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domenica 8 dicembre 2013

Annie Awards - nominations.



Con 10 nominations a testa, Frozen - Il Regno Di Ghiaccio e Monsters University sono i film dei 41esimi Annie Awards, premi dell'animazione internazionale che ogni anno consacrano tutti i campi tecnici e artistici del video non filmato, dal cinema d'animazione agli spot commerciali passando per le serie e gli episodi televisivi. Casa Disney Pixar, oltre all'incetta di candidature in tutti i campi del grande schermo (fino alla voce che Billy Crystal presta a Mike) abbonda di nominations per i programmi su satellite, dalla serie di Mickey Mouse fino al corto speciale di Halloween Toy Story OF TERROR! andato in onda sul nostro Disney Channel in contemporanea con gli USA. Ma delle nominations televisive qui non ci occupiamo (ci sono, ad ogni modo, Futurama, il Regular Show e lo splendido Adventure Time); per la lista completa di tutti i candidati rimando al sito ufficiale mentre di seguito trovate le categorie più importanti dei lungometraggi: contro i super-favoriti disneyani se la giocano Cattivissimo Me 2 e Si Alza Il Vento con cui Hayao Miyazaki abbandona la regia. Il primo di questi due film conta il cast vocale di maggiore impatto (Kristen Wiig tra poco in sala con Walter Mitty, Steve Carell e Pierre Coffin, voce di tutti i Minions) oltre a uno splendido storyboard, la musica di Pharrell Williams e l'animazione dei personaggi; sorte molto peggiore ha avuto Planes, distrutto dalla critica e ancora di più dal pubblico, con una sola candidatura e un sequel pronto da sfornare. Daniel Pennac è candidato alla sceneggiatura di Ernest & Celestine mentre riceveranno premi onorari di diverso tipo il documentario I Know That Voice, Steven Spielberg e la DZED per l'innovativo sistema di catturare immagini da stop-motion.
Di seguito e dopo l'interruzione i candidati.

miglior film d'animazione
Una Lettera Per Momo di Hiroyuki Okiura
GKIDS
Cattivissimo Me 2 di Pierre Coffin & Chris Renaud
Illumination Entertainment/Universal Pictures
Ernest & Celestine
 di Stéphan Aubier, Vincent Patar e Benjamin Renner
GKIDS
Frozen di Chris Buck & Jennifer Lee

Walt Disney Animation Studios
Monsters University di Dan Scanlon

Pixar Animation Studios
I Croods
 di Kirk De Micco & Chris Sanders
DreamWorks Animation
Si Alza Il Vento
 di Hayao Miyazaki
Studio Ghibli/Touchstone Pictures

giovedì 7 febbraio 2013

Directors Guild Awards - vincitori.



Ben Affleck diventa il terzo regista nella storia (di un lustro e quindici anni) dei Directors Guild Of America Awards a vincere il premio come Miglior Regista per un lungometraggio di finzione a non essere neanche candidato all'Oscar lo stesso anno per la stessa categoria e lo stesso film. Stessa cosa, sappiamo, è successa alla sua più acerrima rivale di questa stagione di premi, la Kathryn Bigelow che nel 2009 questo premio lo vinse per The Hurt Locker contro il suo ex marito regista di Avatar; in 65 anni di premi, è successo quattro volte che il regista vincitore non vincesse poi l'Oscar ma era dal '95 che il nome risultava proprio assente dalla cinquina dei papabili (era, quell'anno, Ron Howard con Apollo 13). A questo punto le chance di Steven Spielberg sono altissime, anche se inizia a mormorarsi una possibile salita sul palco per il penultimo premio della sera (del 24 febbraio) per Ang Lee: sarebbe il terzo Oscar della categoria per il regista coreano (dopo La Tigre E Il Dragone e Brokeback Mountain), e sarebbe in realtà il terzo anche per Spielberg che però anno dopo anno digerisce male piogge di nominations che non concludono nessuna statuetta. Il suo Il Colore Viola dell'84 ebbe 11 candidature senza quella alla regia che qui ai DGA in realtà nel 1985 vinse, a chiudere il cerchio – o aprirlo – in cui è caduto anche Ben Affleck, il quale ha dichiarato, all'incontro dei candidati all'Oscar del giorno successivo a questo premio (dove ha presieduto in quanto produttore di Argo) che non è importante la non-nomination: ha passato troppi anni a guardare la cerimonia da casa. Ricordiamogli però che è un attore, e il primo Oscar l'ha vinto per una dubbia sceneggiatura.
I vincitori e i candidati ai 65esimi Directors Guild Awards per il cinema di finzione e documentario sono di seguito mentre per le categorie televisive (in cui vince, tra gli altri, a sorpresa, la ventiquattrenne Lena Dunham per Girls) rimando al sito ufficiale.


Regia di Film
 Ben Affleck  per Argo
Kathryn Bigelow per Operazione Zero Dark Thirty
Ang Lee per Vita Di Pi
Tom Hooper per Les Misérables
Steven Spielberg per Lincoln

Regia di Documentario
 Malik Bendjelloul  per Searching For Sugar Man
Kirby Dick per The Invisible
David France per How To Survive A Plague
Lauren Greenfield per The Queen Of Versailles
Alison Klayman per Ai Weiwei: Never Sorry

giovedì 31 gennaio 2013

un rumore innaturale.



Lincoln
id., 2012, USA, 150 minuti
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura non originale: Tony Kushner
Basata sul romanzo Team Of Rivals di Doris Kearns Goodwin
Cast: Daniel Day-Lewis, Sally Field, Tommy Lee Jones,
David Strathairn, Joseph Gordon-Levitt, Hal Holbrook,
John Hawkes, Jakie Earle Haily
Voto: 7.9/ 10
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Candidato a 12 Premi Oscar:
film, regia, sceneggiatura non originale, attore, attrice non protagonista,
attore non protagonista, montaggio, fotografia, costumi, scenografia,
colonna sonora originale, mixaggio sonoro
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Anche quest'anno Steven Spielberg non riesce ad essere assente agli Oscar. Dopo le cilecche di tutte le cerimonie precedenti (l'anno scorso War Horse su 6 nominations non ha vinto niente; stesso anno Tintin una nomination e niente; nel 2005 Munich 5 nominations e niente; prima ancora La Guerra Dei Mondi 3 nominations e niente; Prova A Prendermi 2 nominations e niente; Minority Report una nomination e niente; A.I. 2 nominations e niente) (e bisogna andare indietro al 1998 per contare i 5 Oscar vinti da Salvate Il Soldato Ryan tra cui quello personale alla regia) e proprio per le suddette cilecche è stato infilato in una categoria, quella della Miglior Regia, completamente potata dei possibili vincitori per cui se la gode contro un austriaco e uno appena trentenne. Perché questo Lincoln è stato elogiato già dalla sua prima proiezione in patria proprio per il suo essere uscito contemporaneamente a Zero Dark Thirty che ha scatenato le bufere, e ha rappresentato, ecco, ciò che l'America vuole vedere: un film ai limiti del documentario, e non ai limiti del fascismo. Infatti, dopo aver plagiato le menti dei bambini con l'epopea gerrigliera di War Horse raccontando l'amicizia tra un soldato e il suo cavallo che passa dalle truppe americane a quelle tedesche con qualche morto e senza nessuno stupro, Spielberg annulla se stesso e ciò che ha sempre fatto nella vita, e cioè del cinema, il cinema vero, quello dove la camera da presa rende lo spettacolo in sala, quello con le panoramiche di mondi inesplorati e creature che non esistono e musiche storiche e picchi emotivi e si cela dietro una sceneggiatura ai limiti dello storicismo (di colui che scrisse Angels In America in tutte le sue declinazioni, Tony Kushner, super-favorito nella categoria agli Oscar) di cui è molto difficile cogliere ogni dettaglio e ogni battuta e ogni riferimento politico se non si conosce, ancora una volta, l'America e il suo passato, e si cela soprattutto dietro la schiera di attori, nomi immensi del cinema dei decenni scorsi e probabilmente di quelli che verranno, e fa in modo che Daniel Day-Lewis («il più bravo di tutti» riporta Vanity Fair) si doni a noi in tutto il suo splendore e in tutta la sua esagerata altezza, con una voce italiana (di Pierfrancesco Favino) ai limiti del macchiettistico, fa in modo che Sally Field (la Norma Rae che Anne Hathaway ha ricordato sul palco dei Golden Globes) prenda anima e corpo di una moglie che «passerà alla storia come una donna pazza», che Tommy Lee Jones renda ironiche le scene più politicamente profonde e ci porti verso un finale che forse non ci aspettavamo, e recupera dal quasi-dimenticatoio gli ex candidati Jakie Earle Haily (per un film bellissimo che si chiama Little Children che non arrivò mai in Italia) e John Hawke (per Un Gelido Inverno) e Hal Holbrook (per Into The Wild) dimostrando che almeno in questo, nella capacità di saper gestire gli attori, di sceglierli al meglio, in questo è ancora capace (ricordiamo che per War Horse prese Jeremy Irvine che per carità, un musetto tanto caruccio ma abbiamo avuto la conferma delle sue doti in Grandi Speranze). E così, di fianco al regista che non si vede, che si concede anche l'attore del momento, il Joseph Gordon-Levitt in sala anche con l'altro film dell'anno, Looper, a nascondersi per bene è pure il suo storico compositore, John Williams, che con altre due candidature toccherà la soglia delle 50 (cinquanta!) nominations e tutti gli rideremo dietro perché ne ha vinti solo cinque.
C'è bisogno di raccontare la trama? Siamo alla fine della guerra che ha scorticato l'America dal di dentro e siamo anche alla fine della presidenza di Abramo Lincoln, al suo secondo e ultimo mandato. Il presidente tanto amato dal popolo di cui Spielberg sottolinea l'amore per gli aneddoti anche immotivati, il presidente che mise mano al tredicesimo emendamento, rendendo così questo film degno successore di Django perché dove quello parlava cruentemente di ciò che la schiavitù fa, questo parla di ciò che non dovrebbe fare, e ce lo racconta tra le aule di tribunale e gli uffici di delegati, sempre tra completi impeccabili e pizzi addosso alle signore. È ancora il cinema da-nominations-agli-Oscar di Spielberg ed è ancora un auto-elogio dell'America. Ma a differenza di tutti i precedenti, questo non pare neanche un film. A tenerci tesi, in sala, c'è solo una scena, ben costruita, solo una piccola parte, quella del voto; tutto il resto, è puro materiale per gli amanti della battuta fine e delle cronache estere.

giovedì 10 gennaio 2013

Directors Guild Awards - nominations



Fondata, tra gli altri, da John Ford e William C. deMille, la Directors Guild of America è una corporazione che conta oggigiorno più di quattordicimila membri e ha premiato per la miglior regia cinematografica dal 1936 a oggi personaggi che hanno poi sempre (tranne una decina di volte) ritirato l'Oscar per la stessa abilità. E se per Ben Affleck è qui la prima volta, gli altri quattro sono tutti ex vincitori: la Bigelow è alla sua seconda nomination (ha vinto nel 2010 con The Hurt Locker), Tom Hooper ha vinto l'anno successivo con Il Discorso Del Re, ma era stato già candidato in precedenza per la regia di una miniserie televisiva, e poi Ang Lee e Steven Spielberg sono proprio di casa: il primo conta ora la quarta nominations (due volte, per La Tigre E Il Dragone e Brokeback Mountain, ha vinto) e Steven Spielberg oltre a dieci candidature e tre vittorie, vanta anche un premio alla carriera (del 2000). Salta all'occhio l'assenza di Paul Thomas Anderson e del suo omonimo Wes, di Haneke per Amour e di David O. Russell per un film che aveva cominciato a fare incetta di candidature indie (L'orlo Argenteo Delle Nuvole) ma che ha perso peso col trascorrere dei mesi.
Tra questi candidati, colui che con meno probabilità arriverà agli Oscar è sicuramente Tom Hooper, mentre Kathryn Bigelow e Spielberg hanno la strada spianata.
I candidati alla regia del miglior documentario saranno annunciati il 14 gennaio, mentre i premi verranno consegnati sabato 2 febbraio nel Ray Dolby Ballroom di Hollywood, dove Milos Forman (Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo, Amadeus) ritirerà il Premio alla Carriera.
I candidati ai 65esimi Directors Guild of America Awards sono:

Regia di Film
Ben Affleck per Argo
Kathryn Bigelow per Operazione Zero Dark Thirty
Ang Lee per Vita Di Pi
Tom Hooper per Les Misérables
Steven Spielberg per Lincoln

mercoledì 9 gennaio 2013

Producers Guild Awards - nominations.



Secondo “sindacato” di cineasti: quello dei produttori. Se il precedente riguardava una categoria specifica, artistica, una competenza in particolare, qua si parla del film intero: è, questa, la gente che poi ritira l'Oscar al Miglior Film, che mette i soldi nella pellicola. E verrà celebrata il 26 gennaio, quando verranno consegnati questi Produce Guild Of America Awards al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, giunti alla loro 24esima edizione. Tra gli altri, sarà premiato alla Carriera per la produzione televisiva J.J. Abrams. Per conoscere le nominations alla televisione rimando al sito ufficiale.
Per quanto riguarda il cinema, invece, ci sono, dietro queste compagnie di produzione, nomi come George Clooney (che, insieme a Ben Affleck che se lo dirige, produce Argo), Ang Lee e Steven Spielberg che si finanziano le rispettive pellicole Vita Di Pi e Lincoln, Wes Anderson (Moonrise Kingdom), l'italiana Barbara Broccoli (Skyfall) e la coppia Kathryn Bigelow e Mark Boal, lei regista e lui sceneggiatore, oltre che produttori (insieme a Megan Ellison) di Zero Dark Thirty. E la Weinstein Company conta due pellicole, le più interessanti dal punto di vista indipendente, Django di Quentin Tarantino e L'orlo Argenteo di David O. Russell.
Sul versante dell'animazione, trionfa anche quest'anno la Disney, con tre pellicole su cinque: due sono di casa propria (Pixar e Motion Pictures Studios) e l'altra è diretta da Tim Burton, Frankenweenie. La spunta anche ParaNorman a discapito dei mainstream L'era Glaciale e Madagascar.
Di seguito i canditati principali e, dopo l'interruzione, le nominations ai documentari.

Miglior Produzione per un Film di Finzione
Premio Darryl F. Zanuck
Argo (Warner Bros.)
Beasts Of The Southern Wild (Fox Searchlight Pictures)
Django Unchained (The Weinstein Company)
Les Misérables (Universal Pictures)
Vita Di Pi (Fox 2000 Pictures)
Lincoln (Touchstone Pictures)
Moonrise Kingdom (Focus Features)
L'orlo Argenteo Delle Nuvole (The Weinstein Company)
Skyfall (MGM/ Columbia Pictures)
Zero Dark Thirty (Columbia Pictures)

Miglior Produzione per un Film d'Animazione
Ribelle - The Brave (Walt Disney Studios Motion Pictures)
Frankenweenie (Walt Disney Pictures)
ParaNorman (Focus Features)
Le 5 Leggende (Paramount Pictures)
Ralph Spaccatutto (Walt Disney Studios Motion Pictures)

sabato 8 dicembre 2012

NYFCC - vincitori.



La Bigelow colpisce ancora.
Dopo aver stracciato l'ex marito agli Oscar di tre anni fa con The Hurt Locker, la regista-con-le-palle (come amano definirla dall'altra sponda del mare), capace di girare film “da maschio” più dei maschi, gira un altro film “da maschio” e dopo essere stata quasi ignorata per venticinque anni diventa la regista dalle mani d'oro. Dopo aver parlato di un disinnescatore di mine incapace di (soprav)vivere senza l'adrenalina del suo mestiere, facendo vincere ad Avatar solo i premi per gli effetti, le scene e la fotografia, Kathryn Bigelow si rimette a lavorare con il co-premio Oscar Mark Boal già autore della pellicola precedente e manda nelle sale Zero Dark Thirty, in italiano con “Operazione” davanti al titolo, cronaca decennale della ricerca, della cattura e dell'uccisione di Osama Bin Laden. Attrice protagonista, la figura cardine dell'anno scorso, Jessica Chastain, in un'interpretazione idolatrata ma che non è bastata a farle vincere il premio come Migliore Attrice. Ci pensa infatti Rachel Weisz a ritirarlo, Academy-Award-winners per The Constant Gardener e unico nome bisbigliato per i prossimi Oscar. In The Deep Blue Sea interpreta la moglie di un giudice inglese che intraprende una relazione extra-coniugale con un pilota dell'Air Force che la consumerà dall'interno. Mentre il film della Bigelow è programmato per uscire da noi il prossimo gennaio (qui il trailer), quest'ultimo non ha ancora data italiana programmata.
Uscirà sempre a gennaio da noi, il 24, l'altro film pluri-vincitore, Lincoln di Steven Spielberg che ritorna serio dietro la macchina da presa dopo il disneyano War Horse, Miglior Attore il bravo Daniel Day-Lewis e Migliore Attrice la due volte Oscar Sally Field, Norma Rae, M'Lynn Eatenton, Mrs. Gump, Nora Walker, insomma un'attrice poco nominata ma che tutti abbiamo visto almeno due volte.
E prosegue l'affermazione - finalmente - di Matthew McConaughey proprio ora che l'età avanza e il suo corpo si inflaccidisce, ma lui fa vedere come sta messo bene in Magic Mike che miracolosamente arriva ai premi per la sua interpretazione bizzarra, insieme a quella ancora meglio di Bernie.
How To Survive A Plague, documentario sulla lotta all'AIDS da parte di due coalizioni particolarmente volenterose, non vince il premio per il film non-fiction ma per l'Opera Prima, mentre il Miglior Documentario è The Central Park Five, storia dei cinque latino-americani che violentarono una donna bianca in Central Park nel 1989.
Tim Burton se ne torna a casa contento perché per una volta si mette a dirigere un cartone animato (e non solo a produrlo come i precedenti) e vince dato che per Dark Shadows non possono mica dargli niente, mentre Amour meritatamente trionfa anche qui.

Miglior Film
Operazione Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow

Miglior Regia
Kathryn Bigelow per Operazione Zero Dark Thirty