Visualizzazione post con etichetta Il Grande Gatsby. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il Grande Gatsby. Mostra tutti i post

lunedì 3 marzo 2014

Oscar 2014 - vincitori.



Quella che vedete accanto, con quasi tre milioni di retweet, è l'immagine più condivisa di Twitter, record battuto ieri sera da Ellen DeGeneres in onore del record battuto da Meryl Streep giunta alla diciottesima nominations come attrice; Ellen, presentatrice di nuovo dei 68esimi Academy Awards come nel 2007, ha di nuovo preferito passare la maggior parte del tempo in platea e non sul palco – un palco decisamente meno pomposo di altre cerimonie, più asciutto, minimamente riempito. Dalla platea ha ordinato pizza, conversato con persone, mentre sullo stage si susseguivano P!nk nel tributo a Il Mago Di Oz, Glenn Close nella celebrazione dei defunti dell'anno (James Gandolfini il primo a comparire, Philip Seymour Hoffman l'ultimo), le quattro canzoni candidate di cui la vincitrice, Let It Go, velocizzata perché già fuori scaletta. E poi le star, senza il George Clooney di Gravity ma con una Sandra Bullock che ad ogni premio le si riempiva il cuore: sette statuette per il capolavoro visivo e di tensione di Alfonso Cuarón: regia, montaggio, fotografia, montaggio sonoro, mixaggio sonoro, colonna sonora ed effetti visivi. Tutto abbastanza prevedibile, dagli attori Matthew McConaughey che ha fatto lo show ritirando il premio a Jared Leto che ha elogiato la madre single, da Cate Blanchett elegantissima a Lupita Nyong'o fino all'ultimo incerta contro Jennifer Lawrence, per una cerimonia senza particolari picchi ma con qualche battuta simpatica. A meno che non si tratti dell'Italia, esultante per questo tredicesimo miglior film straniero dopo sedici anni da La Vita È Bella. «A Fellini, Maradona, Scorsese e i Talkin Heads» è stato dedicato un premio felicemente ritirato insieme a Toni Servillo, dato da Viola Davis: un quadretto splendido. Meno meraviglioso il documentario: 20 Feet From Stardom batte i sanguinocentrici The Act Of Killing e The Square. Non ha avuto rivali Frozen con le sue due nominations né 12 Anni Schiavo già miglior film su carta. Restano a bocca asciutta Captain Phillips, Nebraska e Philomena e soprattutto American Hustle, mentre Spike Jonze ritira il trofeo per la minore delle sue quattro sceneggiature e Il Grande Gatsby alla fine la scampa con due premi artistici.
Di seguito, dopo l'interruzione, tutti i candidati e i vincitori.


film
American Hustle - L'apparenza Inganna prodotto da Charles Roven, Richard Suckle, Megan Ellison, e Jonathan Gordon
Captain Phillips - Attacco In Mare Aperto prodotto da Scott Rudin, Dana Brunetti e Michael De Luca
Dallas Buyers Club prodotto da Robbie Brenner & Rachel Winter
Gravity prodotto da Alfonso Cuarón & David Heyman
Her prodotto da Megan Ellison, Spike Jonze e Vincent Landay
Nebraska prodotto da Albert Berger & Ron Yerxa
Philomena prodotto da Gabrielle Tana, Steve Coogan e Tracey Seaward
12 Years a Slave prodotto da Brad Pitt, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Steve McQueen e Anthony Katagas
The Wolf of Wall Street – produttori da determinare

sabato 22 febbraio 2014

MPSE Golden Reel Awards - vincitori.




L'associazione dei Motion Picture Sound Editors ha consegnato i Golden Reel Awards qualche giorno fa, durante la 61esima cerimonia di premiazione che ha visto la presenza dei tecnici del suono dei maggiori film dell'anno e dei migliori studenti delle scuole di mixaggio e montaggio audio americane; i premi spaziano dal cinema alla televisione ai videogiochi e qui potete trovare l'elenco intero dei candidati e dei vincitori; di seguito invece i lungometraggi: Gravity ottiene il premio forse maggiore, agli effetti sonori e al rumore (nella foto: Danny Freemantle e Ben Barker, i tecnici premiati); ma è di Captain Phillips il riconoscimento al sonoro nei dialoghi – forse anche perché il film precedente vede solo un personaggio. Epic batte la Pixar di Monsters University e di Frozen per il versante animato, ma quest'ultimo ottiene il premio al film musicale, mentre il miglior montaggio sonoro straniero è del cinese The Grandmaster di Wong Kar-wai, in corsa per gli Oscar artistici. L'altra categoria non di finzione, quella dei documentari, è vinta dal giornalistico Dirty Wars, che ha la meglio sul musichevole 20 Feet From Stardom forse più prevedibilmente vincitore. Anche Il Grande Gatsby racimola qualcosa, come ormai fa sempre, ed è il giusto riconoscimento al connubio di dialoghi ed effetti con la musica – e che musica!, e quanta musica!
Dopo l'interruzione tutti i candidati e i vincitori.

miglior montaggio sonoro -
effetti in un film
(a lingua inglese)
12 Anni Schiavo
All Is Lost - Tutto È Perduto
Captain Phillips - Attacco In Mare Aperto
Fast & Furious 6
 Gravity 

Lo Hobbit: La Desolazione Di Smaug
Iron Man 3
Lone Survivor

miglior montaggio sonoro -
dialoghi e presa diretta in un film
(a lingua inglese)
12 Anni Schiavo
American Hustle - L'apparenza Inganna
I Segreti Di Osage County
 Captain Phillips - Attacco In Mare Aperto 

Gravity
Her
A Proposito Di Davis
Lone Survivor

lunedì 17 febbraio 2014

Bafta 2014 - vincitori.



Tante previsioni azzeccate e qualche sorpresa ai British Academy Film & Television Awards consegnati ieri sera a Londra; e le sorprese derivano soprattutto dall'assenza in tutte le categorie di Dallas Buyers Club, che quindi cede il suo trofeo del miglior attore, vinto da Chiwetel Ejiofor per 12 Anni Schiavo, accolto da un'ovazione spettacolare (forse perché effettivamente più meritevole), e del suo attore di supporto, non più Jared Leto ma nemmeno Michael Fassbender: vince Barkhad Abdi, il pirata di Captain Phillips, anche lui sale sul palco tra gli applausi generali. Il film di Steve McQueen si deve accontentare di questo e del più importante premio perché neanche Lupita Nyong'o arraffa le due statuette a cui era candidata: la star emergente votata dalla giuria EE è Will Poulter (nella foto a sinistra, insieme agli altri candidati Léa Seydoux e George Mackay), protagonista di Come Ti Spaccio La Famiglia, che batte il ben più navigato Dane Dehaan (Chronicle, Come Un Tuono, Lawless, Giovani Ribelli, Spider-Man). Due premi (giusti) alle arti sceniche e sartoriali de Il Grande Gatsby, tre (ingiusti) ad American Hustle – trucco, sceneggiatura non originale e, di nuovo, ancora, Jennifer Lawrence attrice non protagonista, la prevedibile Cate Blanchett migliore interprete femminile per Blue Jasmine, che ringrazia e dedica il premio a Philip Seymour Hoffman, il prevedibile Frozen miglior film d'animazione e poi il vero acchiappa-tutto: Gravity è il miglior film inglese, del miglior regista, fotografia, colonna sonora, effetti visivi e suono. La Grande Bellezza batte La Vita Di Adèle e L'atto Di Uccidere, che vince come documentario, mentre il miglior debutto è di Kieran Evans, regista, dopo qualche collaborazione televisiva a tema musicale, del tenero Kelly + Victor.
Qui la pagina ufficiale di tutti i candidati e vincitori; qui l'account YouTube della BBC con i video (non tutti) della serata; mentre di seguito, dopo l'interruzione, l'elenco dei candidati e, in blu, i vincitori.

miglior film
Anthony Katagas, Brad Pitt, Dede Gardner, Jeremy Kleiner e Steve McQueen per 12 Anni Schiavo
Charles Roven, Richard Suckle, Megan Ellison e Jonathan Gordon per American Hustle - L'apparenza Inganna
Scott Rudin, Dana Brunetti e Michael De Luca per Captain Phillips - Attacco In Mare Aperto
Gabrielle Tana, Steve Coogan e Tracey Seaward per Philomena
Alfonso Cuarón & David Heyman per Gravity

miglior film inglese
Justin Chadwick, Anant Singh, David M. Thompson e William Nicholson per Mandela: Long Walk To Freedom
John Lee Hancock, Alison Owen, Ian Collie, Philip Steuer, Kelly Marcel e Sue Smith per Saving Mr. Banks
Stephen Frears, Gabrielle Tana, Steve Coogan, Tracey Seaward e Jeff Pope per Philomena
Clio Barnard & Tracy O’Riordan per The Selfish Giant
Alfonso Cuarón, David Heyman e Jonás Cuarón per Gravity
Ron Howard, Andrew Eaton e Peter Morgan per Rush

venerdì 14 febbraio 2014

ADG, ACE e VES Awards - vincitori.



Se non c'è niente di sconvolgente alla consegna dei 18esimi Art Directors Guild Awards consegnati poche sere fa dal Sindacato degli Scenografi Americani a Il Grande Gatsby (in odore di Academy Award, l'unico), Gravity e Her (il più meritevole) per l'eccellenza nelle scenografie realistiche e immaginarie, si respira aria di nuovo ai risultati dei 64esimi American Cinema Editors EDDIE Awards, premi dei migliori montaggi per lungometraggi cinematografici: Captain Phillips vince il trofeo per la pellicola drammatica mentre i montatori di American Hustle (Jay Cassidy, Crispin Struthers e Alan Baumgarten, nella foto) la miglior commedia. Completano il ventaglio il super favorito film d'animazione Frozen e il documentario 20 Feet From Stardom, ma è sui due lungometraggi di finzione che bisogna puntare l'occhio. I maggiori contendenti, 12 Anni Schiavo e la fatica di Cuarón, sono stati battuti da un film “minore” come quello di Greengrass, e dal terzo super-favorito American Hustle. Agli Oscar non dovrebbe andare così: il miglior montaggio, si sa, è il premio tecnico più importante che si trascina dietro il miglior film. Tutto come previsto anche durante la consegna dei 12esimi Visual Effects Society Awards, premi del Sindacato degli artisti digitali che hanno reso vere le sorelle del Regno di Ghiaccio, le battaglie di The Lone Ranger (da noi si chiamerà Lone Survivor) e i meteoriti di Gravity. Quest'ultimo, si prepara a ricevere la più certa delle statuette del 2 marzo.
Di seguito dopo l'interruzione tutti i candidati e, evidenziati, i vincitori di ogni cerimonia.

giovedì 16 gennaio 2014

CAS & VES Awards - nominations.



Sono state annunciate quasi contemporaneamente le nominations per i 50esimi Cinema Audio Society Awards, la cui cerimonia di premiazione si svolgerà il 22 febbraio al Crystal Ballroom dello storico Millenium Biltmore Hotel dove Andy Nelson, re-recording mixer, riceverà il premio alla carriera; e le candidature per i 12esimi VES Awards assegnati ogni anno dalla Visual Effects Society che si terranno sabato 12 febbraio al Beverly Hilton Hotel, dove Alfonso Cuarón riceverà un premio riconoscimento dello straordinario lavoro fatto in tutti i suoi film – e pare scontato che sarà riconosciuto anche lo spettacolare risultato di Gravity. Oltre alla pellicola di fantascienza con Sandra Bullock, reduce dal Golden Globe alla miglior regia, l'unico film che si candida sia al miglior sonoro che ai migliori effetti è il campione d'incassi Iron Man 3; totalmente diverso sul fronte dell'animazione, dove Frozen, Monsters University, Cattivissimo Me e I Croods sono i soliti nomi che compaiono ad ogni cinquina. La spuntano Walter Mitty, Il Grande Gatsby e The Wolf Of Wall Street tra i film non di carattere digitale candidati ai migliori effetti visivi; molto più scontate sono le pellicole pseudo-fantasy Lo Hobbit e Pacific Rim dall'altra sponda. A Proposito Di Davis guadagna la nomination al miglior sonoro grazie alla pulizia con cui passa dal parlato al cantato ed è l'unico non-kolossal del suo gruppo.Qui il sito della CAS e qui quello della VES per consultare anche le nominations televisive alle serie, film per la TV e spot; di seguito invece, dopo l'interruzione, i candidati cinematografici.

venerdì 10 gennaio 2014

Art Directors Guild Awards - nominations.



Il Sindacato degli Scenografi Americani he appena annunciate le candidature ai 18esimi ADG Awards che vanno dal cinema alla televisione, serie e spot (qui il sito ufficiale con tutti i candidati).
Per il grande schermo troviamo la stessa divisione fatta per i costumi: film ambientati ai giorni nostri, nel passato e scenografie di fantasia. C'è ovviamente Lo Hobbit che è l'unico fantasy senza tendenze fantascientifiche. Se la vede con gli spaziali Gravity e Star Trek e gli apocalittici Elysium e Oblivion. L'eccellenza è sempre nei film di periodo: 12 Anni Schiavo ottiene anche questa candidatura contro l'avvantaggiato Grande Gatsby e il bel sottovalutato A Proposito Di Davis. Sorprendono ancora una volta i film contemporanei. Blue Jasmine intasca un'altra nomination inaspettata mentre le scenografie più elaborate e speranzose sono forse quelle del film di Scorsese e di Her di Spike Jonze (il primo in Italia tra una settimana, il secondo a marzo).
Dopo l'interruzione, tutti i candidati.

giovedì 9 gennaio 2014

ASC e CDG awards - nominations.



Esistono i sindacati dei registi, degli sceneggiatori, dei produttori cinematografici, di cui si parla molto, ma esistono anche sindacati e associazioni per i lavoratori del campo tecnico-artistico; sono state annunciate le nominations ai 28esimi American Society of Cinematographers Awards, la società dei direttori della fotografia americani, e ai 16esimi Costume Designers Guild Awards, il sindacato dei costumisti. Mentre nel primo caso si assiste a un solo premio, che sarà dato a uno dei sette fotografi candidati (tutti prevedibili e in profumo di Oscar, tranne Le Sourd per The Grandmaster, presente qui a sorpresa, e Roger Deakins che pensavamo sarebbe stato molto più elogiato per Prisoners), i costumi si dividono nei tre diversi generi: film ambientati ai giorni nostri, film di un passato selezionato e pellicole fantasy. Pochi questi ultimi, con Hunger Games che forse merita più per le scenografie che per gli abiti e Il Grande E Potente Oz che dovrebbe perdere di fronte all'impero visivo de Lo Hobbit; sorprendenti i contemporanei: dall'orrido Walter Mitty all'austero Philomena, con Blue Jasmine che si basa su vestiti firmati avuti in prestito perché troppo più cari del budget complessivo del film. La sfida è tutta nei film storici, ambientati complessivamente dall'inizio alla fine del '900: dagli anni '20 de Il Grande Gatsby, che dovrebbe scintillantemente battere tutti, agli '80 di Dallas Buyers Club, passando per il film dell'anno 12 Anni Schiavo che in effetti potrebbe arruffare anche questo trofeo (è l'unico candidato anche alla fotografia).
Dopo l'interruzione, tutte le nominations.

mercoledì 18 dicembre 2013

Oscar 2014 - canzone originale.



Ed ecco comparire la shortlist del premio meno prevedibile dei prossimi Oscar: la canzone originale. Dopo le sorprese degli ultimi anni (le più eclatanti: Before My Time cantata da Scarlett Johansson per il documentario Chasing Ice con esclusione di Madonna fresca di Golden Globe; Loin De Paname dal francese Paris 36 – all'anagrafe Fauborg 36; il taglio di tre candidati per la coppia Rio/ I Muppets che si contese l'Oscar andato poi a Man Or Muppet invece che alla perfetta Life's A Happy Song) sappiamo che la cerimonia degli Academy Awards è comunque un evento televisivo che punta all'audience per cui si fa cantare solo Adele tra tutti i candidati e la si premia pure, voce del popolo; così non ci sorprende la presenza di interpreti quali Beyoncé (Epic), Taylor Swift (One Chance), Pharrell Williams (Cattivissimo Me), i Coldplay (Hunger Games) unici che “passano il turno” per la pingue soundtrack de La Ragazza Di Fuoco. Il Grande Gatsby può contare cinque brani ma il premio del pubblico andrebbe solo a Young And Beautiful di Lana Del Rey, candidata certa che se la dovrà vedere con Let It Go da Frozen – al momento vincitrice più acclamata – e So You Know What It's Like da Short Term 12 che tra questo brano e la protagonista Brie Larson piano piano sta scalando la montagna dell'unico film indipendente che di solito arriva in gara. Il mio premio?, andrebbe a I See Fire, perfetta conclusione de Lo Hobbit, scritta dall'eterno Howard Shore e cantata da Ed Sheeran; ma ricordiamoci del trapasso di Mandela: e del film che per caso e per fortuna arriva nelle sale adesso; qui gli U2 cantano Ordinary Love e sono già candidati al Globe.
Di seguito, tutti i film in lizza per entrare in nomination il 16 gennaio agli Oscar 2014 per la migliore canzone originale.

sabato 7 dicembre 2013

Grammy Awards - visual media nominations.



Sono appena state annunciate le nominations ai 56esimi Grammy Awards con tanto di concerto in diretta che ha omesso di elencare i candidati che troverete di seguito. I premi maggiori (canzone e album dell'anno, performance pop, rock, country...) saranno assegnati il 26 gennaio nella cerimonia in diretta sulla CBS mentre i “nostri premi” verranno dati qualche giorno prima, in una conferenza più intima. Come sempre, dato il periodo di chiusura delle votazioni per i membri un po' bislacco, troviamo del vecchio e del nuovo; il vecchio è Skyfall, candidato alla colonna sonora di Thomas Newman e alla canzone di Adele che vinse l'Oscar; ma vecchio è anche Vita Di Pi, musica di Mychael Danna che pure vinse l'Oscar, e Django, Argo, Lincoln, Zero Dark Thirty, Il Lato Positivo e Les Misérables che a sorpresa non riceve la nomination per la migliore canzone originale (Suddenly). La riceve invece lo strazio di Lasse Hallström Vicino A Te Non Ho Paura (aka Safe Haven) insieme alla serie televisiva Orange Is The New Black musicata da Regina Spektor. Le uniche novità della categoria sono quindi Hunger Games, con la canzone dei Coldplay che già ha fatto incetta di premi, e la super favorita Young And Beautiful dal Grande Gatsby – che si devono scontrare contro l'amatissima Adele. Sul versante non-cantato, al solito, troviamo gli immortali John Williams e per ben due volte Alexandre Desplat.
Di seguito, dopo il salto, i candidati alle tre categorie per la musica del cinema e della televisione.

best compilation
soundtrack for visual media

Django Unchained
di Artisti Vari
etichetta: Loma Vista/ Universal Republic

The Great Gatsby (Deluxe Edition)
di Artisti Vari
etichetta: WaterTower Music/ Interscope

Les Misérables (Deluxe Edition)
di Artisti Vari
etichetta: Universal Republic

Muscle Shoals
di Artisti Vari
etichetta: Universal Republic

Sound City: Real To Reel
di Dave Grohl & Artisti Vari
etichetta: RCA Records/Roswell Records
_______________

giovedì 16 maggio 2013

sussurri e champagne.



Il Grande Gatsby
The Great Gatsby, 2013, Australia, 142 minuti
Regia: Baz Luhrmann
Sceneggiatura non originale: Baz Luhrmann & Craig Pearce
Basata sul romanzo Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald
Cast: Tobey Maguire, Leonardo DiCaprio, Carey Mulligan,
Joel Edgerton, Elizabeth Debicki, Isla Fisher
Voto: 6.9/ 10
_______________

Era marzo quando si iniziò a parlare dell'uscita di un film di Baz Luhrmann basato sul libro di Fitzgerald ed era poi maggio quando spuntò un trailer con una locandina. Questo film era, dunque, pronto da quasi un anno, al punto che se ne aspettava l'imminente uscita a dicembre. Ma l'uscita non ci fu, perché il regista voleva portare il 3D ai «massimi livelli» che la tecnica permette, facendo insomma la pernacchia allo Hugo Cabret da tanti celebrato. E già dall'inizio della pellicola, in effetti, ci si rende conto che – a differenza di molte altre occasioni – il 3D c'è. In certi momenti anche troppo. Ma non è certamente solo questo ciò che ha tolto il sonno al caro vecchio Baz: gli era andata male (molto male) con Australia e allora il “visionario” regista australiano mette in disparte la sua australiana musa (che ieri a Cannes ha visto il film sulla poltrona della giuria) ed è tornato indietro, a ricalcare il suo film di maggior successo. E già dall'inizio, dicevo, 3D a parte, l'eco del Moulin Rouge! si sente e nella sala rimbomba, dal montaggio frettoloso e dagli effetti posticci, dalle sovrapposizioni di immagini grottesche, dalla moltitudine di colori e suoni e soprattutto dalla presenza di uno scrittorucolo che si mette a sedere e a battere a macchina (in questo caso, però, comincia con la penna) la storia che ci racconta da fuori campo. Che è la storia d'America per eccellenza, successiva forse solo a Il Giovane HoldenIl Buio Oltre La Siepe (entrambi titoli ben tradotti, noto): una storia di un romanzo di uno scrittore considerati da alcuni la miglior prosa e il miglior prosatore del Novecento ma che a me personalmente scivola addosso come il VivinCi, senza effetti collaterali, per cui la mia lettura del romanzo, se non qualche accorgimento poi scoperto, che riguarda soprattutto la predizione del crollo del '29 e un'aura di rammarico per “l'età del jazz”, mi ha riportato alla mente quegli stereotipi leggermente sopra agli Harmony tipo I Ponti Di Madison County o giù di lì.
Lo scrittore di cui prima, che per campare si mette a vendere azioni a Wall Street in una cornice bizzarramente tridimensionale ma fatta di foto d'epoca, prende una casetta sulla costa di New York di fianco alla villa gigantesca di un tale Gatsby che a quanto pare ogni fine settimana si mette a dare feste matte senza mai parteciparvi: dicono sia stato ad Oxford, sia un assassino, sia stato in guerra. Lui né annuisce né smentisce: non c'è. O meglio: c'è ma si confonde tra la servitù, e si rivela solo a chi vuole. E dunque, l'animo degli anni '20 tutti alcool e musica – che qui, trovata geniale, non è puro jazz ma una compilation di voci contemporanee dell'R&B risuonate dalla Bryan Ferry Orchestra o riarrangiate da Craig Armstrong (che già lavorò al Moulin!) – è qui, in questa villa, mentre Francis Scott Fitzgerald guarda dall'alto e sa che presto l'incanto finirà. E finirà – nel romanzo e nel film – per un amore tenuto lontano e vicino, nascosto e ben presente, quello di Jay Gatsby per la sposata Daisy cugina del protagonista Tobey Maguire tanto pesce lesso quanto lo fu Sam Waterston nel film del '74 – film che, diretto da Jack Clayton e sceneggiato da F. F. Coppola, fu il punto d'arrivo per Mia Farrow che impersonò la più giuliva Daisy della storia del cinema (si contano altre tre trasposizioni) qui ricalcata, nemmeno tanto forzatamente, dalla meravigliosa Carey Mulligan a cui viene dato troppo poco spazio, dato che se lo prende tutto Leonardo DiCaprio: un Oscar che, se non lo vince per questa interpretazione (uguale, certo, a molte altre, ma padrona dell'unico buon personaggio della pellicola) non lo vincerà più.
In sostanza: l'attesa, come sempre, delude. E delude soprattutto perché: il film è incapace di mantenere un proprio ritmo: l'apertura troppo diluita, allungata inutilmente in presenza di uno psicologo, così come il finale totalmente scivolato, cozzano con i momenti frizzanti del film, di azione, di baldoria, che a loro volta cozzano con la quiete di certe altre lunghe scene – penso al the a casa di Nick – che ricalcano pari pari la pellicola degli anni '70. Con una differenza: qui si sono spesi una quantità incredibile in più di soldi per scene e costumi che ormai non ci sorprendono più.

domenica 28 aprile 2013

#Cannes66.



Manca poco meno di un mese all'apertura del 66esimo Festival del Cinema di Cannes che, sappiamo bene, si aprirà con la prima, ritardata di cinque mesi, de Il Grande Gatsby, ultima attesissima fatica del visionario Baz Luhrmann che eleva le tecniche del 3D ancora più in alto di Hugo Cabret e conquista i fan di Fitzgerald insieme a quelli di tutta una serie di cantanti (Beyoncé, Jay Z, Florence + The Machine, Sia, Lana Del Rey, Emeli Sandé, Jack White...) facendosi aspettare anche con una colonna sonora originale composta apposta (qui la preview). Dall'altra parte del concorso, in giuria, ci sarà a visionarlo la sua attrice-feticcio Nicole Kidman – per quanto possa essere “feticcio” un'attrice che ha fatto due film su cinque – ultima aggiunta alla serie già splendente di nomi (soliti) all'evento: Ang Lee che di qui passò con Motel Woodstock, Lynne Ramsay che due anni fa presentò ...E Ora Parliamo Di Kevin, il Cristian Mungiu due volte vincitore e ancora l'attore austriaco Christoph Waltz appena premiato col secondo Oscar, il francese Daniel Auteuil, Vidya Balan, Naomi Kawase. A sedersi sulla poltrona che l'anno scorso tra le polemiche e le approvazioni fu di Nanni Moretti, ci sarà questa volta Steven Spielberg che di presentazioni non ha certo bisogno, per un Festival strabordante che in occasione del numero 66 si celebra in locandina con un 69: Joanne Woodward e Paul Newman si baciano, molto prima che Spiderman li copiasse, sul set de Il Mio Amore Con Samantha di Melville Shavelson (1963), in uno scatto digitalizzato e ridisegnato dall'agenzia Bronx di Parigi che l'ha anche fatta muovere per lo spot ufficiale.
Due italiani nelle gare: il navigato Paolo Sorrentino, che dopo il successo de Il Divo e la fama ottenuta con This Must Be The Place torna a raccontare un pezzo d'Italia, di Roma in particolare, con La Grande Bellezza, ancora una volta dirigendo il camaleontico Toni Servillo (e Carlo Verdone e Sabrina Ferilli); e Valeria Golino, esordiente dietro la macchina da presa col duro Miele, storia dei malaffari gestiti da Jasmine Trinca. Ritornano poi i soliti festivalieri: Abdellatif Kechiche (Cous Cous, Venere Nera), Roman Polanski con una produzione francese che ovviamente presenzierà al posto suo, segregato in Polonia, il Nicolas Winding Refn miglior regista con Drive che torna a Cannes dopo aver reso un cult il suo scorso film, il super-prolifero Steven Soderbergh che si appresta a uscire nelle nostre sale con Effetti Collaterali ma che in Francia porterà la biografia di Scott Thorson Behind The Candelabra – e poi ancora gli osannati Alexander Payne (recente Oscar per Paradiso Amaro), i fratelli Cohen di Fargo con la storia dei fratelli Berkey nella musica folk degli anni '60 (saranno Carey Mulligan e Justin Timberlake), l'iraniano Asghar Farhadi maestro dietro Una Separazione e il François Ozon reduce dal successo di Nella Casa.
Fra le molte produzioni francesi e quelle americane, un altro attore e regista amato in patria, Guillaume Canet, compragno di Marion Cotillard, presenterà Blood Ties con un cast stratosferico che include Mila Kunis, Zoe Saldana, Clive Owen e ancora la coppia Cotillard-Schoenaerts di Ruggine E Ossa.
Dopo l'interruzione, le liste dei film in concorso, fuori concorso e la giuria; questo è il sito ufficiale.

mercoledì 23 maggio 2012

il grande Baz.





All'improvviso compare l'inaspettato (ma tanto atteso): il trailer per Il Grande Gatsby del neo-cinquantenne Baz Luhrmann, purtroppo in 2D (ma il film sarà in un curatissimo 3D che fa il baffo a Hugo Cabret, a sentir parlare gli attori protagonisti Leonardo DiCaprio e Carey Mulligan, intervistati qualche mese fa da Repubblica), tentativo del regista di tornare sulla cresta dell'onda su cui si è adagiato dopo Romeo + Giulietta e soprattutto Moulin Rouge! e dalla quale è caduto pesantemente con Australia nel 2008 (candidato al solo Oscar per i costumi), dopo il quale ha taciuto fino all'inizio del 2012, anno in cui ha cominciato a lanciare cortometraggi in cui Miuccia Prada e Judy Davis (nei panni di Elsa Schiaparelli) si intrattenevano in conversazioni impossibili.
Insieme al trailer, ecco il teaser-poster (qui a lato) che ne è la diretta conseguenza. Una scritta a metà tra il Ventennio e il moderno come le scene del film che vediamo dal trailer: musica modernissima - di Craig Armstrong, vincitore del Grammy per Ray e già affianco a Luhrmann in Moulin Rouge!, ma la canzone nello spot è di Kanye West - accompagnano scene maestose e centinaia di costumi addosso ad altrettante comparse - scene e costumi, di nuovo, di Catherine Martin, due Academy Awards per il Moulin.
Nei cinema americani a Natale, da noi il 18 gennaio 2013, in tempo per candidarsi a un putiferio di Oscar che dovrà strappare a Life Of Pi di Ang Lee (di cui ci è dato vedere solo questa immagine) che, si dice, sarà una delizia per gli occhi, e nel quale troviamo Tobey Maguire, nel cast anche di Gatsby, che quest'anno i film da girare se li è scelti bene.
Riusciranno il più talentuoso attore degli anni '90, dimenticato adesso dalla critica, e la più talentuosa attrice di questi anni, ignorata dalla critica, a conquistare i piani alti di Hollywood - cioè un Oscar? E Luhrmann, quanto ci spera? Di solito succede sempre che questi grassi casi tanto attesi fanno tanto parlare e poi...
Il trailer potete vederlo qua sotto in versione minuscola che non riesco a ingrandire oppure cliccando qui.