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mercoledì 14 gennaio 2015

Oscar 2015 - canzone originale.



Sarà difficile prevedere chi, tra l'epica Glory fresca di Golden Globe e celebrata perfino da Prince (di Common e John Legend, dal black-movie Selma a febbraio nelle nostre sale) e la bislacca Everything Is AWESOME!!! dei Lego avrà la meglio agli 87esimi Academy Awards più comunemente noti come Premi Oscar. Tra le 79 canzoni della shortlist che è stata annunciata qualche settimana fa i concorrenti più stretti sono la Patti Smith di Mercy Is (dal tremendo Noah), la sempre allegra Lana del Rey per Big Eyes e Lorde, curatrice della soundtrack celebrativa di Hunger Games 3.1 e autrice della canzone originale per quei titoli di coda, Yellow Flicker Beat. Niente da fare – pare – neanche quest'anno per Lo Hobbit, dopo la delusione l'anno scorso della splendida I See Fire. Niente da fare per la Disney, che schiera addirittura i Fall Out Boy dentro Big Hero 6 – ma sono Disney anche il già-premio-Oscar A.R. Rahman, Iggy Azalea e KT Tunstall per Million Dollar Arm e doprattutto la gang dei Muppets per Most Wanted, che contano – oltre a Miss Piggy, Kermit, l'alter-ego Constantine eccetera – Céline Dion, Ricky Gervais, Lady Gaga e Tony Bennet (ma il capolavoro Interrogation Song è fuori dalla corsa). Fu dei Muppets l'Oscar di due anni fa, quando i candidati erano solo due e i secondi erano gli uccelli tropicali di Rio; quest'anno Rio c'è ancora, con ben quattro brani in graduatoria, e speriamo non sia presagio di un altro distico. Molti gli altri film d'animazione: Il Libro Della Vita musicato dal due-volte-premio Oscar Gustavo Santaolalla, Boxtrolls dell'italiano Dario Marianelli (e a tal proposito ascoltate il pezzo Quattro Sabotino), il premaman The Hero Of Color City, Dragon Trainer 2, Mr. Peadboy & Sherman e Planes. Alanis Morisette canta The Morning dal piccolo film A Small Selection Of The World, i Coldplay il brano originale di Unbroken di Angelina Jolie, addirittura Liza Minelli viene riesumata per Garnet's Gold. Due le canzoni di Boyhood, entrambe di Ethan Hawke, e molte quelle dai romantic movie dell'anno (Colpa Delle Stelle, Un Amore Senza Fine, Resta Anche Domani); molte anche le incursioni indie, splendida America For Me di Alex Ebert per il sottovalutatissimo A Most Violent Year e Hal dal sopravvalutato Solo Gli Amanti Sopravvivono.
In regalo prima dell'annuncio delle nominations: lo streaming di 49 delle 79 canzoni in lizza per le candidature che saranno svelate alle 14:30 circa ora italiana. Di seguito il link alla playlist Spotify e dopo l'interruzione l'elenco completo dei titoli e dei rispettivi film.

Oscar14
Ascolta 49 delle 79 canzoni
in corsa per gli 87esimi Premi Oscar.

domenica 28 dicembre 2014

la ritirata.



Lo Hobbit:
La Battaglia Delle Cinque Armate
The Hobbit: The Battle Of The Five Armies, 2014, USA, 144 minuti
Regia: Peter Jackson
Sceneggiatura non originale: Fran Walsh, Philippa Boyens,
Peter Jackson e Guillermo del Toro
Basata sul romanzo Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien (Adelphi)
Cast: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Ken Scott,
Graham McTavish, William Kircher, James Nesbitt,
Stephen Hunter, Dean O'Gorman, Aidan Turner, John Callen,
Peter Hambleton, Jed Brophy, Mark Hadlow, Adam Brown,
Orlando Bloom, Evangeline Lily, Lee Pace, Cate Blanchett,
Stephen Fry, Benedict Cumberbatch
Voto: 5.8/ 10
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Come se non fosse passato un anno nel mezzo, il film riprende da dove la storia s'era interrotta: «io sono fuoco» aveva detto Smaug, «io sono morte», e fuoco e morte semina per l'isola di Pontelagolungo mentre il popolo cerca di mettersi in salvo attraverso barchette e pontili; solo Bard ha il coraggio di mettere al riparo i figli e fronteggiare il drago, scoprendo il punto debole della sua pelle e la giusta freccia che potrebbe portare tutti in salvo. Siamo a cosa, minuto nove?, e il drago non c'è più: un'ora di attesa la scorsa volta per assistere all'ingegno digitale umano e a una performance vocale di Benedict Cumberbatch da manuale e adesso si consuma tutto nel primo quarto d'ora in modo che il castello – dove la lucertola riposava – e il tesoro che contiene possano essere in mano ai nani che l'hanno raggiunto e che ne rivendicano la proprietà. Ma l'oro genera mostri nel sonno della ragione e Thorin sta perdendo il raziocinio davanti all'esteso possedimento: Bilbo Beggins, lo hobbit del titolo che se il film non si chiamasse Lo Hobbit probabilmente non ci accorgeremmo nemmeno che è nel film, e se non fosse per la locandina, argutamente coglie lo sfacelo imminente e ruba l'Arkengemma affinché le stirpi altre (elfi, umani) possano pacificamente giungere a un accordo sul da farsi. Sarà guerra, da cui il sottotitolo per questo capitolo finale, e le cinque armate si sfideranno sotto al castello maledetto, sotto a un volo di aquile e corvi e soprattutto per quasi due ore. Basta trama, basta personaggi, solo martelli e alci, lance e frecce, orchi e spaccaterra per assistere, morto dopo morto, alla minuziosa fatica che stabilisce chi avrà diritto a varcare la soglia del portone. La rimpatriata iniziale, ricordata nelle ultime scene senza qualche componente, è ormai completamente dispersa e mezza stecchita e ha fatto scattare la scintilla in una donna elfo inventata rispetto al romanzo di partenza e criticatissima perché impossibilitata all'innamoramento. Se la tensione tra i due era solo sfiorata, durante la scampagnata, questa volta è non solo resa palese ma anche rimarcata, sottolineata, con un dialogo finale da far accapponare la pelle per l'orrore, mentre Evangeline Lily chiede a Lee Pace come mai un lutto d'amore faccia così male, pateticismo che nemmeno dentro a Colpa Delle Stelle. Il pressappochismo sentimentale del tutto gratuito è inframezzato dalle scenette-videogioco della prima volta, quando la divisione in tre capitoli del libercolo di partenza non era così sofferta, non era stata così diluita e spalmata: vedevamo lunghe sequenze pseudo-comiche riprese soprattutto dall'alto a mo' di schermo del computer davanti a World Of Warcraft. Anche l'ironia, la comicità qui fa cilecca alla grande: le due battute di spirito di Bilbo, due di numero, si inseriscono in travestitismi e frecciatine che rasentano la povertà di sceneggiatura, che sguazza e si adagia troppo sulle scene belliche anch'esse inaccettabili per Fisica e Fortuna: orchi di quattro metri che cadono a terra colpiti da una pietruzza lanciata da un nano, personaggi che s'abbracciano e conversano al centro di un campo di guerra dove una distesa di cattivi cade al primo colpo di spada: nessuno dei nostri eroi è mai beccato né cade fracassandosi il cranio anzi allo sgretolarsi di un ponte riesce a non finire nel vuoto saltando da una pietra in rovina all'altra, perché si arrivi a una conclusione affrettata e dal sapore inglese di Alice Nel Paese Delle Meraviglie più che del Signore Degli Anelli che pure spesso cita. L'ultima battuta del libro, scalata qua alla penultima scena, insegna che i grandi cambiamenti possono scaturire anche dalle più piccole creature, come gli hobbit, o come gli anelli. La saga fantasy che ha stravolto i canoni del cinema, e il regista poverello che s'è caricato il peso di questo successo, sono stati fatti oggetto di blockbuster e hanno pensato troppo in grande, aumentando i film a tre e diluendoli fino allo stremo dell'interesse umano per due ore e mezzo di durata ciascuno, e sognando in grande invece che in piccolo come bene invece predicano, hanno concluso la non-trilogia come peggio non si poteva fare.

sabato 6 dicembre 2014

Grammy 2015 - visual media nominations.



Frozen dovunque: per i brani musicati, per le performance canore degli attori e per Idina Menzel capofila del musical campione d'incassi (in USA) e della colonna sonora più venduta del lustro (in USA) di cui vedremo tra qualche anno un sequel e ancora prima un corto animato (in apertura alla Cenerentola di Kenneth Branagh). Si mormorava che Let It Go sarebbe finita anche tra la canzone e la produzione dell'anno, ma si mormorava anche che questo sarebbe stato l'anno (l'ennesimo) di Beyoncé – e così non è stato. Pop, pop in tutte le categorie per i 58esimi Grammy Awards di cui, in puntate separate e con un concerto natalizio finale, sono state annunciate le nominations: le infinite nominations che vanno dalla musica più commerciale all'opera, la classica, l'ingegneria del suono, il booklet, il video: qui l'elenco ufficiale completo. Per televisione e cinema, al solito, data la data di emissione, si va a ripescare qualcosa dall'anno prima: ancora Disney con Saving Mr. Banks di Thomas Newman, ancora Gravity dopo l'Oscar e poi Alexandre Desplat per il film di Wes Anderson, il duo Reznor-Ross ormai feticcio di David Fincher; la soundtrack di glorie passate de I Guardiani Della Galassia invece spicca nella categoria delle canzoni non originali insieme al biopic su James Brown e agli altri anni '70 di American Hustle. La bella I See Fire finalmente trova giustizia con Ed Sheeran scrittore e cantante che per il terzo anno di fila ottiene candidature americane; se la deve vedere con i Lego, inspiegabilmente super-quotati sia qui che nella categoria del film d'animazione per gli altri premi. I vincitori saranno annunciati in una serata non trasmessa in televisione, prima del 9 febbraio 2015. Di seguito, dopo il salto, i candidati.

giovedì 16 gennaio 2014

CAS & VES Awards - nominations.



Sono state annunciate quasi contemporaneamente le nominations per i 50esimi Cinema Audio Society Awards, la cui cerimonia di premiazione si svolgerà il 22 febbraio al Crystal Ballroom dello storico Millenium Biltmore Hotel dove Andy Nelson, re-recording mixer, riceverà il premio alla carriera; e le candidature per i 12esimi VES Awards assegnati ogni anno dalla Visual Effects Society che si terranno sabato 12 febbraio al Beverly Hilton Hotel, dove Alfonso Cuarón riceverà un premio riconoscimento dello straordinario lavoro fatto in tutti i suoi film – e pare scontato che sarà riconosciuto anche lo spettacolare risultato di Gravity. Oltre alla pellicola di fantascienza con Sandra Bullock, reduce dal Golden Globe alla miglior regia, l'unico film che si candida sia al miglior sonoro che ai migliori effetti è il campione d'incassi Iron Man 3; totalmente diverso sul fronte dell'animazione, dove Frozen, Monsters University, Cattivissimo Me e I Croods sono i soliti nomi che compaiono ad ogni cinquina. La spuntano Walter Mitty, Il Grande Gatsby e The Wolf Of Wall Street tra i film non di carattere digitale candidati ai migliori effetti visivi; molto più scontate sono le pellicole pseudo-fantasy Lo Hobbit e Pacific Rim dall'altra sponda. A Proposito Di Davis guadagna la nomination al miglior sonoro grazie alla pulizia con cui passa dal parlato al cantato ed è l'unico non-kolossal del suo gruppo.Qui il sito della CAS e qui quello della VES per consultare anche le nominations televisive alle serie, film per la TV e spot; di seguito invece, dopo l'interruzione, i candidati cinematografici.

venerdì 10 gennaio 2014

Art Directors Guild Awards - nominations.



Il Sindacato degli Scenografi Americani he appena annunciate le candidature ai 18esimi ADG Awards che vanno dal cinema alla televisione, serie e spot (qui il sito ufficiale con tutti i candidati).
Per il grande schermo troviamo la stessa divisione fatta per i costumi: film ambientati ai giorni nostri, nel passato e scenografie di fantasia. C'è ovviamente Lo Hobbit che è l'unico fantasy senza tendenze fantascientifiche. Se la vede con gli spaziali Gravity e Star Trek e gli apocalittici Elysium e Oblivion. L'eccellenza è sempre nei film di periodo: 12 Anni Schiavo ottiene anche questa candidatura contro l'avvantaggiato Grande Gatsby e il bel sottovalutato A Proposito Di Davis. Sorprendono ancora una volta i film contemporanei. Blue Jasmine intasca un'altra nomination inaspettata mentre le scenografie più elaborate e speranzose sono forse quelle del film di Scorsese e di Her di Spike Jonze (il primo in Italia tra una settimana, il secondo a marzo).
Dopo l'interruzione, tutti i candidati.

mercoledì 18 dicembre 2013

Oscar 2014 - canzone originale.



Ed ecco comparire la shortlist del premio meno prevedibile dei prossimi Oscar: la canzone originale. Dopo le sorprese degli ultimi anni (le più eclatanti: Before My Time cantata da Scarlett Johansson per il documentario Chasing Ice con esclusione di Madonna fresca di Golden Globe; Loin De Paname dal francese Paris 36 – all'anagrafe Fauborg 36; il taglio di tre candidati per la coppia Rio/ I Muppets che si contese l'Oscar andato poi a Man Or Muppet invece che alla perfetta Life's A Happy Song) sappiamo che la cerimonia degli Academy Awards è comunque un evento televisivo che punta all'audience per cui si fa cantare solo Adele tra tutti i candidati e la si premia pure, voce del popolo; così non ci sorprende la presenza di interpreti quali Beyoncé (Epic), Taylor Swift (One Chance), Pharrell Williams (Cattivissimo Me), i Coldplay (Hunger Games) unici che “passano il turno” per la pingue soundtrack de La Ragazza Di Fuoco. Il Grande Gatsby può contare cinque brani ma il premio del pubblico andrebbe solo a Young And Beautiful di Lana Del Rey, candidata certa che se la dovrà vedere con Let It Go da Frozen – al momento vincitrice più acclamata – e So You Know What It's Like da Short Term 12 che tra questo brano e la protagonista Brie Larson piano piano sta scalando la montagna dell'unico film indipendente che di solito arriva in gara. Il mio premio?, andrebbe a I See Fire, perfetta conclusione de Lo Hobbit, scritta dall'eterno Howard Shore e cantata da Ed Sheeran; ma ricordiamoci del trapasso di Mandela: e del film che per caso e per fortuna arriva nelle sale adesso; qui gli U2 cantano Ordinary Love e sono già candidati al Globe.
Di seguito, tutti i film in lizza per entrare in nomination il 16 gennaio agli Oscar 2014 per la migliore canzone originale.

giovedì 12 dicembre 2013

la scampagnata.



Lo Hobbit:
La Desolazione Di Smaug
The Hobbit: The Desolation Of Smaug, 2013, USA, 161 minuti
Regia: Peter Jackson
Sceneggiatura non originale: Fran Walsh, Philippa Boyens,
Peter Jackson e Guillermo del Toro
Basata sul romanzo Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien (Adelphi)
Cast: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage,
Ken Scott, Graham McTavish, William Kircher, James Nesbitt,
Orlando Bloom, Evangeline Lilly, Lee Pace, Cate Blanchett,
Benedict Cumberbatch, Luke Evans, Stephen Fry
Voto: 7.8/ 10
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Dicembre scorso avevamo lasciato Bilbo e la compagnia della nanezza a scalare colli e attraversare brughiere per raggiungere il castello una volta appartenuto ai Nani, in cui il tremendissimo gigantissimo potentissimo drago Smaug adesso dorme ricoperto di ogni moneta e ricchezza e oro; avevamo lasciato il drago, in realtà, con un occhio aperto, a lasciarci l'acquolina in bocca, e più o meno da quel punto riprendiamo. Riprendiamo col viaggio del gruppo in questo secondo film che sente mortalmente il peso dell'essere il film di mezzo (mi venga concessa la battuta), che comincia trascinandosi la debolezza del finale precedente e piano piano si riprende, per creare una tensione poco dopo la metà e farci stare col fiato sospeso nel finale. Ma è un fiato che sospendiamo soprattutto perché le sequenze sono incredibilmente annacquate, molto più lunghe della storia originale che, ricordiamo, è un libretto di trecento pagine appena (qui i dettagli), libro peraltro “per bambini”, iniziazione al mondo visionario di J.R.R. Tolkien, voluto dividere in tre pellicole come il cronologicamente successivo Signore Degli Anelli e quindi riempito di personaggi più di quella storia che di questa (l'anfitrione) o totalmente inventati (l'elfa Tauriel); che poi, perché inventarsi dei personaggi con tutti quelli che la saga ci mette a disposizione? Ma gli sceneggiatori – tra cui figura l'altrettanto visionario Guillermo del Toro – hanno trovato necessario creare una storia d'amore tra un elfo e un nano, specie che originariamente si odiano, e l'elfo in più ha il volto di Evangeline Lilly, nota al mondo per Lost, che ritroveremo ancora tra un anno, nel conclusivo Andata E Ritorno. Accanto a lei, nel film e nella discendenza, il veterano Orlando Bloom che si è detto, insieme a Cate Blanchett, contento di rivestire i panni e le orecchie che gli hanno portato notorietà. La trama è presto detta, proprio perché annacquata. Passando attraverso una foresta infestata da giga-ragni e poi per i reali degli elfi, i nostri eroi giungeranno nel villaggio di stampo veneziano degli umani, il cui commercio è andato a rotoli e il cui re è un azzeccatissimo Stephen Fry, e ci arriveranno con un componente mezzo morto, senza armi e senza Gandalf, che intanto per la sua strada passa sopra tombe e attraverso castelli. Nel suo incontro con le forze oscure assisteremo a cinque minuti di tecnicismo estremo – non che non ce ne sia per tutto il resto del film, ma in questa scena il mixaggio sonoro è sublime; seguirà la conclusiva epopea dei nani col drago, in cui Bilbo, infinitamente meno protagonista del film precedente, rivivrà lo stesso momento che ebbe in quella pellicola con Gollum; eppure Martin Freeman ci piace così tanto, e qui sembra calarsi ancora di più nel personaggio. Forse perché il film supera l'aspetto infantile che aveva caratterizzato Un Viaggio Inaspettato e si fa molto più cupo, sempre più nero, o forse perché Bilbo ha in tasca qualcosa che tutti vorrebbero e che lui per primo teme. In realtà il lato simpatico della saga cala ma l'aspetto giocoso no – e il senso di giocoso è proprio quello della competizione di ruolo, perché ci pare effettivamente di assistere a schieramenti in lotta. Soprattutto nella prima parte, le continue scene dall'alto e le panoramiche fanno sembrare il tutto un video introduttivo di un videogioco per consolle. Perché la regia di Peter Jackson questa volta utilizza meno escamotage e molte meno peripezie; la telecamera non sta mai ferma, e con un montaggio veloce fatto di immagini corte si assiste a continui sali e scendi che ci mostrano il panorama (magnifico) nella sua interezza. Chapeau agli effetti speciali, che hanno dovuto riempire così tanto spazio (il drago è perfetto, impeccabile, e per una volta anche il suo doppiaggio), ma sono effetti che vanno visti in 3D, perché pensati per esso, e risultano un po' inferiori alla media sul 4K. “Inferiori” a una maestria a cui ci siamo abituati.

lunedì 9 dicembre 2013

Oscar 2014 - effetti visivi.


Cominciano le shortlists che l'Academy screma e annuncia in vista degli 86esimi Premi Oscar, che si svolgeranno il prossimo febbraio. Le nominations complete saranno annunciate il 16 gennaio alla nostra ora di pranzo e alla loro ora di colazione, ma prima di quella data, e prima dell'annuncio, a inizio anno, dei nove film stranieri che possono sperare nella statuetta, vedremo spuntare gli elenchi di coloro che potranno farcela aspirando almeno alla nomination. In questo caso, siamo davanti ai dieci film che passano il turno tecnico verso i migliori effetti speciali visivi. Inutile dire che il super-favorito e praticamente il vincitore certo sia Gravity, soprattutto ora che per colpa di 12 Years A Slave ha perso l'aura di futuro miglior film. Il lavoro completamente digitale di Alfonso Cuarón che ha scritto, diretto, prodotto e montato il film, è una perla per gli occhi tanto per la regia quanto per la cura del dettaglio nella ricostruzione pazzesca dell'universo e delle navicelle spaziali figlie di 2001: Odissea Nello Spazio. A sorpresa si infila nella decina il disneyano The Lone Ranger, mentre le altre otto pellicole si spalmano come al solito tra storie di catastrofi pre- o post-apocalittiche e kolossal Marvel con supereroi vari. Unica eccezione per la seconda parte de Lo Hobbit, che se già il primo aveva fatto fiasco, figuriamoci questo. L'assente che a primo impatto si percepisce è forse I Sogni Segreti Di Walter Mitty, prova di regia per un Ben Stiller anche protagonista e sognatore a occhi aperti. Le sue escursioni mentali su montagne, deserti, le calate dagli elicotteri e i salti nel vuoto non hanno ricevuto abbastanza voti al primo spoglio dei 2000 giurati.
Di seguito, quindi, i dieci film che concorrono per la nomination ai migliori effetti visivi.

Elysium di Neill Blomkamp
Gravity di Alfonso Cuarón
Lo Hobbit - La Desolazione Di Smaug di Peter Jackson
Iron Man 3 
di Shane Black
The Lone Ranger 
di Gore Verbinski
Oblivion 
di Joseph Kosinski
Star Trek Into Darkness 
di J.J. Abrams
Thor: The Dark World 
di Alan Taylor & James Gunn
Pacific Rim 
di Guillermo del Toro
World War Z 
di Marc Forster

lunedì 11 febbraio 2013

Visual Effects Society Awards - vincitori.



Come previsto, è Vita Di Pi a trionfare agli 11esimi Visual Effects Society Awards, i premi che l'associazione dei creatori di effetti speciali dà ogni anno ai migliori della categoria; competendo contro i blockbuster mainstream, il film di Ang Lee guadagna il premio per i Migliori Effetti, per il Personaggio Animato (la tigre Richard Parker), per la Simulazione Animata e la Composizione (la tempesta) pareggiando quindi Ribelle della Pixar, che sul versante animato vince l'Animazione, il Personaggio Animato (Merida), l'Ambientazione (la foresta) e la Simulazione Animata. Premi anche per The Impossible (effetti di supporto), The Avengers (ambientazione e modeling), Lo Hobbit (fotografia) e per la televisione Game Of Thrones che s'accaparra tutto: effetti, personaggio animato, ambiente, composizione.
A questo punto Vita Di Pi – che per questa minuzia digitale era stato presentato come “il nuovo Avatar” ma che non ha neanche lontanamente raggiunto la metà di quegli incassi e quella fama – non ha concorrenti per gli Oscar agli effetti; resta in dubbio quello alla fotografia, che in film di questo genere gli si affianca sempre, e magari per la colonna sonora. Mentre tutti questi elogi al mediocre Ribelle potrebbero rappresentare un obbligo dell'Academy a premiarlo a discapito di Ralph o ParaNorman.
I vincitori, di seguito, per le categorie più comprensibili mentre qui tutto l'elenco (che include programmi non-fiction televisivi e spot):

Effetti Visivi
in un film fantasy, di fantascienza o sci-fi
Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato
Prometheus
 Vita Di Pi 
The Avengers
Battleship

Effetti Visivi
in un film di finzione
Un Sapore Di Ruggine E Ossa
 The Impossible 
Argo
Flight
Operazione Zero Dark Thirty

domenica 3 febbraio 2013

Art Directors Guild Awards - vincitori.



Si sono svolti la scorsa notte i 17esimi Art Director Guild Awards si nel Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills con la conduzione per la quarta volta consecutiva di Paula Poundstone che ha assistito alla consegna dei premi più importanti dell'anno per i migliori scenografi dell'anno, tra cui ha brillato Sarah Greenwood per l'eccezionale lavoro in Anna Karenina, film ambientato interamente in un teatro che ha richiesto l'ideazione di stazioni e distese di fiori e di uffici e corse di cavalli sempre tra palco e platea. Oltre al film in costume, per il film fantasy o di fantascienza ha trionfato Vita Di Pi sui super-rivali Lo Hobbit e Cloud Atlas aggiudicandosi buone speranze anche in questa categoria (oltre agli effetti e alla fotografia) agli Oscar, per quanto il vero rivale di Anna Karenina è soltanto Les Misérables. Skyfall batte invece le case danneggiate dallo tsunami di The Impossible e le basi segrete C.I.A. di Zero Dark Thirty per il film contemporaneo. Ma i premi sono andati anche ai film, telefilm e speciali televisivi: qui per tutti gli altri vincitori mentre di seguito le nominations cinematografiche.


Period Film
 Sarah Greenwood  per Anna Karenina
Sharon Seymour per Argo
J. Michael Riva per Django
Eve Stewart per Les Misérables
Rick Carter per Lincoln

Fantasy Film
Uli Hanisch & Hugh Bateup per Cloud Atlas
 David Gropman  per Vita Di Pi
Arthur Max per Prometheus
Nathan Crowley & Kevin Kanavaugh per Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno
Dan Hannah per Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato

Contemporary Film
Nelson Coates per Flight
 Dennis Gassner  per Skyfall
Alan MacDonald per Marigold Hotel
Eugenio Caballero per The Impossible
Jeremy Hindle per Operazione Zero Dark Thirty

mercoledì 9 gennaio 2013

Cinema Audio Society Awards - nominations



La Cinema Audio Society ha annunciato le candidature per le sei categorie in cui si dividono i 49esimi premi per il montaggio e mixaggio sonoro di questa stagione cinematografica; oltre al cinema, sarà premiata la televisione, e per accedere al PDF completo delle candidature basta cliccare qui.
Di seguito, invece, le due categorie per i film classici e quelli animati. Troviamo ormai sempre la stessa solfa, ma è curioso vedere come i film d'azione o fantasy (Il Cavaliere Oscuro, Vita Di Pi) siano stati scalzati da Lincoln, mentre è palese ritrovare Lo Hobbit e Les Misérables. Mentre sul versante animazione compare per la prima volta quest'anno Lorax, che ruba il posto a ParaNorman, mentre la Disney immancabile schiera tutt'e tre le sue pellicole.

Film di Finzione
Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato
Les Misérables
Lincoln
Skyfall
Operazione Zero Dark Thirty

Film d'Animazione
Ribelle - The Brave
Frankenweenie
The Lorax
Le 5 Leggende
Ralph Spaccatutto

Visual Effects Society Awards - nominations.



Persino gli Effetti Speciali Visivi, da undici anni, hanno le loro premiazioni. E se le danno in ben 24 categorie tra film per la televisione e per il cinema (che si dividono in: “visual effects-driven”, tradotto qui con “fantasy, di fantascienza o sci-fi” ma che in realtà indica i film già su carta pensati per la post-produzione visiva; “feature motion pictures” e cioè i film, commedie o musicals o drammatici, che siamo abituati a vedere da cent'anni), spot televisivi, videoclip, serie e telefilm... Per tutte queste categorie, rimando al sito ufficiale, dove si potranno trovare anche le altre candidature per il cinema che riguardano la creazione di ambienti e luoghi completamente costruiti digitalmente (la caverna dei goblins ne Lo Hobbit, l'oceano in Vita Di Pi, la foresta di Ribelle), la fotografia digitale in film di finzione (Lo Hobbit, The Avengers, Total Recall e Spider RMan), la ricostruzione di modellini per film di non fiction (l'albergo in The Impossible), la composizione di questi ultimi, fino alle simulazioni animate e non dei personaggi fittizi. Insomma nell'era del digitale le candidature aumentano e ogni candidatura riguarda tre, quattro o più persone, addette ai movimenti magari di un solo personaggio del film. E compaiono a sorpresa coloro che hanno fatto sparire le gambe a Marion Cotillard in Ruggine E Ossa, segno che questo film francese ha trovato largo consenso oltre l'oceano.
Gli 11esimi Annual Visual Effects Society Awards saranno consegnati martedì 5 febbraio in una cerimonia di premiazione che renderà omaggio ad Ang Lee, che con il suo digitalissimo Vita Di Pi ha la strada sicura verso questa nomination agli Oscar. Di seguito e dopo l'interruzione, le candidature principali per il cinema.

Effetti Visivi
in un film fantasy, di fantascienza o sci-fi
Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato
Prometheus
Vita Di Pi
The Avengers
Battleship

Effetti Visivi
in un film di finzione
Un Sapore Di Ruggine E Ossa
The Impossible
Argo
Flight
Operazione Zero Dark Thirty

sabato 5 gennaio 2013

Art Directors Guild Awards - nominations.



Cominciano con le scenografie i premi che “i sindacati” dei lavoratori di ambito cinematografico si cantano e si suonano, e sono, questi, i premi a cui bisogna stare più attenti: in questo caso, gli scenografi premiano gli scenografi, per cui la giuria non è composta da gente quasi-a-caso come nell'Academy o soprattutto nella Foreign Press Association, ma da attrezzisti e disegnatori che ne capiscono.
Come sempre, le categorie riguardano i film di periodo (dove per “periodo” si intende ciò che non si copia dall'attuale paesaggio urbano), in cui sicuramente Anna Karenina, Lincoln e Les Misérables hanno una marcia in più essendo particolarmente colossali – l'ultimo soprattutto; i film di fantascienza o fantasy, dove Cloud Atlas e Lo Hobbit sicuramente meritano (il primo perché costruisce, anche se per finta, sei momenti e luoghi nel tempo; il secondo perché, al solito, si avvale di inesistenti villaggi e castelli) anche se le solite aspettative che avevamo per Lo Hobbit erano le stesse del Il Cavaliere Oscuro; i film contemporanei, dei giorni nostri, che appunto sono fatti della cronaca attuale: lo tsunami di The Impossible, la cattura di Bin Laden di Zero Dark Thirty. I colori esotici di Marigold Hotel si fanno notare anche qua, questa volta, inaspettatamente. A discapito di The Master, grandioso escluso dell'anno.
I 17esimi Art Director Guild Awards si svolgeranno sabato 2 febbraio al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills con la conduzione di Paula Poundstone per il quarto anno consecutivo; per la lista dei candidati in tutte le altre categorie (video musicali, serie televisive) rimando al sito ufficiale.

Period Film
Sarah Greenwood per Anna Karenina
Sharon Seymour per Argo
J. Michael Riva per Django
Eve Stewart per Les Misérables
Rick Carter per Lincoln

Fantasy Film
Uli Hanisch & Hugh Bateup per Cloud Atlas
David Gropman per Vita Di Pi
Arthur Max per Prometheus
Nathan Crowley & Kevin Kanavaugh per Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno
Dan Hannah per Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato

Contemporary Film
Nelson Coates per Flight
Dennis Gassner per Skyfall
Alan MacDonald per Marigold Hotel
Eugenio Caballero per The Impossible
Jeremy Hindle per Operazione Zero Dark Thirty

giovedì 20 dicembre 2012

Oscar 2013 - il trucco.



Scremare tra tutti i film una cerchia di sette e annunciare che tra loro ci saranno i cinque nominati al Miglior Trucco per gli Oscar 2013, è praticamente già rivelare i candidati finali.
Ricordiamo che l'anno scorso questo premio è stato vinto da The Iron Lady, che certo aveva un buon trucco, ma era un trucco solo addosso a Meryl Streep e soprattutto era il più brutto film dell'anno scorso, per cui è inutile stare a fare pronostici; certo, per quantità di lavoro fatto (e fantasia nel farlo, con tutti quelle barbe a treccia e baffi a sbuffo) Lo Hobbit in questo contesto meriterebbe un occhio di riguardo, e sicuramente è il favorito. Gli fanno concorrenza i due biopic, quello sul più grande regista inglese di tutti i tempi, Hitchcock, interpretato da un irriconoscibile Anthony Hopkins, che nonostante il ruolo di un esistente con addosso chili di cipria non ha riscosso successo tra gli attori. Il film, diretto da Sacha Gervasi, sceneggiatore di The Terminal, racconta la storia d'amore da Alfred e Alma Reville, sua moglie e sceneggiatrice, durante le riprese di Psycho nel '59, ed è attualmente candidato al Golden Globe per la performance di Helen Mirren. Di fianco a lui, candidato a ben 7 Globes, Lincoln di Spielberg, altra costumata su altri personaggi storici tanto caro agli americani.
E con il fantasy Biancaneve E Il Cacciatore (in cui non ricordo queste peripezie prostetiche) e l'altra costumata Les Misérables, dove il trucco è tutto nella sporcizia tra i capelli dei poveracci e nel candore sulle gote dei ricchi, troviamo a sorpresa il thriller sci-fi Looper (da noi il 31 gennaio) e la commedia alienata Men In Black 3 o, come ama definirsi, MIB3. Il primo film della serie, l'Oscar al trucco lo vinse, ma era il 1997 ed eravamo tutti più ingenui, adesso ci si aspetta di più.
Insomma, i film scelti dall'Academy per ricevere la nomination al Trucco e alle Acconciature per gli 85esimi Oscar, nominations che saranno annunciate il 10 gennaio, sono:

Hitchcock
Lo Hobbit - Un Viaggio Inaspettato
Les Misérables
Lincoln
Looper
Men In Black 3
Biancaneve E Il Cacciatore

mercoledì 19 dicembre 2012

la rimpatriata.



Lo Hobbit:
Un Viaggio Inaspettato
The Hobbit: An Unexpected Journey, 2012, USA, 169 minuti
Regia: Peter Jackson
Sceneggiatura non originale: Fran Walsh, Philippa Boyens,
Peter Jackson, Guillermo Del Toro
Basata sul romanzo Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien (Adelphi)
Cast: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage,
Ken Stott, Graham McTavish, Willia, Kircher, James Nesbit,
Stephen Hunter, Dean O'Gorman, Cate Blanchett, Elijah Wood
Voto: 7.8/ 10
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Per esempio, basta guardare il cast di questo film. Non il cast inteso con l'entità e la fama dei suoi attori, ma proprio il numero: centinaia e centinaia di persone, figuranti, comparse, e poi aquile giganti e ricci ammalati e conigli selvatici e ancora orchi, troll, draghi, montagne combattenti. E tutte queste persone, tutti questi animali, tutte queste figure hanno un'abitazione, hanno una serie di vestiti, hanno delle corazze o delle armature. Ed ecco ciò che fa tutto il film, e ciò che piace a Peter Jackson (e al suo co-sceneggiatore Guillermo Del Toro, messicano – avete visto Il Labirinto Del Fauno?): il kolossal in tutta la sua mastodonticità. Ed ecco il pregio del film: la cura nei costumi e soprattutto negli interni delle dimore, lo sporco nelle unghie, i biscotti fatti in casa disposti nel piatto, i tronchi afferrati dal bordo usati come scudo, le tasche nelle giacche e le giacche coi bottoni. I costumi, gli accessori, il trucco – che è sempre privo del sangue nonostante i numerosi combattimenti.
Tanta arte e tanta tecnica incontrano un esperto regista che dopo essersi arricchito con la trilogia più famosa della storia e dopo aver fatto compagnia a Ben Hur e Titanic per numero di Oscar vinti da un unico titolo, s'era dedicato ad un cambio di genere, prima col fanta-wwf King Kong e poi col fanta-horror Amabili Resti. Due insuccessi se paragonati con i precedenti (film giunti dopo un esordio silenzioso) per cui la squadra vincente s'è rimessa all'opera e ha ripreso in mano la stessa storia, dello stesso fantastico autore, e l'ha spostata di protagonista. Lo Hobbit, dicono i titoli di testa con voce fuori campo, è il racconto che Bilbo fa in età avanzata scrivendo al celeberrimo Frodo l'avventura di cui fu protagonista in gioventù, spiegando che un drago, razza amante dell'oro, distrusse un villaggio ai piedi della montagna per adagiarsi sotto le monete e che Gandalf, anche questa volta il miglior personaggio  psicologicamente delineato nella pellicola, si presentò al suo focolare insieme a tredici nani per convincerlo/ costringerlo a partire alla volta del bestione. Il “viaggio inaspettato”, titolo della prima delle tre nuove pellicole (la seconda, La Desolazione Di Smaug, è prevista per il 2013 mentre Andata E Ritorno per il 2014), è quindi questo arruolamento che Mulan fa abbandonando i centrini e le mele di casa sua per inforcare una spada che non sa come usare, “diverso” in mezzo ai guerrieri valorosi, in mezzo ai maschioni. Perché di Mulan si tratta, e di tutte le fiabe – e la locandina, non vi sembra quella che fu di Toy Story? La struttura narrativa, punto di massima originalità di questo film molto poco originale, si puntella di siparietti comici da Bugs Bunny & Co., a cominciare dalla scena dei troll che stanno preparando la cena sputacchiandoci dentro, starnutendo, prendendo dalla tasca un fazzoletto a cui un nano è silenziosamente attaccato che poi si riempirà di muco per l'ilarità degli under17 presenti in sala. Alla scenetta favolettistica segue l'immancabile e lunghissima scena di combattimento in cui l'arte di Peter Jackson è ben chiara (la telecamera che non sa cosa inquadrare, che si perde tra la polvere, che rotola, traballa, barcolla, si eleva, inquadra dall'alto, poi dal mezzo, poi da sotto), e a questa seguiranno tutta un'altra serie di scene sempre uguali: sviluppo della trama, incontro con una specie, scena comica, combattimento. La variabile è: nella tana degli orchi, tutta impalcature di legno e fuochi posticci, l'impianto è quello del videogioco, che di fronte inquadra queste Lara Croft che saltano da un ciglio all'altro e affilano con spade straniere il nemico. Bilbo, intanto, è impegnato altrove: si racconta della nascita dell'ira di Gollum. Perché, insieme a Elijah Wood prima e Cate Blanchett poi, questo film pare sia una mera rimpatriata di compagni di classe che si vogliono rivedere dopo quasi diec'anni e mettono in piedi una produzione gigantesca totalmente a caso. Sappiamo che non è così, ma poco ci manca: il Signore Degli Anelli si è abbassato all'americanizzazione della sceneggiatura per cui tutto è prevedibile e tutto è previsto e tutto è banale, i morti buoni risorgono e quelli cattivi non vengono veramente ammazzati per far danni poi; i saggi tirano fuori aforismi tremendi («si è saggi quando la spada si evita di usarla») e i diversi riescono a dimostrarsi armi preziose salvando vite.
Poi un drago apre un occhio e pensiamo: ecco che l'anno prossimo gli devo dare altri sei euro.

lunedì 16 luglio 2012

Comic-Con 2012.





Prendete il Lucca Comics & Games e mischiatelo con il Future Film Festival di Bologna; avrete la versione nostrana del San Diego International Comic-Con, la convention multigenere più grande degli Stati Uniti che si tiene ogni estate a San Diego (con delle succursali a San Francisco). Nato nel 1970, inizialmente l'evento prevedeva anteprime, mostre, dibattiti e curiosità sul mondo dei fumetti, dei giochi di ruolo, delle arti in genere e soprattutto della science-fiction; adesso i generi si sono ampliati per far spazio a una grassa fetta di cinema, quella del fantasy soprattutto (dai supereroi alle fiabe ai vampiri), la fetta cioè più attesa dal vasto pubblico. E dura solo quattro giorni ma in soli quattro giorni, quante cose si possono fare!
Partiamo da ciò che ci interessa di più: la presentazione del trailer di Oz: The Great And Powerful, ennesimo vomito digitale della Disney dall'ennesimo produttore di Alice In Wonderland che a livello visivo promette molto bene - e anche dal cast (c'è il tenero James Franco, la tenera Michelle Williams, la tenera Mila Kunis, il tenero Zach Braff e il premio Oscar Rachel Weisz), per la regia di Sam Raimi (quello-di-Spider-Man). Il film uscirà solo nel 2013, da noi col titolo Il Grande E Potente Oz; qui potete vedere il fresco trailer e qui la prima locandina ufficiale.
Attenzione però a non confondere questo film con un altro sullo stesso tema, Dorothy Of Oz, in uscita sempre nel 2013, per rimarcare l'errore fatto con la doppia Biancaneve quest'anno.
Altra importante presentazione cinematografica è stata quella di Frankenweenie, secondo lungometraggio animato diretto da Tim Burton che si rifà ad un suo vecchio cortometraggio; i soliti toni horror dal cuore comedy fanno da sfondo alla storia di Victor Frankenstein, giovanotto che assiste alla morte del suo amato cane e cerca di portarlo in vita tramite esperimenti amatoriali in laboratorio, ottenendo un “freak”. In uscita il 5 ottobre negli USA, da noi sarà al cinema il 13 gennaio, ma nel frattempo ecco la locandina originale ed ecco il trailer ufficiale in italiano.
Chi ha amato Il Signore Degli Anelli starà sicuramente aspettando con trepidazione Lo Hobbit: se ne parla da anni ormai e tra pochissimo sarà nelle sale il nuovo lavoro di Peter Jackson (con la collaborazione di un esaltato Guillermo Del Toro) di cui sono stati mostrati spezzoni privati dell'innovatività. La pellicola, infatti, oltre ad essere in 3D avrà anche 48 fotogrammi al secondo (invece di 24) portando ad una fluidità di movimento inarrivabile; ma la caratteristica non è stata molto apprezzata dal primo pubblico. Tutto quello che possiamo vedere, noi, è questa lunghissima locandina.
Pioggia di supereroi Marvel, poi: dall'Iron-Man usato per uno dei manifesti (foto in apertura) al nuovo Superman che si chiamerà Man Of Steel (qui la locandina) che avrà la produzione dell'ormai miliardario Christopher Nolan e l'interpretazione di Michael Shannon per il cattivo, fino al ritorno di Kick-Ass a settembre. C'è stata, ovviamente, una fila interminabile di fan per la proiezione dei primi sette minuti di Twilight 4.2, ma non spenderò una parola in più su questa cosa. Ci si chiede, però, se The Host - L'ospite (tratto da un altro libro della Meyer ma con un'attrice vera, Saoirse Ronan, e un regista vero, Andrew Niccol) riscuoterà lo stesso successo della saga (impossibile eguagliare gli incassi).
Tra le serie televisive presentate e confermate per l'anno prossimo: Dexter, True Blood, The Walking Dead, Game Of Thrones.
E intanto cresce l'attesa per Django Unchained di Tarantino.