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sabato 27 ottobre 2012

tre film stranieri.



Escono quasi contemporaneamente, da noi nel Bel Paese, tre dei settanta film in lizza per la nomination all'Oscar per il miglior film straniero, tutt'e tre reduci da Festival in cui hanno convinto la critica e la giuria al punto da ricever grassi premi.
È già nelle sale (solo 41 in tutta Italia) Amour, capolavoro indiscusso di Michael Haneke, summa della maturità artistica del regista e dei suoi protagonisti Jean-Louis Trintignant e Emmanuelle Riva, Palma d'Oro meritatissima all'ultimo festival di Cannes che, se esiste una giustizia a questo mondo, metterà i piedi in testa a tutto il cinema americano dell'ultimo anno.
Manca poco (esce mercoledì 31), invece, per un altro film vincitore a Cannes 2012, Oltre Le Colline del già Palma d'Oro Cristian Mungiu (per 4 Mesi, 3 Settimane, 2 Giorni) di cui abbiamo già commentato l'inquietante trailer italiano. Storia di devozione e incomunicabilità di due amiche che si ritrovano in maturità dopo aver passato l'infanzia nello stesso orfanotrofio, ha ricevuto in terra francese i premi alle due migliori attrici e alla sceneggiatura, apparentemente ripetitiva e conservatrice, ma che a lungo andare apre parecchi spiragli. Per una volta, poi, la locandina italiana batte quella originale in bellezza.
Il mese prossimo invece, ma il trailer italiano è già visibile nei cinema e su YouTube, uscirà il primo film non italiano reduce da Venezia 69, Coppa Volpi (regalata) all'interpretazione di Hadas Yaron: La Sposa Promessa - titolo inglese: “Fill The Void” - che racconta di una famiglia israeliana alle prese con una morte precoce che lascia vedovo un uomo e orfano un bambino appena nato, vuoto da colmare, appunto, con un repentino altro matrimonio, per il quale si deve scegliere la fortunata.
I film sono, rispettivamente, le proposte austriaca, rumena e israeliana per i prossimi Academy Awards.
Ecco i link alle recensioni complete:

Amour
di Michael Haneke (Austria)
voto: 9.7/ 10

Oltre Le Colline
di Cristian Mungiu (Romania)
voto: 8/ 10

La Sposa Promessa
di Rama Burshtein (Israele)
voto: 6.6/ 10

giovedì 4 ottobre 2012

i film stranieri/ 1.



Cesare Deve Morire entra ufficialmente nelle liste di tutto il mondo (tipo questa) e diventa il cinquantacinquesimo film scelto per rappresentare l'Italia agli Oscar 2013 (escludendo i dieci anni, dal '47 al '56 in cui furono consegnati annualmente premi onorari, e che vincemmo con Siuscià, Ladri Di Biciclette e Le Mura Di Malapaga). Si tratta della seconda corsa alla statuetta per Paolo e Vittorio Taviani, che nel 1982 vennero scelti con La Notte Di San Lorenzo (Premio Speciale della Giuria a Cannes) ma non furono candidati. Speriamo che, quest'anno, l'Orso d'Oro vinto a Berlino gli porti bene, sulla scia della vittoria dell'anno scorso del capolavoro Una Separazione - e raramente è “il capolavoro” che vince l'Oscar. A proposito di Iran, vittorioso un anno fa, quest'anno lo Stato ha deciso di non partecipare alla gara: il ministro della cultura Mohammad ha optato per il boicottaggio (e la partecipazione a un festival locale) accusando l'Academy di non essere intervenuta nella diffusione del trailer di Innocence Of Muslims, film americano girato in terra americana (a Hollywood) che sarebbe «blasfemo verso il profeta dell'Islam», e sarebbe stato diretto da tale Alan Roberts, ex regista pornografico.
Un anno senza Iran, ma un anno ancora con la Francia. Dopo la tranquillità con cui mandarono La Guerra È Dichiarata l'anno scorso, totalmente a caso, agli 84esimi Academy Awards, tranquilli che tanto c'era The Artist a fare piazza pulita in tutte le categorie, quest'anno ci riprovano (e mi chiedo perché non ci abbiano provato con Piccole Bugie Tra Amici) mandando dalla ruffiana strada del film straniero Quasi Amici (titolo originale: Intouchables) (titolo americano: The Intouchables), film-evento-campione di incassi-record mondiali-vette raggiunte-parole spese, a cui abbiamo regalato pure un David di Donatello, il film «più visto di sempre in Francia dopo Amélie», il film «francese più visto in Italia dal 1997», il film «non in lingua inglese che ha incassato di più nel mondo subito dopo La Città Incantata». Parentesi: alla fiaba del ricco e del povero piaciuta tanto ai francofoli e non, la critica estera e non dà un voto medio di 5.7 su 10 (io avevo arrotondato quasi a sei e mezzo, quanta bontà) mentre il pubblico esagera con 8.3. Dove sta il problema? Il distributore americano Harvey Weinstein ha dichiarato: «mi piacerebbe se Quasi Amici si candidasse anche all'Oscar per il miglior film». Anche solo l'idea mi fa rabbrividire ma a 'sto mondo tutto po' esse.
Troviamo, in questa prima parte dell'infinita lista di film stranieri che sono stati mandati a lottare per la candidatura di gennaio di nove pellicole e successivamente quella di febbraio, la Palma d'Oro Amour, forse il più bel film dell'anno, che meriterebbe la statuetta a entrambi gli attori, la regia, la sceneggiatura.  Ma una giustizia non esiste.
Troviamo, poi, le migliori attrici del veneziano Fill The Void appena recensito, del berlinese Rebelle e di À Perdre La Raison (Un Certain Regard a Cannes), e i pluri-premiati film, il tedesco Barbara e il cileno No con Gabriel García Bernal.

Afghanistan: Syngue Sabour (The Patience Stone) di Atiq Rahimi
Albania: Pharmakon di Joni Shanaj
Algeria: Zabana! di Saïd Ould Khelifa
Argentina: Infancia Clandestina (Clandestine Childhood) di Benjamín Ávila
Armenia: If Onlfy Everyone di Nataliya Belyauskene
Australia: Lore di Cate Shortland
Austria: Amour (Love) di Michel Haneke
Azerbaijan: Buta di Ilgar Najaf
Bangladesh: Ghetuputra Komola (Pleasure Boy Kamola) di Humayun Ahmed
Belgio: À Perdre La Raison (Our Children) di Joachime Lafosse
Bosnia Erzegovina: Djeca (Children Of Sarajevo) di Aida Begic
Brasile: O Palhaço (The Clown) di Selton Mello
Bulgaria: Kecove (Sneakers) di Ivan Vladimirov & Valeri Yordanov
Cambogia: Lost Loves di Chhay Bora
Canada: Rebelle (War Witch) di Kim Nguyen
Cile: No di Pablo Larraín
Cina: Caught In The Web di Chen Kaige
Colombia: El Cartel De Los Sapos di Carlos Moreno
Croazia: Ljudozer Vegetarijanac (Cannibal Vegetarian) di Branca Schmidta
Repubblica Ceca: Vé Stínu (In The Shadow Of The Horse) di David Ondricek
Danimarca: En Kongelig Affære (A Royal Affair) di Nikolaj Arcel
Repubblica Dominicana: Jaque Mate (Check-Mate) di José María Cabral
Estonia: Seenlkäik (Mushrooming) di Toomas Hussar
Finlandia: Puhdistus (Purge) di Antti Jokinen
Francia: Intouchables (Quasi Amici) di Olivier Nakache & Eric Toledano
Georgia: Keep Smiling di Rusudan Chkonia
Germania: Barbara di Christian Petzold
Grecia: Adikos Kosmos (Unfair World) di Filippos Tsitos
Groenlandia: Inuk di Mike Magidson
Hong Kong: Duo Mingjin (Life Without Principle) di Jonnie To
Ungheria: Csak A Szél (Just The Wind) di Benedek Fliegauf
Islanda: Djúpiõ (The Deep) di Balstar Kormákur
India: Barfi! di Anurag Basu
Indonesia: Sang Penari (The Dancer) di Ifa Isfansyah
Israele: Lemale Et Ha'Chalal (Fill The Void) di Rama Burshtein
Italia: Cesare Deve Morire (Cæsar Must Die) di Paolo & Vittorio Taviani

domenica 23 settembre 2012

Venezia 69: Rama Burshtein.



La Sposa Promessa
Lemale Et Ha'Chalal, 2012, Israele, 90 minuti
Regia: Rama Burshtein
Sceneggiatura originale: Rama Burshtein
Cast: Hadas Yaron, Hilda Feldman, Yiftach Klein, Renana Raz,
Ido Samuel, Irit Sheleg, Chaim Sharie
Voto: 6.6/ 10
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Venezia 69
Miglior attrice: Hadas Yaron
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Che locandina meravigliosa, eh? Quasi come la scena d'apertura: una ragazza e una signora, che poi scopriremo essere madre e figlia, in agitata attesa, sono al supermercato e si guardano intorno, scrutano, cercano, poi squilla il telefono, ricevono un'indicazione e vanno. E vedono. Se ne sta, vicino al banco frigo, un ometto, che a prima vista non si riesce a non ridere, per noi occidentali: rabbino con boccoli laterali e barba asimmetrica e cappella nera in testa. La ragazza quasi sorride, la madre pure, e se ne tornano a casa.
Si capisce, poi, che questo fanciullo che hanno spiato con attenzione potrebbe essere il futuro promesso sposo della donzella, che si chiama Shira e ha diciott'anni e un sacco di bei vestiti con femminei decori. Sarebbe, per lei, il primo coetaneo che le viene proposto. La regola del matrimonio, e del fidanzamento prima, prevedono adesso che i due si vedano, che si parlino, che poi decidano. Ma non c'è tempo, perché la sorella di Shira sta per partorire un maschio e le cose da fare sono molte; sono anche il doppio, poi, quando muore e lascia il bambino orfano e il marito vedovo. La famiglia di Shira interviene in soccorso al malcapitato dal nome Yochai, a cui viene consigliato di cercare un'altra moglie. La scelta potrebbe cadere su un'esterna al cerchio familiare, ma se poi questa prende marito e figliastro e se ne va in Belgio, da dove è venuta? La madre di Shira si preoccupa, e inizia a meditare: perché non Shira stessa? Alla ragazza, allora, verrà proposto e riproposto ma lei non sarà proprio convinta. Lui pare starci, il rabbino forse anche, ma il vuoto da riempire del titolo è troppo grande, troppe pretese, troppe aspettative, troppa rivalità con la pretendente. La scelta si fa da sola, alla fine, e da qui ne deriva l'immagine della locandina.
Con piccole incursioni di religiose richieste che mi hanno ricordato Il Padrino, quando una volta nella vita si può andare a chiedere un favore al pappone del paesotto, e il favore può anche essere un consiglio su un forno da comprare (momento geniale). Le pecche del film però sono due, e sono grosse: la più grande, è che oltre a questo tema, e a questa preoccupazione generale, nel film non c'è altro: non si mangia, non si beve, non si balla, non si suda, non si ride, non si pulisce la casa, niente. Tutto il santo tempo questi personaggi sono là ad arrovellarsi su questo matrimonio da fare, sulla futura sposa, su un altro pretendente, sul marito, sulla moglie. Non c'è altro pensiero al mondo. E la seconda pecca riguarda la fotografia; belli i fuochi e soprattutto i fuori fuoco, ma quanta luce, per la Madonna!, pare di essere in una soap argentina, tutta brillante, tutta luminosa, tutta raggiante, abbagliante, tendente al bianco.
La protagonista Hadas Yaron è quasi un'esordiente come la regista Rama Burshtein che è un'esordiente totale e dall'Israele con furore si aggiudica la Coppa Volpi per l'interpretazione femminile a primo festival. Cosa bizzarra, dato che ha la stessa identica faccia dalla prima all'ultima scena, fatta eccezione per un piantino finale.
Io questi giurati non li capisco proprio.