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giovedì 16 gennaio 2014
CAS & VES Awards - nominations.
Sono state annunciate quasi contemporaneamente le nominations per i 50esimi Cinema Audio Society Awards, la cui cerimonia di premiazione si svolgerà il 22 febbraio al Crystal Ballroom dello storico Millenium Biltmore Hotel dove Andy Nelson, re-recording mixer, riceverà il premio alla carriera; e le candidature per i 12esimi VES Awards assegnati ogni anno dalla Visual Effects Society che si terranno sabato 12 febbraio al Beverly Hilton Hotel, dove Alfonso Cuarón riceverà un premio riconoscimento dello straordinario lavoro fatto in tutti i suoi film – e pare scontato che sarà riconosciuto anche lo spettacolare risultato di Gravity. Oltre alla pellicola di fantascienza con Sandra Bullock, reduce dal Golden Globe alla miglior regia, l'unico film che si candida sia al miglior sonoro che ai migliori effetti è il campione d'incassi Iron Man 3; totalmente diverso sul fronte dell'animazione, dove Frozen, Monsters University, Cattivissimo Me e I Croods sono i soliti nomi che compaiono ad ogni cinquina. La spuntano Walter Mitty, Il Grande Gatsby e The Wolf Of Wall Street tra i film non di carattere digitale candidati ai migliori effetti visivi; molto più scontate sono le pellicole pseudo-fantasy Lo Hobbit e Pacific Rim dall'altra sponda. A Proposito Di Davis guadagna la nomination al miglior sonoro grazie alla pulizia con cui passa dal parlato al cantato ed è l'unico non-kolossal del suo gruppo.Qui il sito della CAS e qui quello della VES per consultare anche le nominations televisive alle serie, film per la TV e spot; di seguito invece, dopo l'interruzione, i candidati cinematografici.
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sabato 11 gennaio 2014
American Cinema Editors Awards - nominations.
Ancora un'altra lista di candidati, questa volta dell'Associazione Americana dei Montatori, ancora una serie di nomi ormai prossimo al red carpet del 2 marzo. La 64esima edizione degli Eddie Awards vede in gara i super favoriti Gravity e 12 Anni Schiavo per la statuetta-nastro al miglior montaggio in un film drammatico; concorre l'agitato Captain Phillips e i flashback dell'infanzia australiana di P.L. Travers di Saving Mr. Banks. Sul fronte delle commedie non c'è Blue Jasmine ma finalmente il teneramente senile Nebraska in bianco e nero, Osage County col suo cast stellare e il vincitore certo American Hustle; potrebbe essere battuto dal dramma musicato A Proposito Di Davis dei Coen. Ormai ridotti a tre i titoli animati che si sono fatti valere quest'anno, Monsters University che ritrova la Pixar un po' sottotono, lo spettacolare Frozen e Cattivissimo Me 2 che ogni tanto si fa sostituire dai Croods; tre titoli d'oltreoceano invece per i documentari, col bel Blackfish che si scontra con l'elogiatissimo 20 Feet From Stardom.
I premi verranno assegnati venerdì 7 febbraio al Beverly Hilton Hotel; per l'elenco completo dei candidati anche televisivi e tutte le altre informazioni, questo è il sito ufficiale. Mentre le nominations cinematografiche sono dopo l'interruzione – e ricordate che il premio al montaggio è importantissimo.
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sabato 14 dicembre 2013
Oscar 2014 - film d'animazione.
Sarà finalmente la Disney, che non ha mai vinto il premio di questa categoria, o ancora una volta la Pixar, che – con l'eccezione di Rango del 2011 – è imbattuta da cinque anni, incluso quello scorso, in cui Ralph Spaccatutto meritava molto più del deludente (ma tecnicamente impeccabile) Brave? L'Oscar al Miglior Film d'animazione è stato istituito per la prima volta solo nel 2001, per premiare “pellicole di almeno 40 minuti, con i personaggi principali animati digitalmente e con almeno il 75% delle scene a carattere animato” (ecco perché compare I Puffi 2, mentre il precedente fu escluso). Il primo a trionfare fu Shrek, battendo Monsters & Co. Mike e Sully si prenderanno la rivincita quest'anno, con il prequel Monsters University, non in gara per il Golden Globe? Frozen pare non avere concorrenza, e sarebbe il primo Oscar in casa Disney per una pellicola intera, dopo una serie di migliori colonne sonore e canzoni originali (ma La Bella E La Bestia, prima di Up e Toy Story 3, fu candidato al miglior film insieme a quattro pellicole di finzione che non presero bene la concorrenza, e ottenne il maggior numero di nominations insieme a WALL•E in varie categorie – sonoro, sceneggiatura...). Attenzione però: Hayao Miyazaki lascia le scene e lo fa con una delizia per gli occhi dopo il ludico Ponyo; ebbe il suo Oscar nel 2002 con La Città Incantata, e fu ricandidato nel 2005 col meraviglioso Il Castello Errante Di Howl. Per lui e per l'Academy sarebbe l'ultima occasione. I titoli matti sono il sud-coreano The Fake, il sud-africano Khumba, il canadese The Legend Of Sarila, lo spagnolo O Apóstolo, il brasiliano Una Storia Di Amore E Furia, i giapponesi Una Lettera Per Momo (originario del 2011) e Puella Magi Madoka Magica – ma l'unico che potrebbe scamparla è il francese Ernest & Celestine, scritto da Daniel Pennac; all'Academy piace sorprenderci, e due anni fa misero in cinquina Chico & Rita e Un Gatto A Parigi.
Di seguito, i 19 film in corsa per la nomination:
Piovono Polpette 2 - La Rivincita Degli Avanzi di Cody Cameron & Kris Pearn
I Croods di Kirk De Micco & Chris Sanders
Cattivissimo Me 2 di Pierre Coffin & Chris Renaud
Epic di Chris Wedge
Ernest & Celestine di Stéphane Aubier, Vincent Patar e Benjamin Renner
The Fake di Sang-ho Yeon
Free Birds - Tacchini In Fuga di Jimmy Hayward
Frozen - Il Regno Di Ghiaccio di Chris Buck & Jennifer Lee
Khumba di Anthony Silverston
The Legend Of Sarila di Nancy Florence Savard
Una Lettera Per Momo di Hiroyuki Okiura
Monsters University di Dan Scanlon
O Apóstolo di Fernando Cortizo
Planes di Klay Hall
Puella Magi Madoka Magica The Movie – Rebellion di Yukihiro Miyamoto, Akiyuki Shinbo
Rio: 2096 A Story Of Love And Fury di Luiz Bolognesi
I Puffi 2 di Raja Gosnell
Turbo di David Soren
Si Alza Il Vento di Hayao Miyazaki
domenica 8 dicembre 2013
Annie Awards - nominations.
Con 10 nominations a testa, Frozen - Il Regno Di Ghiaccio e Monsters University sono i film dei 41esimi Annie Awards, premi dell'animazione internazionale che ogni anno consacrano tutti i campi tecnici e artistici del video non filmato, dal cinema d'animazione agli spot commerciali passando per le serie e gli episodi televisivi. Casa Disney Pixar, oltre all'incetta di candidature in tutti i campi del grande schermo (fino alla voce che Billy Crystal presta a Mike) abbonda di nominations per i programmi su satellite, dalla serie di Mickey Mouse fino al corto speciale di Halloween Toy Story OF TERROR! andato in onda sul nostro Disney Channel in contemporanea con gli USA. Ma delle nominations televisive qui non ci occupiamo (ci sono, ad ogni modo, Futurama, il Regular Show e lo splendido Adventure Time); per la lista completa di tutti i candidati rimando al sito ufficiale mentre di seguito trovate le categorie più importanti dei lungometraggi: contro i super-favoriti disneyani se la giocano Cattivissimo Me 2 e Si Alza Il Vento con cui Hayao Miyazaki abbandona la regia. Il primo di questi due film conta il cast vocale di maggiore impatto (Kristen Wiig tra poco in sala con Walter Mitty, Steve Carell e Pierre Coffin, voce di tutti i Minions) oltre a uno splendido storyboard, la musica di Pharrell Williams e l'animazione dei personaggi; sorte molto peggiore ha avuto Planes, distrutto dalla critica e ancora di più dal pubblico, con una sola candidatura e un sequel pronto da sfornare. Daniel Pennac è candidato alla sceneggiatura di Ernest & Celestine mentre riceveranno premi onorari di diverso tipo il documentario I Know That Voice, Steven Spielberg e la DZED per l'innovativo sistema di catturare immagini da stop-motion.
Di seguito e dopo l'interruzione i candidati.
miglior film d'animazione
Una Lettera Per Momo di Hiroyuki Okiura
GKIDS
Cattivissimo Me 2 di Pierre Coffin & Chris Renaud
Illumination Entertainment/Universal Pictures
Ernest & Celestine di Stéphan Aubier, Vincent Patar e Benjamin Renner
Ernest & Celestine di Stéphan Aubier, Vincent Patar e Benjamin Renner
GKIDS
Frozen di Chris Buck & Jennifer Lee
Walt Disney Animation Studios
Monsters University di Dan Scanlon
Monsters University di Dan Scanlon
Pixar Animation Studios
I Croods di Kirk De Micco & Chris Sanders
I Croods di Kirk De Micco & Chris Sanders
DreamWorks Animation
Si Alza Il Vento di Hayao Miyazaki
Si Alza Il Vento di Hayao Miyazaki
Studio Ghibli/Touchstone Pictures
venerdì 25 ottobre 2013
d'estate muoio un po'.
Monsters University
Regia: Dan Scanlon
Voto: 7.2/ 10
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La mala abitudine a cui ci ha indotto la Pixar (che ha ereditato dalla Disney) di aspettare con ansia e trepidazione la sempre estiva nuova uscita e cominciare ad elogiarne già dal trailer – dai poster – dai bozzetti le nuove frontiere della tecnologia (sono quintuplicati in questo film i peli di Sullivan rispetto al precedente), e la situazione di stallo della creatività americana, che dopo WALL•E e Up non poteva certo far meglio, ci fanno uscire dalla sala dicendo, sempre: «beh dai pensavo peggio». Perché: si tratta di un prequel, innanzitutto, e i sequel e i prequel e i remake si sa che non vengono mai col buco. Si tratta, poi, del film successivo a Brave, premio Oscar e tanta tecnica ma la più grassa delusione dell'industria digitale. Si tratta di un'uscita non contemporanea: era a giugno in America ed è arrivato a fine agosto da noi. Leggevamo quindi le recensioni anglofone che lo decretavano «easy». E easy è: Mulan trapiantata dall'Oriente a una mostropoli bislacca in cui cerca di trovare se stessa, donna e debole, nella maturazione militare a cui si costringe. Ma qui lo sforzo non si fa per salv(aguard)are un padre ancor più debole e malato; si fa coscienziosamente e consenzientemente per vocazione interna quasi religiosa: diventare un mostro tremendo e spaventosissimo con laurea dignitosa di facoltà. Al solito: l'apparenza inganna, il sé non è pienamente accettato, la costanza e la determinazione e l'impegno come in tutte le fiabe vengono sempre ripagati – e colpo di scena 1: non ripagati quanto crediamo. Il colpo di scena 2 è meno atteso: l'amico Sullivan non è tanto amico anzi è un personaggio orrendo e il buon caro Mike protagonista assoluto divide la stanza con un futuro nemico. E l'altra mala abitudine della Pixar è quella di sobbarcarsi metà film e non tutto, e lasciare l'altra metà alla Disney. E qui preferiamo la seconda, meno “easy” della prima, sicuramente più dignitosa di tutto Brave, staremo a vedere rispetto al tutto-disneyano Frozen dopo che Ralph Spaccatutto ha spaccato anche l'acerrima (con)correnza.
Regia: Ettore Scola
Voto: 5.5/ 10
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Comincia come se fosse un film: come se fosse un biopic che ricostruisce, con un attore incredibilmente somigliante non tanto di faccia quanto di vocina, l'arrivo del giovane Federico dalla Romagna alla Roma del Marc'Aurelio, giornale ad uscita sporadica di cui scopriamo i misteri della prima importantissima pagina e che contava le firme, tra gli altri, di Steno e poi dello stesso Scola. Ma dopo – con intermezzi narrativi di Vittorio Viviani, cantastorie ricalcato da Amarcord, intermezzi che sono l'unica perla del film per come vengono ignorati dai personaggi sul set (che vediamo) e non certo per quello che viene detto («il narratore non paga») – Scola non racconta più Fellini e Fellini non è più il giovane arrivato a Roma diventato quasi-ricco e quasi-famoso con le prime sceneggiature (e una nomination all'Oscar per Roma Città Aperta e il sodalizio con Rossellini di cui non viene fatto cenno) ma Scola racconta gli incontri di Scola e Fellini abbandonando la tecnica precedente, che occupa quasi metà film – troppo lunga, troppo cinematografica, troppo in contrasto con il resto; e dà il via a una serie di taglia/ incolla di scene felliniane e di repertorio per rendere in immagini le scampagnate in macchina che i due registi si concedevano, raccattando dalla strada i personaggi da baraccone che tanto amava(no). Sale quindi sul veicolo Wanda, nome in codice per chi conosce bene Cabiria, e questa rappresenta appieno il modo in cui vengono trattati i temi e le pellicole: chi già sa, coglie ma non aggiunge altro; chi non sa, non impara niente. E niente si impara né si coglie dalla «sapiente selezione di immagini dei più importanti film del Maestro», com'è stata definita la pacchiana sequenza finale, conclusione di un funerale per metà ricostruito (male) a voler sottolineare questa veste da Pinocchio che a Scola tanto piaceva. Insomma: non ci viene svelato un Fellini privato e quello che ci viene svelato non è neanche corretto (a partire dalla noncuranza delle recensioni sui giornali) né in sincrono, quando l'audio di certe interviste viene appiccicato a una nuca buia. Mi pare che gli elogi siano per il fatto che Scola sia vivo e non per il film in sé.
Sacro Gra
Regia: Gianfranco Rosi
Voto: 7.9/ 10
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Leone d'Oro italianissimo per la più italiana rassegna festivaliera che dal 1998 non si premiava (fu Gianni Amelio, con Così Ridevano, ad avere l'ultimo Miglior Film tricolore) sebbene qualche riconoscimento speciale e qualche Miglior Attore ci scappa sempre. Ma questa volta, un po' anche – e soprattutto – per il contenitore/ competizione un po' vuotino, si doveva fare. E dopo la grande bellezza, insomma, la grande bruttezza, trattata quasi con le stesse pinze. Non sono più i continui riferimenti all'ormai ingombrantemente onnipresente Fellini, ma un modo di raccontare le storie a metà tra il corale e l'onirico. Perché il documentarista Gianfranco Rosi, già passato da Venezia due volte e candidato anche a un European Film Awards, pare abbia lasciato la telecamera del documentario e in un modo che certuni trovano epifanico e certaltri un po' posticcio racconta un mosaico di storie che hanno in comune la localizzazione romanesca. Latinos che passano i pomeriggi a ballare in piazza, vicine di case popolari che ricordano le viste dalle finestre passate, coinquilini improbabili con due generazioni in mezzo e tanti cambiamenti di galateo, e poi il più assurdo protagonista, il cacciatore di insetti e larve letali per le palme che sull'autostrada si affacciano. Tra un frammento e l'altro, ora ripreso ora abbandonato a se stesso, le automobili fanno da sfondo a tutte le ore, i vetrini appannati, i cartelli stradali. Ma il raccordo non si vede mai, o meglio: non come ci aspetteremmo. Semplicemente è la colla tra questi personaggi che sembrano lontanissimi di nazionalità, epoche, persino a livello sessuale, eppure sono tutti in fila a formare un cerchio. Un film, insomma, che non proprio ci fa scattare in piedi ad applaudire; un esperimento che ha richiesto due anni di riprese e si inserisce in quella scatola di cinema ibrido di cui anche Cesare Deve Morire fa parte, che perde l'aspetto del documentario e lo riprende più per colpa degli attori che del regista, che, paradossalmente, fotografa la città di Roma nel modo opposto de La Grande Bellezza e ottiene quasi lo stesso risultato.
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