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sabato 6 dicembre 2014

Grammy 2015 - visual media nominations.



Frozen dovunque: per i brani musicati, per le performance canore degli attori e per Idina Menzel capofila del musical campione d'incassi (in USA) e della colonna sonora più venduta del lustro (in USA) di cui vedremo tra qualche anno un sequel e ancora prima un corto animato (in apertura alla Cenerentola di Kenneth Branagh). Si mormorava che Let It Go sarebbe finita anche tra la canzone e la produzione dell'anno, ma si mormorava anche che questo sarebbe stato l'anno (l'ennesimo) di Beyoncé – e così non è stato. Pop, pop in tutte le categorie per i 58esimi Grammy Awards di cui, in puntate separate e con un concerto natalizio finale, sono state annunciate le nominations: le infinite nominations che vanno dalla musica più commerciale all'opera, la classica, l'ingegneria del suono, il booklet, il video: qui l'elenco ufficiale completo. Per televisione e cinema, al solito, data la data di emissione, si va a ripescare qualcosa dall'anno prima: ancora Disney con Saving Mr. Banks di Thomas Newman, ancora Gravity dopo l'Oscar e poi Alexandre Desplat per il film di Wes Anderson, il duo Reznor-Ross ormai feticcio di David Fincher; la soundtrack di glorie passate de I Guardiani Della Galassia invece spicca nella categoria delle canzoni non originali insieme al biopic su James Brown e agli altri anni '70 di American Hustle. La bella I See Fire finalmente trova giustizia con Ed Sheeran scrittore e cantante che per il terzo anno di fila ottiene candidature americane; se la deve vedere con i Lego, inspiegabilmente super-quotati sia qui che nella categoria del film d'animazione per gli altri premi. I vincitori saranno annunciati in una serata non trasmessa in televisione, prima del 9 febbraio 2015. Di seguito, dopo il salto, i candidati.

venerdì 14 febbraio 2014

ADG, ACE e VES Awards - vincitori.



Se non c'è niente di sconvolgente alla consegna dei 18esimi Art Directors Guild Awards consegnati poche sere fa dal Sindacato degli Scenografi Americani a Il Grande Gatsby (in odore di Academy Award, l'unico), Gravity e Her (il più meritevole) per l'eccellenza nelle scenografie realistiche e immaginarie, si respira aria di nuovo ai risultati dei 64esimi American Cinema Editors EDDIE Awards, premi dei migliori montaggi per lungometraggi cinematografici: Captain Phillips vince il trofeo per la pellicola drammatica mentre i montatori di American Hustle (Jay Cassidy, Crispin Struthers e Alan Baumgarten, nella foto) la miglior commedia. Completano il ventaglio il super favorito film d'animazione Frozen e il documentario 20 Feet From Stardom, ma è sui due lungometraggi di finzione che bisogna puntare l'occhio. I maggiori contendenti, 12 Anni Schiavo e la fatica di Cuarón, sono stati battuti da un film “minore” come quello di Greengrass, e dal terzo super-favorito American Hustle. Agli Oscar non dovrebbe andare così: il miglior montaggio, si sa, è il premio tecnico più importante che si trascina dietro il miglior film. Tutto come previsto anche durante la consegna dei 12esimi Visual Effects Society Awards, premi del Sindacato degli artisti digitali che hanno reso vere le sorelle del Regno di Ghiaccio, le battaglie di The Lone Ranger (da noi si chiamerà Lone Survivor) e i meteoriti di Gravity. Quest'ultimo, si prepara a ricevere la più certa delle statuette del 2 marzo.
Di seguito dopo l'interruzione tutti i candidati e, evidenziati, i vincitori di ogni cerimonia.

mercoledì 5 febbraio 2014

la tua ragione il tuo perché.



Lei
Her, 2013, USA, 126 minuti
Regia: Spike Jonze
Sceneggiatura originale: Spike Jonze
Cast: Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Amy Adams,
Rooney Mara, Olivia Wilde, Chris Pratt, Kristen Wiig
Voto: 8/ 10
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Candidato a cinque Premi Oscar:
film, sceneggiatura originale (Spike Jonze)
scenografia (K.K. Barrett & Gene Serdena)
musica (Will Butler & Owen Pallett), canzone (Karen O & Spike Jonze)
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Il futuro secondo Spike Jonze è abbastanza prevedibile: l'uomo e la macchina vivono quasi in simbiosi, il tempo non è più denaro ma oro, la collaborazione virtuale ha superato i limiti di Wikipedia ed è estrema, al punto che c'è qualcun altro, qualcuno più capace, che paghiamo per scrivere lettere toccanti a nome nostro (ed è questo il mestiere di Joaquin Phoenix ed è questa la trovata più interessante del film); il sesso si fa al telefono, senza vedersi, attraverso una piattaforma di annunci hot; le mani possono essere impegnate a fare altro perché i computer hanno il riconoscimento vocale. Succede poi che i software vengono muniti di voce e capacità relazionare, e col nome di OS vengono messi in commercio – richiamo/ frecciatina che ricorda lo scontro PC vs. Mac che era già alla base visiva di WALL•E. Joaquin aka Theodore installa la versione a voce femminile, le chiede come si chiami e lei in meno di un secondo ricerca nel web elenchi di nomi esistenti, ne sceglie uno e risponde «Samantha». Funzionerà anche da spenta: leggerà la posta, invierà mail, controllerà le previsioni del tempo, formulerà basi musicali – in modo che Theodore possa elaborare la fine del suo matrimonio con Rooney Mara (dimenticate la ragazza Che Giocava Con Il Fuoco) e firmarne finalmente le carte per il divorzio. Ma i ricordi sono troppi e sono strazianti e, nel futuro come oggi, separarsi non è facile. Succede poi che la relazione con Samantha-il-software aumenta e noi siamo spettatori della perfetta evoluzione di un rapporto, che rispecchia tutte le realtà, e semplicemente non conta uno dei due corpi; siamo continuamente di fronte a Phoenix, che ormai totalmente a suo agio con la macchina da presa si emoziona, s'ammattisce, si incanta davanti allo smartphone come faremmo noi se ascoltassimo un messaggio vocale. Lui però ascolta una voce, quella di Scarlett Johansson, che vive il dramma di non essere reale, che si sorprende nel provare emozioni; sarà restio nell'ufficializzare il fidanzamento davanti ad altri e quando lo farà non riscontrerà nessuna sorpresa. Non è una critica a ciò che diventeremo: è una constatazione di quello che siamo – ci conosciamo on-line, chattiamo, ci videochiamiamo, e nella fascia più adolescente che sta vivendo il momento, crediamo di innamorarci effettivamente di persone che non abbiamo mai visto. Il futuro di Spike Jonze è imminente, non a livello tecnologico (dove la barra del caricamento imita il DNA umano) ma comportamentale, e prevede la stessa nascita crescita e morte dei sentimenti tra umani e non umani. Il tutto circondato dai meravigliosi fondali di K.K. Barrett (scenografie, già con Jonze nei film precedenti) e Gene Serdena (set), che hanno inventato una condizione post-moderna ritornando all'elemento del colore puro, aiutate dall'immensa fotografia di Hoyte Van Hoytema (The Fighter, La Talpa). Nonostante ciò, è il film più debole della scarna carriera cinematografica dell'autore, cominciata in pompa magna con Essere John Malkovich e andata piano piano calando: si sente l'assenza dei collaboratori alla sceneggiatura, da una parte per la mancanza di aspetti surreali preponderanti (esemplare la differenza col film scritto e diretto da Charlie Kaufman) dall'altra per una serie di lacune narrative – ma sarà colpa anche della quasi totale presenza di un solo attore che si carica non solo la pellicola ma anche i dialoghi (uno dei quali, il più piccante, è con Kristen Wiig). Le lacune cinematografiche vengono però colmate dall'intento, dall'essere riuscito a costruire un film ambientato nel futuro che non parla di marchingegni e navicelle e macchine ma di sentimenti: un non-sci-fi. Perché, in fondo, le navicelle non arriveranno mai.

lunedì 3 febbraio 2014

Writers Guild Awards - vincitori.



Her si porta a casa il premio per la migliore sceneggiatura originale ai Writers Guild Awards 2014, e per Spike Jonze (foto) la strada verso l'Oscar della categoria è tutta in discesa. Il regista, candidato al Golden Globe per Il Ladro Di Orchidee e all'Academy per Essere John Malkovich, ma sempre come direttore, trova consensi col suo film più debole, originale ma più asciutto – forse perché gli mancano dei grassi concorrenti (lo sarebbe Bob Nelson per la sua opera prima, Nebraska, e lo sarebbero stati Greta Gerwig e Noah Baumbach con Frances Ha). Ci fa comunque sempre piacere che il meno prolifero autore americano accumuli statuine, e fa ridere che sia in gara contro il super-prolifero Woody Allen, giunto alla sua ventunesima nomination ai WGA (ha vinto cinque volte) La migliore sceneggiatura scritta a partire da materiale esistente è quella di Billy Ray basata sul romanzo Il Dovere Di Un Capitano di Richard Phillips, interpretato sullo schermo da Tom Hanks e diretto da Greengrass in Captain Phillips. Manca qui Philomena, più grande concorrente della categoria agli Oscar. Manca poi, a quei premi, il documentario di Sarah Polley Stories We Tell, elogiato come uno dei migliori film dell'anno, che vince questo premio (senza combattere con The Act Of Killing e 20 Feet From Stardom) e quasi nient'altro in tutta la stagione.
Qui gli altri vincitori per le categorie televisive; di seguito, dopo l'interruzione, i candidati e i premiati per il cinema.

venerdì 10 gennaio 2014

Art Directors Guild Awards - nominations.



Il Sindacato degli Scenografi Americani he appena annunciate le candidature ai 18esimi ADG Awards che vanno dal cinema alla televisione, serie e spot (qui il sito ufficiale con tutti i candidati).
Per il grande schermo troviamo la stessa divisione fatta per i costumi: film ambientati ai giorni nostri, nel passato e scenografie di fantasia. C'è ovviamente Lo Hobbit che è l'unico fantasy senza tendenze fantascientifiche. Se la vede con gli spaziali Gravity e Star Trek e gli apocalittici Elysium e Oblivion. L'eccellenza è sempre nei film di periodo: 12 Anni Schiavo ottiene anche questa candidatura contro l'avvantaggiato Grande Gatsby e il bel sottovalutato A Proposito Di Davis. Sorprendono ancora una volta i film contemporanei. Blue Jasmine intasca un'altra nomination inaspettata mentre le scenografie più elaborate e speranzose sono forse quelle del film di Scorsese e di Her di Spike Jonze (il primo in Italia tra una settimana, il secondo a marzo).
Dopo l'interruzione, tutti i candidati.

sabato 4 gennaio 2014

Writers Guild Awards - nominations.



Il Sindacato degli Scrittori dell'America Est e Ovest ha appena annunciato le candidature ai Writers Guild Awards 2014, i cui vincitori saranno premiati sabato 1 febbraio in una doppia cerimonia simultanea, a New York City (all'Edison Ballroom) e Los Angeles (JK Marriott L.A.). Oltre agli scrittori di pellicole di finzione di genere e non, il Sindacato premierà gli autori delle migliori serie televisive del 2013, i cui nomi potete trovare cliccando qui.
A differenza degli altri anni (e mi viene in mente il bel Young Adult completamente snobbato dalle cerimonie), quest'anno non figurano film a sorpresa negli elenchi, né nomi non appartenenti al Sindacato, e tutto è mediamente prevedibile. Sarah Polley dovrebbe farcela col suo Stories We Tell contro il documentario sui leak di Wikipedia mentre David O. Russell si vede candidato per il secondo anno di fila, questa volta insieme al quasi esordiente Eric Warren Singer di The International. Ed è completamente esordiente Bob Nelson, autore dei meravigliosi dialoghi di Nebraska, al contrario del veterano Woody Allen che coi successi al botteghino riesce sempre a spuntarla sia qui che al sindacato dei registi. Spike Jonze finalmente ottiene una candidatura col quarto film della sua carriera, e dopo American Hustle è forse il più probabile vincitore originale, mentre tra le pellicole basate su materiale preventivo la sorpresa è la biografia d'azione Lone Survivor, che dovrà vedersela contro l'elogiato Before Midnight e i due possibili vincitori, Captain Phillips e The Wolf Of Wall Street, che intascano un'altra nomination dopo quella dei produttori.
Dopo l'interruzione, tutti gli sceneggiatori in corsa per i premi.

venerdì 3 gennaio 2014

Producers Guild Awards - nominations.



Saranno annunciati tra poco più di due settimane, esattamente due giorni dopo le nominations agli Oscar, i 25esimi Producers Guild Of America Awards, i premi del sindacato dei produttori che nella loro carriera potrebbero ritirare l'Oscar al miglior film – se non l'hanno già fatto; 5.900 membri hanno votato e selezionato le dieci pellicole cinematografiche che aspirano all'importantissimo premio, da sempre premonitore dell'Academy, i cinque documentari (tra i quali mancano The Act Of Killing, Stories We Tell e co.) e i film d'animazione, che vedono la Dreamworks dei Croods contro la Disney di Frozen. Oltre a questi riconoscimenti, il 19 gennaio saranno consegnati un premio speciale alla carriera di Peter Jackson, reduce dal successo al botteghino de Lo Hobbit 2, Fruitvale Station riceverà il premio Stanley Kramer, Bob Iger della Walt Disney Company sarà insignito del Milestone Award, Chris Melandri della CEO of Illumination del Visionary Award, Michael G. Wilson produttore di James Bond e Barbara Broccoli della EON Production il David O. Selznik Achievement in Production. Per il premio Darryl F. Zanuck, in ricordo dello sceneggiatore e produttore di Kazan, Mankiewicz, Cuckor e Ford, se la vedono i prevedibili Gravity e 12 Anni Schiavo più i meno ovvi American Hustle, Captain Phillips, Nebraska, Saving Mr. Banks e The Wolf Of Wall Street insieme alle sorprese Blue Jasmine, Her, e soprattutto il piccolo Dallas Buyers Club che spiana la strada all'Oscar per il cantante dei 30 Seconds To Mars Jared Leto.
Dopo l'interruzione, tutti i candidati.

lunedì 9 dicembre 2013

premi della critica.



Doppietta per Jannifer Lawrence? – si mormorava fino a qualche giorno fa, quando i critici di New York avevano decretato American Hustle miglior film e la Katniss degli Hunger Games migliore attrice non protagonista. Una seconda statuetta consecutiva in vista, dopo quella de Il Lato Positivo dell'anno scorso? Pare di no, a leggere la lista dei vincitori di ieri nei circoli della stampa cinematografica americana. Perché dopo la prima proiezione stampa, il nuovo film di David O. Russell è stato messo nel dimenticatoio per ripescare, sebbene con non tanti premi, Her di Spike Jonze, passato in concorso a Roma con una Scarlett Johansson che i Golden Globes hanno detto “incandidabile” perché mai effettivamente in scena. Ha comunque la meglio 12 Anni Schiavo, che dopo l'ignorato Hunger e l'apprezzato ma non troppo Shame consacra Steve McQueen come uno dei registi più interessanti del panorama mondiale: il suo dramma razziale è quasi sempre il miglior film e ottiene riconoscimenti per l'attore protagonista Chiwetel Ejiofor e l'attrice non protagonista Lupita Nyong'o annunciata interprete straordinaria. A sorpresa non compare mai Michael Fassbender, attore feticcio di McQueen, che potrebbe ottenere la sua prima nomination all'Oscar per il ruolo di non protagonista, bianco tra i neri. L'attore non protagonista della critica è sempre Jared Leto (impossibile prendere sul serio la vittoria di James Franco per Spring Breakers) per la metamorfosi in transgender di Dallas Buyers Club, anch'esso passato a Roma, in cui oscura il protagonista Matthew McConaughey. Sul versante femminile Cate Blanchett vince facile col nuovo un po' snobbato film di Woody Allen. Before Midnight si contende la migliore sceneggiatura con Non Dico Altro, commedia divorzista che vede anche trionfare James Gandolfini solo perché, diciamocelo, trapassato, e qualche spiraglio di luce vede Martin Scorsese per la regia di The Wolf Of Wall Street (durata: tre ore) (ma attenzione a Gravity): se con lui l'Academy è stata buona regalandogli l'Oscar dopo centomila film candidati, con Leonardo DiCaprio anche quest'anno farà sicuramente la gnorri. La Vita Di Adèle ci batte di poco ma tanto non può candidarsi all'Oscar mentre La Grande Bellezza sì e Hayao Miyazaki fa ancora centro, per l'ultima volta, oscurando l'osannato e primo in classifica Frozen.
Tutti i premi della Los Angeles Film Critics Association, della Boston Society Of Critics e dei New York Film Critics dopo l'interrizione.

martedì 5 novembre 2013

Roma Film Fest 2013 - concorso.



Si svolgerà dall'8 al 17 novembre l'ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, per la seconda volta diretta dall'ex-veneziano Marco Müller che al Lido compì miracoli – soprattutto in chiusura di mandato – e che nella capitale si ritrova le solite polemiche di finanziamento e di identità («a differenza degli altri festival, quello di Roma non ha dei connotati propri»).
Per la prima volta ci saranno due madrine: Sabrina Ferilli, appena uscita dal successo de La Grande Bellezza, film-elogio della Città Eterna, aprirà le proiezioni questo venerdì sera – mentre Anna Foglietta condurrà la cerimonia di premiazione.
In giuria compare, unico italiano, il regista di Melissa P. che poi ha battuto la testa e ha emulato Visconti Luca Guadagnino, apprezzato in tutto il mondo per Io Sono L'amore; con lui al tavolo si sederanno la regista argentina Verónica Chen, l'attore russo Aleksei Guskov reduce dal ruolo di Giovanni Paolo II nel film italiano Era Santo, Era Uomo, la regista, sceneggiatrice e attrice francese di Camille Redouble Noémie Lvovsky, il regista iraniano Amir Naderi (Cut) e il regista cinese Zhang Yuan (La Guerra Dei Fiori Rossi). Presidente di giuria, James Gray, regista americano dell'appena presentato a Cannes The Immigrant oltre che di Two Lovers e I Padroni Della Notte. La sezione Cinema XXI sarà presieduta invece dal vincitore dell'anno scorso (con Marfa Girl) Larry Clark.
Premio postumo alla Carriera per il cineasta russo Aleksej Jurevic German, primo caso di festival europeo che celebra un regista defunto (riceverà il premio la moglie Svetlana Karmalita e sceneggiatrice dei suoi film). Cinque pellicole in cinquant'anni, l'ultima, È Difficile Essere Un Dio, sarà proiettata alla fine della cerimonia di consegna: epopea fantascientifica filosofica dal romanzo dei fratelli Strugatski.
In concorso troviamo l'italiano Mirko Locatelli autore di cui parlammo anni fa che dopo il minuscolo Come Prima (mediometraggio sulla disabilità che ha colpito anche il regista) e il piccolo Il Primo Giorno D'inverno passato di sfuggita a Venezia (storia carica di simboli di un ragazzo silenzioso e della sua rabbia omofobica) si ritrova in gara con I Corpi Estranei, scritto ancora con Giuditta Tarantelli e interpretato da Filippo Timi; altro italiano è il Take Five di Guido Lombardi, ex esordiente con Là-Bas, che ritorna sui toni criminali spostandosi nella grande bellezza di Napoli da riscoprire, tra le fogne e l'acquedotto sotto la città, in cui la banda dei cinque del titolo si sposta per raggiungere le banche. Sempre in concorso c'è il Dallas Buyers Club già celebrato all'Hollywood Film Fest per la coppia Matthew McConaughey e Jared Leto – il primo meccanico ammalato di AIDS e il secondo trans al seguito. Spike Jonze torna dopo quattro anni dalle Creature Selvagge con il quarto lungometraggio da regista (Essere John Malkovich, Il Ladro Di Orchidee) e ripropone la coppia sullo schermo Joaquin Phoenix-Amy Adams in un'ambientazione leggermente futuristica in cui un sistema operativo di nome Samantha (voce di Scarlett Johansson) soddisfa tutti i bisogni di chi l'acquista. Ultimo film di cui parliamo è Out Of The Furnace dell'attore Scott Cooper, regista nel 2009 di Crazy Heart con cui vinse l'Oscar Jeff Bridges; Christian Bale appena uscito di prigione pensa al matrimonio con la fidanzata Zoe Saldana prima di scoprire che suo fratello è stato ucciso; nel cast anche Woody Harrelson, Willem Dafoe, Forest Whitaker e Casey Affleck.
Di seguito, dopo l'interruzione, tutti i film in concorso all'ottavo Festival del Cinema di Roma.