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lunedì 3 marzo 2014

Oscar 2014 - vincitori.



Quella che vedete accanto, con quasi tre milioni di retweet, è l'immagine più condivisa di Twitter, record battuto ieri sera da Ellen DeGeneres in onore del record battuto da Meryl Streep giunta alla diciottesima nominations come attrice; Ellen, presentatrice di nuovo dei 68esimi Academy Awards come nel 2007, ha di nuovo preferito passare la maggior parte del tempo in platea e non sul palco – un palco decisamente meno pomposo di altre cerimonie, più asciutto, minimamente riempito. Dalla platea ha ordinato pizza, conversato con persone, mentre sullo stage si susseguivano P!nk nel tributo a Il Mago Di Oz, Glenn Close nella celebrazione dei defunti dell'anno (James Gandolfini il primo a comparire, Philip Seymour Hoffman l'ultimo), le quattro canzoni candidate di cui la vincitrice, Let It Go, velocizzata perché già fuori scaletta. E poi le star, senza il George Clooney di Gravity ma con una Sandra Bullock che ad ogni premio le si riempiva il cuore: sette statuette per il capolavoro visivo e di tensione di Alfonso Cuarón: regia, montaggio, fotografia, montaggio sonoro, mixaggio sonoro, colonna sonora ed effetti visivi. Tutto abbastanza prevedibile, dagli attori Matthew McConaughey che ha fatto lo show ritirando il premio a Jared Leto che ha elogiato la madre single, da Cate Blanchett elegantissima a Lupita Nyong'o fino all'ultimo incerta contro Jennifer Lawrence, per una cerimonia senza particolari picchi ma con qualche battuta simpatica. A meno che non si tratti dell'Italia, esultante per questo tredicesimo miglior film straniero dopo sedici anni da La Vita È Bella. «A Fellini, Maradona, Scorsese e i Talkin Heads» è stato dedicato un premio felicemente ritirato insieme a Toni Servillo, dato da Viola Davis: un quadretto splendido. Meno meraviglioso il documentario: 20 Feet From Stardom batte i sanguinocentrici The Act Of Killing e The Square. Non ha avuto rivali Frozen con le sue due nominations né 12 Anni Schiavo già miglior film su carta. Restano a bocca asciutta Captain Phillips, Nebraska e Philomena e soprattutto American Hustle, mentre Spike Jonze ritira il trofeo per la minore delle sue quattro sceneggiature e Il Grande Gatsby alla fine la scampa con due premi artistici.
Di seguito, dopo l'interruzione, tutti i candidati e i vincitori.


film
American Hustle - L'apparenza Inganna prodotto da Charles Roven, Richard Suckle, Megan Ellison, e Jonathan Gordon
Captain Phillips - Attacco In Mare Aperto prodotto da Scott Rudin, Dana Brunetti e Michael De Luca
Dallas Buyers Club prodotto da Robbie Brenner & Rachel Winter
Gravity prodotto da Alfonso Cuarón & David Heyman
Her prodotto da Megan Ellison, Spike Jonze e Vincent Landay
Nebraska prodotto da Albert Berger & Ron Yerxa
Philomena prodotto da Gabrielle Tana, Steve Coogan e Tracey Seaward
12 Years a Slave prodotto da Brad Pitt, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Steve McQueen e Anthony Katagas
The Wolf of Wall Street – produttori da determinare

domenica 2 marzo 2014

CDG & CAS Awards - vincitori.




12 Anni Schiavo ha la meglio su American Hustle nell'unico premio che quest'ultimo potrebbe ricevere agli Oscar di stanotte e sul Grande Gatsby che potrebbe spuntarla; i Costume Designers Guild Awards 2014 sono stati assegnati all'epopea di Solomon Northup di Steve McQueen, alle schizofrenie venali della Blue Jasmine di Woody Allen e nel secondo capitolo degli Hunger Games, il neo-kolossal diretto da Francis Lawrence dopo la prima piccola produzione di Gary Ross. Ma il Sindacato dei Costumisti d'America ha anche premiato l'eccellenza nella sartoria per la televisione, le serie e i film TV: qui tutti i premi, tra cui spunta ovviamente Behind The Candelabra.
Altro Sindacato altre eccellenze, i fonici di presa diretta della Cinema Audio Society hanno consegnato pure i loro premi per i film 2013 a una pellicola di finzione e una d'animazione: Gravity è la prima, capolavoro visivo di Alfonso Cuarón che celebra così una carriera di meraviglie, ingiustamente poco considerato dalle cerimonie per Y Tu Mamá Támbien e I Figli Degli Uomini; Frozen è il secondo vincitore, contro il pixariano Monsters University, campione d'incassi tanto in sala quanto nei negozi di dischi per una colonna sonora da record e una canzone originale in odore di Academy Award. Qui tutti i premi di quest'altra serata di gala, e di seguito, dopo il salto, i candidati e i vincitori di entrambe le iniziative.

martedì 21 gennaio 2014

Screen Actors Guild Awards - vincitori.




Finalmente Lupita Nyong'o torna in auge per la straordinaria performance in 12 Anni Schiavo, che si era presentato, a inizio stagione, come il film arraffa-tutto dell'anno e invece piano piano sta cedendo colpi. Se è suo lo Screen Actor Guild Award per la migliore attrice non protagonista, non lo è quello per l'attore Chiwetel Ejiofor, battuto dal già-Golden Globe Matthew McConaughey, che adesso passeggia indisturbato verso l'Oscar – un premio comunque giusto, considerata anche la carriera recente e snobbata dell'attore, straordinario in Killer Joe. Anche Michael Fassbender, già messo in disparte per Shame, vede il proprio trofeo nelle mani di Jared Leto per Dallas Buyers Club. 12 Anni Schiavo, che poteva allora farcela per l'intero cast (tra gli altri, Brad Pitt, Benedict Cumberbatch, Sarah Paulson, Paul Giamatti, Paul Dano, Alfre Woodard) ha perso contro il ben più elogiato American Hustle, ritratto di un'America molto più grottesca di quanto negli anni '70 non fosse (nella foto, Jennifer Lawrence e Amy Adams con la direttrice del cast), dato che il premio alla migliore performance femminile l'ha giustamente ritirato Cate Blanchett per Blue Jasmine.
Nella serata sono stati consegnati anche i premi alle serie e ai film per la TV. Oltre a Behind The Candelabra e Modern Family, qui l'elenco di tutti gli awards assegnati, e di seguito, dopo l'interruzione, l'elenco delle performance cinematografiche.

miglior performance
di un attore protagonista
Bruce Dern in Nebraska
Chiwetel Ejiofor in 12 Years A Slave
Tom Hanks in Captain Phillips - Attacco In Mare Aperto
Matthew McConaughey in  Dallas Buyers Club 
Forest Whitaker in The Butler - Un Maggiordomo Alla Casa Bianca

miglior performance
di un'attrice protagonista
Cate Blanchett in  Blue Jasmine 
Sandra Bullock in Gravity
Judi Dench in Philomena
Meryl Streep in I Segreti Di Osage County
Emma Thompson in Saving Mr. Banks

venerdì 10 gennaio 2014

Art Directors Guild Awards - nominations.



Il Sindacato degli Scenografi Americani he appena annunciate le candidature ai 18esimi ADG Awards che vanno dal cinema alla televisione, serie e spot (qui il sito ufficiale con tutti i candidati).
Per il grande schermo troviamo la stessa divisione fatta per i costumi: film ambientati ai giorni nostri, nel passato e scenografie di fantasia. C'è ovviamente Lo Hobbit che è l'unico fantasy senza tendenze fantascientifiche. Se la vede con gli spaziali Gravity e Star Trek e gli apocalittici Elysium e Oblivion. L'eccellenza è sempre nei film di periodo: 12 Anni Schiavo ottiene anche questa candidatura contro l'avvantaggiato Grande Gatsby e il bel sottovalutato A Proposito Di Davis. Sorprendono ancora una volta i film contemporanei. Blue Jasmine intasca un'altra nomination inaspettata mentre le scenografie più elaborate e speranzose sono forse quelle del film di Scorsese e di Her di Spike Jonze (il primo in Italia tra una settimana, il secondo a marzo).
Dopo l'interruzione, tutti i candidati.

giovedì 9 gennaio 2014

ASC e CDG awards - nominations.



Esistono i sindacati dei registi, degli sceneggiatori, dei produttori cinematografici, di cui si parla molto, ma esistono anche sindacati e associazioni per i lavoratori del campo tecnico-artistico; sono state annunciate le nominations ai 28esimi American Society of Cinematographers Awards, la società dei direttori della fotografia americani, e ai 16esimi Costume Designers Guild Awards, il sindacato dei costumisti. Mentre nel primo caso si assiste a un solo premio, che sarà dato a uno dei sette fotografi candidati (tutti prevedibili e in profumo di Oscar, tranne Le Sourd per The Grandmaster, presente qui a sorpresa, e Roger Deakins che pensavamo sarebbe stato molto più elogiato per Prisoners), i costumi si dividono nei tre diversi generi: film ambientati ai giorni nostri, film di un passato selezionato e pellicole fantasy. Pochi questi ultimi, con Hunger Games che forse merita più per le scenografie che per gli abiti e Il Grande E Potente Oz che dovrebbe perdere di fronte all'impero visivo de Lo Hobbit; sorprendenti i contemporanei: dall'orrido Walter Mitty all'austero Philomena, con Blue Jasmine che si basa su vestiti firmati avuti in prestito perché troppo più cari del budget complessivo del film. La sfida è tutta nei film storici, ambientati complessivamente dall'inizio alla fine del '900: dagli anni '20 de Il Grande Gatsby, che dovrebbe scintillantemente battere tutti, agli '80 di Dallas Buyers Club, passando per il film dell'anno 12 Anni Schiavo che in effetti potrebbe arruffare anche questo trofeo (è l'unico candidato anche alla fotografia).
Dopo l'interruzione, tutte le nominations.

sabato 4 gennaio 2014

Writers Guild Awards - nominations.



Il Sindacato degli Scrittori dell'America Est e Ovest ha appena annunciato le candidature ai Writers Guild Awards 2014, i cui vincitori saranno premiati sabato 1 febbraio in una doppia cerimonia simultanea, a New York City (all'Edison Ballroom) e Los Angeles (JK Marriott L.A.). Oltre agli scrittori di pellicole di finzione di genere e non, il Sindacato premierà gli autori delle migliori serie televisive del 2013, i cui nomi potete trovare cliccando qui.
A differenza degli altri anni (e mi viene in mente il bel Young Adult completamente snobbato dalle cerimonie), quest'anno non figurano film a sorpresa negli elenchi, né nomi non appartenenti al Sindacato, e tutto è mediamente prevedibile. Sarah Polley dovrebbe farcela col suo Stories We Tell contro il documentario sui leak di Wikipedia mentre David O. Russell si vede candidato per il secondo anno di fila, questa volta insieme al quasi esordiente Eric Warren Singer di The International. Ed è completamente esordiente Bob Nelson, autore dei meravigliosi dialoghi di Nebraska, al contrario del veterano Woody Allen che coi successi al botteghino riesce sempre a spuntarla sia qui che al sindacato dei registi. Spike Jonze finalmente ottiene una candidatura col quarto film della sua carriera, e dopo American Hustle è forse il più probabile vincitore originale, mentre tra le pellicole basate su materiale preventivo la sorpresa è la biografia d'azione Lone Survivor, che dovrà vedersela contro l'elogiato Before Midnight e i due possibili vincitori, Captain Phillips e The Wolf Of Wall Street, che intascano un'altra nomination dopo quella dei produttori.
Dopo l'interruzione, tutti gli sceneggiatori in corsa per i premi.

venerdì 3 gennaio 2014

Producers Guild Awards - nominations.



Saranno annunciati tra poco più di due settimane, esattamente due giorni dopo le nominations agli Oscar, i 25esimi Producers Guild Of America Awards, i premi del sindacato dei produttori che nella loro carriera potrebbero ritirare l'Oscar al miglior film – se non l'hanno già fatto; 5.900 membri hanno votato e selezionato le dieci pellicole cinematografiche che aspirano all'importantissimo premio, da sempre premonitore dell'Academy, i cinque documentari (tra i quali mancano The Act Of Killing, Stories We Tell e co.) e i film d'animazione, che vedono la Dreamworks dei Croods contro la Disney di Frozen. Oltre a questi riconoscimenti, il 19 gennaio saranno consegnati un premio speciale alla carriera di Peter Jackson, reduce dal successo al botteghino de Lo Hobbit 2, Fruitvale Station riceverà il premio Stanley Kramer, Bob Iger della Walt Disney Company sarà insignito del Milestone Award, Chris Melandri della CEO of Illumination del Visionary Award, Michael G. Wilson produttore di James Bond e Barbara Broccoli della EON Production il David O. Selznik Achievement in Production. Per il premio Darryl F. Zanuck, in ricordo dello sceneggiatore e produttore di Kazan, Mankiewicz, Cuckor e Ford, se la vedono i prevedibili Gravity e 12 Anni Schiavo più i meno ovvi American Hustle, Captain Phillips, Nebraska, Saving Mr. Banks e The Wolf Of Wall Street insieme alle sorprese Blue Jasmine, Her, e soprattutto il piccolo Dallas Buyers Club che spiana la strada all'Oscar per il cantante dei 30 Seconds To Mars Jared Leto.
Dopo l'interruzione, tutti i candidati.

sabato 7 dicembre 2013

blue moon.



Blue Jasmine
id., 2013, USA, 98 minuti
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura originale: Woody Allen
Cast: Cate Blanchett, Alec Baldwin, Bobby Cannavale,
Louis C.K., Andrew Dice Clay, Sally Hawkins,
Peter Sarsgaard, Michael Stuhlbarg
Voto: 8.4/ 10
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Jasmine ha questo problema: parla da sola. E le persone che le stanno attorno, mentre parla da sola, credono che lei stia parlando con loro, per cui si protendono, l'ascoltano, intervengono. Così, lei smette di fissare il vuoto e si rianima, un po' imbarazzata, prende il suo Xanax che non sempre fa effetto e se ne va. Se è in aereo – rigorosamente prima classe, dovessero anche non esserci i soldi – continua a parlare senza andarsene e quando parla racconta sempre aneddoti della sua vita, il passato col marito Hal, col figlio non biologico Danny (un ritrovato Alden Ehrenreich dopo Beautiful Creatures e soprattutto il Tetro di Coppola) e con la famiglia adottiva, perché Jasmine è stata adottata, e ha una sorella non biologica adottata pure lei, e all'interno della famiglia patchwork Jasmine (che si chiamava Janette ma è intervenuta all'anagrafe) era quella «con i geni buoni». Sposata al ricchissimo pescecane Alec Baldwin (terzo film con Allen), ha passato gran parte della vita a galleggiare nella vasca asciugandosi il polso per provare i bracciali che il marito le regalava, dare cene in casa per sfoggiare qualche nuovo abito e tenere sotto controllo la grande beneficenza che la sua famiglia portava avanti perché «quando sei molto ricco, devi essere generoso». E le scene di questo pezzo di vita le vediamo quando Jasmine si ferma, fissa un punto, e parte a conversare ricordando i bei tempi andati, ora che è dall'altra parte della costa americana, nella «intimamente accogliente» casa di sua sorella che ha due figli grassi e chiassosi e un fidanzato meccanico e primitivo. La classe, l'eleganza di Jasmine (e la sua unica giacca e la sua unica borsa di Hermès che costava più di tutto il budget per i costumi, che di fatto sono stati presi in prestito e non acquistati) sono sempre fuori luogo e Cate Blanchett è incredibile nel rendere il perenne disagio di questa donna convinta ancora di vivere tra le nuvole o almeno speranzosa fino in fondo di tornarci. Si umilia lavorando, cercando di imparare a usare una macchina che è più intelligente di lei, ma in fondo sa che l'unica cosa che può fare è trovare un nuovo paio di pantaloni con dentro un portafogli, che sia meno pingue del precedente ma almeno voluminoso. Lei è bloccata tra un passato che rimpiange seppure pieno di errori e un futuro che la spaventa da morire perché non può essere previsto né controllato, e allora s'imbottisce di psicofarmaci, di vodka-matrini con twisted lemon, se la prende con la sorella in grado invece di accontentarsi di tutto ciò che capita. La sorella sarebbe Sally Hawkins, geniale in Happy Go Lucky e qui azzeccatissima, cassiera di supermercato cosciente della propria condizione e senza sogni più grandi di lei, senza rimpianti per una ricchezza che (il marito del)la sorella le ha fatto perdere. È azzeccatissimo anche il compagno, il Bobby Cannavale di Boardwalk Empire e Nurse Jackie, e quello che diventerà il suo amante, l'amatissimo in America Louis C.K.. La Hawkins si ritrova a dividere il set (ma di fatto non si incontrano mai) con un irriconoscibile Peter Sarsgaard dopo An Education in cui erano moglie e marito birichino, e nessuno dei due mantiene il suo accento inglese.
Con un cast meno d'eccezione del solito in quanto a fama, ma assolutamente brillante per interpretazioni, Woody Allen ritrova la linfa che aveva perso da vent'anni con una breve interruzione (Match Point) e chiarisce che: il cinema migliore non gli è venuto in Europa e l'abilità più grande è quella di dirigere le attrici. Dopo le storiche Diane Keaton e Mia Farrow ci ha riprovato con Scarlett Johansson e Penélope Cruz ma solo adesso la magia gli è riuscita: Cate Blanchett è perfetta, da Oscar, si sobbarca il film intero e lo fa passando da un registro all'altro con una facilità impressionante, rendendoci mai patetico ma anzi amorevole un personaggio che in fondo è pessimo. La teoria del «faccio tanti film sperando che uno buono ne venga fuori» questa volta ha funzionato.

venerdì 6 dicembre 2013

Satellite Awards - nominations.



Gli ex Golden Satellite Film Awards, privati dell'aggettivo dorato, sono i premi che ogni anno i 200 giornalisti della International Press Academy (anche conosciuta come IPA) assegnano al cinema e alla televisione nell'InterContinental Hotel di Century City, a Los Angeles, dal 1997, anno della prima cerimonia.
Questi 17esimi Satellite Awards vedono ancora una volta protagonista il film di Steve McQueen 12 Years A Slave che a quanto pare sarà tradotto in italiano 12 Anni Schiavo, che vanta quasi tutti gli attori, la colonna sonora, la fotografia ma, a sorpresa, non la regia (10 nominations in tutto). Poche meno (otto) per l'ormai attesissimo American Hustle, da noi a gennaio, in cui David O. Russell ri-raccoglie a sé tutti i suoi attori e Gravity, il kolossal spaziale che ci è piaciuto tantissimo e ha incassato altrettanto. Finalmente compare Philomena, resurrezione di Stephen Frears dopo il tremendo Tamara Drew, Leone d'Oro morale a Venezia 70, con un'immensa Judi Dench – che verrà magari battuta dalla Cate Blanchett di Blue Jasmin? Altro capolavoro, Inside Llewyn Davis conta solo 4 candidature tra cui la canzone originale, Dear Mr. President, meraviglia ironica cantata dal protagonista Oscar Isaac e Justin Timberlake (con vocalizzi di Adam Driver). Contro questa, Young And Beautiful di Lana Del Rey dal Grande Gatsby che, flop della critica, riceve solo qualche nomination artistica. Ma passando a ciò che ci interessa di più, La Grande Bellezza rientra in lizza anche qui per il miglior film straniero, con i soliti Il Sospetto, La Vita Di Adèle, Il Passato e The Broken Circle Breakdown che avrà titolo italiano Alabama Monroe - Una Storia D'amore – in più qualche pellicola esotica, oltre a La Bicicletta Verde: il sud-africano Four Corners, il serbo Circles e l'israeliano Bethlehm. Non ha competizione, tra i documentari, The Act Of Killing mentre tra i film d'animazione spunta, insieme al manipolo di produzioni USA, il dolce Ernest & Célestine sceneggiato da Daniel Pennac.
Bizzarro premio alla carriera per Ryan Coogler, 27enne regista e sceneggiatore di Fruitvale Station, Gran Premio della Giuria al Sundance e Premio del Pubblico, Miglior Opera Prima all'Un Certain Regard di Cannes e Miglior Opera Prima al New York Critics Circle. Con lui, ritirerà il premio già annunciato il cast di Nebraska di Alexander Payne.
Di seguito e dopo l'interruzione, tutti i candidati.

miglior film
Inside Llewyn Davis di Joel & Ethan Coen
12 Years A Slave di Steve McQueen
Philomena di Stephen Frears
American Hustle di David O. Russell
Gravity di Alfonso Cuarón
The Wolf Of Wall Street di Martin Scorsese
Saving Mr. Banks di John Lee Hancock
All Is Lost di J.C. Chandor
Blue Jasmine di Woody Allen

miglior regia
Ethan Coen & Joel Coen per Inside Llewyn Davis
Ron Howard per Rush
Martin Scorsese per The Wolf Of Wall Street
Paul Greengrass per Captain Phillips: Attacco In Mare Aperto
David O. Russell per American Hustle

mercoledì 4 dicembre 2013

Film Independent Spirit Awards - nominations.




Sono state annunciate mercoledì scorso le nominations ai 29esimi Independent Spirit Awards che, come da titolo, premiano il miglior cinema indipendente d'America e del mondo anche se, col passare degli anni, hanno cominciato a considerare indipendente un po' troppa roba; perciò vediamo il drammone biografico di Steve McQueen 12 Years A Slave (7 nominations) che dopo il successo mondiale di Shame proprio un piccolo film non è, così come Nebraska di Alexander Payne, 6 candidature, reduce dal successo e dall'Oscar per Paradiso Amaro – e quanto è meraviglioso questo nuovo, prima sceneggiatura di Bob Nelson, candidato contro Joseph Gordon-Levitt per Don Jon; già si riducono le dimensioni con All Is Lost, 4 nominatons tra cui l'azzeccata fotografia che resta coerente nelle scene sopra e sotto l'acqua (i direttori sono due diversi). Ma forse il meno indipendente è anche il più incredibile, Inside Llewyn Davis, perla dei fratelli Coen con un bravissimo Oscar Isaac che recita e canta e rincorre i gatti; anche qui nomination alla fotografia contro Computer Chess che era fuori concorso a Torino (candidato al miglior film a basso budget) e a sorpresa Spring Breakers di Harmony Korine. Il mio Frances Ha si ritrova nella cinquina dei migliori film e poi soltanto nel montaggio: niente elogi per l'interpretazione della Gerwig o la sua sceneggiatura; la sovrasta Cate Blanchett, elogiatissima in Blue Jasmine di Woody Allen (insieme a Sally Hawkins) che pure si ritrova ad essere indipendente al fianco di, per esempio, Short Term 12 di Destin Cretton (incetta di premi a Locarno, soprattutto per Brie Larson) e The Spectacular Now con una nuova Shailene Woodley premiata al Sundance. Ma soprattutto: ci siamo anche noi. La Grande Bellezza è uno dei migliori film stranieri insieme a La Vita Di Adèele, l'ormai antico Il Sospetto, il cinese Il Tocco Del Peccato attualmente nelle nostre sale e soprattutto il bel Gloria cileno. Si accende una speranza, soprattutto dopo la conversazione agli Oscar che il nostro Toni Servillo ha tenuto poco fa.
Di seguito, dopo l'interruzione, tutti i candidati.

miglior film
12 Years A Slave di Steve McQueen
All Is Lost di J.C. Chandor
Frances Ha di Noah Baumbach
Inside Llewyn Davis di Joel & Ethan Coen
Nebraska di Alexander Payne

miglior regista
Shane Carruth per Upstream Color
J.C. Chandor per All Is Lost
Steve McQueen per 12 Years A Slave
Jeff Nichols per Mud
Alexander Payne per Nebraska