (USA)
Futatsume No Mado (Still The Water) di Naomi Kawase (Giappone, Francia e Spagna)
Jimmy's Hall di Ken Loach (UK, Irlanda e Francia)
Kış Uykusu (Winter Sleep) di Nuri Bilge Ceylan (Turchia, Francia e Germania)
Le Meraviglie di Alice Rohrwacher (Italia)
Leviathan (Leviafan) di Andrey Zvyagintsev (Russia)
Maps To The Stars di David Cronenberg (Canada, USA, Francia e Germania)
Mommy di Xavier Dolan (Francia & Canada)
Mr. Turner di Mike Leigh (UK)
Relatos Salvajes (Wild Tales) di Damian Szifron (Argentina & Spagna)
Saint Laurent di Bertrand Bonello (Francia)
Sils Maria (Clouds Of Sils Maria) di Olivier Assayas (Francia, Svizzera e Germania)
The Homesman di Tommy Lee Jones (USA)
The Search di Michel Hazanavicius (Francia)
Timbuktu (aka Timbuktu, Le Chagrin Des Oiseaux) di Abderrahmane Sissako (Mauritania & Francia)