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sabato 4 gennaio 2014

il forno scientifico.



American Hustle - L'apparenza Inganna
American Hustle, 2013, USA, 138 minuti
Regia: David O. Russell
Sceneggiatura originale: Eric Singer & David O. Russell
Cast: Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jeremy Renner,
Jennifer Lawrence, Louis C.K., Jake Huston, Michael Peña,
Alessandro Nivola, Elisabet Röhm, Shea Whigham
Voto: 7.7/ 10
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Squadra che vince non si cambia e dopo il successo di critica di The Fighter e il successo di pubblico de Il Lato Positivo, il regista che si ricordava per I ❤ Huckabees e prima ancora per Three Kings solo per le scazzottate con gli attori (George Clooney) e le liti furenti con le attrici (Lily Tomlin) raccoglie quegli interpreti che l'hanno caldamente ringraziato vincendo (Christian Bale, Jennifer Lawrence) o candidandosi (Bradley Cooper, Amy Adams) a un Oscar e mischia la briosa leggerezza nonsense di uno alla virilità corale dell'altro facendo un salto di quarant'anni indietro ma sempre rimanendo in quella parte di America un po' marginale, un po' privata del suo Sogno. Ci è chiaro dalle prime scene: Irving Rosenfeld, un Christian Bale grasso che sottolinea l'elasticità fisica di questo attore camaleonte, per campare gestisce cinque o sei lavanderie, un traffico illecito di quadri d'arte spesso falsi e un finto servizio di prestiti che permette di avere cinquantamila dollari dandone cinque. È il pezzo di storia vera, come ci dice la scritta in apertura: insieme alla compagna Sydney Prosser, il truffatore Rosenfeld aiutò l'FBI a smascherare i corrotti e i mafiosi all'interno della politica americana per non andare in prigione, scoprendo egli stesso, per primo, che la gente coinvolta era sempre più importante di quella appena incastrata, fino al capo di tutte le mafie (un altro attore riciclato, un Robert De Niro che rispolvera la parlata da padrino). In apertura ci viene in realtà anticipato tutto: gli anni '70 dei titoli di testa ben fatti, il grottesco della prima sequenza, in cui Bale si riporta accuratamente i pochi capelli rimasti da una parte, la presenza di un triangolo nato per affari, tra Bradley Cooper e colei che si sobbarca gran parte della pellicola, Amy Adams, smagliante come poche altre volte, e le voci fuori campo che si alternano per raccontare a volte troppo frettolosamente a volte troppo dettagliatamente i pezzi di storia che ci mancano e che volontariamente mancano, e poi la struttura narrativa a salti, che comincia, torna indietro, e poi va avanti. La regola, però, si accascia a metà film, quando compare anche Jennifer Lawrence tanto elogiata per una parte piccola e non così degna di nota e che si trascina dietro tutti i problemi che verranno, i dettagli spifferati all'uomo sbagliato, la civetteria troppo messa in mostra. Ragazza madre, la Lawrence ha un figlio che è il motivo per cui Bale non si decide a scappare con la Adams e fa un po' qui e un po' là, facendosi usare da Cooper e diventando involontariamente amico e confidente di Jeremy Renner, il sindaco buono che essendo costretto ad accettar mazzette finisce dalla parte del torto. In tutto questo minestrone, le cose si complicano continuamente e lo spettatore attento sa che solo un morto potrebbe mettere fine al lunghissimo film; ma il morto non c'è mai perché nessuna pistola spara e se lo fa è solo al soffitto. Il grottesco infatti non nasce da una violenza esagitata mista allo humor involontario (perché di fatto non ci sono battute; fanno ridere i movimenti di camera, a partire dalla tipica carrellata in avanti troppo veloce), ma dagli accentuati costumi e dalle accentuatissime acconciature, esagerate, appariscenti, unici veri elementi di quegli anni '70 che non sono effettivamente stati ricostruiti perché quasi tutte le scene sono al chiuso, di dialoghi in stanze, e così, si sa, è più facile saltare nel tempo (vedere alla voce Argo). L'imperfezione strutturale, troppo prolissa all'inizio che pare essere un film alla Bonnie & Clyde, troppo spaccata in due, desiderosa di colpi di scena e tensioni non sempre azzeccati, viene perdonata grazie a questo quintetto di attori in stato di grazia, che accettano ruoli che non sempre li fanno splendere ma ubbidienti al loro regista, che ancora una volta si dimostra non tanto bravo sceneggiatore quanto eccelso direttore. Sebbene, come tutte le cose troppo elogiate dagli altri, rimanga l'amaro in bocca.

sabato 7 dicembre 2013

Grammy Awards - visual media nominations.



Sono appena state annunciate le nominations ai 56esimi Grammy Awards con tanto di concerto in diretta che ha omesso di elencare i candidati che troverete di seguito. I premi maggiori (canzone e album dell'anno, performance pop, rock, country...) saranno assegnati il 26 gennaio nella cerimonia in diretta sulla CBS mentre i “nostri premi” verranno dati qualche giorno prima, in una conferenza più intima. Come sempre, dato il periodo di chiusura delle votazioni per i membri un po' bislacco, troviamo del vecchio e del nuovo; il vecchio è Skyfall, candidato alla colonna sonora di Thomas Newman e alla canzone di Adele che vinse l'Oscar; ma vecchio è anche Vita Di Pi, musica di Mychael Danna che pure vinse l'Oscar, e Django, Argo, Lincoln, Zero Dark Thirty, Il Lato Positivo e Les Misérables che a sorpresa non riceve la nomination per la migliore canzone originale (Suddenly). La riceve invece lo strazio di Lasse Hallström Vicino A Te Non Ho Paura (aka Safe Haven) insieme alla serie televisiva Orange Is The New Black musicata da Regina Spektor. Le uniche novità della categoria sono quindi Hunger Games, con la canzone dei Coldplay che già ha fatto incetta di premi, e la super favorita Young And Beautiful dal Grande Gatsby – che si devono scontrare contro l'amatissima Adele. Sul versante non-cantato, al solito, troviamo gli immortali John Williams e per ben due volte Alexandre Desplat.
Di seguito, dopo il salto, i candidati alle tre categorie per la musica del cinema e della televisione.

best compilation
soundtrack for visual media

Django Unchained
di Artisti Vari
etichetta: Loma Vista/ Universal Republic

The Great Gatsby (Deluxe Edition)
di Artisti Vari
etichetta: WaterTower Music/ Interscope

Les Misérables (Deluxe Edition)
di Artisti Vari
etichetta: Universal Republic

Muscle Shoals
di Artisti Vari
etichetta: Universal Republic

Sound City: Real To Reel
di Dave Grohl & Artisti Vari
etichetta: RCA Records/Roswell Records
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lunedì 22 aprile 2013

Mtv Movie Awards 2013 - vincitori.



Un'inizio col botto che si addice sempre agli show di Mtv per i Movie Awards 2013 che si sono svolti a Los Angeles e hanno visto la sfilata di tutti i personaggi e i loro ruoli tanto amati dal pubblico teen e young-adult.
A cominciare dalla presentatrice, che nella foto qui al lato è nel mezzo, la Rebel Wilson su cui la rete ha scommesso dopo la prova data in Pitch Perfect (intorno a lei, nell'esibizione d'apertura, il resto del cast privo di Anna Kendrick) che le è valsa il premio per la Performance Emergente. Scommessa vinta, perché col suo fare fuori luogo e disadattato e sempre a suo agio la Wilson ha saputo mettere in imbarazzo pacato gran parte dei conduttori e ha fatto bene gli onori di casa; una su tutte: al ritiro del suo premio, datole da Bruce Willis, ha chiesto al presentatore pronto dietro le quinte, Zac Efron, di entrare a baciarla – ma come si bacia in Australia: cioè alla francese, più in basso.
Per quanto riguarda i bicchieri di pop-conr assegnati (il trofeo di questa cerimonia) si ricalcano i successi del botteghino: The Avengers, film dall'incasso record dell'anno scorso, prende l'onore dell'anno insieme al Combattimento e all'Antagonista; Il Lato Positivo reduce dai trionfi (di candidature) agli Oscar riceve il premio all'Attore, all'Attrice e al Bacio; e per Django c'è solo il Momento WTF. Sforzandosi di sostenere il palco in modo comico, poi, Taylor Lautner riceve la statuetta per la Performance Senza Maglia con imbottitura sulla pancia e M&M's fuori dalle tasche per mettere in evidenza la forma persa e mai più acquistata. E cita Lena Dunham, appena inserita nei personaggi più influenti al mondo secondo il Times e citata anche dalla Wilson, in apertura, per la sua vagina pelosa.
Due i momenti musicali (Selena Gomez e Macklemore) che, insieme a tutti i premi e a Kesha che tira di canna sul palco, potete ritrovare sul sito ufficiale. Di seguito, candidati e vincitori:

Film dell'Anno
 The Avengers  di Joss Whedon
Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno di Christopher Nolan
Django di Quentin Tarantino
Il Lato Positivo di David O. Russell
Ted di Seth MacFarlane

mercoledì 10 aprile 2013

Mtv Movie Awards 2013 - nominations.



I premi meno credibili del cinema americano si apprestano a tornare, e per la prima volta, finalmente, (quasi) completamente depurati dalle saghe Harry Potter e Twilight – il secondo dei quali ha sempre vinto per il Miglior Film candidandosi poi ad un putiferio di Razzie. Ci sono, sempre per la prima volta, i filmoni degli Oscar e dei registi da Oscar: Nolan, Hooper, il Ben Affleck di Argo e il Daniel Day-Lewis di Lincoln insieme, ovviamente, alla commedia dell'anno – Il Lato Positivo, con 6 candidature totali – e al campione d'incassi Django, che di nominations ne ha 7. Non poteva mancare la commedia-campione d'incassi, Ted, il cui regista Seth MacFarlane, nonostante la presenza solo vocale dietro all'orso parlante più fatto del cinema, ha qui 5 nominations personali.
A condurre la serata di premiazione del 14 aprile, in diretta a notte inoltrata su Mtv e in differita il giorno dopo alle 21:00 con sottotioli, ci penserà Rebel Wilson, la “rivelazione” del film canoro della passata stagione, Pitch Perfect, appena annunciato alla distribuzione italiana col titolo Voices e programmato per uscire il 6 giugno nelle nostre sale. La Wilson, 27enne australiana, è l'incarnazione della nuova generazione di quei comici americani senza peli sulla lingua che tanto sono amati in patria; la sua carriera di attrice conta una piccola parte ne Le Amiche Della Sposa e una (indimenticabile) in Tre Uomini E Una Pecora, e poi The Wedding Party e Che Cosa Aspettarsi Quando Si Aspetta. La affiancheranno al microfono il solito manipolo di attori da cassetta disposti a consegnare un pacco di pop-corn come premio tra cui Brad Pitt, Adam Sandler, Steve Carrell, Melissa McCarthy, Zoe Saldana e, tra gli altri, Kim Kardashian che attrice non è, il tutto attraverso le performances per ora confermate di Selena Gomez, Ryan Lewis e Macklemore.
Tra le categorie di quest'anno, sempre nuove e sempre cangianti, comprare la “shirless performance” (che dovrebbe andare senza nessun tipo di dubbio a Channing Tatum), il “music moment” e per il miglior eroe si sono cambiate le regole del gioco: niente votazione dalla pagina ufficiale del sito ma hashtag su Twitter: scrivete di Batman, Iron Man, Hulk o il Bilbo de Lo Hobbit e se il vostro paladino sarà stato il trent-topic più trend, lo vedrete salire sul palco.
Tutti i candidati, di seguito, dopo l'interruzione.

Film dell'Anno
The Avengers di Joss Whedon
Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno di Christopher Nolan
Django di Quentin Tarantino
Il Lato Positivo di David O. Russell
Ted di Seth MacFarlane

lunedì 25 febbraio 2013

Oscar 2013 - vincitori.


some guild awards.



Elenco dei candidati e dei vincitori:

Scripter Award

 Argo 
Joshua Bearman autore dell'articolo The Great Escape;
Antonio J. Mendez autore di The Master Of Disguise;
Chris Terrio sceneggiatore di Argo


American Society Of Cinematographers Award

Danny Cohen per Les Misérables
Roger Deakings per  Skyfall 
Janusz Kamiski per Lincoln
Seamus McGarvey per Anna Karenina
Claudio Miranda per Vita Di Pi

venerdì 22 febbraio 2013

BAFTA 2013 - vincitori.



I British Academy Film And Television Awards che si distinguono ogni anno – giustamente – per la tendenza a premiare anche il cinema inglese e non solo quello americano, si allineano a tutto ciò che è stato finora e regalano a Ben Affleck la statuetta per la Migliore Regia e per il Miglior Film (come produttore; foto) per Argo. Lo candidano anche – ingiustamente – alla performance da protagonista ma né lui né l'invisibile Alan Arkin grazie a Dio riescono a farcela; il primo perché battuto dal palese Daniel Day-Lewis (quarto BAFTA da attore protagonista così commentato) e il secondo perché battuto da Christoph Waltz, uno dei tre migliori attori non protagonisti di quest'anno che non si sa più ormai chi si contende l'Oscar (Waltz ha vinto anche il Golden Globe, Tommy Lee Jones il SAG, Philip Seymour Hoffman tutti gli altri premi). La sorpresa delle sorprese è il tocco di classe: Emmanuelle Riva batte la più probabile Jennifer Lawrence visibilmente delusa e vince un premio che non ritira perché non c'è per la performance in Amour che – giustamente – è il Miglior Film Straniero (e qui si tremava: l'anno scorso, contro Una Separazione, i BAFTA fecero vincere Almodóvar). Argo vince anche il Montaggio mentre i premi artistico-tecnici se li spartiscono Les Misérables e Vita Di Pi – il primo, inglesissimo, mette i piedi in testa al più originale Anna Karenina che s'accontenta dei costumi – e su tutti trionfa Skyfall, Miglior Film Inglese e Miglior Musica. Il film di David O. Russell, quindi rimasto a bocca asciutta nell'unica categoria in cui aveva speranze, si becca la Sceneggiatura Non Originale mentre quella Originale va a Quentin Tarantino, e qua proprio non si possono fare pronostici per gli Oscar di domenica. Senza niente in mano se ne vanno solo Zero Dark Thirty, e – candidato in molte meno categorie – anche Lo Hobbit.
Tutti i candidati e i vincitori, di seguito e dopo l'interruzione.

Miglior Film
 Argo 
Les Misérables
Vita Di Pi
Lincoln
Zero Dark Thirty

Miglior Film Britannico
Anna Karenina
Marigold Hotel
Les Misérables
Sette Psicopatici
Skyfall

domenica 3 febbraio 2013

go Eagles!



Il Lato Positivo
Silver Linings Playbook, 2012, USA, 122 minuti
Regia: David O. Russell
Sceneggiatura non originale: David O. Russell
Basata sul romanzo L'orlo Argenteo Delle Nuvole di Matthew Quick (Salani)
Cast: Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Robert De Niro
Jacki Weaver, Chris Tucker, Julia Stiles, Anupam Kher
Voto: 7.8/ 10
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Candidato a 8 Premi Oscar:
film, regia, sceneggiatura non originale, attore, attrice,
attore non protagonista, attrice non protagonista, montaggio
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Il problema dei premi e dei film americani e dei film americani che vengono distribuiti tardi in Italia (questo esce a marzo) e delle distribuzioni internazionali è il seguente: si arriva davanti al film dopo che questo ha vinto un Golden Globe, cinque Satellite, un SAG, tre Critics' Choice, è stato candidato a cinque Spirit, tre BAFTA e otto Oscar ed è la prima commedia (se la vogliamo effettivamente definire commedia) dopo decenni ad ottenere così tante nominations (ci hanno provato Le Amiche Della Sposa, Midnight In Paris, Juno e Little Miss Sunshine ultimamente) e soprattutto è il primo film dopo 31 anni ad ottenere le candidature di tutti e quattro gli attori nelle quattro rispettive categorie, raggiungendo i traguardi di Un Tram Che Si Chiama Desiderio e Viale Del Tramonto.
Bene dunque, consapevoli di tutte queste cose arriviamo al film con quella cosa tremenda che si chiama aspettativa – e siccome non abbiamo letto il libro di Matthew Quick che in Italia non ha letto nessuno, non abbiamo neanche idea di quale sia la trama. E il film comincia, con Jacki Weaver (la sconosciuta di cui tutti mormorarono che ebbe una nomination all'Oscar nella stessa categoria un paio di anni fa per l'australiano Animal Kingdom, e che con questo film non è stata nominata a niente, solo all'Oscar) con Jacki Weaver dunque che va in clinica a recuperare il figlio Bradley Cooper (che sta mille volte meglio coi capelli corti) ricoverato per disturbi mentali di bipolarismo e aggressività improvvisa e se lo porta a casa dove il padre Robert De Niro non lo sta ad aspettare perché non ne sa nulla. Bene dunque: non ci ricorda niente, questo incipit? E se non è l'incipit a ricordarcelo ci penserà lo sviluppo della trama poi: siamo di fronte alla stessa identica struttura narrativa di Little Miss Sunshine solo che non c'è un tentato suicidio né un nipote volontariamente muto. Ci sono, però, bizzarre dinamiche familiari fatte di superstizioni per la posizione dei telecomandi e la maglia indossata in casa che portano gli Eagles a vincere o meno e quindi De Niro a guadagnare i soldi scommessi o a perderli; ci sono dei risvegli notturni alla ricerca spasmodica del filmino del matrimonio dal ripostiglio perché Cooper – che qui si chiama Pat, diminutivo di Patrizio, nome così splendido che l'omonimo padre l'ha dato pure al figlio – è sposato e anche se ha il divieto legale di avvicinarsi alla (ex?) moglie che lo tradì con un collega insegnante in tempi andati, lui non fa che pensare a lei, parlare di lei, desiderare lei ed essere certo che finiranno tra le rose.
Proprio per questa fissazione gli amici-più-o-meno-vicini di casa lo invitano a cena e gli presentano colei che, «abbastanza grande da essere sposata ma non abbastanza da andare in manicomio», ha appena perso il marito e diciamo che non l'ha presa proprio bene, e non ci sta proprio con la testa. Il pazzo cerca il pazzo e il pazzo trova, e le loro conversazioni non rendono il film una commedia (lo fanno, molto di più, le scene in casa) ma un dramma romantico perché sappiamo, noi lo sappiamo, che lui è sposato e ama la moglie ma.
Il parallelismo con Little Miss Sunshine si completa con una performance finale di ballo alla quale partecipa emotivamente tutta la famiglia che finirà poi con l'accontentarsi del risultato che viene, dilettanti tra i professionisti che cercano altro.
In tutto questo, Bradley Cooper brilla più di Jennifer Lawrence anche se è lei che potrebbe vincere l'Oscar (lui non ha speranze) perché il suo personaggio è schizzato in un modo credibile, dice ciò che pensa sempre e comunque, urla se sente una canzone, mentre lei racconta esperienze passate che sfiorano il demenziale, è sola in un modo tenero e detesta ciò che poi, scopriremo, conosce a menadito.
Una non-commedia da andare a vedere, quindi, senza pretese, senza aver visto Little Miss Sunshine, per scoprire un meraviglioso e inaspettato Robert De Niro, una Jacki Weaver tutta cucina e compostezza nel quartiere e una coppia che sullo schermo, chi l'avrebbe mai detto, funziona, e funziona, chi l'avrebbe mai detto, grazie al David O. Russell che ci ha fatto sputare sangue col truce e trucido The Fighter due anni fa.

lunedì 28 gennaio 2013

Screen Actors Guild - vincitori.



Qualche sorpresa ha segnato la consegna dei 19esimi Screen Actors Guild Awards, i così detti SAG che premiano le performance di attori e attrici e stunt nel cinema e nella televisione, qualche sorpresa per il piccolo schermo (30 Rock vince l'attrice Tina Fey e l'attore Alec Baldwin rubando le statuette a Modern Family, e per le serie drammatiche Breaking Bad batte Homeland) ma niente di nuovo, o quasi, sul piano cinematografico.
L'unica sorpresa potrebbe essere il premio non dato a Philip Seymour Hoffman per The Master, Oscar ormai quasi certo (per un film totalmente ignorato) per una performance che qui è stata messa in secondo piano dal navigato Tommy Lee Jones che, oltre all'altra certezza, il Daniel Day-Lewis di Lincoln, porta un secondo premio in casa Spielberg. Sul versante femminile, di certo c'è la Anne Hathaway de Les Misérables, tanto amata nel suo ruolo canterina e generalmente poco frequentatrice di queste premiazioni (se non per la parentesi Rachel Sta Per Sposarsi) mentre il ruolo da protagonista se lo contendono le due attrici dell'anno, la Jennifer Lawrence de Il Lato Positivo e la Jessica Chastain di Zero Dark Thirty, e in questo caso vince la prima, super-favorita agli Oscar perché unica possibilità di dare un premio al film di David O. Russel (su otto nominations). Ma comunque, la sua figura la fa Argo: il film dell'anno, che nonostante non abbia nessun attore candidato singolarmente se non Alan Arkin, vince il premio più ambito, quello per il cast.
Mentre scrivo, viene aggiornata la pagina del sito ufficiale con i video dei discorsi ai microfoni tenuti dai vincitori nella serata di ieri sera. Lì troverete anche i premi dati alla televisione e, di seguito, tutti quelli per il cinema.


Miglior Cast in un Film
 Argo 
Ben Affleck, Alan Arkin, Kerry Biche, Kyle Chandler,
Rory Cochrane, Brian Cranston, Christopher Denham,
Tate Donova, Clea Duvall, Victor Garber, John Goodman,
Scoot McNairy, Chris Messina

Marigold Hotel
Judi Dench, Celia Imrie, Bill Nighy, Dev Patel, Ronald Pickup,
Maggie Smith, Tom Wilkinson, Penelope Wintoln

Les Misérables
Isabelle Allen, Samantha Barks, Sacha Baron Cohen,
Helena Bonham Carter, Russel Crowe, Anne Hathaway,
Daniel Huttlestone, Hugh Jackman, Eddie Redmayne,
Amanda Seyfried, Aaron Tveit, Colm Wilkinson

Lincoln
Daniel Day-Lewis, Sally Field, Joseph Gordon Levitt,
Hal Hollbrook, Tommy Lee Jones, James Spader, David Strathairn

L'orlo Argenteo Delle Nuvole
Bradley Cooper, Robert De Niro, Anupam Kher,
Jennifer Lawrence, Chris Tucker, Jaki Weaver

sabato 12 gennaio 2013

Eddie Awards - nominations.



Dietro il nome un po' frivolo di Eddie Awards si nasconde il Sindacato dei Montatori Americani per il Cinema, che premia il Miglior Montaggio cinematografico di film drammatici, commedie, d'animazione e documentari.
Giunta alla 63esima edizione, la premiazione si svolgerà sabato 16 febbraio anche questa all'International Ballroom del Beverly Hilton Hotel con la conduzione di David Cross, durante la quale saranno premiati anche due personaggi alla Carriera e uno come Cineasta dell'Anno, ma questi nomi verranno annunciati la prossima settimana.
Come abbiamo visto l'anno scorso, il Montaggio è una categoria essenziale per diagnosticare chi vincerà il Miglior Film agli Oscar, anche se non si direbbe; in questo caso i candidati all'Academy Award sono quattro film drammatici e una commedia qui presenti; ne deriva che Il Lato Positivo è sicuramente il favorito nella categoria comedy mentre i montatori di Zero Dark Thirty reduci dalla vittoria del Critics' Choice Award se la devono vedere con Lincoln, Vita Di Pi e Argo.
Dopo l'interruzione, i candidati al miglior montaggio per un documentario e per un film d'animazione.

Miglior Montaggio per un Film Drammatico
William Goldenberg per Argo
Tim Squyres per Vita Di Pi
Michael Kahn per Lincoln
Stuart Baird per Skyfall
Dylan Tichenor & William Goldenberg per Operazione Zero Dark Thirty

Miglior Montaggio per un Film Comedy o Musical
Cris Gill per Marigold Hotel
Melanie Ann Oliver & Chris Dickens per Les Misérables
Andrew Weisblum per Moonrise Kingdom
Jay Cassidy & Crispin Struthers per Il Lato Positivo
Jeff Freeman per Ted

Critics' Choice - vincitori.



I primi premi ad essere consegnati seguono le nominations agli Oscar di un giorno e aprono la stagione dei pronostici, e fanno sorridere, soprattutto perché il Miglior Film e la Migliore Regia vanno a colui che come regista non è stato candidato, e cioè Ben Affleck, per il suo Argo che ha messo d'accordo critica e pubblico – e che avevo già previsto potesse avere successo.
Assegnati dalla Broadcast Film Critics Association, i 18esimi Critics' Choice Movie Awards premiano, oltre alle categorie “classiche” anche i film a tema, d'azione o di fantascienza o horror, per cui Jennifer Lawrence si porta a casa due trofei come Migliore Attrice (in un action-movie, The Hunger Games e in una commedia, Il Lato Positivo, nuovo titolo nazionale per L'orlo Argenteo Delle Nuvole) e la saga di Twilight vince come miglior franchise. Ma, fatta eccezione per questo triste dettaglio, si vedono già i germi di ciò che si preannuncerà: Anne Hathaway ancora una volta miglior Non Protagonista per Les Misérables, Philip Seymour Hoffman per The Master, Daniel Day-Lewis Miglior Attore per un Lincoln che vince anche la Colonna Sonora e la Sceneggiatura Adattata e Jessica Chastain Miglior Attrice nella categoria più difficile dell'anno (anche lì, come agli Oscar, ci sono l'Emmanuelle Riva di Amour, Quvenzhané Wallis di Beasts Of The Southern Wild, Naomi Watts per The Impossible e la Lawrence). Palesi i premi tecnici a Vita Di Pi (Fotografia e Effetti) e quelli artistici per Anna Karenina (Scenografia, Costumi). Vince Skyfall per il Film d'azione, l'Attore d'Azione e soprattutto la Canzone Originale spianando la strada all'inglese Adele, 24 anni appena, che dopo 8 Grammy, 3 Brit Awards, una nomination ai Golden Globe e una agli Oscar, si appresta a diventare una delle grandi “entertainer” al pari di Barbra Streisand e Frank Sinatra.
Per la lista completa dei vincitori, in tutte le categorie (che vedono anche Cloud Atlas, Django e Looper) rimando al sito ufficiale mentre di seguito, e dopo il salto, candidati e vincitori dei premi più importanti.


Miglior Film
 Argo 
Beasts Of The Southern Wild
Django Unchained
Vita Di Pi
Lincoln
The Master
Les Misérables
Moonrise Kingdom
Il Lato Positivo
Operazione Zero Dark Thirty