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giovedì 31 gennaio 2013

Producers Guild Awards - vincitori.



E sono stati dati anche i Producers Guild Of America Awards, i premi che i produttori americani assegnano ogni anno da 24 anni al film, cartone animato e documentario meglio prodotti nell'anno solare.
Dopo un gruppo di nominations che di molto poco si discostano dagli Oscar (non compare, qui, il cinque volte candidato Amour), ha trionfato il film che ormai trionfa sempre nelle cerimonie più mondane, ma che in quelle di nicchia e più elevate viene costantemente battuto da Zero Dark Thirty della Bigelow. Argo accontenta il suo regista Ben Affleck e il suo produttore George Clooney (assente dalle scene quest'anno) e il suo amico sceneggiatore Grant Heslov (autore degli script di Good Night, And Good Luck. e Le Idi Di Marzo ma anche attore e regista) e vince il premio più ambito con la solita ovazione, mentre la sorpresa coglie il versante animato perché la Disney, con i suoi soliti tre film candidati, viene stracciata dal piccolo ParaNorman della Laika che, a questo punto, inizia ad avere le sue speranze di portare il primo Oscar nella neonata casa di produzione (quella di Coraline). Di seguito oltre ai vincitori anche i candidati e, dopo l'interruzione, il premio al documentario, Searching For Sugar Man che diventa quindi il documentario più premiato dell'anno seguito subito dopo da The Gatekeepers, il più probabile contendente ai prossimi Oscar.

Miglior Produzione per un Film di Finzione
Premio Darryl F. Zanuck
 Argo  (Warner Bros.): Ben Affleck, George Clooney e Grant Heslov
Beasts Of The Southern Wild (Fox Searchlight Pictures)
Django Unchained (The Weinstein Company)
Les Misérables (Universal Pictures)
Vita Di Pi (Fox 2000 Pictures)
Lincoln (Touchstone Pictures)
Moonrise Kingdom (Focus Features)
L'orlo Argenteo Delle Nuvole (The Weinstein Company)
Skyfall (MGM/ Columbia Pictures)
Zero Dark Thirty (Columbia Pictures)

Miglior Produzione per un Film d'Animazione
Ribelle - The Brave (Walt Disney Studios Motion Pictures)
Frankenweenie (Walt Disney Pictures)
 ParaNorman  (Focus Features): Travis Knight & Arianne Sutner 
Le 5 Leggende (Paramount Pictures)
Ralph Spaccatutto (Walt Disney Studios Motion Pictures)

mercoledì 9 gennaio 2013

Visual Effects Society Awards - nominations.



Persino gli Effetti Speciali Visivi, da undici anni, hanno le loro premiazioni. E se le danno in ben 24 categorie tra film per la televisione e per il cinema (che si dividono in: “visual effects-driven”, tradotto qui con “fantasy, di fantascienza o sci-fi” ma che in realtà indica i film già su carta pensati per la post-produzione visiva; “feature motion pictures” e cioè i film, commedie o musicals o drammatici, che siamo abituati a vedere da cent'anni), spot televisivi, videoclip, serie e telefilm... Per tutte queste categorie, rimando al sito ufficiale, dove si potranno trovare anche le altre candidature per il cinema che riguardano la creazione di ambienti e luoghi completamente costruiti digitalmente (la caverna dei goblins ne Lo Hobbit, l'oceano in Vita Di Pi, la foresta di Ribelle), la fotografia digitale in film di finzione (Lo Hobbit, The Avengers, Total Recall e Spider RMan), la ricostruzione di modellini per film di non fiction (l'albergo in The Impossible), la composizione di questi ultimi, fino alle simulazioni animate e non dei personaggi fittizi. Insomma nell'era del digitale le candidature aumentano e ogni candidatura riguarda tre, quattro o più persone, addette ai movimenti magari di un solo personaggio del film. E compaiono a sorpresa coloro che hanno fatto sparire le gambe a Marion Cotillard in Ruggine E Ossa, segno che questo film francese ha trovato largo consenso oltre l'oceano.
Gli 11esimi Annual Visual Effects Society Awards saranno consegnati martedì 5 febbraio in una cerimonia di premiazione che renderà omaggio ad Ang Lee, che con il suo digitalissimo Vita Di Pi ha la strada sicura verso questa nomination agli Oscar. Di seguito e dopo l'interruzione, le candidature principali per il cinema.

Effetti Visivi
in un film fantasy, di fantascienza o sci-fi
Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato
Prometheus
Vita Di Pi
The Avengers
Battleship

Effetti Visivi
in un film di finzione
Un Sapore Di Ruggine E Ossa
The Impossible
Argo
Flight
Operazione Zero Dark Thirty

Producers Guild Awards - nominations.



Secondo “sindacato” di cineasti: quello dei produttori. Se il precedente riguardava una categoria specifica, artistica, una competenza in particolare, qua si parla del film intero: è, questa, la gente che poi ritira l'Oscar al Miglior Film, che mette i soldi nella pellicola. E verrà celebrata il 26 gennaio, quando verranno consegnati questi Produce Guild Of America Awards al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, giunti alla loro 24esima edizione. Tra gli altri, sarà premiato alla Carriera per la produzione televisiva J.J. Abrams. Per conoscere le nominations alla televisione rimando al sito ufficiale.
Per quanto riguarda il cinema, invece, ci sono, dietro queste compagnie di produzione, nomi come George Clooney (che, insieme a Ben Affleck che se lo dirige, produce Argo), Ang Lee e Steven Spielberg che si finanziano le rispettive pellicole Vita Di Pi e Lincoln, Wes Anderson (Moonrise Kingdom), l'italiana Barbara Broccoli (Skyfall) e la coppia Kathryn Bigelow e Mark Boal, lei regista e lui sceneggiatore, oltre che produttori (insieme a Megan Ellison) di Zero Dark Thirty. E la Weinstein Company conta due pellicole, le più interessanti dal punto di vista indipendente, Django di Quentin Tarantino e L'orlo Argenteo di David O. Russell.
Sul versante dell'animazione, trionfa anche quest'anno la Disney, con tre pellicole su cinque: due sono di casa propria (Pixar e Motion Pictures Studios) e l'altra è diretta da Tim Burton, Frankenweenie. La spunta anche ParaNorman a discapito dei mainstream L'era Glaciale e Madagascar.
Di seguito i canditati principali e, dopo l'interruzione, le nominations ai documentari.

Miglior Produzione per un Film di Finzione
Premio Darryl F. Zanuck
Argo (Warner Bros.)
Beasts Of The Southern Wild (Fox Searchlight Pictures)
Django Unchained (The Weinstein Company)
Les Misérables (Universal Pictures)
Vita Di Pi (Fox 2000 Pictures)
Lincoln (Touchstone Pictures)
Moonrise Kingdom (Focus Features)
L'orlo Argenteo Delle Nuvole (The Weinstein Company)
Skyfall (MGM/ Columbia Pictures)
Zero Dark Thirty (Columbia Pictures)

Miglior Produzione per un Film d'Animazione
Ribelle - The Brave (Walt Disney Studios Motion Pictures)
Frankenweenie (Walt Disney Pictures)
ParaNorman (Focus Features)
Le 5 Leggende (Paramount Pictures)
Ralph Spaccatutto (Walt Disney Studios Motion Pictures)

lunedì 5 novembre 2012

Oscar 2013 - i film d'animazione.



Scorpacciata Disney quest'anno: la più grande casa di produzione e distribuzione per giovanotti e signorine del globo avanza verso gli Academy Awards 2013 con ben 4 film sulla schiena. Sono stati annunciati infatti i film d'animazione che possono sperare di ricevere la candidatura all'Oscar per il miglior cartone animato nella categoria lungometraggi.
E la Disney potrebbe farcela con tre di questi: il deludente Brave in co-produzione con la Pixar; Frankenweenie, diretto da Tim Burton (altro di cui abbiamo fatto scorpacciata quest'anno) che ritorna ai tempi de La Sposa Cadavere, ma in bianco e nero; Il Segreto Delle Ali, ennesimo film con protagonista Trilly che da noi in Italia uscirà questo novembre al cinema - e dopo un mese appena sarà su Disney Channel; Ralph Spaccatutto, annunciato capolavoro in preparazione da quattro anni che saluta nostalgicamente le vecchie sale giochi dei bar in spiaggia e tutti quei pupazzini con cui le generazioni fino alla mia sono cresciute (uscirà in Italia il 20 dicembre mentre in America ha appena incassato 40 milioni di dollari nel primo weekend, fattore che lo porta automaticamente nella cinquina dei candidati). Ma chi vincerà?
Per la regola della ruota che quest'anno io quell'anno tu, toccherebbe a ParaNorman, piccolo gioiello della Laika, la casa di produzione di Coraline (che si candidò, e non vinse), così curato dal punto di vista scenico che c'è solo da elogiarlo - per quanto la sceneggiatura abbia le sue pecche e sia di certo molto meno spettacolare di altri film presenti in lista. Le case di produzione ci sono tutte: la DreamWorks con Le 5 Leggende (dal 29 novembre in Italia) e Madagascar, la Universal con l'insipido Lorax, la Sony-Columbia con Hotel Transylvania (da giovedì 8), la Blue Sky con L'era Glaciale, la Aardman di Wallace & Gromit già vincitrice per numerosi corti e un lungometraggio, con il bizzarro Pirati!
Fanno da contorno tutta una serie di pellicole sconosciute provenienti soprattutto dall'India e dalla Francia, che l'America finge di aver visto e apprezzato per illudere i poveri cineasti d'oltreoceano - anche se l'anno scorso, senza che nessuno ci credesse, erano finiti in nomination un cartone piccolo piccolo francese e uno spagnolo. Tra questi, solo Le Chat Du Rabbin potrebbe farcela, vista tanta concorrenza, già vincitore del César e candidato all'EFA l'anno scorso. E, magari, La Collina Dei Papaveri che uscirà nei nostri cinema domani, e solo per domani.

Adventures In Zambezia di Wayne Thornley (Sud Africa)
A Liar's Autobiography: The Untrue Story Of Monty Python's Graham Chapman di Bill Jones Jeff Simpson e Ben Timlett (UK)
Ribelle [The Brave] di Mark Andrews, Brenda Chapman e Steve Purcell (USA)
Delhi Safari di Nikhil Advani (India)
Lorax [Dr. Seuss' The Lorax] di Chris Renaud & Kyle Balda (USA)
Frankenweenie di Tim Burton (USA)
Hotel Transylvania di Genndy Tartakovsky (USA)
L'era Glaciale 4 - Continenti Alla Deriva di Steve Martino & Mike Thurmeier (USA)
La Collina Dei Papaveri di Goro Miyazaki (Giappone)
Hey Krishna di Vikram Veturi (India)
Le Chat Du Rabbin di Antoine Delesvaux & Joann Sfar (Francia/ Austria)
Le Noël De Walter Et Tandoori di Sylvain Viau (Canada)
Le Tableau [The Painting] di Jean-François Laguionie (Francia/ Belgio)
Madagascar 3 - Ricercati In Europa di Eric Darnell, Tom McGrath e Conrad Vernon (USA)
ParaNorman di Chris Butler & Sam Fell (USA)
Le 5 Leggende [Rise Of The Guardians] di Peter Ramsey (USA)
Trilly E Il Segreto Delle Ali di Roberts Gannaway & Peggy Holmes (USA)
The Mystical Laws di Isamu Imakake (Giappone)
Pirati! Briganti Da Strapazzo [The Pirates! In An Adventure With Scientists!] di Peter Lord (UK/ USA)
Ralph Spaccatutto [Wreck-It Ralph] di Rich Moore (USA)
Zarafa di Rémi Bezançon e Jean-Christophe Lie (Francia/ Belgio)

mercoledì 17 ottobre 2012

#Weirowins.



ParaNorman
id., 2012, USA, 92 minuti
Regia: Chris Butler & Sam Fell
Sceneggiatura originale: Chris Butler
Voci originali: Kodi Smit-McPhee, Anna Kendrick, Tucker Albrizzi,
Christopher Mintz-Plasse, Casey Affleck, Leslie Mann, Jeff Garlin
Voci italiane: Francesco Ferri, Lilian Caputo, Federico Bebi,
Alessio Nissolino, Alessandro Budroni, Monica Ward
Voto: 8.4/ 10
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Il film che vincerà il prossimo Oscar al lungometraggio animato (e sarebbe il primo per la giovane Laika, casa di produzione anche di Coraline che all'Oscar si candidò a suo tempo, dopo che Rango l'anno scorso con la neonata Nickelodeon Movies sbaragliò la concorrenza DreamWorks) (taccio sulla vittoria di Rango) arriva da noi in Italia esattamente due mesi dopo il debutto americano e fa un incasso discreto sia qua che là. Cosa che sorprende: 1) perché i film d'animazione originali dovrebbero, se Dio esistesse, incassare più delle porcate (taccio sulla definizione di “porcate”); 2) perché è un film d'animazione non facile, a livello di temi e impatto. Dimenticate i fiocchi di cotone bianco come neve lieve e i giorni di pioggia Andrea e Giuliano; qui ci sono le ossa fuori dalla carne viva, ci sono le mascelle allentate dal tempo che pendono sotto alle gengive ben visibili, ci sono tutta una serie di caricature corporee (nel popolo si intravedono Cher e Dolly Parton) poco accessibili agli adulti e ai loro figli. Di contro, ci sono i soliti personaggi della fiaba: un protagonista incompreso (Ariel, Mulan, lo stesso Rango, la più recente Merida) perché diverso dal gregge: mentre sua sorella parla al telefono delle tartarughe sugli addomi dei maschi e i suoi genitori conducono un'inesistente vita casalinga e mondana, Norman parla con sua nonna morta in salotto e guarda film dell'orrore girati negli anni '70 in televisione, si infila pantofole a forma di zombie, raccoglie in camera sveglie-lapidi e poster splatter, si lava persino i denti con qualcosa che esce da un teschio umano. Degli anni '70 che stavano per finire c'è molto: tutti i colori usati, dentro e fuori al televisore, i vitini strettissimi delle donne e la larghezza dei loro fianchi, l'ambientazione americana di periferia, il gusto nei suddetti manifesti, l'automobile di famiglia. Ma c'è, in realtà, tutta la modernità dei dilatatori alle orecchie e dei messaggi gratis al cellulare tra i giovanotti. In questa città di bulli e pupe il nostro Norman che vede le anime dei defunti per strada e con loro conversa proprio non viene capito, ed è un fatto bizzarro, dato che la città intera si fonda sulla storia di una strega e tutto il popolo è ossessionato da questa figura alla quale hanno innalzato statue e dedicato nomi di negozi. Norman è “quello strano” mentre Neil è “quello ciccione”, emarginati sociali che insieme a un metallaro e a un tonto palestrato finiranno per salvare la contea dall'annuale manifestarsi della maledizione.
Tra salti temporali e di scrittura e un paio (ma due contate) battute divertenti, nasce il suo Chris Butler e Sam Fell; il primo, firma anche la sceneggiatura (da solo) dopo aver lavorato in Disney (Tarzan, La Sposa Cadavere) mentre il secondo, già regista di Giù Per Il Tubo, si ferma alla regia. Regia che è notevole (e lodevole) per cosa lo schermo ci fa vedere e come (già alle prime pance si coglie la buona idea). Dall'altra parte della macchina da presa, invece, se così si può dire anche in questo caso, nella parte di Norman c'è questo Kodi Smit-McPhee che un horror l'ha già girato e ha girato, soprattutto, The Road con Viggo Mortensen, interpretando suo figlio, in pratica uno dei quattro unici attori della pellicola; c'è la candidata all'Oscar (per Tra Le Nuvole) Anna Kendrick, anche in 50/50 e Twilight; c'è il meraviglioso Casey Affleck in una veste che non vedremo mai più; Alex Borstein già voce di Lois ne I Griffin; John Goodman in un ruolo piccolo piccolo; Leslie Mann.
Il film va visto per: la cura con cui si rifà ai B-movies degli anni '70 e '80 e l'ironia che ci cuce sopra; la minuzia con cui è stato realizzato nel suo proto-stop motion (la bellezza di quelle stoffe, di quei tessuti, di quelle mani, di quelle pelli); la battuta finale di Mitch, che sfata un mito d'infanzia; i meravigliosi (quasi quanto queste altre locandine) titoli di coda.