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venerdì 7 dicembre 2012

European Film Awards - vincitori.



Michael Haneke fa il botto e noi ne gioiamo; per la quarta volta è il Miglior Regista agli European Film Awards 2012 e insieme a quel premio ne colleziona altri tre: il suo Amour infatti vince come Miglior Film Europeo dell'anno, Miglior Attore per Jean-Louis Trintignant che si era ritirato dalle scene e ci è tornato solo per onorare il maestro e la Migliore Attrice Emmanuelle Riva, la protagonista di Hiroshima Monamour di Resnais di tanti anni fa. Perde nella categoria della Sceneggiatura, facendo largo a Thomas Vinterberg per il suo script simbolico e importante de Il Sospetto, già Palma all'Interpretazione Maschile a Cannes, e perde anche alla Fotografia, dove stranamente ha la meglio un film dell'anno scorso. Capita sempre, data la precoce data di candidature degli EFA, che ci siano residui dell'anno passato, e questi, poveretti, non vincono mai; basta guardare La Talpa, il Faust e C'era Una Volta In Anatolia di questa cerimonia, tutti pluri-candidati e quasi tutti a bocca asciutta - eccetto Alberto Iglesias, il compositore-di-Almodóvar già candidato all'Oscar e già vincitore di tutti i Goya ai quali era stato candidato (nove). Shame di Steve McQueen, Coppa Volpi a Michael Fassbender a Venezia 68, se la cava anche con il montaggio, rubando l'unico premio minore che il nostro Cesare Deve Morire poteva accaparrarsi. Certo è che in tutto questo Quasi Amici se ne torna da dov'è venuto senza dare fastidio a nessuno, senza vincere neanche il Premio del Pubblico - e gioiamo anche di questo.
I discorsi più significativi della serata sono stati quello di Helen Mirren, premiata per il contributo mondiale che dà all'industria cinematografica, per l'importanza e il rigore, e quello di Bernardo Bertolucci per la commozione. Il regista italiano, che ha appena collezionato lo stesso premio a Venezia e a Cannes, si è presentato come al solito sulla sedia a rotella sopra alla quale è recluso ma pieno di spirito di comicità.
Soprendente la scelta degli spettatori: Come As You Are (titolo originale: Hasta La Vista), recitato in olandese e francese e spagnolo, batte gli Oscar di The Artist, The Iron Lady, La Talpa, In Darkness e per assurdo anche il film che ha incassato di più quest'anno. Altra scelta importante è quella del pubblico giovane, che premia Kauwboy, piccola gemma in lizza per l'Oscar di cui ho postato recensione e streaming, anche premio FIPRESCI.
Al solito, tutti i vincitori dopo l'interruzione.


Miglior Film: Amour di Michael Haneke (Austria/ Francia/ Germania)
Barbara | Cesare Deve Morire | Quasi Amici | Il Sospetto | Shame

Miglior Regista: Michael Haneke per Amour
Nuri Bilge Ceylan | Steve McQueen | Paolo & Vittorio Taviani | Thomas Vinterberg

sabato 27 ottobre 2012

tre film stranieri.



Escono quasi contemporaneamente, da noi nel Bel Paese, tre dei settanta film in lizza per la nomination all'Oscar per il miglior film straniero, tutt'e tre reduci da Festival in cui hanno convinto la critica e la giuria al punto da ricever grassi premi.
È già nelle sale (solo 41 in tutta Italia) Amour, capolavoro indiscusso di Michael Haneke, summa della maturità artistica del regista e dei suoi protagonisti Jean-Louis Trintignant e Emmanuelle Riva, Palma d'Oro meritatissima all'ultimo festival di Cannes che, se esiste una giustizia a questo mondo, metterà i piedi in testa a tutto il cinema americano dell'ultimo anno.
Manca poco (esce mercoledì 31), invece, per un altro film vincitore a Cannes 2012, Oltre Le Colline del già Palma d'Oro Cristian Mungiu (per 4 Mesi, 3 Settimane, 2 Giorni) di cui abbiamo già commentato l'inquietante trailer italiano. Storia di devozione e incomunicabilità di due amiche che si ritrovano in maturità dopo aver passato l'infanzia nello stesso orfanotrofio, ha ricevuto in terra francese i premi alle due migliori attrici e alla sceneggiatura, apparentemente ripetitiva e conservatrice, ma che a lungo andare apre parecchi spiragli. Per una volta, poi, la locandina italiana batte quella originale in bellezza.
Il mese prossimo invece, ma il trailer italiano è già visibile nei cinema e su YouTube, uscirà il primo film non italiano reduce da Venezia 69, Coppa Volpi (regalata) all'interpretazione di Hadas Yaron: La Sposa Promessa - titolo inglese: “Fill The Void” - che racconta di una famiglia israeliana alle prese con una morte precoce che lascia vedovo un uomo e orfano un bambino appena nato, vuoto da colmare, appunto, con un repentino altro matrimonio, per il quale si deve scegliere la fortunata.
I film sono, rispettivamente, le proposte austriaca, rumena e israeliana per i prossimi Academy Awards.
Ecco i link alle recensioni complete:

Amour
di Michael Haneke (Austria)
voto: 9.7/ 10

Oltre Le Colline
di Cristian Mungiu (Romania)
voto: 8/ 10

La Sposa Promessa
di Rama Burshtein (Israele)
voto: 6.6/ 10

mercoledì 13 giugno 2012

Cannes65: Amour.



Amour
id., Francia/ Austria, 2012, 125 minuti
Regia: Michael Haneke
Sceneggiatura originale: Michael Haneke
Cast: Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva, Isabelle Huppert
Voto: 9.7/ 10

Cannes65: Palma d'Oro al miglior film
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Dopo una serie di titoli di testa parenti di quelli di Woody Allen, ma completamente muti, una squadra di non si capisce bene cosa (polizia?, pompieri?) irrompe in una casa sigillata da nastro adesivo marrone e tra una stanza vuota e l'altra, piena del solo tanfo di decomposizione, trova una vecchina morta, adagiata su un letto e circondata di fiori freschi. Un attimo dopo, quella vecchina, immersa in una platea elegante di gente benvestita che assiste ad un concerto per solo piano, farà notare al marito quanto la spaventerebbe se qualcuno entrasse in casa sua mentre lei dorme, mentre loro sono a letto. Loro, si chiamano Anne e Georges, hanno più o meno settant'anni, sono sposati da tutta una vita, hanno una figlia, interpretata da Isabelle Huppert, che è sposata con un inglese, il pianista di prima, Alexander Tharaud, che interpreta se stesso e musica mezzo film.
La vita dell'anziana coppia scorre così, in una grande casa di legno e libri, di cui vediamo poche stanze, per abitudini e qualche tenero complimento, fino alla mattina della colazione turbolenta: Anne serve l'uovo alla coque al marito seduto a tavola e poi si disperde guardando il vuoto, ferma, immobile, muta. Lui le chiede «cos'hai?, cosa non va?» e lei non risponde. Lui apre l'acqua, le bagna una pezza e gliela tampona sulla fronte, e lei non si scompone. Le parla, le urla contro, ma niente. Va a mettersi la giacca per scendere a chiamare aiuto e sente, dall'altra stanza, che il rubinetto è stato chiuso. Torna in cucina e la moglie è là, normalissima, che lo rimprovera: «perché hai lasciato l'acqua che scorreva?».
È l'inizio della fine: dopo un primo ictus, la povera Anne entrerà nel tunnel della malattia che la renderà impotente, immobile, dipendente, incosciente, bisognosa di continue cure e attenzioni. In questo difficilissimo periodo, il marito le sarà vicino sempre, continuamente, indistintamente, senza mai cedere allo sconforto né al pianto, senza mai rassegnarsi, combattendo con la figlia che la vorrebbe far chiudere in un centro specializzato perché «io in casa le posso dare le stesse cose che le darebbero lì». La fa esercitare nella camminata, quando ormai è bloccata sulla sedia a rotelle, e le fa cantare “Sur Le Pont D'Avignon” quando la paralisi le blocca mezza bocca. L'“amour” del titolo è la devozione totale di lui per lei.
Con perfida maestria, Michael Haneke ci fa vedere svariati momenti di vita di questa attempata ma solidissima coppia attraverso scene e inquadrature lunghissime, estenuanti, che come il film intero ci aumentano il fastidio; noi siamo là, spettatori costretti alla claustrofobia (ma non come per Funny Games), e ci chiediamo quanto debba durare ancora, quanto ancora dobbiamo soffrire, noi, con lei? La demenza prosegue, aumenta, ma la donna e il marito non perdono mai la propria dignità: lui non permette mai che lei perda la dignità, anche quando sputa l'acqua, anche mentre si sbrodola con l'omogeneizzato. Al rigore tecnico dei silenzi, della fotografia, della regia e delle scene, dei quadri e delle stanze inquadrate, della musica che compare solo quattro volte, si aggiungono due interpretazioni che non rivedremo mai più nella vita: quella di Emmanuelle Riva, già in Hiroshima Mon Amour, incredibile quando la malattia ormai è all'ultimo stadio, credibilissima, vera, immensa; e soprattutto quella di Jean-Louis Trintignant, che diciassette anni fa si è ritirato dalle scene ma che per questo film, già capolavoro su carta, ha fatto uno strappo alla regola, fidandosi di Haneke che gli affida praticamente tutte le scene.
Una meritata e applauditissima Palma d'Oro per un film che è bellissimo già così com'è, a quasi due ore dall'inizio e che poi, nella scena pre-finale, si fa capolavoro.