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domenica 11 gennaio 2015

BAFTA 2015 - nominations.



Siccome tutto è sempre in funzione dei premi Oscar: i British Academy Film & Television Awards (also known as BAFTAs) sono serviti l'anno scorso a prevedere l'entrata di Christian Bale per American Hustle, Philomena come film e Sally Hawkins come attrice di Blue Jasmine negli allori della più famosa Academy americana, film e interpreti che prima erano fuori dalle previsioni. Si alza, per cui, l'attenzione quest'anno, ora che lo storico presentatore Sthephen Fry ha annunciato le 68esime candidature: Grand Budapest Hotel capofila della coda se ne sta in cima con ben 11 nominations (sorpresa: Ralph Phiennes candidato come attore), seguito da Birdman e La Teoria Del Tutto (dieci ciascuna) davanti al vergognoso The Imitation Game, con nove. Non manca però il futuro piglia-tutto Boyhood, candidato al Miglior Film, alla Regia e alla Sceneggiatura oltre che ai due interpreti non protagonisti, mentre Lo Sciacallo e Whiplash racimolano un po' di nominations inaspettate – inclusa una per il regista. Essendo inglesi e premiando l'industria inglese, non sorprende se compaiano spesso '71, Pride, addirittura Paddington oltre ad Under The Skin (meritatissima la sua incredibile colonna sonora); ma a questi si aggiunge Trash di Stephen Daldry – il regista di Billy Elliot, The Hours, The Reader – inspiegabilmente buttato nella categoria del Film Straniero. Non compaiono il tanto celebrato Selma (per un ritardo nella distribuzione inglese o per un basso interesse verso la Storia americana?) e l'Unbroken di Angelina Jolie che ha appena visto anche il Papa, mentre il candidato Mr. Turner non riconosce onori né al suo regista né al suo straordinario attore protagonista.
Presentati ancora una volta da Fry la sera dell'8 febbraio, i BAFTA premieranno anche la televisione inglese e internazionale. Qui il sito ufficiale mentre di seguito e dopo l'interruzione tutte le nominations cinematografiche.

miglior film
Birdman
Boyhood
Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
La Teoria Del Tutto


miglior film inglese
'71
The Imitation Game
Paddington
Pride
La Teoria Del Tutto
Under The Skin


martedì 6 gennaio 2015

certe classifiche.



Quando durante la prossima cerimonia degli Oscar sentirete dire: è stato un grande anno per il nostro cinema, questo - alzatevi e protestate, se siete in sala: perché questi sono stati i peggiori mesi di pellicole americane, e lo si nota dalla nulla concorrenza alle premiazioni, o dalle tanto celebrate performances in realtà mediocri - persino l'annuale cartoon Disney è stato una delusione. Come ogni volta ma più delle altre volte i film europei sobbarcano e fagocitano le pellicole d'oltreoceano e restano non accontentati alle kermesse più mainstream e nelle classifiche del pubblico. Basti notare come Boyhood sia in cima a tutte queste liste, un buon film la cui produzione è però raccontata prima ancora della trama, quasi inesistente, un esperimento acclamato quasi senza considerarne il prodotto finale, comunque piacevole (ma se non fosse stato girato così, Boyhood sarebbe solo una buona sceneggiatura). Subito dopo, o subito affianco, Grand Budapest Hotel, il minor film di Wes Anderson, pare il riscatto per una carriera passata in silenzio di critica e con gif e tumblr del pubblico. Un cast stellare, come si dice in questi casi, per una fiaba innevata dai bei costumi e dalle belle scenografie. Fa benissimo il New Yorker, che crea una lista parallela di titoli – che hanno oscurato la vista davanti ai veri film meritevoli e audacemente originali – in cui mette Ida, il futuro Oscar straniero del polacco Pawel Pawlikowski, scelto a priori e ormai mesi fa e privato di concorrenti nella shortlist dell'Academy. Il Regno D'inverno, Due Giorni, Una Notte, il meraviglioso Mommy, Leviathan, Timbuktu hanno tutti fatto di questo Festival di Cannes un cartellone forse inarrivabile, che conteneva anche Le Meraviglie nostrane, il punto più alto del piccolo cinema italiano (per Ciak però vince Il Giovane Favoloso prima de Il Capitale Umano), anche se l'assurdo esperimento di Addio Al Linguaggio sobbarca tutti, costringendo a inserire Jean-Luc Godard nei migliori titoli per apparire autorevoli (o autoriali), apprezzando magari l'intento ma considerandolo, erroneamente, un film di finzione al pari degli altri. Per noi: vince Sils Maria, premio Luis-Delluc 2014, prova altissima di sceneggiatura, di analisi umana, di interpretazioni femminili, un Eva Contro Eva che ribalta la nostra percezione di Kristen Stewart e Chloë Grace Moretz, sempre reduce da Cannes ma dimenticato troppo in fretta. E dietro l'attore del 2014 che prosegue nel 2015 la sua ascesa (Benedict Cumberbatch) è Scarlett Johansson a incarnare forse il paradosso di questi dodici mesi: due film quotati e non: Lucy, bocciatissimo, e Under The Skin, che arranca silenzioso verso i vertici delle chart, a volte sovrastato dal Lego Movie, inspiegabilmente il maggiore titolo animato dell'anno – sicuramente grazie agli incassi. Di seguito una serie di testate e le loro classifiche del meglio di quest'anno appena concluso. Forse bisogna prestare attenzione al fondo: anche se il New Yorker premia in abbondanza un film che si chiama Thou Wast Mild And Lovely ed è passato a Torino scatenando le lamentele del pubblico.

Sight & Sound

01. Boyhood di Richard Linklater
02. Addio Al Linguaggio di Jean-Luc Godard
03. Leviathan di Andrey Zvyagintsev
03. Horse Money di Pedro Costa
05. Under The Skin di Jonathan Glazer
06. Grand Budapest Hotel di Wes Anderson
07. Il Regno D'inverno - Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan
08. The Tribe di Miroslav Slaboshpitsky
08. Ida di Pawel Pawlikowski
08. Jauja di Lisandro Alonso
11. Mr. Turner di Mike Leigh
11. National Gallery di Frederick Wiseman
11. The Wolf Of Wall Street di Martin Scorsese
11. Whiplash di Damien Chazelle
15. The Duke Of Burgundy di Peter Strickland
16. Birdman di Alejandro Gonzáles Iñárritu
16. Due Giorni, Una Notte di Jean-Pierre & Luc Dardenne
18. Citizenfour di Laura Poitras
18. The Look Of Silence di Joshua Oppenheimer
18. Si Alza Il Vento di Hayao Miyazaki

martedì 16 dicembre 2014

European Film Awards - vincitori.


Se è vero che gli European Film Awards portano fortuna – ma anche se non lo è – abbiamo ormai la certezza che Ida sia il film straniero dell'anno: come fu per La Grande Bellezza che l'anno scorso trionfò in quasi tutte le categorie, quest'anno il film polacco si porta a casa la statuetta alla migliore pellicola, alla sceneggiatura, alla regia e alla fotografia battendo gli altri film stranieri dell'anno: Leviathan che sta riscuotendo immenso successo all'estero e la Palma d'Oro già dimenticata Il Regno D'inverno, con Turist di cui sentiremo molto parlare. Nessuna sorpresa se Il Capitale Umano torna in patria a mani vuote; ma non è totale sconfitta per l'Italia: Pif (in foto) viene incoronato regista della migliore commedia europea con La Mafia Uccide Solo D'estate, una soddisfazione che scavalca il bel Le Week-End inglese, e poi Alessandro Rak batte i candidata alla nomination per l'Oscar Minuscule e Jack E La Meccanica Del Cuore con il poetico (e imperfetto) L'arte Della Felicità su un tassista e il suo esistenzialismo e la spazzatura napoletana durante la pioggia. Erano già stati dati il premio alla musica di Under The Skin e al montaggio di Locke, il cui Tom Hardy perde la targa di miglior attore contro l'immenso Timothy Spall di Mr. Turner; sale sul palco invece, finalmente, per la prima volta, Marion Cotillard, che nel 2007 quando ogni premio le arrivò in mano grazie a La Vie En Rose, fu ignorata per la queen Helen Mirren. Le auguriamo di raggiungere anche la seconda nomination all'Oscar dato che si sobbarca Due Giorni, Una Notte interamente da sola e sulle deboli spalle.
Di seguito e dopo l'interruzione tutti i vincitori e i candidati.

film 
Ida di Pawel Pawlikowski (Polonia & Danimarca)
Il Regno D'inverno di Nuri Bilge Ceylan (Turchia, Francia e Germania)
Leviathan di Andrey Zvyagintsev (Russia)
Nymphomaniac Director's Cut - Volume I & II di Lars von Trier (Danimarca, Germania, Francia e Belgio)
Turist (Force Majeure) di Ruben Östlund (Svezia, Danimarca, Francia e Norvegia)

commedia
Carmina Y Amén di Paco León (Spagna)
Le Week-End di Roger Michel (UK)
La Mafia Uccide Solo D'estate di Pierfrancesco Diliberto (Italia)

martedì 18 novembre 2014

European Film Awards - nominations.



Paolo Virzì alla regia de Il Capitale Umano e Valeria Bruni Tedeschi come interprete, Pierfrancesco Diliberto aka PIF per la commedia La Mafia Uccide Solo D'estate, Alessandro Rak regista del film d'animazione napoletano L'arte Della Felicità, Gianfranco Rosi documentarista romano con Sacro GRA – sono questi gli italiani in gara ai 27esimi European Film Awards, che vedranno l'annuncio dei vincitori la sera del 13 dicembre a Riga, la Capitale della Cultura Europea 2014, vincitori scelti dagli oltre 3000 membri che non hanno inserito la nostra proposta italiana per gli Oscar nella cinquina dei migliori film: ci sono però i super-favoriti Ida, Il Regno D'inverno, Leviathan e Turist – quest'ultimo in anteprima la prossima settimana al Festival di Torino – ai quali fa compagnia il mediocre Nymphomaniac che conta anche una nominations per i due attori protagonisti. Ma è il film polacco di Pawel Pawlikowski che porta avanti la gara con cinque candidature e un premio già ottenuto: la splendida fotografia in bianco e nero che ritrae una giovane suora e la sua navigata zia alla scoperta del loro più profondo lato femminile. Segue bene anche Locke, micro-film con un solo attore in una sola automobile e molte conversazioni telefoniche nella sera della sua più importante decisione, e ancora dietro Due Giorni, Una Notte dei geniali fratelli Dardenne, per i quali Marion Cotillard è la più promettente migliore attrice in gara. Con giustizia, è andato ad Under The Skin il premio per la musica: una sperimentale colonna sonora di Mica Levi. Entrambi i film concorrenti della nostra pellicola animata sono stati selezionati dall'Academy, mentre Party Girl in lizza contro PIF è stato la Camera d'Or di questo Festival di Cannes.
Di seguito e dopo il salto tutte le nominations e i vincitori già annunciati.

film 
Ida di Pawel Pawlikowski (Polonia & Danimarca)
Il Regno D'inverno di Nuri Bilge Ceylan (Turchia, Francia e Germania)
Leviathan di Andrey Zvyagintsev (Russia)
Nymphomaniac Director's Cut - Volume I & II di Lars von Trier (Danimarca, Germania, Francia e Belgio)
Turist (Force Majeure) di Ruben Östlund (Svezia, Danimarca, Francia e Norvegia)

commedia
Carmina Y Amén di Paco León (Spagna)
Le Week-End di Roger Michel (UK)
La Mafia Uccide Solo D'estate di Pierfrancesco Diliberto (Italia)

venerdì 15 agosto 2014

lips to void/ mirror to vortex.



Under The Skin
id., 2013, UK, 107 minuti
Regia: Jonathan Glazer
Sceneggiatura non originale: Walter Campbell & Jonathan Glazer
Basata sul romanzo Sotto La Pelle di Michel Faber (Einaudi)
Cast: Scarlett Johansson, Paul Brannigan, Jessica Mance,
Joe Szula, Krystof Hádek, Scott Dymond
Voto: 7.8/ 10
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Dopo una prima sequenza degna di rientrare in quegli incipit epici di cui ci occupammo anni fa, che strizza l'occhio a certo cinema di genere – 2001, il più recente Gravity – che ci spiazza, ci confonde, ci incolla sulla poltrona in attesa di maggiori informazioni per capire, si dà inizio a una trama che seguirà questo filone: del non detto, del non ancora rivelato, che ci incolla sulla poltrona in attesa di maggiori informazioni per capire. Scarlett Johansson, in un'ottima prova da attrice non tanto per l'interpretazione in sé ma per la scelta di aver interpretato un ruolo del genere in un film di genere (criticata perché «apatica», «distaccata dai sentimenti», ma della perdita del distacco dal sentimento è proprio ciò di cui parla il film), spoglia una donna ipoteticamente trovata morta da un motociclista al bordo di una strada e veste i suoi panni, in uno spazio bianco inesistente. La vedremo poi al centro commerciale in una somma di immagini di altri, macedonia del comportamento umano con cui viene a contatto. Che lei sia un alieno è ovvio, soprattutto perché, come spesso accade, ci viene detto prima che cominci il film: dalle recensioni, dal titolo delle recensioni, dalla splendida locandina che abbiamo ovviamente cambiato. Ma a questo, io, non aggiungerò altro, nessun risvolto di trama (per quanto una trama non ci sia), nessun accenno alla narrazione. La meraviglia del film sta proprio in ciò: ricostruire un personaggio e una motivazione del suo comportamento guardando sempre la stessa scena, ogni volta con qualche particolare aggiunto. E sempre magnificamente: Jonathan Glazer, il regista di Birth - Io Sono Sean, sfiora la video-arte con le sue inquadrature lunghe e allungate, spesso vuote, silenziosissime, ben calibrate e fotografate, fatte di buio e figure che dal buio emergono, non-luoghi della Scozia e della fantasia umana (l'acqua specchiante nera in cui la Johansson non s'immerge ma le sue vittime sì è genialmente deliziosa), periferie dell'animo dove sono spesso gli stranieri ad entrare in contatto con l'alieno: gli alienati, le disperazioni, gli emarginati, i freak. Solo un dettaglio: una scena di salvataggio tentato, un non-surfista che interviene nell'annegamento di una coppia mentre il figlio piange e strilla sulla spiaggia. Nella tragedia c'è lo splendore delle immagini, così come estetizzava la condizione nera il più potente 12 Anni Schiavo e tutta l'opera di Steve McQueen; guardacaso, video-artista anche lui. Esperto regista di videoclip, partendo dal romanzo non-testamento di Faber, Glazer si avvale poi di una colonna sonora presente, invadente, eccessiva, forte senza sbavature, firmata da Mica Levi, front-woman dei Micachu, cantante e autrice e produttrice che ci inietta nel cervello un motivetto ripetitivo, tagliente, accompagnato dai giusti archi. Davanti alla morte in mare e alla disperazione infantile, l'aliena(ta) Scarlett non s'impietosisce, anzi peggiora la situazione, e quasi non avremo reazione neanche noi spettatori: incantati e dubbiosi di non aver capito, increduli davanti alla storia, impazienti, dubbi su ciò che stia accadendo, sulla parte che dobbiamo prendere – perché è sempre il regista che stabilisce per chi il pubblico deve parteggiare. Peccato che questo tentativo di cinema a sottrazione, diverso dalla gran parte del cinema di oggi fatto di grandi dialoghi e grasse storie, sia passato quasi inosservato al Festival di Venezia dell'anno scorso dove era in concorso, ed esca il 28 agosto in Italia con poco altro, unica notizia interessante dell'estate, per quei pochi cinema rimasti aperti.