giovedì 25 ottobre 2012

il film dei Paesi Bassi.



Kauwboy
id., 2012, Paesi Bassi, 75 minuti
Regia: Boudewijn Koole
Sceneggiatura originale: Jolein Laarman & Boudewijn Koole
Cast: Rick Lens, Loek Peters, Susan Radder
Voto: 7.7/ 10
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Jojo [pronuncia: yò•yo] è un ragazzino di pochi anni che non vediamo mai andare a scuola ma vediamo in cucina a preparare la colazione, in lavanderia a caricare la lavatrice, davanti al frigo a prendere la birra al padre. Quando il genitore alla mattina saluta ed esce da casa, Jojo si mette a correre e raggiunge la vetta di un ponte sulla strada dal quale grida «sono arrivato prima io!» o cose del genere, di giorno in giorno. Una mattina, mentre dal ponte torna a casa con ancora addosso i guanti da forno, si imbatte in un albero sul quale una taccola ha fatto nido, dimenticandosi di portar su il piccolo, quasi appena nato, incapace di volare. Jojo vede l'uccellino nero, se lo infagotta nella maglietta risvoltata, s'arrampica per i rami ma puff, il taccolino cade, e pensiamo tutti che sia morto, infante com'è, invece è vivo, e Jojo se lo porta a casa.
Mentre lo racconterà al nuovo animale domestico, ascolteremo anche noi perché vive da solo col padre, perché la madre è in America e spesso telefona ma non torna mai, perché si occupa così tanto della dimora - senza, in realtà, saperlo fare - e perché dice di esser contento anche se il padre è tremendamente padrone. Tutte queste cose le racconterà poi a una compagna della squadra di pallanuoto che spunterà il giorno in cui la rabbia repressa di Jojo si manifesterà in un morso al polpaccio.
Vincitore solo a Berlino del premio all'esordio Generation Kplus e del Gran Premio Kinderhilfswerk, vincitore del Premio del Pubblico Giovane dei prossimi European Film Awards e del Miglior Film Internazionale al Festival di Buenos Aires, Kauwboy (termine che non vuol dir letteralmente nulla) è la storia di una taccola e del bambino che le insegnò a volare perché privato di qualsiasi altro affetto nel mondo. La difficile situazione col padre, mascherata di rosa davanti agli occhi di lui e nei suoi racconti, trova solo tenerezza e nessuna vendetta nella cura con cui Jojo insegna al volatile a prendersi paura dei cani e delle automobili (dolcissimo momento di cinema, il migliore del film). Ci ricordiamo, vagamente, di Tomboy e dei bambini di The Tree Of Life, attori magistralmente scelti e inquadrati mentre scorrazzano per i prati e vivono la loro infanzia; qui c'era lo stesso rischio: un bambino non all'altezza avrebbe rovinato tutto. E invece questo Rick Lens (giunto alla Berlinale col suo orsacchiotto) ci convince e si convince lui stesso, sobbarcandosi tutto il dramma. Accanto, gli vengono messi il solito grasso e pelato burbero genitore (il celebre-in-patria Loek Peters) e un'amica silenziosa ma complice che compare a metà e rimane fino alla fine - una piccola e olandese Kristen Stewart che si chiama in realtà Susan Radder. (In un ruolo minore, con una scena appena, c'è anche Ricky Koole, la protagonista del film che i Paesi Bassi mandarono l'anno scorso, Sonny Boy, ve lo ricordate?). Anche queste (il rapporto padre/figlio, l'amica silenziosa, l'animale domestico, la competizione agonistica, l'accettazione dei compagni) sono immagini e scelte banalotte e già trite, come anche i rallentatori delle corse e delle nuotate e dei salti sul tappeto elastico. Boudewijn Koole, regista esordiente, ne viene fuori (e viene fuori dalla trama per documentare solo le sensazioni) con una telecamera a spalla e una fotografia verdognola che dànno al film l'idea che niente mai, prima, abbia avuto quel colore, in nessuna stagione.
Dato il successo internazionale, i Paesi Bassi prendono e mandano in America, per gli Oscar 2013. E gli americani che fanno?, cambiano il titolo in Little Bird.

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