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lunedì 3 febbraio 2014

ASC Awards - vincitori.



Era tutta tra Bruno Delbonnel ed Emmanuel Lubezki (foto) la gara alla migliore fotografia durante i 28esimi ASC Awards, e il Sindacato ha deciso di premiare per la quarta volta il secondo, già vincitore per I Figli Degli Uomini sempre di Cuarón, soprattutto perché per Delbonnel era la prima esperienza con i Coen, che hanno rinunciato al loro storico fotografo Roger Deakins comunque candidato per Prisoners (e vincitore l'anno scorso per Skyfall). Dunque i tre, presenti tutti nella cinquina della migliore fotografia agli Oscar, lotteranno per ricevere il premio, che sarebbe il primo per ognuno: Deakins, dal '95 ad oggi, ha accumulato ben 11 nominations senza mai ritiare la statuetta; Delbonnel, vincitore dell'ASC per il francese Una Lunga Domenica Di Passioni e candidato per Amèlie, 4 (Harry Potter 3 incluso); Lubezki, vincitore morale due anni fa per The Tree Of Life, 6. Peccato per Nebraska, un bel bianco e nero, e per 12 Anni Schiavo, che ormai ha finito la sua incetta di glorie. Qui il sito ufficiale dell'associazione, che non vi dirà altri vincitori o altri candidati dato che non conta altre categorie, ma informa sul mestiere del direttore di fotografia e intervista i più importanti nomi del cinema internazionale. Di seguito, tutti i candidati dell'edizione 2014.

american society
of cinematographers
Sean Bobbitt per 12 Anni Schiavo
Barry Ackroyd per Captain Phillips - Attacco In Mare Aperto
Emmanuel Lubezki per  Gravity 
Bruno Delbonnel per A Proposito Di Davis
Phedon Papamichael per Nebraska
Roger Deakins per Prisoners
Phillippe Le Sourd per The Grandmaster

sabato 18 gennaio 2014

MPSE Golden Reel Awards - nominations.



L'associazione dei Motion Picture Sound Editors ha annunciato le nominations delle 22 categorie che concorrono al Golden Reel Award, il premio al miglior montaggio sonoro assegnato ogni anno dal Sindacato; oltre al cinema, le candidature spaziano tra la televisione, l'animazione, i videogiochi. La 61esima cerimonia di premiazione si svolgerà lunedì 17 febbraio a Los Angeles e vedrà scontrarsi i tecnici del suono delle migliori e più premiate pellicole dell'anno, dal pluri-candidato 12 Anni Schiavo (qui in corsa per gli effetti sonori, dialoghi, musica) alla perla di fantascienza Gravity, dalla commedia grottesca American Hustle a Captain Phillips, dai musicali Frozen e A Proposito Di Davis ai film stranieri La Vita Di Adèle, The Grandmaster, Il Passato che conta una troupe mezza iraniana e mezza francese e La Bicicletta Verde con la sua prima regista araba donna. Tra i film d'animazione compare l'europeo Ernest & Celestine mentre non dovrebbe avere concorrenti, tra i documentari, 20 Feet From Stardom che, occupandosi delle carriere dei più famosi cantanti e musicisti del mondo, ha una particolare cura per l'aspetto sonoro. Tutte le altre candidature sono nella pagina del sito ufficiale mentre di seguito, dopo l'interruzione, le nominations per il cinema di finzione, di documentario e d'animazione.

miglior montaggio sonoro -
effetti in un film
(a lingua inglese)
12 Anni Schiavo
All Is Lost - Tutto È Perduto
Captain Phillips - Attacco In Mare Aperto
Fast & Furious 6
Gravity
Lo Hobbit: La Desolazione Di Smaug
Iron Man 3
Lone Survivor


miglior montaggio sonoro -
dialoghi e presa diretta in un film
(a lingua inglese)
12 Anni Schiavo
American Hustle - L'apparenza Inganna
I Segreti Di Osage County
Captain Phillips - Attacco In Mare Aperto
Gravity
Her
A Proposito Di Davis
Lone Survivor

giovedì 16 gennaio 2014

Oscar 2014 - nominations.



Ce la dovremo vedere contro l'accusa di stupro de Il Sospetto, la malattia terminale a suon di musica di Alabama Monroe, il genocidio cambogiano ne L'immagine Mancante e l'amore e gli altri isolamenti di Omar; ma siamo candidati con La Grande Bellezza agli 86esimi Academy Awards, i cui Oscar saranno consegnati domenica 2 marzo al Kodak Theatre di Los Angeles. La gara sarà in realtà tra i filmoni: Gravity in testa con 11 nominations, inclusa quella regalata a Sandra Bullock; subito dopo 12 Anni Schiavo, il film dell'anno, con 10 candidature e senza il nome di Hans Zimmer tra i migliori compositori; sempre con 10 nominations gareggia American Hustle, che non è nella lista del trucco e delle acconciature (a discapito di Jackass) ma fa fare doppietta a David O. Russell per la squadra degli attori tutti candidati come fu l'anno scorso per Il Lato Positivo. Oltre ai tre registi di questi film, tra cui dovrebbe avere la meglio Alfonso Cuarón, troviamo Martin Scorsese che di striscio ce la fa e Alexander Payne che toglie il posto a Greengrass – ma il suo Captain Phillips se la cava più che bene (6 candidature, incluso l'attore non protagonista Barkhad Abdi). Al contrario fanno le pellicole nel limbo già dall'inizio A Proposito Di Davis (2 nominations: fotografia e mixaggio sonoro) e Saving Mr. Banks (colonna sonora), che non vede né i costumi né le scene né soprattutto l'attrice, a cui è preferita (ancora!) Meryl Streep, e nemmeno l'attore non protagonista Tom Hanks, che non è candidato neanche per Captain Phillips cedendo il posto a Leonardo DiCaprio. Perché pare che sia l'anno in cui l'Academy spinga i film indietro: The Wolf Of Wall Street ottiene 5 candidature a sorpresa (la sceneggiatura ma, soprattutto, Jonah Hill come attore non protagonista) e il film indipendente dell'anno viene incoronato Dallas Buyers Club, 6 nominations (film, sceneggiatura, attore, attore non protagonista, montaggio, trucco) che sbattono fuori la probabile sorpresa Fruitvale Station e fanno spazio a un'altra pellicola meravigliosamente presente, Nebraska (6 nomine). Viene riesumato Il Grande Gatsby per poche cose (costumi, scene – ma non la canzone di Lana Del Rey) e The Grandmaster è preferito per i suoi aspetti tecnico-atristici che al film straniero; le candidature di reparto, tipo la fotografia, sono fedeli al sindacato (spunta Prisoners), ma non vale per gli effetti speciali: la più grande mancanza è Pacific Rim, deludente ma impeccabile. Oltre che tra i cortometraggi, l'Europa è celebrata anche con i corti; un segnale, ancora, che vede l'Academy preferire un certo cinema (il tenero e futuristico Her ha 5 nominations inattese) piuttosto che la celebrazione patriottica (niente Oprah per The Butler).
Qui il sito ufficiale dell'Academy e di seguito, dopo l'interruzione, tutti i candidati all'Oscar.

film
American Hustle - L'apparenza Inganna prodotto da Charles Roven, Richard Suckle, Megan Ellison, e Jonathan Gordon
Captain Phillips - Attacco In Mare Aperto prodotto da Scott Rudin, Dana Brunetti e Michael De Luca
Dallas Buyers Club prodotto da Robbie Brenner & Rachel Winter
Gravity prodotto da Alfonso Cuarón & David Heyman
Her prodotto da Megan Ellison, Spike Jonze e Vincent Landay
Nebraska prodotto da Albert Berger & Ron Yerxa
Philomena prodotto da Gabrielle Tana, Steve Coogan e Tracey Seaward
12 Years a Slave prodotto da Brad Pitt, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Steve McQueen e Anthony Katagas
The Wolf of Wall Street – produttori da determinare

CAS & VES Awards - nominations.



Sono state annunciate quasi contemporaneamente le nominations per i 50esimi Cinema Audio Society Awards, la cui cerimonia di premiazione si svolgerà il 22 febbraio al Crystal Ballroom dello storico Millenium Biltmore Hotel dove Andy Nelson, re-recording mixer, riceverà il premio alla carriera; e le candidature per i 12esimi VES Awards assegnati ogni anno dalla Visual Effects Society che si terranno sabato 12 febbraio al Beverly Hilton Hotel, dove Alfonso Cuarón riceverà un premio riconoscimento dello straordinario lavoro fatto in tutti i suoi film – e pare scontato che sarà riconosciuto anche lo spettacolare risultato di Gravity. Oltre alla pellicola di fantascienza con Sandra Bullock, reduce dal Golden Globe alla miglior regia, l'unico film che si candida sia al miglior sonoro che ai migliori effetti è il campione d'incassi Iron Man 3; totalmente diverso sul fronte dell'animazione, dove Frozen, Monsters University, Cattivissimo Me e I Croods sono i soliti nomi che compaiono ad ogni cinquina. La spuntano Walter Mitty, Il Grande Gatsby e The Wolf Of Wall Street tra i film non di carattere digitale candidati ai migliori effetti visivi; molto più scontate sono le pellicole pseudo-fantasy Lo Hobbit e Pacific Rim dall'altra sponda. A Proposito Di Davis guadagna la nomination al miglior sonoro grazie alla pulizia con cui passa dal parlato al cantato ed è l'unico non-kolossal del suo gruppo.Qui il sito della CAS e qui quello della VES per consultare anche le nominations televisive alle serie, film per la TV e spot; di seguito invece, dopo l'interruzione, i candidati cinematografici.

sabato 11 gennaio 2014

American Cinema Editors Awards - nominations.



Ancora un'altra lista di candidati, questa volta dell'Associazione Americana dei Montatori, ancora una serie di nomi ormai prossimo al red carpet del 2 marzo. La 64esima edizione degli Eddie Awards vede in gara i super favoriti Gravity e 12 Anni Schiavo per la statuetta-nastro al miglior montaggio in un film drammatico; concorre l'agitato Captain Phillips e i flashback dell'infanzia australiana di P.L. Travers di Saving Mr. Banks. Sul fronte delle commedie non c'è Blue Jasmine ma finalmente il teneramente senile Nebraska in bianco e nero, Osage County col suo cast stellare e il vincitore certo American Hustle; potrebbe essere battuto dal dramma musicato A Proposito Di Davis dei Coen. Ormai ridotti a tre i titoli animati che si sono fatti valere quest'anno, Monsters University che ritrova la Pixar un po' sottotono, lo spettacolare Frozen e Cattivissimo Me 2 che ogni tanto si fa sostituire dai Croods; tre titoli d'oltreoceano invece per i documentari, col bel Blackfish che si scontra con l'elogiatissimo 20 Feet From Stardom.
I premi verranno assegnati venerdì 7 febbraio al Beverly Hilton Hotel; per l'elenco completo dei candidati anche televisivi e tutte le altre informazioni, questo è il sito ufficiale. Mentre le nominations cinematografiche sono dopo l'interruzione – e ricordate che il premio al montaggio è importantissimo.

venerdì 10 gennaio 2014

Art Directors Guild Awards - nominations.



Il Sindacato degli Scenografi Americani he appena annunciate le candidature ai 18esimi ADG Awards che vanno dal cinema alla televisione, serie e spot (qui il sito ufficiale con tutti i candidati).
Per il grande schermo troviamo la stessa divisione fatta per i costumi: film ambientati ai giorni nostri, nel passato e scenografie di fantasia. C'è ovviamente Lo Hobbit che è l'unico fantasy senza tendenze fantascientifiche. Se la vede con gli spaziali Gravity e Star Trek e gli apocalittici Elysium e Oblivion. L'eccellenza è sempre nei film di periodo: 12 Anni Schiavo ottiene anche questa candidatura contro l'avvantaggiato Grande Gatsby e il bel sottovalutato A Proposito Di Davis. Sorprendono ancora una volta i film contemporanei. Blue Jasmine intasca un'altra nomination inaspettata mentre le scenografie più elaborate e speranzose sono forse quelle del film di Scorsese e di Her di Spike Jonze (il primo in Italia tra una settimana, il secondo a marzo).
Dopo l'interruzione, tutti i candidati.

giovedì 9 gennaio 2014

BAFTA 2014 - nominations.



La Grande Bellezza c'è anche qui, in gara per essere il miglior film straniero secondo la critica inglese dei BAFTA (British Academy of Film and Television Awards) che amano sempre auto-elogiarsi e mettono in lizza per quel premio anche L'atto Di Uccidere, capolavoro UK in cui si parla indonesiano, in corsa anche per il premio al miglior documentario. C'è poi la solita Vita Di Adèle ma sorpresa!, niente SospettoBroken Circle Breakdown: siamo contro la snobbata Bicicletta Verde (attenzione: è la vera sorpresa dell'anno) e Metro Manila, guarda un po', altro film UK recitato però in filippino. Nel grande concorso i soliti nomi: Gravity sventola la bandiera patriottica capeggiando la fila con 11 nominations (tutte meritate tranne quella a Sandra Bullock) con poco dietro un altro film inglesissimo, 12 Years A Slave, che finalmente farà salire sul palco il regista irlandese Steve McQueen e, magari, il compaesano Michael Fassbender tenuti sulle poltrone, l'anno scorso, per Shame. 10 nominations anche per American Hustle e 9 Captain Phillips, che più passa il tempo più cresce d'importanza. Peccato per A Proposito Di Davis e Nebraska, un paio di nominations a testa, le perle sottovalutate di questa stagione, mentre a sorpresa Dietro I Candelabri, appena considerato “film per la tv” dagli Emmy e dai Golden Gobes, qui è in lizza tra i lungometraggi passati in sala, e fa incetta di candidature artistiche (trucco, scenografie, costumi) oltre a quella per Matt Damon non protagonista (ma è più bravo Michael Douglas!).
La cerimonia di premiazione si svolgerà domenica 16 febbraio al Royal Opera House di Londra, presentata ancora una volta dal tremendamente comico Stephen Fry (che dovrebbe parteggiare per il suo Lo Hobbit); qui il sito ufficiale dell'Academy e dopo l'interruzione tutti i candidati.

miglior film
Anthony Katagas, Brad Pitt, Dede Gardner, Jeremy Kleiner e Steve McQueen per 12 Anni Schiavo
Charles Roven, Richard Suckle, Megan Ellison e Jonathan Gordon per American Hustle - L'apparenza Inganna
Scott Rudin, Dana Brunetti e Michael De Luca per Captain Phillips - Attacco In Mare Aperto
Gabrielle Tana, Steve Coogan e Tracey Seaward per Philomena
Alfonso Cuarón & David Heyman per Gravity

miglior film inglese
Justin Chadwick, Anant Singh, David M. Thompson e William Nicholson per Mandela: Long Walk To Freedom
John Lee Hancock, Alison Owen, Ian Collie, Philip Steuer, Kelly Marcel e Sue Smith per Saving Mr. Banks
Stephen Frears, Gabrielle Tana, Steve Coogan, Tracey Seaward e Jeff Pope per Philomena
Clio Barnard & Tracy O’Riordan per The Selfish Giant
Alfonso Cuarón, David Heyman e Jonás Cuarón per Gravity
Ron Howard, Andrew Eaton e Peter Morgan per Rush

martedì 7 gennaio 2014

National Society Of Film Critics Awards - vincitori.



Quando pensavamo che il film arraffa-tutto dell'anno fosse 12 Anni Schiavo e che Gravity ormai fosse campione d'incassi dimenticato, ecco che arriva una cerimonia di premiazione, quella della National Society Of Film Critics (una sessantina di membri, critici e giornalisti, che oltre a pubblicare periodicamente articoli su carta rappresentano anche la parte americana della FIPRESCI), in cui viene ripescato un film senza speranza che invece a me era piaciuto più di tutti, Inside Llewyn Davis col poco coerente titolo italiano A Proposito Di Davis, ultima opera dei fratelli Coen che si sono aperti la strada del musical. Per la pellicola di McQueen, che comunque prosegue la scalata all'Oscar senza intoppi pronosticati, neanche un premio: terzo classificato come miglior film, terzo miglior regista, seconda attrice, addirittura secondo attore, battutto da Oscar Isaac (nella foto). Gravity compare solo per Alfonso Cuarón, immenso regista ma non ai livelli di Joel ed Ethan, mentre pure l'attore non protagonista è una sorpresa, perché James Franco batte, con Spring Breakers, il super favorito Jared Leto (e in questa categoria l'attore non protagonista di 12 Years non compare nemmeno...). La musica folk pre-Bob Dylan si porta a casa anche la migliore fotografia, ma non la sceneggiatura, vinta da Before Midnight che i critici americani pare abbiano amato molto. Non si può dire lo stesso per La Grande Bellezza, terzo miglior film straniero dietro la Cina e la Francia di Adèle, le cui attrici sono state più che elogiate.
Dopo l'interruzione, tutti i vincitori e i classificati.

miglior film: A Proposito Di Davis (23)
Runners-up: American Hustle - L'apparenza Inganna (17); 12 Anni Schiavo (16); Her (16)

venerdì 3 gennaio 2014

classifiche/ 2.




Sei primi migliori film diversi, secondo il maggiore sito cinematografico internazionale (Sight & Sound, rivista nata nel 1932 e attualmente diretta da Nick James); i Quaderni del Cinema francese fondati da André Bazin nel '51 sul giornale Revue Du Cinéma oggi anche in versione italiana; il settimanale di attualità, politica, economia e finanza TIME statunitense; l'organizzazione no-profit American Film Institute (AFI), che ogni anno segnala le dieci migliori serie televisive e i migliori film e assegna un premio alla carriera (ricevuto questa volta da Mel Brooks); il sito di informazione cinematografica Film.com che ci regala, insieme alla lista scritta, un video-countdown dei 25 migliori film dell'anno; il più ricercato Rotten Tomatoes, che somma le recensioni dei giornalisti, dei critici e del pubblico per arrivare a una votazione in percentuale da incastrare in una classifica spesso differente dalle altre e piena di pareggi (qui l'intero elenco delle 100 pellicole, che subirà infinite variazioni nei prossimi giorni); il nostrano Cineblog, sito-blog che mischia critica a informazione, tanto televisiva quanto cinematografica. E se i francesi si auto-elogiano incoronando d'alloro il provocatorio Lo Sconosciuto Del Lago, David Erhlich mette sul podio Before MidnightSi Alza Il Vento e A Proposito Di Davis, dimenticandosi di 12 Anni Schiavo (assente anche per Cineblog, che si limita alle uscite in Italia del 2013, e il film di McQueen arriverà in sala il 20 febbraio), che mette quarto, e soprattutto di Gravity, che non mette proprio, ed è l'unico punto di contatto tra il Time e l'elenco di Antonio Maria Abate; Sight & Sound lo etichetta secondo, i Cahiers quarto ed è forse la pellicola che ne esce vittoriosa da queste classifiche tanto differenti. Tra i molti documentari (The Act Of Killing comunque il più importante), i film dell'anno scorso (Oltre Le CollineLincoln) e gli sbagli (Fast And FuriousPain & Gain e il contrastato Spring Breakers), la nostra Grande Bellezza brilla al secondo posto nel Time e Cineblog e cinquantunesimo per RT, prima volta dopo tanti anni che la cosa accade, nonostante il capolavoro dei Taviani l'anno scorso. Con gioia compare anche il piccolo Frances Ha, altrettanto elogiato dall'altra metà di critica.
Di seguito, dopo l'interruzione, tutti gli elenchi.

domenica 29 dicembre 2013

classifiche/ 1.




12 Anni Schiavo continua la sua scalata verso l'ovazione mondiale mentre da noi si scatena il putiferio per i manifesti accusati di razzismo distribuiti (e ritirati) dalla BiM. La terza pellicola di Steve McQueen, dopo il capolavoro elogiato solo dalla critica Hunger e il capolavoro elogiato solo dal pubblico Shame, mette tutti d'accordo (ma sarà in Italia solo il 20 febbraio) e sia Indiwire – grassa rivista originariamente di cinema indipendente americano (qui il sito) nata nel '96 e vincitrice nel 2012 del premio al miglior sito cinematografico – sia la Southeastern Film Critics Association – associazione composta da più di quaranta critici, qui i premi – lo mettono al primo posto nella classifica del meglio dell'anno. Se poi la seconda si mantiene “classica” con i film dei Coen, di Scorsese, di Frears, di Russell, di Jonze e ovviamente di Cuarón, Indiewire, come da titolo, allarga i propri orizzonti (l'elenco conta 25 film) e inserisce Before Midnight di cui è innamorata al terzo posto e al primo per la sceneggiatura; altra freccia al cuore è quella per Frances Ha, forse la più grande sorpresa dell'anno: decimo miglior film, quinta migliore attrice, quinta migliore sceneggiatura. Compaiono poi dei ricordi del Natale passato (Qualcuno Da Amare, To The Wonder, Oltre Le Colline), qualche documentario (imbattibile L'atto Di Uccidere, ma attenzione a Leviathan immediatamente dopo e Stories We Tell) e poi La Grande Bellezza al quattordicesimo posto, che comparirà, nelle classifiche dei prossimi giorni, a piani ancora più alti. Alfonso Cuarón se la deve vedere con l'epopea antirazziale “evento dell'anno” sebbene Gravity ci sia piaciuto molto, moltissimo; avrà strada facile ai prossimi Oscar solo dove il film di McQueen non ha soldati in campo: effetti visivi, fotografia. L'ipotesi che Jennifer Lawrence faccia effettivamente una doppietta non è da scartare, ché l'Academy ama sorprenderci in questo senso; speriamo non ci sorprenda premiando Il Sospetto come miglior film straniero. A piani sempre troppo bassi (se non del tutto ignorati) sono i due film più amari e meglio fatti di quest'anno: A Proposito Di Davis e Nebraska.
Di seguito, dopo l'interruzione, le classifiche per intero.

mercoledì 18 dicembre 2013

Ulisse.



A Proposito Di Davis
Inside Llewyn Davis, 2013, USA, 105 minuti
Regia: Joel & Ethan Coen
Sceneggiatura originale: Joel & Ethan Coen
Cast: Oscar Isaac, Carey Mulligan, John Goodman,
Garrett Hedlund, Justin Timberlake, Adam Driver, Max Casella
Voto: 9.4/ 10
_______________

Prima dei Mumford & Sons (di cui Marcus firma alcuni brani della colonna sonora) e prima ancora di Bob Dylan, se una canzone sapeva di già sentita ma risultava sempre nuova, allora era una canzone folk. E il folk era cosa che non vendeva, o almeno che non avrebbe venduto ancora per poco, o meglio che vendeva ma soltanto in determinati casi: per ogni Bob Dylan che passa alla storia c'erano centinaia di cantantini che a malapena dormivano su un pavimento, se trovavano ospitalità. Poi, certo, c'erano quelli che servivano ai tavoli per campare e quegli altri che avevano la “vocazione”, o almeno celavano dietro questa parola il sogno (americano?) non tanto di sfondare quanto di racimolare soldi facendo ciò che sanno fare (meglio) o che vogliono fare (soltanto). E se prima Llewyn Davis riusciva a racimolare soldi cantando con addosso la chitarra e di fianco il compagno di una vita, ora deceduto, adesso si umilia chiedendo ospitalità un po' alle ex amanti un po' ai parenti non tanto stretti per non dormire in strada e sperare in una serata al bar. Tanto il vecchio manager quanto il nuovo gli sbattono la porta in faccia, perché Llewyn non è uno che la manda a dire né si abbassa a cose che preferirebbe non fare, e soffre silenziosamente nel vedere il duo Jim & Jean (rispettivamente Justin Timberlake e Carey Mulligan) ricevere calorosi applausi nelle serate musicali dei pub. La sua vita procede senza un disegno, così come il film, pensato inizialmente senza trama e costruito sulla presenza di un gatto (desideroso di essere randagio) dal nome Ulisse che il protagonista rincorrerà continuamente. La fotografia che i fratelli Coen fanno di questo spaccato di società, di questo pezzo di vita di un ragazzo perdente, è profondamente triste ma non si arrende a se stessa, e si costruisce in un cerchio che giustifica la sua improvvisa chiusura. Di Llewyn non sappiamo quasi niente; certo molte cose le capiamo, ma non ci interessano più di tanto perché non appena apre bocca per cantare restiamo stregati. Noi: mentre i produttori e il pubblico sullo schermo rimangono impassibili e a volte un po' annoiati. Snob e sicuro di sé, Llewyn sa che prima o poi potrebbe farcela, e si costruisce la corazza di un fallito che non sta fallendo come poche volte se ne sono viste al cinema. Oscar Isaac è bravissimo, soprattutto in questa veste canterina. Ha interpretato dal vivo (come gli altri attori) tutte le canzoni, a formare una colonna sonora folk che diventerà cult (come fu per Fratello, Dove Sei? sempre musicata da T Bone Burnett). Il punto di partenza – per la musica e per i Coen – è stato Dave van Ronk, cantautore attivo nella New York degli anni Sessanta che pubblicò un album dal titolo Inside Dave van Ronk di cui pure la copertina è stata fonte d'ispirazione. Per colpa di questo utilizzo degli arrangiamenti del passato la canzone Please Mr. Kennedy performata anche dall'Adam Driver di Girls non è candidabile all'Oscar perché, sebbene riscritta dai due registi, da Burnett e da Timberlake, si rifà all'omonima traccia di Ed Rush e George Cromarty.
Dopo i salti temporali tra l'America western del bel Il Grinta, il sobborgo dell'altrettanto fallito Serious Man, la periferia pericolosa del sopravvalutato Non È Un Paese Per Vecchi e le palestre cool di Burn After Reading, i Coen ci raccontano un altro microcosmo con un altro emarginato sociale e si superano; perciò, forse, hanno deciso di rimanere su questa strada: il prossimo film parrebbe un musical, ma questa volta commedia.

sabato 7 dicembre 2013

Gotham Awards - vincitori.



Siamo giunti alla 23esima edizione dei Gotham Independent Film Awards, il cui vezzeggiativo “gotham” deriva non dalla città di Batman ma dalla città di New York chiamata appunto Gotham nel periodico satirico Salmagundi da Washington Irving nel 1807; e a New York sono stati consegnati i premi, lo scorso 2 dicembre (qui il sito ufficiale), dalla «più grande organizzazione di cinema indipendente d'America», l'Independent Feature Project, fondata nel 1979. Ma i premi sono del '91, e quest'anno vedono l'incoronazione dei fratelli Coen che con Inside Llewyn Davis battono il super-favorito 12 Years A Slave (entrambi di dubbia indipendenza) mentre Matthew McConaughey e la sua metamorfosi smagrante insieme al documentario The Act Of Killing ce la fanno come previsto. Brie Larson, ora nelle nostre sale come madre di Joseph Gordon-Levitt di Don Jon, scavalca la performance impeccabile di Cate Blanchett mentre Fruitvale Station continua a fare incetta di premi vincendo il miglior attore Michael B. Jordan e il regista emergente Ryan Coogler (insieme nella foto). E il pubblico, in questo calderone di piccoli film che probabilmente non vedremo mai, premia il microscopico documentario di Tadashi Nakamura sul virtuoso di ukulele Jake Shimabukuro, diviso tra la fama artistica e il piccolo appartamento che divideva con la madre.
Di seguito tutti i vincitori.

miglior film
12 Years A Slave di Steve McQueen
Ain’t Them Bodies Saints di David Lowery
Before Midnight di Richard Linklater
Inside Llewyn Davis di Joel & Ethan Coen
Upstream Color di Shane Carruth

NYFCCA - vincitori.



Forse non era il film più bello, ma Zero Dark Thirty era sicuramente il film meglio fatto dell'anno scorso; e il New York Critic Circle l'aveva capito e premiato per primo, premiando a sorpresa anche, due anni fa, The Artist quando ancora non era scoppiato il caso. Così, quest'anno ci sorprende dando il massimo riconoscimento ad American Hustle di David O. Russell e solo la regia a Steve McQueen per il quanto-pare-capolavoro 12 Years A Slave. Al film di Russell, anche, l'interpretazione femminile di supporto, quella di Jennifer Lawrence, che a questo punto potrebbe fare la doppietta candidandosi di nuovo all'Oscar. La protagonista è la nevrotica Cate Blanchett che pare stia avendo sempre la meglio su Judi Dench mentre il protagonista è Robert Redford e non Matthew McConaughey – del cui film è però premiato Jared Leto. Non c'è Gravity: né al film né all'attrice né, purtroppo, alla fotografia di Emmanuel Lubezki che era stato dimenticato anche dagli Oscar per The Tree Of Life. Vince però Inside Llewyn Davis, che ci piace molto, insieme a Si Alza Il Vento, ultimo film per Hayao Miyazaki che si ritirerà dopo questa fatica. Forse per questo il premio non va a Frozen – cento milioni di incazzo al primo weekend e elogi della critica che lo mettono tra i dieci migliori film dell'anno. È chiaro, infine, che il film indipendente degli Oscar sarà Fruitvale Station mentre Sarah Polley, attrice ne La Vita Segreta Delle Parole, sceneggiatrice di Lontano Da Lei e regista, porta avanti il suo documentario Stories We Tell che a sorpresa ha la meglio contro The Act Of Killing.
Di seguito e dopo l'interruzione, tutti i vincitori.

Miglior film: American Hustle di David O. Russell
Miglior regia: Steve McQueen per 12 Anni Schiavo
Miglior sceneggiatura: Eric Singer & David O. Russell per American Hustle

venerdì 6 dicembre 2013

Satellite Awards - nominations.



Gli ex Golden Satellite Film Awards, privati dell'aggettivo dorato, sono i premi che ogni anno i 200 giornalisti della International Press Academy (anche conosciuta come IPA) assegnano al cinema e alla televisione nell'InterContinental Hotel di Century City, a Los Angeles, dal 1997, anno della prima cerimonia.
Questi 17esimi Satellite Awards vedono ancora una volta protagonista il film di Steve McQueen 12 Years A Slave che a quanto pare sarà tradotto in italiano 12 Anni Schiavo, che vanta quasi tutti gli attori, la colonna sonora, la fotografia ma, a sorpresa, non la regia (10 nominations in tutto). Poche meno (otto) per l'ormai attesissimo American Hustle, da noi a gennaio, in cui David O. Russell ri-raccoglie a sé tutti i suoi attori e Gravity, il kolossal spaziale che ci è piaciuto tantissimo e ha incassato altrettanto. Finalmente compare Philomena, resurrezione di Stephen Frears dopo il tremendo Tamara Drew, Leone d'Oro morale a Venezia 70, con un'immensa Judi Dench – che verrà magari battuta dalla Cate Blanchett di Blue Jasmin? Altro capolavoro, Inside Llewyn Davis conta solo 4 candidature tra cui la canzone originale, Dear Mr. President, meraviglia ironica cantata dal protagonista Oscar Isaac e Justin Timberlake (con vocalizzi di Adam Driver). Contro questa, Young And Beautiful di Lana Del Rey dal Grande Gatsby che, flop della critica, riceve solo qualche nomination artistica. Ma passando a ciò che ci interessa di più, La Grande Bellezza rientra in lizza anche qui per il miglior film straniero, con i soliti Il Sospetto, La Vita Di Adèle, Il Passato e The Broken Circle Breakdown che avrà titolo italiano Alabama Monroe - Una Storia D'amore – in più qualche pellicola esotica, oltre a La Bicicletta Verde: il sud-africano Four Corners, il serbo Circles e l'israeliano Bethlehm. Non ha competizione, tra i documentari, The Act Of Killing mentre tra i film d'animazione spunta, insieme al manipolo di produzioni USA, il dolce Ernest & Célestine sceneggiato da Daniel Pennac.
Bizzarro premio alla carriera per Ryan Coogler, 27enne regista e sceneggiatore di Fruitvale Station, Gran Premio della Giuria al Sundance e Premio del Pubblico, Miglior Opera Prima all'Un Certain Regard di Cannes e Miglior Opera Prima al New York Critics Circle. Con lui, ritirerà il premio già annunciato il cast di Nebraska di Alexander Payne.
Di seguito e dopo l'interruzione, tutti i candidati.

miglior film
Inside Llewyn Davis di Joel & Ethan Coen
12 Years A Slave di Steve McQueen
Philomena di Stephen Frears
American Hustle di David O. Russell
Gravity di Alfonso Cuarón
The Wolf Of Wall Street di Martin Scorsese
Saving Mr. Banks di John Lee Hancock
All Is Lost di J.C. Chandor
Blue Jasmine di Woody Allen

miglior regia
Ethan Coen & Joel Coen per Inside Llewyn Davis
Ron Howard per Rush
Martin Scorsese per The Wolf Of Wall Street
Paul Greengrass per Captain Phillips: Attacco In Mare Aperto
David O. Russell per American Hustle

mercoledì 4 dicembre 2013

Film Independent Spirit Awards - nominations.




Sono state annunciate mercoledì scorso le nominations ai 29esimi Independent Spirit Awards che, come da titolo, premiano il miglior cinema indipendente d'America e del mondo anche se, col passare degli anni, hanno cominciato a considerare indipendente un po' troppa roba; perciò vediamo il drammone biografico di Steve McQueen 12 Years A Slave (7 nominations) che dopo il successo mondiale di Shame proprio un piccolo film non è, così come Nebraska di Alexander Payne, 6 candidature, reduce dal successo e dall'Oscar per Paradiso Amaro – e quanto è meraviglioso questo nuovo, prima sceneggiatura di Bob Nelson, candidato contro Joseph Gordon-Levitt per Don Jon; già si riducono le dimensioni con All Is Lost, 4 nominatons tra cui l'azzeccata fotografia che resta coerente nelle scene sopra e sotto l'acqua (i direttori sono due diversi). Ma forse il meno indipendente è anche il più incredibile, Inside Llewyn Davis, perla dei fratelli Coen con un bravissimo Oscar Isaac che recita e canta e rincorre i gatti; anche qui nomination alla fotografia contro Computer Chess che era fuori concorso a Torino (candidato al miglior film a basso budget) e a sorpresa Spring Breakers di Harmony Korine. Il mio Frances Ha si ritrova nella cinquina dei migliori film e poi soltanto nel montaggio: niente elogi per l'interpretazione della Gerwig o la sua sceneggiatura; la sovrasta Cate Blanchett, elogiatissima in Blue Jasmine di Woody Allen (insieme a Sally Hawkins) che pure si ritrova ad essere indipendente al fianco di, per esempio, Short Term 12 di Destin Cretton (incetta di premi a Locarno, soprattutto per Brie Larson) e The Spectacular Now con una nuova Shailene Woodley premiata al Sundance. Ma soprattutto: ci siamo anche noi. La Grande Bellezza è uno dei migliori film stranieri insieme a La Vita Di Adèele, l'ormai antico Il Sospetto, il cinese Il Tocco Del Peccato attualmente nelle nostre sale e soprattutto il bel Gloria cileno. Si accende una speranza, soprattutto dopo la conversazione agli Oscar che il nostro Toni Servillo ha tenuto poco fa.
Di seguito, dopo l'interruzione, tutti i candidati.

miglior film
12 Years A Slave di Steve McQueen
All Is Lost di J.C. Chandor
Frances Ha di Noah Baumbach
Inside Llewyn Davis di Joel & Ethan Coen
Nebraska di Alexander Payne

miglior regista
Shane Carruth per Upstream Color
J.C. Chandor per All Is Lost
Steve McQueen per 12 Years A Slave
Jeff Nichols per Mud
Alexander Payne per Nebraska

lunedì 27 maggio 2013

#Kechiche



Attenzione a non chiamarlo “film lesbo” quello che ha vinto la sessantanovesima Palma d'Oro al Festival di Cannes 2013; apprezzato persino dalla Radio Vaticana che lo ha definito «ricco di scene indimenticabili», «un'esplosione di sentimenti», recensito bene da tutti, già in odore di premio, La Vie D'Adèle (letteralmente: La Vita Di Adele, ma ha titolo inglese Il Blu È Un Colore Caldo come la graphic-novel da cui è tratto) conquista il massimo riconoscimento senza prendere quello per le attrici, elogiate a onor del vero più della pellicola in sé, la diciannovenne Adèle Exarchopoulos e la richiestissima Léa Seydoux (entrambe nella foto, col regista Abdellatif Kechiche, che ha dedicato il premio alla sua Turchia natale) – perché la Palma all'Interpretazione Femminile è andato alla Bérénice Bejo di The Artist per Il Passato di Asghar Farhadi (pure questo profumato di qualche vittoria). Miglior attore l'anziano Bruce Dern per la pellicola in bianco e nero di Alexander Payne (Paradiso Amaro), Nebraska, osannato più del resto dell'alta competizione insieme a Inside Llewyn Davis dei fratelli Coen, Gran Premio della Giuria applauditissimo – e qui ha ritirato la Palma ai registi l'attore Oscar Isaac mentre il premio per Dern l'ha ritirato Payne. Miglior Regista: il messicano Amat Escalante per Heli, che come l'altro messicano che vinse lo stesso premio l'anno scorso, confeziona una pellicola di dubbia qualità cerebrale ma con scene indimenticabili – tipo la tortura con bruciatura di pene finale. Miglior Sceneggiatura: Jia Zhang-Ke per il cinese A Touch Of Sin. Premio della Giuria: Like Father, Like Son, lo scambio di bambini diretto dal giapponese Hirokazu Kore-Eda.
Neanche questa volta – dopo This Must Be The Place – Sorrentino porta a casa niente, ma ci consoliamo con i due premi vinti da Salvo e quello vinto ex-aequo dalla Golino: Miele ha infatti ottenuto la Menzione Speciale della Giuria Ecumentica insieme al Like Father, Like Son di cui prima, mentre il Premio vero e proprio se l'è aggiudicato Il Passato di Farhadi. La Golino, al suo debutto dietro la macchina da presa, avrebbe potuto sperare nella Camera d'Or, all'opera prima, andata invece a Ilo Ilo, dal Singapore, presentato nella Quinzaine, storia di una famiglia e della domestica filippina pari pari a A Simple Life.
Dopo l'interruzione, tutti i premi.

sabato 25 maggio 2013

#Gray #Chandor



Il premio Oscar Marion Cotillard (foto) arriva a Cannes al penultimo giorno di festival: è una polacca che fugge dall'Europa stremata dalla Grande Guerra insieme alla sorella verso l'America in The Immigrant di James Gray, storia di un inserimento sociale che non avviene; ad aiutarla, nel film, ci penserà Joaquin Phoenix, attore feticcio del regista (anche nell'ultimo Two Lovers), qui arraffone disperato e anche lui desideroso di appartenere ad una New York ricostruita totalmente in studio e fotografata dall'immenso Darius Khondji, qui l'anno scorso per il meraviglioso lavoro svolto in Amour, che per questa pellicola a-temporale sceglie di illuminare tutto col rosso – tipo il tramonto sul Titanic.
Applausi e commozioni per questo film che si mette in fila insieme agli altri in attesa della Palma di domani: The Past di Asghar Farhadi, che dopo l'Oscar per Una Separazione prende la candidata all'Oscar per The Artist e racconta di un matrimonio iraniano per le periferie di Parigi; Like Father, Like Son, del giapponese Hirokazu Koreeda, storia di un figlio scambiato alla nascita e del rapporto tra un padre e ciò che ha cresciuto per tanti anni; ma sono stati soprattutto Nebraska e Inside Llewyn Davis, entrambi americani, rispettivamente dei super-celebrati Alexander Payne e fratelli Coen, a strappare più consensi e recensioni positive.
In questo ultimo giorno di proiezioni tornerà sullo schermo Roman Polanski col francese Venus In Fur; lui ovviamente assente dal tappeto rosso mentre sfilerà il super-cast dell'ultima pellicola in gara, Only Lovers Left Alive – Mia Wasikowska, Tom Hiddleston, Tilda Swinton, John Hurt, Anton Yelchin – prima pellicola fantasy-vampiresca di Jim Jarmusch.
E se il nostro Sorrentino ha diviso, come sempre, il pubblico e la critica, l'italiano a sorpresa che fa il colpaccio è il film Salvo, vincitore di entrambi i premi della Settimana della Critica (il Gran Premio della Giuria e il Premio Rivelazione): cinque anni per raccogliere i fondi necessari per le riprese (un milione di euro), distribuzione francese già confermata e un nome noto dietro la direzione della fotografia (Daniele Ciprì), Salvo è l'esordio di Piazza & Grassadonia a partire da un corto con lo stesso tema di qualche anno fa.
Sullo stesso genere di tensione ha viaggiato All Is Lost due giorni fa: Robert Redford (76 anni non sentiti) e la sua barca in mezzo al mare sono unici figure di questo film totalmente privo di dialoghi – un monologo iniziale, qualche «fuck» nel mezzo – diretto dal celebrato J.C. Chandor di Margin Call che ha messo tutti d'accordo sulla qualità di una regia narrativamente insolita per un film d'azione.

domenica 12 maggio 2013

#LlewynDavis #LayDying



Abbandonati i fasti degli anni '90 di  Fargo, Il Grande Lebowski e Fratello, Dove Sei? Joel e Ethan Coen fratelli degli alti e bassi (alti: Non È Un Paese Per Vecchi, Il Grinta) (bassi: Prima Ti Sposo, Poi Ti Rovino, Ladykillers) tornano in sala da registi dopo tre anni di assenza e tornano a Cannes, in concorso, dopo sei. E tornano col film che avrebbero dovuto far concorrere agli scorsi Oscar ma che per lunghezze di montaggio (sempre loro, col nick Roderick Jaynes) non hanno concluso in tempo. Inside Llewyn Davis li riporta all'America civilizzata degli anni '60 in cui tale Llewyn Davis, interpretato da Oscar Isaac, attraversa la New York dei locali folk con la chitarra al collo e un album che dà il titolo al film sulla falsa riga del realmente esistito Dave Van Ronk, basandosi liberamente sul memoir che questo pubblicò postumo. Lo accompagnerà Carey Mulligan, mora e doppiamente a Cannes per Il Grande Gatsby d'apertura e, tra gli altri, John Goodman e Justin Timberlake, reduce dal quasi-record di vendite al debutto del suo 20/20 Experience di cui presto si avrà il secondo CD e che firma, insieme a T Bone Burnett e Marcus Mumford (nessuno dei due necessita di presentazioni) la colonna sonora composta da vecchi brani folk riarrangiati. In cartellone il 19 maggio a Cannes, il film sarà distribuito nelle sale americane dal 6 dicembre, e questo è il primo trailer.
Dall'altra parte della Selezione Ufficiale invece si trova il prolifero James Franco – 14 film in uscita come attore, 6 come autore, già a Berlino con lo sperimentale Interior. Leather Bar. – in concorso nell'Un Certain Regard da regista con As I Lay Dying, che se manterrà il titolo del libro da cui è tratto si chiamerà in Italia Mentre Morivo (di William Faulkner, Adelphi edizioni, € 10,00) perdendo il riferimento all'Odissea (libro IX) in cui Ulisse scende agli Inferi e ascolta Agamennone lamentarsi del nessun aiuto ricevuto dalla moglie, neanche da morto. La storia semplicissima del libro è ormai un classico della narrativa americana per la struttura e lo stile assurdi e studiatissimi che stanno alla base; in che modo il nostro James (che ricordiamo con treccine e denti d'argento in Spring Breakers) sia riuscito a trasporre la storia in pellicola, ci viene raccontato qui. Al suo fianco, come attore, oltre a Danny McBride che con Franco ha lavorato in Sua Maestà, c'è Tim Blake Nelson, appena visto in Lincoln e, a chiudere il cerchio, in Fratello, Dove Sei? dei Coen nel 2000.